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de Luca Visentini via FR
Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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Roma - Piccoli ultras a lezione di bestialità

di : Emanuela Audisio
martedì 31 gennaio 2006 - 09h38
6 commenti
JPEG - 58.3 Kb

Sugli spalti, tra le scritte naziste e le bandiere uncinate, le facce dei protagonisti: scarpe e giubbotti di marca, telefonate al cellulare

Ragazzini col passamontagna, piccoli ultras a lezione di bestialità

di EMANUELA AUDISIO

ROMA - Guardi le facce: sguardi giovani, pelle liscia. Minorenni all’anagrafe, bambini nella testa. La peggio gioventù, occhi per nulla spaventati. A reggere lo striscione "Got mit uns" (ma benedetti ragazzi, gott si scrive con due tt, imparare un po’ le lingue no?) anche due di sesso femminile. Una bionda, cappello militare alla Che Guevara, aspetto da velina, giubbotto con pelliccia, con la mano sinistra tiene alta la s fatta a svastica di uns, un’altra bruna, quasi sommersa, che regge la n. Nella nuova banalità del male anche le donne vogliono contare, avere un posto in prima fila, fa niente se si mischiano ideologie diverse.

Povero Albert Camus che da ex portiere aveva detto: "Lo stadio è l’ultimo posto dove mi sento innocente". Guardi l’abbigliamento: jeans, maglioni, piumoni, sneakers. Sciarpe al collo o attorno alla vita. Le marche sono quelle delle pubblicità, quelle dei nostri figli, non di chi è emarginato. Di chi vuole vestire bene, non essere tagliato fuori dall’attualità.

Ti chiedi: sono questi i mostri prossimi venturi? Questi ragazzi appena scesi dal motorino? Vestiti come quando li aspetti sotto scuola: Nike, Converse, The North Face, Slam, Carhartt. Regali magari ottenuti a Natale in cambio di un buon voto. Cerchi di capire: sanno quello che fanno, si rendono conto? O chissà: forse pensano di dare visibilità ad uno scarabocchio spiritoso. Come quelli che chiamano le radio per dedicare la canzone "Fuck" di Eamon alla loro fidanzata pensando sia romantica. Ti stupisci: dietro lo striscione nessuno ha il volto coperto, anzi nelle facce non c’è vergogna, molti ragazzi ridono, come se la scritta fosse una battuta da fumetto, uno spray psichedelico. Guardi i capelli: i ragazzi li hanno tutti cortissimi, quasi rasati, le ragazze invece lunghi. C’è un’altra bionda, volto angelico, maglia a collo alto, dietro ad un manifesto del duce e una bandiera del fascio. Tranquilla, come fosse ad un happy hour con le sue amiche: scusa e tu che rimmel usi? Accanto a lei uno parla al cellulare, appoggiato ad un bandiera con simbolo nazista. Modernità e orribile passato, come se niente fosse.

Colpisce la sicurezza, la normalità dello sguardo, come se lo stadio fosse una pattumiera dove liberarsi della propria bestialità. Tanto lì la tassa non si paga, tanto è normale, lo fanno tutti. Fa venire in mente altre foto di razzismi, quelle dei linciaggi in Alabama, dove accanto ai neri linciati che pendono dagli alberi, gli strani frutti che cantava Billie Holiday, vedi i cittadini bianchi in posa, con il sorriso sulle labbra. E ti chiedi: ma un po’ di vergogna, un po’ di senso dello schifo, magari uno sguardo basso, come per dire: al momento mi trovo qua, ma Dio sa se vorrei non esserci, proprio niente? Chi va ad Auschwitz con le gite scolastiche italiane è preparato: sghignazzi, grandi scambi di messaggini telefonici, suonerie musicali che trillano, nessun rispetto per la storia. E allora ti chiedi: perché dovrebbe essere diverso allo stadio? Infatti, poco più in là, c’è un’altra bandiera con la scritta Tradizione Cattolica e il simbolo di un cuore spinato e di una croce.

Foto di gruppo con tifosi. In curva nord c’è un’altra banda di ragazzi che si diverte a sventolare bandiere nere e croci celtiche per sfregio ai tifosi del Livorno. Come se l’esaltazione del nazismo fosse una questione privata tra tifosi. Avranno 14-15 anni, sembrano coscienti della provocazione, infatti si nascondono il volto con le sciarpe. Ce n’è uno, più bambino degli altri, avrà una decina d’anni, con il passamontagna, lo zainetto, un giubbotto rosso e nero, che gioca ad agitare la bandiera come fosse un aquilone. Poi, subito dopo, la passa a un altro ragazzo, con il passamontagna, segno che sanno che è meglio non farsi riconoscere. Ti chiedi: ma questi qui i genitori non ce l’hanno? Parlano, a casa, dicono: vado a giocare al nazista allo stadio, o sono mostri con il silenziatore? E certo non saranno tutti bad boys, magari aiutano le vecchiette a portare la spesa sulle scale, e se c’è da fare un gesto generoso puoi contare su di loro, sempre che non sia giorno di partita. Perché la schizofrenia è proprio questa: essere ragazzini che vanno a vedere Schindler’s List e poi allo stadio prendono le parti del nazista.

Poveracci, si è sempre detto, gli ultrà sono ignoranti, guardano le figure, i disegni: che ne sanno veramente delle croci uncinate, della Shoah? Come se divertirsi con quelle scemate fosse una cosa da ribelli, da chi urla la propria rabbia al mondo. Ma basta guardare le foto: non ci sono volti pasolinani o lombrosiani, non ci sono vecchi, pensionati, gente che è cresciuta con il calcio, ma l’adolescenza delle piazze, dei muretti, delle scuole, dei bar, ci sono le coppie, lui e lei che ridono e si abbracciano sotto e sopra i luttuosi simboli del passato. Scene di ordinaria follia, come se essere sponsor di atti criminali non fosse più reato. Nessuno che si volti e dica: per favore, togliamo via questa indecenza. Perché l’idea è che allo stadio si può e si deve essere rozzi, tanto è legittimo, tanto è tutto un’allegoria. E’ questo che colpisce all’estero, come possa l’Italia, o anzi una parte del paese, passare delle domeniche così bestiali.

Riguardi le foto: per cercare, magari in un angolo, un rimorso solitario un segno di disagio. Niente. Allora ti domandi: ma se questi a 15 anni sono così, se glielo permettono, a 25 come saranno? E allora capisci: l’inferno sta proprio nella normalità, negli sguardi sereni, in quei sorrisi dello stadio. Istantanee di un paese che tutti vogliono raccontare e nessuno vede. Ragazzi che l’altra sera saranno tornati a casa con la loro bella faccia, si saranno seduti a vedere la tv, contenti di riconoscersi, mentre i genitori annuivano. Bella partita, vero?

www.repubblica.it



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> Roma - Piccoli ultras a lezione di bestialità
31 gennaio 2006 - 10h26 - Di e4ef7a224b8e196eb614da9bcfa44b15...

In uno sciagurato paese nel quale nel 2006 si fa ancora campagna elettorale contro i "comunisti portatori di morte e miseria" come se fossimo nel 1948 e l’Armata Rossa fosse al confine del Brennero, non si può pretendere che quei coglioni da curva siano più maturi del Presidente del Consiglio.

Del resto, va pure detto che a Roma la destra è stata cacciata da tutte le istituzioni ( Comune, Provincia e Regione) e che lo stadio non è certo l’ ombelico del mondo.

Vanni



> Roma - Piccoli ultras a lezione di bestialità
31 gennaio 2006 - 18h07 - Di 900849c1e3cb34dcd7635fe49922dab2...

CALCIO: STRISCIONI; GALEOTA(PRC), OFFESA ALLA NOSTRA CITTA’

NECESSARIO PRENDERE PROVVEDIMENTI CONTRO GLI AUTORI

(ANSA) - ROMA, 30 gen - " L’offesa di ieri all’Olimpico non
é agli avversari sportivi, ma alla storia e alla intelligenza
dei nostri concittadini". Lo ha dichiarato il consigliere del
Comune di Roma Pino Galeota commentando gli striscioni esposti
ieri all’Olimpico.

"La A.S Roma è una squadra di calcio da sempre, nel bene e
nel male nel cuore dei romani - ha spiegato Galeota - è
tutt’uno con la città che è anche medaglia d’oro alla
resistenza".

Il consigliere comunale ha ricordato molti episodi
in cui Roma si è dimostrata protagonista "contro l’occupazione
nazista, di cui Porta San Paolo è sicuramente l’episodio più
significativo. Una scelta eroica - ha spiegato - che riscattava
il valor di patria e l’orgoglio nazionale svenduto dal
collaborazionismo fascista, un sodalizio vigliacco che ha
significato per la comunità ebraica romana lutti e sofferenze
inaudite che - ha continuato Galeota - colpirono anche molti
democratici e antifascisti a cui sono intitolate diverse vie di
Roma. Questo è il vero volto della nostra città ".

"Chiedo pertanto - ha dichiarato l’esponente del Prc - che di
fronte al ripetersi di episodi che nulla hanno a che fare con la
responsabilità di Roma nel mondo, vengano presi provvedimenti
contro gli autori della pagliacciata e che - ha concluso Galeota
 nell’eventualità del rinnovarsi di tali situazioni vengano
immediatamente sospese le partite e perseguitati penalmente gli
autori".(ANSA).

BBB-TZ
30-GEN-06 19:15 NNNN


> Roma - Piccoli ultras a lezione di bestialità
31 gennaio 2006 - 18h14 - Di 97df45d84fb12ae2e238144b3e64fa8c...
moderato


> Roma - Piccoli ultras a lezione di bestialità
31 gennaio 2006 - 21h34 - Di ac9f9425f0159c8a2225e669bcc677dc...

"Quello che sconcerta oltre il fatto in se, di gravità estrema, è anche la assoluta mancanza di reazione da parte del resto del pubblico : i cosidetti “veri tifosi”. All’Olimpico hanno fatto tutti finta di non vedere e non sentire e nessuno dico nessuno ha sentito il bisogno di protestare o in qualche misura dissociarsi dal comportamento di quegli “infami”.
Del resto da tifoserie di squadre sistematicamente e ripetutamente salvate da fallimenti e retrocessioni per dichiarati motivi di ordine pubblico c’è poco da sperare !!
Vorrei inoltre osservare quanto sia ipocrita e fuorviante anche il ragionamento di coloro che non attribuiscono valenza politica a questi fatti, riducendoli a manifestazioni poco più che goliardiche o semplici ragazzate : secondo me il problema è proprio politico ed anche in senso stretto. Quella gente, chiamamola così, che viene fatta entrare negli stadi con striscioni di tal fatta ed a cui si consente di fare e dire quello che vogliono, gode di sicure protezioni a livello politico e a livello di parte delle forze di polizia . La verità è che in Italia ci sono dei gruppi di potere, più o meno occulti, che hanno interesse, specialmente sotto elezioni, a creare tensioni e situazioni di scontro di piazza, con cui giustificare azioni e provvedimenti repressivi a più vasto raggio e convogliare i consensi elettorali sui cosidetti partiti d’ordine !!"
MaxVinella



> Roma - Piccoli ultras a lezione di bestialità
1 febbraio 2006 - 01h40 - Di bcf33d4cd70314a3e3932138063767f7...

Un atto vergognoso che esplica come il ns Bel Paese sia stato caricato di odio dal Cavaliere con il suo anticomunismo. La traduzione dei violenti in striscioni dei loro pensieri folli è una manifestazione che doveva essere domata e prevenuta. I poliziotti che fanno entrare allo stadio dovevano controllare gli striscioni e l’entrata delle bandiere fasciste e naziste.

RINALDO SIDOLI
SIDOLI.ORG



> Roma - Piccoli ultras a lezione di bestialità
17 febbraio 2006 - 19h36 - Di 42bbc3d00ad8719e9cfffe20b819f306...

Eh si, infatti tutto sembra questione di moda, di schierarsi accanto ad un messaggio qualunque, bisogna soltanto che sembri ribello. Ed è la stessa cosa qua in Francia, nel mio paese : svastiche contro stelle di Davide sulle parete del bagno nei licei, slogan antisemiti e razzisti sui muri per strada... Non sanno cosa dicono quei ragazzini, infatti, ma mi chiedo : non è per tanto più pericoloso ? Perché ormai significa che il messaggio che ci hanno trasmesso i nostri genitori e prima ancora i nostri nonni, sulla guerra e le sue stragi, sulle conseguenze dell’estremismo politico, questo messaggio mi sembra perso. In piazza a Bologna c’erano chi si vergognava di cantar "Bella ciao", perché è un messaggio troppo di sinistra, e che oggi per i giovani la sinistra non fa più sognare : bisogna, per sentirsi ribelle, fare parte di gruppi pseudo-politici estremisti, non importa per loro se quelli siano razzisti. Sarebbe un modo di esprimersi, di sentirsi esistere di fronte ad una società adulta. E nel frattempo, ci si cancella delle menti la paura di fronte all’estremo, alla Bestia nazifascista. Bisogna vedere qua in Francia il risultato delle ultime elezioni presidenziali, o la situazione attuale (avete presente la reazione di fronte alle "rivolte" delle banlieue ? L’aspetto sociale è stato del tutto dimenticato, e i "giovani delusi" sono stati qualificati di "immigrati di seconda generazione", cioè maghrebini...). Non è meglio di la delle alpi, certo. E spero veramente che, di qua come di la, la gioventù si riprenderà nel futuro : ragazzi, siamo tutti figli della nostra storia. Non ce ne scordiamo ! La politica non è un gioco, non è una partita di calcio nella corte del liceo. Non facciamo dei nostri stadi dei lager.

Della Francia, con affetto !






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