Perchè muore
un uomo?
di Loredana Morandi
Cosa spinge un essere umano al gesto supremo? Lee Kyang Hae
era un uomo qualunque, laureato e padre di famiglia, vedovo
e con una mamma anziana. E' giunto a Cancun per manifestare
contro i potenti della terra, non da solo, no. I suoi 127
compagni chiedono ora che si fermi il vertice. Ma tutti noi
sappiamo che non saranno ascoltati.
Fra i presenti al contro vertice sono gli italiani, i francesi
e gli europei in genere i più "scalmanati", dice il giornalista,
ma fra di loro si notano gli onnipresenti agitatori vestiti
di nero.
Ciò che accade a Lee è ben diverso, egli sceglie la morte in un dolorosissimo
lacerasi delle carni.
Una lunga lama lucente attraverserà il suo esile corpo trapassandolo.
Emblema della violenta sopraffazione di tutti i popoli.
Il collega redattore del quotidiano messicano Milenio, ci
spiega nel dettaglio come si sono svolti i fatti, chi ha
dato la notizia, il nome del medico che ha tentato tutto
per salvargli la vita, ce lo descrive in pantaloni, camicia
e con un cappello tipo panamà. Ma per un giornalista è difficile
dare in poche parole il senso di sgomento, che suscita una
simile scelta. Eh no! Lee Kyang non era un "integralista
islamico", un folle fatto oggetto di una propaganda teologica
spietata che lo ha indotto al suicidio, ma come l'altro,
l'islamico vittima anche della propaganda contro che lo dipinge
appunto "un folle". Ci diranno di loro, di ognuno di loro,
che si tratta di esaltati, di pazzi appunto. Tutto ciò è falso,
non c'è nulla di più falso! Essi sono, e noi con loro, persone
dalla sensibilità affinata nel dolore, espressioni del più profondo
disagio dovuto alla dittatura globale del consumo, che non
vede uomini e donne, ma solo costi e ricavi.
Cosa può indurre un uomo, tanto impegnato come Lee, laureato
e attivista del sindacato sud coreano degli agricoltori e
dei pescatori, a seguire volontariamente le sorti di tanti
innocenti?
Il vertice dei ministri a Cancun non partorirà fra mille
sofferenze ai manifestanti un altro Carlo Giuliani, ma il
suo PADRE IDEALE pur mai conosciuto, un uomo più saggio e
anziano proveniente da una cultura millenaria gentile ed
ossequiosa nei gesti. Un uomo dalle mani ruvide, storia di
un duro lavoro, e l'animo vicino alla terra e ai suoi ritmi,
che conosce lo scorrere placido del tempo e delle stagioni.
Un uomo, che si immola e versa il suo sangue affinchè si
spezzino tutti i nodi della violenza e della sopraffazione
dei diritti dei popoli del pianeta.
Vittima sacrificale, Lee Kyang grida con voce straziata al
mondo tutte le necessità di quei popoli sottomessi da guerre,
genocidi, dalla più sfrenata new economy e dalla sete di
potere e di denaro che crocefigge i diritti di ogni singolo
abitante della Terra.
saluti a pugno chiuso!
12.09.2003
Collettivo Bellaciao