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POVERA ITALIA!

di : Carmelo R. Viola
martedì 17 gennaio 2006 - 02h28
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di Carmelo R. Viola

Il motto latino “”ne sutor ultra crepidam” (“ciabattino, non andare al di sopra della scarpa”), attribuito al pittore Apelle, esprime bene la totale, o quasi, incompetenza dei nostri uomini di potere, in fatto di diritto. Bisogna tuttavia aggiungere che le competenze non vengono conferite dalle lauree.

Basti pensare al docente di... economia, che scambia questa, scienza , equanime distributrice d benessere, con la “predonomia”, pratica predatoria di origine animale, che produce straricci e indigenti.

Il “primo cittadino d’Italia”, indiscusso ragioniere predonomico al servizio di uno Stato asociale, e quindi aetico, ha recitato il suo “requiem” di fine anno 2005 e di fine del suo settennato, pavesando, per l’appunto, un vuoto giuridico da fare accapponare la pelle.

Si è abbandonato, come al solito, ad esortazioni generiche alla concordia e alla pace (come se queste condizioni potessero esistere fuori di un terreno specifico), esattamente come fa il papa, che costui ha chiamato “Santo Padre”, non sapendo nemmeno che per un capo di Stato, anche se cattolico praticante, il papa è soltanto il papa, mentre quella denominazione è propria del fedele, che parla in quanto tale. Non sa, dunque, che la buona concordia e la pace sono incompatibili con il capitalismo, che è guerra e quindi violenza, conflittualità e crimine (vedi cronaca quotidiana).

Ma la coscienza non può essere del tutto assente in una persona colta e vissuta e al “primo cittadino” pesava evidentemente l’avere ignorato l’at. 11 della Costituzione e di tale peso voleva liberarsi. Come? Dichiarando che l’Italia è andata in Iraq a guerra finita! Ma la giustificazione a posteriori della complicità anticostituzionale e mondialmente antigiuridica del nostro paese con la più grande e scoperta criminocrazia di tutti i tempi, capeggiata in atto da Bush, nell’aggressione gratuita all’Afghanistan e allo Stato autonomo dell’Iraq, è di una puerilità sconsolante. Peggiore del silenzio.

L’Iraq è stato - ed è - occupato da truppe angloamericane fuori legge. La guerra, inizialmente un’aggressione unilaterale di tipo barbarico, si è trasformata in resistenza e quindi in ostilità interne e non è mai finita. Essa non finirebbe nemmeno se ogni straniero lasciasse il territorio iracheno perché l’aggressione Usa ha riacceso odi bloccati o sopiti e conflitti etnici e di interessi, vecchi da tempo e che si trascineranno chissà ancora per quanto. Anche a guerra veramente finita, l’invio di truppe avrebbe significato come ha significato - la legittimazione a posteriori dell’operato degli Usa, i quali solo avrebbero dovuto sostenere tutto il peso di tutte le conseguenze del loro crimine.

I boss del potere Usa sono anche abili nel circondarsi di complici ed uno di questi non può non essere puntualmente un paese militarmente occupato sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, come l’Italia appunto. L’attuale “primo cittadino” non ha saputo condannare cotanto obbrobrio ed è stato al gioco recitando le menzogne del governo. Trovare giustificazione ad un intervento servile significa mescolare una minestra salata ed acida come se in tal modo la si potesse rendere mangiabile. Al contrario, non si fa altro che farne sprigionare il cattivo odore del rancido. Con l’invio di truppe in Iraq - anche se dietro l’immenso falso della “missione di pace” - l’Italia ha praticamente sepolto l’art. 11 della Costituzione e vanificata quell’autonomia per cui si batterono, pagando di persona talora con la morte, gli uomini del Risorgimento. In tal modo, l’esaltazione, che lo stesso “primo cittadino” ha fatto dell’autonomia nazionale, ha il sapore di una barzelletta che ci riporta ad un’Italia sedicente indipendente, ridotta a caricatura di sé stessa.

Che il “requiem” di Ciampi, spacciato per messaggio, abbia riscosso anche il consenso della cosiddetta “sinistra”, conferma la “morte per suicidio” della sinistra stessa ed un contesto parlamentare generale che fa pena a sé stesso. E’, infatti, di ieri (1° gennaio 2006) la visita collegiale di Casini, presidente della Camera, e dell’on.le Violante, capo-gruppo dei DS, “uomo di legge”, a Nassirya, settore iracheno, dove non sarebbero caduti dei poveri e onesti soldati, volontari e ben pagati, ma degli eroi per una democrazia irachena, per cui evidentemente non gliene importava un bel niente, e che comunque non sapevano cosa fosse se non quel giochetto elettorale che in Italia non impedisce che i ricchi diventino più ricchi e i poveri più poveri e che gli “eletti” (specie di “unti del Signore”) facciano e rifacciano le leggi a seconda dei loro interessi di potere. Quel giochetto elettorale, ripeto, che non significa “risposta ai diritti naturali”, unica condizione perché uno Stato sia “di diritto”. La retorica si spreca e copre la miserabile realtà come l’incenso della liturgia del clero fa dimenticare la gratuità del potere della gerarchia di un istituto politico impegnato a servire sé stesso.

Ma torniamo al “requiem” in questione, al cui autore (con tutta la considerazione che si deve - e che io ho - alla “veneranda età”) esprimo, in tutta consapevolezza e responsabilità, i seguenti addebiti, aspettando che qualcuno li confuti come si deve.

1 - Costui ha più volte esortato a non lasciare soli gli alleati Usa, come se questi fossero uomini degni di questo nome, impegnati a portare la democrazia ove viga la tirannide quando, al contrario, sono dei gangster che, dopo avere decimato i felici popoli indigeni del loro territorio, con il pretesto della democrazia, hanno perseguitato e spento nel sangue ogni anelito rivoluzionario nel proprio paese, hanno dominato con il terrore i paesi dell’America Latina e, dopo avere consumato il doppio inutile olocausto atomico di Hiroshima e Nagasaki, hanno finito per dichiarare guerra al mondo con il pretesto di quel terrorismo, di cui sono i maestri storici. In Iraq, come già nel Vietnam, e recentemente in Afghanistan, non hanno risparmiato gli ultimi ritrovati dell’ingegneria bellica e l’uso di uranio impoverito e di zolfo bianco (come a Falluja), distruggendo monumenti storici e provocando decine di migliaia di morti anche civili dopo un embargo ultradecennale, che aveva martirizzato l’infanzia. Inoltre, si sono abbandonati a sequestri, carcerazioni e processi illegittimi con contorno di torture medioevali, come a Guantanamo e nello stesso Iraq. Sono questi i cari “alleati” che il primo cittadino ha esortato a non lasciare soli. Poveretti!

2 - Ha firmato puntualmente o quasi leggi varate con il “regolare” voto di fiducia cioè senza il necessario democratico dibattito parlamentare. Così sono passati provvedimenti che hanno stravolta l’indole della Costituzione, quasi sempre peggiorandola. Basti pensare alla famigerata “devoluzione”, primo gradino verso la possibile secessione della ... “Padania”. Abbiamo quasi un’” Italia degli staterelli”: altro che unità nazionale!

3 - Esorta al dialogo ma mi risulta che sistematicamente non ha risposto ad uomini di grande cultura che l’hanno esortato a sganciare l’Italia dalla soggezione a criminali di guerra, che andrebbero processati da tribunali speciali in difesa dell’umanità. Non una sola risposta è venuta dal “primo cittadino”.

4 - Non si è reso conto della criminosità del neoliberismo e della legge Biagi, che riduce il lavoro ad una merce, il diritto al lavoro (e quindi alla vita) ad una questione di mercato, il lavoratore ad una merce egli stesso che perde possibilità di ingaggio con l’anzianità,che rende sempre più improbabile una vera e propria pensione per la vecchiaia, che avvia la civiltà alla propria morte e la specie all’estinzione.

5 - Europeista entusiasta, non ha capito che un’Unione Europea, costruita sul liberismo è come un grattacielo costruito sulla sabbia: tale Europa rischia di risolversi nella fossa comune dei suoi componenti. Questa “ignoranza” altro non è che l’ignoranza del vero diritto.

6 - Per la stessa ragione non sa cosa dire ai disoccupati, ai poveri, ai precari, agli sfrattati, ai barboni, a tutta la sintomatologia crescente di un paese che va verso il declino della civiltà, altro che progresso! Due giovani barboni - cittadini italiani - sono morti di freddo in questi giorni nell’àmbito di uno Stato che si dice bugiardamente di diritto! Il “primo cittadino” non è insorto per stigmatizzare cotanta vergogna.

7 - Non ha saputo difendere la laicità dello Stato se non ha saputo, per esempio, tuonare contro la magistratura - di cui è capo - in difesa del giudice Luigi Tosti, condannato perché legittimamente rifiutatosi di operare sotto il crocifisso, che conferisce all’aula di giustizia un preciso e inequivocabile colore di parte, clericale per meglio intenderci.

In altre parole, ha lasciato che Usa e Chiesa abusassero dell’Italia senza sapere difendere l’identità storica e giuridica di questa: è il Leitmotiv del suo settennato. E non è poco. Si comprende perché un personaggio della fattispecie, che si gode, amante del quieto vivere, le lauti pensioni di ex alto funzionario dello Stato e di ex governatore della Banca d’Italia (remunerato con palate di ricchezza pubblica) (ed ora anche dell’appannaggio del “primo cittadino”), sia stato il benvenuto di una destra autentica e di una sinistra sedicente e ridicola.

Quanto a me, che ho perfino ricusato costui - e quanti pretendono di rappresentarmi - non posso che ricordare una massima di Nicolò Machiavelli secondo cui “ogni popolo ha il potere che si merita”.



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