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Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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Il nuovo diktat del FMI al Nicaragua

di : Giorgio Trucchi
domenica 13 novembre 2005 - 21h12
JPEG - 38.3 Kb

Per capire veramente come verrà strangolata la maggioranza della popolazione

di Giorgio Trucchi

In questi giorni è in discussione l’approvazione del Bilancio della Repubblica per il 2006 e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha già dettato le sue condizioni capestro che il Governo del Nicaragua sembra voler accettare senza nessuna remora.

Ma cosa propone esattamente il Fondo Monetario Internazionale?

L’analista economico indipendente, Adolfo Acevedo Vogl, ha fatto un’analisi critica del nuovo diktat del Fmi e delle scelte economiche del Governo.

1) "Approvare un Bilancio della Repubblica del 2006 che permetta un deficit fiscale del 2 per cento nel 2005 e del 1,5 per cento nel 2006 del PIL" L’argomentazione risulta "ragionevole". Il problema di ripetere le stesse frasi è che molte persone lo fanno senza riflettere nemmeno per un secondo su quello che le parole implicano. In realtà, quello che l’analisi economica sconsiglia è di spendere di più delle risorse disponibili o spendere indebitandosi in modo INSOSTENIBILE. Ma la frase "ridurre il disavanzo fiscale" non significa, in questo caso, adattare la spesa alle risorse disponibili: significa restringere al massimo la crescita della spesa del governo per compiere le sue responsabilità fondamentali (istruzione, sanità, infrastrutture, difesa e sicurezza cittadina, etc), benché le risorse disponibili siano aumentate notevolmente. Il proposito di restringere la crescita della spesa benché le risorse disponibili aumentino, vuol dire generare continue eccedenze finanziarie che possono spostarsi alla Banca Centrale. Abbiamo già visto che, in base alle cifre ufficiali del Bilancio 2006, le risorse addizionali disponibili derivati dell’aumento delle entrate, aumenterebbero di circa 33 dollari procapite. Di questo aumento, solo 17,9 dollari si destinerebbero a finanziare l’aumento della spesa del governo, affinché possa compiere con le sue responsabilità. Il rimanente non si destinerà per le grandi priorità nazionali come l’investimento in capitale umano, la riparazione delle vie di comunicazione, migliorare il sistema educativo. Nel 2006, la spesa del Ministero dell’Istruzione (MEDC) continuerà ad essere il 3 per cento del PIL come dal 1999 ad oggi e si prevede resti tale fino al 2009. Nel frattempo, molti paesi tra i più poveri del pianeta e il cui reddito procapite è quasi la metà di quello del Nicaragua, destinano l’8 per cento all’Istruzione. Non si potrà nemmeno rispettare il Piano Nazionale di Educazione secondo il quale nel 2006 si sarebbe dovuto adeguare il salario dei maestri a quello dei loro colleghi centroamericani. I fondi in eccesso non si destineranno nemmeno per assicurare l’accesso alle medicine essenziali per tutta la popolazione e gran parte dei nicaraguensi non potranno curarsi e salvare la propria vita. Tutto questo significa che se anche si liberassero parte di questi 20,7 dollari procapite, non si potrebbero utilizzare per l’aumento della spesa pubblica per fini sociali, perché violerebbe la meta imposta dal Fmi di "riduzione del disavanzo fiscale". Questa "meta" implica anche impedire il trasferimento reale di 480 milioni di cordobas (28 milioni di dollari) ai Comuni o meglio, con questi fondi non si promuoverebbero nuovi progetti, ma servirebbero per effettuare progetti che erano a carico del Governo centrale ed ora vengono passati ai municipi.

2) "Garantire che nel Bilancio Generale della Repubblica 2006 gli stipendi non si incrementino di oltre il 9 per cento". Quello che si stabilisce è il "congelamento" dei salari reali dei lavoratori pubblici e in modo particolare quelli del settore educativo, sanità e la Polizia e questa misura sarà applicata fino al 2008. La "giustificazione" dell’Fmi è che il salario reale del settore pubblico ha già raggiunto e superato il salario reale medio del settore privato. Quello che non si dice, ovviamente, è come si "costruisce" questo salario medio del settore pubblico. In pratica si fa una media matematica mischiando i miseri salari dei lavoratori pubblici, con i megasalari (dai 10 ai 15 mila dollari al mese) dei funzionari di governo e dei deputati e in questo modo è ovvio che risulti una media piuttosto alta. In realtà, il salario dei maestri (circa 107 dollari) rappresenta appena il 50 per cento del salario medio che risulta dai calcoli (circa 210 dollari). A livello centroamericano, i maestri guadagnano in media 350 dollari al mese. Questa struttura salariale, in cui il salario dei maestri è la metà del salario medio degli altri lavoratori e quasi 100 volte minore a quello degli alti funzionari pubblici, è una vergogna per tutti quelli che si proclamano angosciati per le sorti di questo paese e soprattutto, per il dramma che soffrono i milioni di esseri umani che vi abitano. Questa struttura salariale che prevale nel nostro paese e che colloca i maestri sullo scalino più misero, non è solo vergognosa, ma è anche un attentato contro l’istruzione. In effetti, i maestri sono gli attori centrali del processo educativo. Dal loro livello di professionalità e motivazione dipenderà in larga misura la qualità dell’istruzione che si impartirà nel sistema educativo. I maestri giocano un ruolo centrale anche nello sviluppo delle capacità cognitive dei bambini e giovani, che saranno la forza lavoro del futuro. Come si può sperare che le persone con le migliori qualità e capacità decidano di intraprendere il lavoro di maestro se sanno che verranno pagati con la metà del salario medio esistente in Nicaragua? E’ per questo motivo che molti studi hanno rivelato che buona parte dei maestri e docenti non conoscono nemmeno le basi della materia che insegnano. Questo è il risultato cumulativo di questa struttura salariale perversa.

3) "Riformare la Legge sui Trasferimenti Municipali per limitare la percentuale di trasferimenti a un 6 per cento delle entrate tributarie. Per innalzare il tetto fino al 10 per cento, si deve riformare la Legge dei Municipi e la Legge sui Trasferimenti Municipali con il fine di assicurare che gli incrementi delle trasferimenti avvengano parallelamente al passaggio di responsabilità ai Municipi stessi." La Legge sui Trasferimenti Municipali stabilisce che gli stessi dovranno aumentare gradualmente dal 6 per cento delle entrate tributarie al 10 per cento nel 2007. Con questa condizione, il Fmi ordina invece di modificare il quadro legale ed istituzionale vigente per congelare questi aumenti nei Trasferimenti. Questo sarebbe il primo passo per una riforma totale della Legge dei Municipi e della Legge sui Trasferimenti, cosa che violerebbe la Costituzione che stabilisce i trasferimenti ai Municipi da parte del Governo centrale per poter compiere le funzioni assegnati loro dalla Costituzione stessa. In questo modo, i Trasferimenti non servirebbero più per finanziare nuovi importanti progetti di sviluppo che i Municipi non possono finanziare con le imposte raccolte, ma verrebbero "legati" a nuove competenze, fino ad ora responsabilità del Governo centrale, che verranno passate ai Municipi stessi. Con questa misura si peggiorerebbe enormemente lo stato finanziario dei Municipi, la maggior parte dei quali sono già molto poveri e li si caricherebbe di enormi responsabilità e di nuove competenze che attualmente il Governo nemmeno compie nella sua totalità. La pressione popolare, inoltre, si sposterebbe sui Municipi come nuovi "gestori" di tali competenze. Già nel Bilancio del 2006 si dovrà contemplare la neutralizzazione di 480 Milioni di cordobas dall’importo totale dei Trasferimenti, equivalenti al 50 per cento degli stessi, con il relativo trasferimento di competenze dal governo alle municipalità

4) "Aumento del 25 per cento della tariffa dell’energia elettrica (che si somma al 15 per cento già avvenuto) e stabilire un aggiustamento mensile di questa tariffa per correggere la "deviazione tariffaria". Parallelamente, applicare una politica fiscale e monetaria restrittiva per "contenere l’inflazione." E’ quasi inutile dire quanto influirà sulla popolazione un aumento di un costo chiave per l’intera economia, come è quello dell’energia e al quale si aggiungerà l’aumento dei trasporti pubblici, una volta finito il sussidio concesso dal Governo per il 2005. Ed è ancora più ridicola la giustificazione che viene data e cioè che siccome solo il 50 per cento della popolazione ha l’energia elettrica, l’incremento colpirà solo i privilegiati, perché essendo l’energia elettrica un costo macroeconomico chiave, il suo aumento si farà sentire su TUTTA la catena di costi e prezzi dell’economia. In secondo luogo, un forte impatto sui costi e sui prezzi, abbinato a una politica monetaria e fiscale contrattiva, si potrebbe tradurre in una forte recessione, che è la caratteristica dei programmi del FMI. Inoltre non esiste un’analisi di ciò che questa misura implicherà sui costi e sui prezzi, sulle condizioni di esistenza della popolazione e sui salari, sull’attività economica. Non si presenta al paese e alla popolazione nessuna giustificazione economica. Al contrario, viene fatto tutto in gran segreto e alle spalle della cittadinanza. Il governo lavora per la cittadinanza o è un depositario di ordini che vengono dall’esterno??? Ma la cosa più importante e anche inaudita ed umiliante, è che il FMI stia dettando anche l’importo specifico degli aumenti tariffari che considera indispensabili per ristabilire i margini di rendimento monopolico, che si sono imposti da quando si è privatizzata la distribuzione dell’energia elettrica e si sono stipulate concessioni per la generazione di energia, mediante contratti segreti che stabilivano anche margini monopolici. Questi contratti sono già scaduti e bisognerebbe rivederli e rinegoziarli, ma il governo rinuncia alla benché minima potestà sovrana e anche la Asamblea Nacional, che si dice "depositaria della sovranità popolare", piega la testa.. Non so perché continuiamo a sostenere costi per un apparato di governo e per una Asamblea che si limitano ad eseguire gli ordini che vengono dall’estero. A questo punto sarebbe più economico nominare direttamente un’amministrazione semi-coloniale, da parte del FMI, che adotti direttamente le decisioni e così noi ci risparmieremmo di dover assumere l’enorme costo dei megasalari che i nostri politici guadagnano. In Argentina, il FMI ha voluto fare la stessa cosa, ma in quel paese, a differenza del nostro, il Presidente Kirchner sembra non aver dimenticato di essere prima di tutto il Presidente della Repubblica e che deve il suo ruolo ai cittadini e che non è il servo del Fmi.

5) "Realizzare riforme alle seguenti leggi, recentemente promosse dalla Asamblea Nacional, per correggere aspetti che si sono indeboliti durante la loro discussione e approvazione: Legge di Amministrazione Finanziaria. i.- Definire in modo obiettivo quelle che costituiscono entrate fiscali che possono essere identificate dall’Asamblea Nacional per ampliare spese ed includere nella riforma della legge la creazione di una commissione Governo-Asamblea Nacional per la verifica di quelle entrate che possano superare il limite massimo della spesa del Bilancio; ii.- stabilire un termine massimo per l’approvazione del disegno di legge di modificazione del Bilancio inviato dal Governo; iii. - precisare la portata esclusivamente preventiva della Legge." Questo è ancora più inaudito. La Legge di Amministrazione Finanziaria, che ha accordato il Governo con il FMI in gran segreto ed alle spalle del Paese, stabiliva che TUTTI i BILANCI (del Governo, delle Municipalità, delle Università, etc. e che la Costituzione stabilisce che godano di autonomia politica, finanziaria ed amministrativa), dovranno sottomettersi al Programma stipulato con il FMI e al Quadro Preventivo di Medio Termine, negoziato sempre con il FMI. Alla fine, la Asamblea avrebbe dovuto solamente limitarsi ad approvare ciò che era stato negoziato con il Fmi e con il divieto di modificare i tetti salariali e nemmeno le somme destinate a coprire il Debito Interno. Chiunque conosca minimamente il processo per la formazione di un Bilancio in qualsiasi parte del mondo, sa che questa cosa è inaudita e che questo sarebbe il primo paese al mondo in cui, mediante una legge, si viola apertamente la Costituzione e il capitolo che tratta di questo argomento e che ci trasforma in una semi-colonia: il primo ed unico paese "democratico" in cui il suo Bilancio viene dettato da fuori. Le potestà costituzionali che ha la Asamblea Nacional sono di modificare le assegnazioni di Bilancio all’interno del tetto massimo di spesa e di modificare questo tetto indicando le fonti di finanziamento, ma al Fmi quello che da più fastidio e proprio questo ultimo punto.

6) Il nuovo Presidente eletto nel 2006 sarà condizionato, se non vuole che si scateni l’ira del Fmi, ad iniziare il suo "mandato" (o il suo mandato come amministratore del FMI?) con una "riforma" che includerà l’aumento dell’età pensionabile, l’aumento dei contributi e del numero minimo di versamenti per poter andare in pensione e la riduzione di un terzo delle prestazioni ricevute. Se il nuovo Presidente volesse per caso migliorare le condizioni dell’istruzione e della sanità, non potrà perché dovrà rispettare i tetti già fissati. Si renderà conto, ma temo che tutti i candidati alle prossime elezioni lo sappiano perfettamente, che non sarà il Presidente della Repubblica del Nicaragua, bensì il povero amministratore, che a noi è stato dato il misericordioso "diritto democratico" di scegliere, di un progetto di altri. Povera Semi-colonia, misera, con un povero amministratore semicoloniale.



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