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IL GRANDE INCIUCIO EUROPEO NON FERMERA’ LA LOTTA CONTRO LA BOLKESTEIN

di : edoneo
domenica 19 febbraio 2006 - 18h32
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de Piero Bernocchi

Cosa è successo a Strasburgo giovedi?

Con 393 voti a favore e 220 contro, la direttiva Bolkestein è stata approvata in prima lettura dal Parlamento Europeo, tramite un grande ”inciucio europeo”, un accordo scellerato tra le “famiglie” del Partito Popolare Europeo (PPE) e del Partito Socialista Europeo (PSE). La direttiva è stata votata pezzo a pezzo, ottenendo in media una maggioranza intorno ai 460 voti a favore e 150 contro.

La proposta comune di rigetto della GUE, dei Verdi e dei socialisti francesi, belgi (+ Berlinguer) ha ricevuto 153 voti a favore, 486 contro e 10 astensioni.

Si è quindi proceduto ai singoli voti degli emendamenti della direttiva, e le proposte, che venivano da questa minoranza, sono state esplicitamente battute e con esse la possibilità di escludere dalla applicazione della Bolkestein i servizi di Interesse Generale, i servizi di Interesse Economico Generale, il trattamento dei rifiuti, la gestione e distribuzione dell’acqua, i servizi sociali, i servizi educativi, quelli dell’istruzione, quelli relativi alla ricerca, i servizi connessi ai servizi postali, già regolati da un’esistente direttiva, i servizi funerari, quelli specifici a tutela dell’ambiente, dei consumatori, culturali, ad eccezione di quelli correlati strettamente alla tutela delle diversità culturali o linguistiche, i servizi energetici, i servizi pubblicitari, i servizi di immagazzinamento e trasporto di sostanze pericolose.

Dunque, anche se formalmente non c’è più il principio del paese d’origine, la “libera prestazione dei servizi” fra i paesi dell’Unione non sarà limitata da alcuna barriera. Se nel testo originario si consentiva ai “consumatori” di darsi alcuni strumenti di difesa dallo strapotere del mercato, nel testo finale anche questa discutibile figura sparisce, per non creare comunque intralci. Per il lavoro autonomo, l’assenza di regole è totale: il che significa anche massima precarizzazione del lavoro. Dal testo si evince che i comuni, le province, le strutture amministrative statali saranno deprivati del potere di intervenire sul “libero” mercato dei servizi.

Sono invece esclusi dal campo di applicazione della Bolkestein, i servizi bancari, creditizi, i servizi pensionistici individuali, tutti i servizi fiscali o assicurativi, l’attività dei notai e dei pubblici ufficiali, e degli avvocati ed operatori giuridici, i servizi di trasporto, compresi il trasporto urbano, i taxi, le ambulanze e i servizi portuali, i servizi medico sanitari prestati o meno nel quadro di una struttura sanitaria a prescindere dalle loro modalità di organizzazione o di finanziamento sul piano nazionale e della loro natura pubblica o privata, il gioco d’azzardo, i servizi audiovisivi a prescindere dal modo di produzione, distribuzione, trasmissione, inclusi servizi radiofonici e cinematografici,i servizi sociali come l’edilizia sociali, l’assistenza ai figli e i servizi alla famiglia.

Sinistra e destra liberista a braccetto

Di fronte a questo scempio liberista (che non può essere mascherato dalla farragginosità di molti passaggi del testo e dalla eliminazione di alcune parole-scandalo, o dalla ambiguità di alcuni brani “a rischio”), è sbalorditivo il tentativo di occultare la realtà da parte della sinistra liberista, ossia della maggioranza del gruppo socialista europeo, nonché della dirigenza europea della CES. Che si potesse arrivare al "grande inciucio" europeo era in conto, sapendo che tutta la storia di questa devastante direttiva è stata segnata fin dall’inizio da una convergenza di interessi tra destra e sinistra liberista - che ha coinvolto, nonostante l’opposizione di importanti categorie, gran parte della CES (la Confederazione europea dei sindacati) - fin dal parto avvenuto durante la presidenza Prodi.

Ma l’entusiasmo nostrano di DS e Margherita, scavalcati “a sinistra” dai socialisti belgi e francesi e recatisi al voto a braccetto con Forza Italia, è davvero indecente e la dice lunga sulla volontà del centrosinistra italico di eliminare Berlusconi ma di mantenere (se non di rafforzare) il liberismo qualora l’Unione dovesse vincere le prossime elezioni.

Altrettanto scandalose le dichiarazioni del segretario generale della CES Monks, il quale nonostante l’opposizione di molte categorie e sindacati nazionali aderenti alla CES, ha avuto l’ardire di sostenere che “ben il 90% delle richieste di modifica presentate dalla CES sono state accolte” e che dunque il voto era una vera e propria grande vittoria.

E quando qualcuno gli ha fatto notare che la grande manifestazione di martedì 14 a Strasburgo (che giornalisti micragnosi, riprendendo pari pari la cifra della polizia, hanno ridotto a 50 mila persone, quando la valutazione unanime in piazza era intorno alle 200 mila persone) aveva lo stesso orientamento di quella già svolta il sabato (intorno alle 15 mila persone), e cioè chiedeva la revoca “senza se e senza ma” della direttiva, ha replicato che quelli in piazza rappresentavano una ben piccola minoranza rispetto a tutti gli iscritti/e europei ai sindacati della CES.

Ma l’”inciucio” non chiude affatto la partita

Dunque, sarebbe certo sbagliato sottovalutare la gravità del voto del Parlamento Europeo. Esso ricorda, a chi tendesse a dimenticarlo, la grande complicità strutturale tra destra e sinistra liberista in Europa, al di là delle strumentali polemiche elettorali e delle differenze di “costume” e di stile.

Segnala anche la loro volontà di ignorare l’orientamento popolare espresso nei voti contrari alla Costituzione europea, le grandi mobilitazioni antiliberiste e contro la Bolkestein e, anzi, il desiderio di fare in fretta ad applicare più liberismo possibile, prima che il “vento del pubblico”, il desiderio di difendere i beni pubblici comuni, sociali e ambientali, diventi clamorosamente maggioritario in tutta Europa.

Ma sarebbe ancora più sbagliato pensare che il “grande inciucio” chiuda la partita a favore del liberismo. Intanto va ricordato che la direttiva dovrà passare al vaglio del Consiglio e della Commissione europea, in uno spazio temporale che potrebbe coprire almeno un anno. Nel frattempo la pressione del movimento, nel quadro unitario finora realizzato, deve proseguire (meglio, intensificarsi) non solo verso le sedi europee, ma "aggredendo" politicamente i luoghi nazionali delle decisioni in merito.

Un eventuale governo Prodi (nonostante DS e Margherita abbiano riconfermato il loro sostegno alla direttiva) dovrebbe trovarsi di fronte una fortissima e unitaria pressione popolare che rivendichi per l’Italia (e lo stesso andrebbe fatto negli altri paesi) una specie di "diga anti-Bolkestein", attraverso una normativa che ne escluda comunque l’applicazione per tutti i servizi pubblici e le strutture di pubblica utilità.

Seppur un tale cambiamento di rotta da parte della maggioranza del centrosinistra (se vincitore delle elezioni) appare al momento davvero improbabile, non va sottovalutata la grande crescita di coscienza popolare (riconfermata anche dalle manifestazioni dell’11 e del 14), indotta dal movimento antiliberista mondiale, nei confronti della difesa dei beni pubblici, sociali e naturali. Si è affievolito assai il "vento del privato" e si sta gonfiando sempre più il "vento pubblico", si tratti di difendere la scuola o la sanità, come di opporsi alla mercificazione dell’acqua e dell’ambiente o alla distruzione del territorio attraverso le "grandi opere nocive", dalla Tav al Ponte.

Non va dimenticato che è proprio la crescita costante di questo nuovo senso del "pubblico" e dei beni comuni sociali e naturali, generata a partire da Seattle attraverso l’agire del movimento contro la globalizzazione liberista, ad aver indotto il ceto politico liberista europeo a cercare di sfondare le difese antiliberiste attraverso una specie di manifesto programmatico (una vera antologia) del liberismo come la direttiva Bolkestein.

Essa rientra nel più vasto e mondiale quadro di smantellamento legislativo delle difese e delle garanzie del lavoro, dei servizi pubblici, che procede attraverso i pilastri della mercificazione totale (il mercato ha bisogno di nuove merci e per questo scuola, sanità, cultura e informazione vanno trasformati nel business del 21 secolo e l’acqua nel "petrolio del futuro") e del dumping globale del lavoro (il lavoro "da Terzo mondo" irrompe nel Primo per stroncare ogni difesa, dimezzare i costi e cancellare ogni "rigidità").

Ma tale smantellamento aveva finora proceduto, in Europa, attaccando i bastioni del lavoro e dei servizi pubblici uno per uno, separatamente. Cosi ad esempio si è arrivati allo stravolgimento degli orari di lavoro ma anche alla più crudele e totale deregulation del lavoro, quella operata nei trasporti marittimi, ove una super-Bolkestein ha già travolto ogni difesa, spostando tutte le sedi delle compagnie marittime di rilievo in paesi simil-Caiman ove l’assenza di ogni legislazione del lavoro (il vero senso del principio del paese di origine è questo: non il mitico idraulico polacco che "ruba" il posto al francese a prezzi dimezzati, ma la compagnia francese che sposta la sua sede nelle Caiman e poi in Francia è svincolata dalla legislazione francese) consente oggi di assumere i lavoratori del mare "prelevandoli" da terrificanti book nei quali si può scegliere tra il marittimo francese contrattualizzato alla europea (intorno ai 1.300 euro mensili, pensione, mutua e ferie), il marittimo coreano con contratto Oil (minima copertura pensionistica e sanitaria, 700-800 euro mensili, pochi giorni di ferie) o il marittimo cambogiano (nessuna copertura di alcun tipo, 300-400 euro, licenziabili all’istante). E quale sia la scelta (al 70-80%) è intuibile.

Se la strategia è cambiata, e si è passati ad un tentativo di blitzkrieg globale, dipende certo anche dall’integrazione dei paesi dell’Est che ha fatto credere ai liberisti di tutta Europa di avereo un’occasione d’oro per l’attività di livellamentoverso il basso di garanzie e diritti lavorativi e pubblici (anche se martedì a Strasburgo c’erano almeno 5 mila lavoratori/trici polacchi, duemila ungherese, un migliaio di sloveni e centinaia di altri dai singoli paesi dell’Est); ma fondamentalmente dipende dalla necessità di affrettare i tempi in una situazione mondiale dove né il Wto, né l’attività del Fondo Monetario e della Banca mondiale hanno proceduto con i tempi e con i successi attesi, ma anzi a partire dall’America Latina le ricette liberiste vengono sempre più contestate non solo da grandi masse sociali organizzate ma anche da una serie di Stati non certo irrilevanti.

Al Forum mondiale di Caracas delle 36 campagne promosse a livello mondiale per il 2006, più della metà riguardano la difesa dei beni pubblici sociali e ambientali, nonché la difesa dei diritti del lavoro, attraverso l’estensione mondiale di Reti e di azioni sempre più vaste e forti. Guardando dunque alla lotta anti-Bolkestein entro questo quadro di conflitto mondiale, sarebbe assurdo considerare chiusa la partita a causa dell’"inciucio europeo" tra destra e sinistra liberista. E anzi il prossimo Forum europeo di Atene dovrà rilanciare con la massima forza la lotta contro la direttiva e contro il sempre più impopolare “vento liberista”.

Piero Bernocchi

Confederazione Cobas

http://www.cobas-scuola.org/varie/I...


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