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giovedì 1 Febbraio
de Luca Visentini via FR
Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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Pacifismo americano: Starhawk

di : VIVIANA
lunedì 12 settembre 2005 - 07h55
JPEG - 17.6 Kb

di Viviana Vivarelli

“L’erba spezza il cemento. Strutture che sembravano invincibili cadono: SI’, SE PUEDE”(Starhawk)

Starhawk, pseudonimo di Miriam Simos, la strega di san Francisco (Wicca), scrittrice new age, figura storica della resistenza americana antiliberista, una delle ispiratrici di Code Pink, codice rosa, (www.codepink4peace.org, che unisce organizzazioni femministe tradizionali come Now [National Organization for Women] a Global Exchange e gruppi femministi più radicali, per dar vita ad un’originalissima formazione che mette al centro della battaglia contro la guerra le tematiche delle donne) . Starhawks e’ una delle voci piu’ note del movimento che si rifa’ alla "spiritualita’ della terra".

E’ una pacifista ed un’attivista da lunga data, fin da quando fu incarcerata quindicenne per aver protestato contro la guerra nel Vietnam. I suoi lavori come scrittrice sono stati tradotti in otto lingue. Starhawk fa parte di un collettivo (R.A.N.T. = Root Activists’ Network of Trainers) che offre seminari su come organizzare azioni dirette non violente e vivere in maniera ecologica.

“Impara a creare il mondo in cui vuoi vivere”

"La guerra e’ l’espressione ultima della nostra societa’ patriarcale, la lotta femminista al patriarcato passa necessariamente per la lotta contro la guerra". (Starhawk)

LA STAGIONE DEGLI URAGANI di Starhawk

Quando l’uragano Katrina ha colpito mi trovavo a Crawford, a Camp Casey, nel Texas. Vi ero andata per portare solidarieta’ a Cindy Sheehan, la madre accampata fuori dal ranch di Bush per chiedere un incontro con lui e porgli la semplice domanda: "Per quale nobile causa mio figlio e’ morto?". Cindy e’ una donna formidabile, una donna senza paura perche’ ha gia’ perduto cio’ che amava di piu’. La perdita e il dolore possono trasformarsi in forze potenti.

Camp Casey era pieno di persone che avevano sofferto perdite reali a causa della guerra in Iraq: famiglie di soldati, veterani di ritorno dalla guerra, madri che hanno perduto in essa i loro figli. Lungo la strada vi era un grande campo di croci, a rappresentare i morti. Dall’altra parte, un piccolo gruppo di controdimostranti si riuniva ogni giorno. Non restavano per la notte. Dalla nostra parte, restavamo accampati nel fossato, in un calore terribile, grattandoci per il sudore e i morsi degli insetti.

I controdimostranti gridavano slogan e andavano su e giu’ per la strada, suonando il clacson, in automobili decorate con adesivi che proclamavano il loro amore per Bush. David, il mio compagno, un attivista di lunga data nel movimento per i diritti civili e un renitente alla leva ai tempi del Vietnam, mi ha detto scherzando che avrebbero avuto bisogno di qualche istruzione: era stato provocato assai meglio ai suoi tempi, da razzisti e fanatici anticomunisti. Il peggior cartello che innalzavano recitava: "Gli anni ’60 sono finiti: perche’ non ve ne andate a casa?". Qualcuno dalla nostra parte ne innalzo’ uno di risposta: "Anche gli anni ’50 sono finiti: perche’ non ve andate voi?".

Bush ed i suoi alleati sono esperti nel fabbricare emozioni, alimentare la paura, sfruttare i decessi. Ma a Camp Casey l’aria era permeata dal dolore vero delle persone.

Una donna mi disse che sua madre non usciva mai di casa, ma che lei l’aveva portata li’ affinche’ vedesse. In qualche modo madre e figlia erano degli archetipi repubblicani: vestite in modo convenzionale, con il loro accento texano e grandi cappelli da sole. Lo zio della donna, fratello della madre, aveva partecipato alla guerra del Golfo e ne era tornato mentalmente ed emotivamente devastato, ne’ si era mai ripreso. Percio’ la figlia aveva convinto la madre ad uscire, ad unirsi a noi, a chi aveva perduto veri figli, vere vite.

Io ricambiai la loro storia con quella di Billy, figlio della mia migliore amica fin dalle elementari. Mary ed io giocammo insieme con le bambole di carta, urlammo per i Beatles e ci divertimmo pazzamente insieme durante gli anni ’60. Mary fu la prima delle mie amiche a restare incinta, a 19 anni, ed io la aiutai attraverso il conflitto con la sua famiglia ultraconservatrice, attraverso il suo difficile matrimonio ed il suo complicato divorzio. Poi non fummo piu’ in contatto per molti anni. Il ricordo che avevo di suo figlio Billy era quello di un bimbo di due anni con i riccioli da angioletto. Anche lui ando’ alla guerra del Golfo e torno’. Poi prese un fucile, ando’ sulla spiaggia e si uccise, uno delle migliaia di "effetti collaterali" non conteggiati, uno delle migliaia di suicidi, di malati cronici, di persone distrutte da quella guerra.

I rifugi per i senzatetto e le strade sono ancora piene di uomini della mia generazione, i fantasmi viventi del Vietnam. Oggi i servizi per i veterani sono stati ulteriormente ridotti, gli ospedali hanno chiuso. Mio zio e mia zia, dal lato comunista della mia famiglia, hanno lavorato tutta la vita per i servizi sociali, incluso il sostegno ai veterani, ed orgogliosamente, perche’ mia zia diceva che farlo era la cosa piu’ vicina al socialismo che si potesse avere in questo paese.

La gente che protestava a Camp Casey parlava spesso di "catene di comando", "missioni" e "ordini dall’alto". Uno dei miei amici disse: "Ehi, sembra di stare nell’esercito!" e qualcuno gli rispose: "Ma noi siamo l’esercito". Ed era vero, perche’ erano le persone piu’ direttamente toccate dalla realta’ della guerra: madri con medaglie d’oro per i figli caduti, soldati che erano tornati dall’Iraq, i Veterani per la pace, le famiglie dei militari. La base naturale dei sostenitori di Bush, insomma, che si rivoltavano non contro il concetto di "autorita’", ma contro il suo abuso, contro il tradimento della loro fiducia.

Quando domenica notte arrivarono le notizie che riportavano l’avanzare dell’uragano e predicevano il disastro a New Orleans, l’atmosfera al campo era cupa. Un video ci stava mostrando nei dettagli gli effetti dell’uranio impoverito sui bimbi che nascono in Iraq: bambini ciclopi, con un unico occhio in mezzo alla fronte, bambini con teste piene di escrescenze tumorali, bambini che non sembrano nulla di piu’ di un’indistinta massa di carne.

Raggomitolato accanto a me, un dimostrante proveniente da New Orleans inveiva singhiozzando a dirotto. I ponti erano stati chiusi, non avrebbe potuto raggiungere i suoi cari. E le notizie da radio e tv ci stavano dicendo che migliaia sarebbero morti, a New Orleans. L’industria petrolchimica ha regnato a lungo nella zona, libera di distruggere le paludi e gli acquitrini che sono la protezione naturale contro gli uragani. Una bella fetta della Guardia Nazionale della Louisiana, il cui compito e’ quello di intervenire durante i disastri naturali, e’ in Iraq. Il resto si trovava in Florida, al momento della sciagura, occupata a spostare dell’equipaggiamento militare fuori dal percorso dell’uragano.

I fondi per la prevenzione sono stati sistematicamente tagliati dall’amministrazione Bush: i soldi servivano per finanziare gli attacchi a Baghdad e Fallujah. Gli uragani vengono gonfiati dal calore dell’oceano, e tutta la zona e’ calda in modo abnorme a causa del surriscaldamento globale, cosa che Bush ed i suoi alleati non vogliono ammettere stia accadendo. Il surriscaldamento del pianeta puo’ non essere la causa diretta di Katrina, ma senza dubbio ha ampliato la sua forza e la sua furia.

New Orleans, come Casey Sheehan, e’ una vittima di guerra. Mi immagino Cindy raggiunta nella sua veglia da una madre di New Orleans, una di quelle i cui piccoli sono morti di disidratazione nelle loro braccia, al Superdrome, che chiede a Bush "Perche’ il mio bimbo e’ morto?". E Bush, se fosse onesto, dovrebbe risponderle: "Il tuo bimbo e’ morto per l’incompetenza e l’insensibilita’ che false credenze giustificano". E’ morto perche’ c’e’ chi crede che l’economia e la tecnologia, alimentate da petrolio e gas a basso costo, possano continuare ad esistere nelle forme attuali.

Che i profitti di chi beneficia di tale stato di cose sono di importanza grandiosa, e devono essere protetti ad ogni costo.

Che la guerra fa bene agli affari.

Che l’impatto ambientale non debba essere conteggiato nei costi del fare affari, e percio’ non conta.

Che la tecnologia ha trasceso la natura.

Che il surriscaldamento del pianeta non ha conseguenze di peso.

Che il governo non deve nulla alla cura ed al sostegno dei cittadini.

Che le vite dei poveri non hanno molto valore, dopotutto, specialmente se a questi poveri capita di essere di colore.

Che il modo di rispondere a domande difficili sia deridere e diffamare chi le fa.

Che un buon servizio sui media possa ridefinire e rimodellare la realta’. Ma la realta’ ha un suo modo di essere che ti si attacca addosso. Il dolore reale, le reali perdite: questi sono i veri risultati delle politiche di Bush.

I suoi amici "neocon" mantengono il proprio potere fabbricando paura e sfruttando i morti. Ora, i veri morti sono tornati dalle tombe in cerca di loro.

E allora mi immagino Cindy e la madre di New Orleans raggiunte dalle madri irachene. Vedo le strade di Crawford intersecarsi con quelle di Baghdad e vedo i neonati deformi, i bambini fatti a pezzi, i corpi inzuppati di sangue. E sento questo coro di voci che chiede: "Perche’? Per quale nobile causa? Quale grande dono ci stai portando? Cos’e’ questa democrazia che abbandona i poveri mentre annegano?".

Vedo le madri comporre i corpi dei morti di fronte ai cancelli del potere. E vedo che noi ci uniamo a loro, e la tempesta si muta nel vento della giustizia, nel vento del cambiamento.

Oh, si’. La stagione degli uragani e’ appena cominciata.

Starhawk era a Genova e qui abbiamo il resoconto di quei terribili giorni: “Fascismo a Genova” http://www.zmag.org/italy/starhawk.htm

“Mantenerea visione” scritto dopo l’11 settembre, e “Dopo Genova” in http://www.universitadelledonne.it/...

“Sostegno ai sopravvissuti di Genova” in http://nodi.retelilliput.org/trevis...

“Seattle 99, azione contro il WTO” http://www.medmedia.org/review/nume...

Resoconto di una testimone verde a Genova 2001 http://www.verdinrete.it/verdialess...

Testimonianza in Palestina http://www.infopalestina.it/News/so...

“Il consenso condiviso” http://www.laretedeimovimenti.it/fu...

E’ curatrice del sito www.nologo.org

Sul movimento pacifista americano (da carta): http://www.carta.org/rivista/settim...

“La tua sfida, ora, mentre sei chiusa in un piccolo quadrato di cemento, e’ ridere e rimanere connessa con le altre” (Starhawk)

"L’oppressione e’ globale, cosi’ dev’essere globale la nostra resistenza" "Lottare per la giustizia non è una scelta. E’ un imperativo morale." (Njoki Njehu)

(Howard Zinn): "Quanto sarebbe differente la nostra vita se invece di ascoltare ogni giorno gli indici di borsa, sentissimo parlare dei 34.000 bambini che giornalmente muoiono per malattie curabili."

Kevin Danaher rispose a quelli che chiedono: "Ma con cosa vorreste sostituire la Banca Mondiale, il FMI, il WTO?". La questione, egli disse, e’ che chiedere questo e’ come chiedere: "Cosa metteresti al posto del cancro? L’unica risposta e’: l’assenza del cancro."

"Voi siete in gabbia, noi siamo il mondo" (Slogan da Genova 2001)

Da un giornale della Rivoluzione Francese: ”I grandi ci sembrano tali perche’ siamo in ginocchio. Alziamoci!”



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