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Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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Siamo alla canna del gas

di : viviana
venerdì 10 febbraio 2006 - 16h44
JPEG - 19.4 Kb

di Viviana Vivarelli

La strategia del gas e delle energie in genere di questa legislatura e’ stata penosa.

Ora, come se niente fosse, ci danno la previsione di 3 anni di crisi, per strategie raffazzonate o assenti, associate alla politica privatistica dell’ENI con le sue miopi speculazioni da un governo che si e’ comportato come un azionista di maggioranza in cerca di sovratasse e nuovi ricavi, alla faccia del bene comune.

Con una superficialita’ incredibile non sono state diversificate le fonti di energia, non sono stati contattati piu’ paesi fornitori, si e’ addirittura svenduto il gas in surplus. In pratica facciamo dipendere il gas solo da tre fonti: l’Algeria (26 miliardi di metri cubi), il mare del Nord (16), un po’ la Libia (8) e troppo la Russia (24), di cui l’80% passa per l’Ucraina.

Si potevano prevedere enti per l’energia o pubblici o privati, invece la soluzione e’ stata a a meta’: un colosso, l’Eni, mezzo privatizzato (quotato in borsa) ma sorretto (non controllato o guidato) dallo stato, per cui si e’ avuta una politica da profitti privati, a breve termine, nell’incapacita’ di strategie lunghe.

L’Eni, appena un attimo fa, esultava che di gas ne aveva fin troppo e poteva vendere il surplus alla Germania, ora ci dice che il gas manca e ci appioppa un aumento delle bollette, come se non pagassimo gia’ quelle piu’ alte d’Europa. Cosi’ avremo una bolletta del gas piu’ cara dello 0,7% una elettrica del 2,5%, rispetto all’altro trimestre.

Oggi l’Enel produce poco piu’ del 30% dell’energia consumata in Italia, ma nel ‘96 ne produceva l’80%. Enel non puo’ costruire centrali in Italia, mentre di qui a un anno i concorrenti avranno 12.000 MW di nuova potenza istallata. Nel ‘96 Enel era la 2° utility d’Europa, oggi, dopo la cessione forzata delle Genco, e’ 4°, superata dalla Germania e tra poco anche dalla Spagna e sara’ 5°.

La produzione nazionale al 2005 era attorno ai 12 miliardi di mc. Abbiamo un solo rigassificatore, facciamo pena coi terminali. I francesi hanno 2 terminali per importare gas via nave da qualunque parte del mondo, per 16 miliardi di metri cubi l’anno. Gli spagnoli ne hanno 4, per 30 miliardi di mc/a. In Italia ce n’e’ uno solo e piccolo.

Tanto per spiegare: Enel importa 4 miliardi di metri cubi di gas l’anno dalla Nigeria via Francia, i francesi lo rigassificano e poi lo passano all’Italia attraverso i tubi della Snam.

vedi http://www.helpconsumatori.it/news....

In 5 anni il governo non ha fatto una strategia seria di efficienza energetica, e ora ne paghiamo le conseguenze. Sono state ignorate le energie alternative, i controlli sugli sprechi, le politiche del risparmio.

Come risultato, abbiamo le bollette piu’ care d’Europa e ci manca il gas. Nessun paese europeo dichiara penuria di gas come noi; non sappiamo come finire l’inverno e saremo in secca per i prossimi tre anni. Tra i paesi europei siamo il piu’ debole, il piu’ dipendente e il piu’ cialtrone.

Gli altri paesi hanno i rigassificatori, per cui importano gas liquido in modo piu’ pratico e da paesi piu’ lontani e poi lo riportano allo stato gassoso. Noi invece abbiamo il limite di doverlo importare solo allo stato gassoso attraverso gasdotti e dunque da paesi vicini, perche’ non abbiamo i rigassificatori, sono inquinanti, gli ambientalisti non li vogliono, il governo se li dimentica.

Ma ecco che, a fine legislatura, Scaiola si sveglia improvvisamente e parla come un no global (sara’ mica eversivo?) di energie alternative, che potrebbero arrivare a percentuali a due cifre. Dice che si costruiranno a breve altri due rigassificatori e che ci sara’ un nuovo gasdotto dalla Turchia, parla incredibilmente di solare e di eolico, poi finisce col riproporre il solito nucleare. Ignora per esempio che l’Italia ha una posizione strategica per la distribuzione che potrebbe usare a suo vantaggio, ma Tremonti le coste le vuol vendere, non rinforzare i porti. E’ chiaro che occorrerebbero nuove infrastrutture, ma B ci prospetta il ponte di Messina, la Tav in Valsusa e il Mose. Paese e governo sono rette parallele, uno pensa al freddo che fa, l’altro al ponte piu’ lungo del mondo.

Tra i cervelli che abbiamo mandato all’estero con superficiale arroganza c’e’ il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia. Il governo precedente gli commissionava una centrale solare, questo lo ha cacciato, e ora Rubbia ne sta facendo due in Spagna. (vedi http://www.x-cosmos.it/news/visuali...)

Gli altri paesi portano avanti la ricerca, perche’ e’ il nostro futuro, noi marciamo spediti verso il passato, bene aiutati dalla CEI, e mettiamo a capo delle nostre strutture dei politicizzati incompetenti, come abbiamo fatto per l’Enea, mentre i cervelli migliori se ne vadano all’estero che qui hanno rotto. I tagli alla ricerca non sono certo un buon viatico per un paese che era il 7° del mondo e che ora e’ rapidamente soppiantato dai paesi emergenti.

Dunque prepariamoci a futuri razionamenti. Intanto, se il freddo persiste per altri 15 giorni, siamo in emergenza e il governo dovra’ attingere agli stoccaggi.

E’ vero che quest’anno si sono avute temperature mai viste (-35° a Mosca, -70° in Siberia), ma e’ da molto ormai che i meteorologi parlano di un raffreddamento dell’Europa e non si puo’ sempre ignorarli, per seguire la linea suicida di Bush e il suo rifiuto dei protocolli di Kioto. Non e’ chiaro come faccia ancora a negare l’effetto serra e lo stravolgimento climatico di cui e’ la prima causa mondiale. “Noi abbiamo fatto la politica delle cicale”, dice Scaiola. Ma chi e’ che e’ stato al governo per 5 anni? Non abbiamo fatto scorte, abbiamo venduto quelle che avevamo, non abbiamo rigassificatori, non abbiamo fatto nulla per l’efficienza energetica e ora addirittura riparliamo di nucleare! Il fallimento non potrebbe essere piu’ completo.

“Al momento”, dice Scaiola, “abbiamo tra i 9 e i 10 miliardi di t di riserve, ne abbiamo consumata la meta’, poi abbiamo 5 miliardi di t di riserve strategiche. Dubitiamo che in tali condizioni si riesca a superare l’inverno.”

Ed ecco che improvvisamente, dopo aver deriso le energie alternative e aver chiamato ‘eversori’ quelli che le sostenevano, a un attimo dalla fine legislatura, Scaiola scopre improvvisamente il solare e l’eolico, come fosse un no global e dice che la Sardegna fa male a rifiutare le pale eoliche perche’ sono brutte e altre cose simili, con rapidi ritorni al nucleare (vista l’abitudine), come se non sapesse che sparira’ prima del petrolio.

Sul nucleare non e’ che l’Europa marci meglio.

“La "lobby nucleare" usa l’inganno e la disinformazione per non rendere pubblica la realta’ dell’impatto ambientale dell’Uranio 235, 238, del Plutonio, dello Stronzio e di altri elementi altamente radioattivi. Sul pianeta ci sono circa 400 centrali nucleari, di cui 150 in Europa, dove l’Euratom (ente preposto alla diffusione e protezione del nucleare) fa emettere alla Comunita’ una serie di normative contrarie ad ogni elementare buon senso. A livello internazionale ci troviamo di fronte l’I.A.E.A. (International Atomic Energy Agency), la quale sigla un accordo, nel 1959, con l’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanita’), investendosi di poteri di controllo, iniziativa e gestione di ogni studio di salute pubblica legato al Nucleare. Questo accordo criminale vige tuttora e impedisce qualsiasi agenzia regionale o nazionale di protezione ambientale di avviare studi epidemiologici sul tema” (http://paolaics.altervista.org/U238.htm)

Il problema dell’eliminazione delle scorie radioattive e’ ormai diventato un gravissimo problema su scala mondiale e ora siamo anche pieni di testate nucleari da smantellare. L’unica soluzione era di accumularle in caverne sotterranee magari vetrificate in blocchi, ma chi sorvegliera’ i depositi per un milione di anni?

Dunque, prima o poi, magari ci si mette un terremoto, la radioattivita’ verra’ fuori, Non si tratta di giochetti. Il plutonio anche dopo 20.000 anni e’ ancora buono per fabbricare bombe nucleari, e nessuno riesce a prevedere il costo enorme della cosa. Ma chi parla di nucleare non dice che esso si estinguera’ da solo, soprattutto perche’ e in estinzione l’uranio,

Noi di uranio non ne abbiamo, di centrali sicure non ne sono ancora state inventate, il nostro territorio e’ sismico, la popolazione non ne vorrebbe mezza, ha gia’ detto di no al nucleare con un referendum e non sopporta nemmeno un inceneritore, non si saprebbe dove mettere le scorie, il nucleare e’ pericoloso in modo inquietante ed e’ pure costoso. Insomma, se un governo, intendesse scavalcare la paura popolare, fomenterebbe una tale insurrezione da cadere subito.

Nessuno dei problemi del nucleare e’ stato risolto: ne’ lo smaltimento delle scorie, ne’ le difficolta’ connesse alla dismissione dei vecchi impianti ne’ il pericolo d’incidenti. Chernobil e’ fortemente impressa nella memoria popolare e le famiglie italiane che ospitano i bambini malati sono un ottimo promemoria affinche’ il disastro non si ripeta piu’.

Inoltre, al tempo che avremmo costruite le centrali (9-10 anni), non ci sara’ piu’ uranio.

Rubbia sta studiando centrali solari o con scorie radioattive a minor impatto, ma, guarda caso, noi lo cacciamo per lottizzazioni politiche di basso rango e lui va a costruirle in Spagna e in Cina. Al suo posto ci teniamo gente come il sub-commissario Claudio Regis, che non e’ nemmeno laureato, ma e’ della Lega! Ah, beh. Si vede che se avremo freddo daremo fuoco a qualche leghista.

Invece potremmo avere un risparmio del 15% sul gas importato solo migliorando l’efficienza del metano, che, a differenza dell’uranio, ce l’abbiamo in casa. Non durera’ per sempre, ma intanto potremmo finalmente migliorare l’uso delle energie alternative (siamo gli ultimi in Europa): sole, venti, maree...che porterebbe altre percentuali di risparmio a due cifre, e intanto potremmo con buone leggi combattere gli sprechi.

E l’enorme torre-torcia olimpica che da sola provvederebbe a 3800 famiglie e’ un chiaro esempio di pressapochezza, esibizionismo, irresponsabilita’.

Infine c’e’ l’uso di biomasse e carburanti vegetali che si accompagnerebbe a nuove conquiste e invenzioni se solo un governo intelligente ne desse la possibilita’.

Mettendo insieme tutto, risparmio, efficienza, energie alternative, energie pulite, sistemi come il coriscaldamento ecc., si potrebbero avere buoni risultati, sganciandosi progressivamente dal petrolio, dal gas, e dall’inquinante carbone che e’ ancora molto diffuso sul globo ma sporca l’aria.

A fine legislatura, 3 mesi fa, il governo si e’ svegliato e ha prodotto il decreto di incentivi al il solare, come in Europa, sono arrivate subito 10.000 domande, ma ancora con i biocarburanti si dorme.

Il solare e’ il campo dove si svolgera’ la ricerca futura, ma il progetto del centrosinistra e’ stato buttato senza cambiarlo con niente, e ancora, dopo 5 anni di cattivo governo, si da’ la colpa di tutto al centrosinistra, senza mai una assunzione di reponsabilita’ dei propri fallimenti. La politica degli inviti di Putin alla Certosa e delle canzoni di Apicella non sembra aver dato grandi frutti.

Essere in tutto dipendenti da colossi monopolistici come il Gasprom di Putin e’ inquietante. Non saranno due inviti in Sardegna del caro Vladimir a garantirci alcunche’. Putin e’ cinico e freddo e fa solo i propri interessi.

Lo strapotere di Gasprom vorrebbe gestire tutto il gas europeo dalla produzione alla distribuzione, e’ una arma in mano a Putin, che non ha esitato a incarcerare i concorrenti interni (vedi il miliardario della Yukos), con una gestione totalitaria da novello Stalin, e che ha interessi ben piu’ vasti delle promesse eventualmente fatte a B e vorrebbe ricattare l’Europa sul gas. Del resto la politica di Putin e’ la vera incognita del mondo. Intanto accoglie Hamas, promette all’Iran le componenti per la bomba atomica, apre al medio oriente. Il piccolo Berlusconi e’ niente in un disegno che si sta profilando da grande impero. Il cinico e gelido ex del KGB controlla direttamente quasi tutti i profitti dell’energia russa, qualcosa che supera gli 8 miliardi di dollari all’anno, un’operazione per costruire un regime personale incontrastato negli anni a venire.

Non saranno i cactus della Certosa a addolcire un gigante simile, come non saranno duemila soldati a Nassirya a garantire all’Enel i giacimenti petroliferi iracheni, e su favori da Bush non ci conterei, visto che nella ricostruzione ha lasciato a secco anche le societa’ americane. Anche con questi mezzucci la strategia di B si e’ rivelata fallimentare.

Che i grandi scontri del mondo avvengano ormai quasi solo per il controllo delle fonti energetiche non puo’ negarlo piu’ nessuno, anche se, per forza di propaganda, i Giovanardi nostrani continuano a blaterare di missioni umanitarie e democrazie da esportazione.

Bush si e’ mosso con la forza delle armi. Putin, piu’ gelidamente e astutamente, potrebbe avanzare con la linea delle alleanze, una linea meno costosa e vantaggiosa per entrambe le parti.

La guerra infinita di Bush per conquistare risorse energetiche all’estero deve essere stata un vero fallimento economico e di immagine, se Rumsfeld, che non e’ certo una colomba, ha proposto di abbandonare tale progetto. Intanto le tensioni sia in Palestina e in Iran aumentano.

Malgrado questo, il rinnovo della nostra permanenza in Irak non e’ stato nemmeno discusso, ma e’ stata immesso come ‘banale’ aggiunta al decreto milleproroghe. L’Irak oggi e’ un paese tutt’altro che pacificato. In quanto alla ricostruzione, essa e’ chiaramente fallita, l’uso nazionale di petrolio e elettricita’ e’ peggiorato da prima della guerra, manca la benzina e solo il 30% della rete irachena funziona contro il 50% precedente. La maggior parte dei fondi stanziati per la ricostruzione e’ stata spesa per la sicurezza. L’invasione dell’Irak e’ fallita da ogni punto di vista militare, politico e civile.

Dopo 3 anni, ancora il governo italiano non e’ in grado di dire perche’ siamo andati in Irak. Siamo stati li’ come sudditi degli USA. Abbiamo partecipato a una strage, mettendo sotto silenzio fatti gravissimi e inumani come la distruzione con armi chimiche di Falluja, le torture di Abu Graib, le vessazioni dei militari sulla popolazione. Ignoti a tutt’oggi i motivi per cui abbiamo subìto questa complicita’ criminale.



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