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La destra cambia la legge elettorale. L’Unione unita: è un blitz, è illegale

di : Rina Gagliardi
mercoledì 14 settembre 2005 - 11h48
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di Rina Gagliardi

Una nuova legge elettorale è alle porte: ecco la notizia politica più rilevante della giornata di ieri. Dopo settimane di indugi, incertezze e conflitti interni, il centrodestra sembra aver trovato la quadra, come si usa dire, e ha presentato una proposta di "riforma" che cancella l’attuale maggioritario e lo sostituisce con un meccanismo di tipo proporzionale. Tutto di corsa, tutto di fretta, per arrivare in tempo alle prossime, decisive politiche della primavera del 2006. Tutto ben calibrato per mettere d’accordo le forze della "Casa della libertà"- i falchi di Forza Italia e Lega, le colombe dell’Udc, i mediani di An - finora divise su tutto, anche e soprattutto sulla "filosofia" elettorale e sulla logica della rappresentanza. E senza tentazioni bipartisan, anzi andando ad uno scontro frontale con l’Unione e con l’intera opposizione, che annuncia fiera battaglia. Sarà questo che ci mette subito in forte, fortissimo sospetto politico e ci impedisce, perfino, di gustare almeno un pochino questo annunciato affondamento del maggioritario? Sarà che, fino a prova contraria, vale il vecchio motto timeo Danaos et dona ferentes, ovvero nessuno, men che mai gli avversari, ti regalano mai nulla che non contenga una trappola?

Ne parliamo a lungo con Franco Giordano, presidente dei deputati di Rifondazione comunista, reduce da un minivertice dell’Unione, dove, come di rado succede, si è convenuto all’unanimità che ci si batterà, fino in fondo, per far morire questa "riforma". Secondo Giordano, non è solo come temevamo - è anche peggio. Il trucco c’è, e si vede. Lo strumentalismo è palese, come l’obiettivo: evitare con ogni mezzo la sconfitta certa, la débacle leggibile in tutti i sondaggi come nella coscienza di massa. Perciò, dice il capogruppo del Prc, la proposta di riforma elettorale berlusconiana è "inaccettabile", anzi "irricevibile" - anche per noi, vecchi e se mai incalliti proporzionalisti. Perché? «Perchè per il centrodestra si tratta di un tentativo di aggirare, quasi di bypassare le proprie difficoltà politiche e di consenso, con un meccanismo ritagliato su misura sui propri interessi e le proprie esigenze. Sanno che perderanno, sanno che non un governo, ma un intero ciclo politico, quello berlusconiano, è ormai finito. Ma non hanno né progetti né strategie vere di ricambio: perciò, tentano di agganciarsi ad un’ultima ciambella di salvataggio, rilanciando un proporzionalismo gravemente pasticciato, ambiguo, truccato. In queste condizioni, non c’è neppure lo spazio per iniziare un confronto, o una discussione: in nessun caso, noi potremmo dare una mano a Berlusconi, o consentirgli una chance in più». In sintesi: a questa proposta di nuova legge elettorale, il Prc oppone una priorità, una pregiudiziale politica, prima ancora, perfino, di ogni considerazione di merito. «Potremmo farlo, certo» spiega Giordano «se non ci fossero questi più che fondati sospetti, se il campo fosse sgombrato da ogni inquinamento. Oppure, se la proposta fosse, più o meno, condivisa da tutti. Ma si dà il caso che non si sia verificata né l’una né l’altra condizione».

Resta la domanda: ma dove va a finire, a questo punto, la nostra vocazione proporzionalista? «Essa resta intera, per la prossima legislatura, quando rilanceremo il confronto sulla nostra proposta di costruire in Italia un vero sistema proporzionale, sul modello tedesco, che incorpori anche l’obiettivo di una riforma di fondo della politica». Ma andiamo a vedere di che si tratta - andiamo a scoprire le carte distribuite, nientemeno, che dal mitico Calderoli. (Chi l’avrebbe mai detto, tra parentesi, che il ministro leghista fosse in grado di scrivere una legge?) Dunque, la "riforma" del centrodestra prevede prima di tutto l’abbattimento dei collegi uninominali: al loro posto, liste di partito, articolate su base circoscrizionale, con lo sbarramento - alla Camera - del 4 per cento. E le coalizioni? Ecco il primo trucco: le coalizioni, formalmente, scompaiono, ma al loro posto, ci sarà l’indicazione del premier designato da ciascuno dei due poli. Una scelta in palese contrasto con il dettato costituzionale. Secondo trucco: al di sotto del 60 per cento, scatterà un consistente premio di maggioranza, cinquanta deputati in più allo schieramento vincente. Terzo trucco: nella celebre "gabina", gli elettori troveranno due schede, una senza preferenze e una con le preferenze. Avete capito bene, anche se sembra una cosa da matti: due voti, ambedue proporzionali, per eleggere le due metà di ogni ramo del parlamento. «Queste tre cose - dice Giordano - mettono insieme ciò che insieme, in ogni caso, non sta: nessun sistema elettorale prevede che ci siano sia la quota di sbarramento sia il premio di maggioranza. In questo modo, la Cdl si confeziona il meccanismo più adatto al suo pluralismo interno - che è al tempo stesso quello meno adatto al panorama attuale dell’opposizione». Spieghiamoci ancora. E’ la commistione tra quorum e premio di coalizione che risulta duramente penalizzante per l’Unione, abitata, come è noto, da partiti (Verdi, Pdci, Id, Udeur, Radicali, Sdi) che presumibilmente non raggiungeranno da soli la soglia del 4 per cento: tutte minoranze che non solo rischiano di non essere rappresentate, ma di non concorrere neppure a definire la quota di consenso complessiva dell’Unione. Un po’ come, insomma, se la soglia di sbarramento fosse estesa alla coalizione, che pure è "data", non formalmente rappresentata.

Viceversa, questa commistione risponde bene agli interessi dell’altra coalizione: divisa, sgangherata, sgangheratissima, ma fondata su partiti che possono prendere tutti almeno il quattro per cento. «Una prova ulteriore che la proposta è concepita pressoché esclusivamente sia sui problemi sia sugli interessi del centrodestra. E che l’opposizione, compresi i proporzionalisti quali noi siamo, tutto può fare fuorché aiutarli a varare un meccanismo, sostitutivo di un prevedibile deficit di consenso». Aggiungiamo infine una spiegazione razionale (si fa per dire) del mistero della doppia lista: soprattutto a Sud, «essa serve a riattivare il voto clientelare e di scambio, a tutto vantaggio dei neocentristi». I furbissimi Follini e Casini, insomma, hanno capito come si fa, in un colpo solo, a rimanere alleati di Berlusconi, cioè a non rompere con un leader e un’alleanza che odiano, però sancendo - per via elettorale - la loro relativa autonomia. Se la manterranno, quell’altra lista, con le preferenze, non sarà una magnifica leva per attirare localismi, centrismi e terzaforzismi di tutti i tipi? Così, mentre sull’Unione si scaricherebbero tutti i problemi di ristrutturazione e riaggregazione tra forze diverse, la Cdl metterebbe in campo la sua nuova "offerta" di candidati, la più ricca e articolata possibile. Intanto, s’intende, il "pactum sceleris" verrebbe (o verrà) completato con il voto unanime sulla devolution, alla quale l’Udc era avversa e che anzi aveva addirittura minacciato di non votare. Ora, grazie a questo magnifico scambio, tutto - dal loro punto di vista - può ricominciare a tornare.

Ce la faranno? «Io ne dubito, nonostante appaiano molto determinati» afferma Giordano. «Dubito che una legge elettorale possa davvero servire a mascherare la fine di un consenso, il disaggregarsi di un blocco sociale, insomma quel tramonto del berlusconismo di cui dicevamo». Perciò? «Perciò, cercheremo di bloccare questa legge con il massimo di forza e di unità di cui siamo capaci. Questa può e deve essere l’occasione giusta per riaprire con pari forza la questione sociale: che resta il banco decisivo di prova della nostra opposizione di oggi e. Salari, lavoro, contratto metalmeccanico, lotta alla precarietà, nuovo modello di sviluppo: il banco di prova vero è questo».

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