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Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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Relazione: Elezioni, italiani all’estero, prospettive.

di : Carlo Cartocci
venerdì 19 maggio 2006 - 16h17
1 comment
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di Carlo Cartocci

Costituzione del Coordinamento dell’Unione per gli italiani nel mondo

Il Coordinamento*, nato per le elezioni e composto da responsabili dei partiti della coalizione, ha funzionato in modo alterno: generalmente collettivo e unitario, talvolta con punte di individualismo ed evidenziando interessi di parte (DL, RNP, IdV).

L’errore più grave compiuto da quasi tutte le forze è stato quello di scegliere i candidati ascoltando più i vertici dei partiti e dei patronati che le proposte della base elettorale estera. Queste scelte hanno scontentato soprattutto i paesi dell’America del Sud e, in parte, l’Europa.

Oggi il coordinamento è orientato a non sciogliersi e a restare in funzione, sia per continuare a coordinare le iniziative unitarie all’estero (Referendum, p.es), sia per costituire un riferimento politico organizzativo degli eletti dell’Unione (Micheloni, Pollastri, Randazzo, Turano, Bafile, Bucchino, Cassola, Farina, Fedi, Narducci), sia, infine, per avere nei confronti del Ministro (o viceministro che sia) per gli italiani all’estero funzioni di stimolo, suggerimento, controllo.

Per queste ragioni abbiamo chiesto alla coalizione e a Prodi un riconoscimento ufficiale, una piccola sede e un budget annuale per poter tenere aperti i contatti con le comunità italiane.

Campagna elettorale e risultati

Non tutti i candidati dell’Unione hanno avuto pari opportunità per diverse ragioni:
 l’Unione ha versato ai candidati la quota elettorale (7000 euro) solo pochi giorni prima del voto, quindi solo i candidati economicamente forti dal punto di vista personale hanno potuto svolgere bene e con efficacia la campagna elettorale,
 alcuni partiti hanno investito fondi sui propri candidati (DS, DL, ma anche PdCI e Verdi), il Prc ha potuto contribuire solo con 2000 euro (decisamente pochi per territori estesi come sono le circoscrizioni estere).
 Tutti i partiti che hanno lavorato da anni a radicare la propria presenza all’estero, hanno inviato dirigenti a sostenere i propri candidati; il nostro partito, se si esclude l’Europa, si è presentato solo da poco alla ribalta internazionale e non ha saputo organizzare la propria attiva presenza.
 Non tutti i candidati sono stati sempre leali nella politica delle alleanze e alcuni hanno avuto un atteggiamento ”furbo” nella richiesta di scambio di preferenze.
 I patronati hanno funzionato da “grandi elettori” e hanno sostenuto con forza soprattutto i candidati DS (Inca) e DL (Acli).

I nostri tre candidati, in ovvie difficoltà, hanno tuttavia lavorato benissimo e i risultati sono stati buoni: hanno raccolto le preferenze che ci hanno permesso di essere il terzo partito dell’Unione all’estero come in Italia, hanno accumulato una grande esperienza e hanno fatto conoscere in molti paesi le posizioni del partito: abbiamo segnato un vasto territorio in vista delle prossime scadenze. Come già sapete i risultati complessivi dell’Unione sono stati esaltanti:

Eletti Senato = 4 Unione, 1 Indip, 1 FI;

Eletti Camera = 6 Unione, 1 IdV, 1 Indip, 2 FI, 2 AN.

* Componenti del Coordinamento: Pittella, Lombardi, Marino (DS), Danieli, Neri (DL), Cartocci (PRC), Negro (Verdi), Spetic (PdCI), Crema (RNP), Bernacconi (IdV)

Le aspettative degli italiani all’estero rispetto al partito e al governo La designazione di un responsabile per gli italiani nel mondo e, soprattutto, l’impegno dei compagni nel referendum per la procreazione assistita, nelle primarie e nelle elezioni, ha acceso negli iscritti e nei simpatizzanti che vivono all’estero la speranza di una nuova attenzione da parte del partito alle federazioni estere e la volontà di impegnarsi nel proselitismo.

Per quel che riguarda l’Europa le aspettative possono sintetizzarsi nei seguenti punti:
 rafforzamento dei rapporti fra federazioni estere e partito in Italia: più regolari e maggiori contatti
 regolarità nella distribuzione delle tessere
 maggiore presenza dei dirigenti, deputati e senatori del partito alle iniziative più rilevanti delle federazioni e dei circoli
 riorganizzazione della federazione del Benelux (territorialmente troppo estesa e eterogenea)
 ricerca di forme organizzative che consentano, nelle situazioni meno strutturate, la vita attiva dei circoli in territori privi di federazioni
 maggiore rappresentanza delle realtà estere (federazioni e circoli) negli organismi rappresentativi del partito
 sostegno economico e organizzativo alle realtà più deboli in crescita. In conclusione ci si aspetta che il partito non si limiti a chiedere la mobilitazione in occasione dei referendum o delle elezioni, ma stabilisca un reciproco rapporto costruttivo e continuo.

Per quel che riguarda il resto del mondo:
 i risultati elettorali hanno evidenziato che esiste una potenzialità della presenza di simpatizzanti di Rifondazione in molti paesi. Abbiamo raccolto preferenze nei paesi dell’America del Sud e sono giunte segnalazioni di presenze interessanti in Canada, Usa, Australia, perfino in SudAfrica.
 Si potrebbe immaginare e sostenere la creazione di un sistema di associazioni culturalpolitiche che raccolgano iscritti e non (e anche simpatizzanti dell’Unione) che facciano informazione e socializzino iniziative culturali, sociali e politiche; da queste potrebbero in seguito nascere anche dei circoli del Prc .
 Va tenuto presente che il Coordinamento dell’Unione intende favorire la creazione di coordinamenti locali che dovranno vedere la presenza di nostri rappresentanti.
 La realtà economica di molti paesi non consente l’autonoma nascita di circoli e associazioni (quelle esistenti sono legate ai patronati e/o alle organizzazioni regionali che non vedono quasi mai la nostra presenza), occorrerebbe pensare ad assicurare un piccolo budget annuale ai nascenti circoli per affrontare le spese di locazione di una sede, l’uso di un telefono ecc.
 Mentre in America del Sud esiste una piccola rete di relazioni che sono nate anche per iniziativa del nostro candidato Monti e che vanno rinforzate e tenute vive, in altri paesi occorre iniziare da zero: saranno necessarie visite e incontri, si tratta cioè di avviare una politica complessiva con una previsione di impegni organizzativi ed economici.

Una particolare attenzione va posta alle aspettative nei confronti del governo: se il voto estero è stato determinante per la vittoria del centrosinistra, non va dimenticato che lo può essere anche per una sua eventuale caduta. Gli eletti all’estero (determinanti al Senato) non sono truppe cammellate, vogliono vedere presto segni di una inversione di rotta nei rapporti con l’emigrazione, vogliono che le promesse contenute nel programma si avviino ad essere mantenute. Non tutto subito, ma subito segnali forti.

Dalle comunità giungono le prime insofferenze, dall’Italia non si può continuare a chiedere mobilitazioni (per le primarie, per le politiche, per il referendum...) e, nel contempo, lasciare nell’indeterminatezza tempi e modi del necessario cambiamento. Da Prodi e dai segretari dei maggiori partiti non è stato posto fra i temi rilevanti quello degli italiani all’estero, in verità perfino i ringraziamenti ufficiali, se ci sono stati, sono stati flebili. Anche nelle diatribe per l’assegnazione dei ministeri non si è ritenuto opportuno neppure ascoltare il parere degli eletti e del Coordinamento.

Questioni di rappresentatività e crisi del Coordinamento

Sull’opportunità, nella nuova compagine governativa, di conservare o meno il Ministero degli italiani nel mondo (precedentemente tenuto da Tremaglia), nel coordinamento e con i candidati eletti si è aperta una attenta riflessione. Da un lato un ministero di pura propaganda, senza portafoglio come era in precedenza, non è stato valutato molto utile, meglio un viceministro degli esteri o un sottosegretario con ampia delega. D’altro canto eliminare il ministero potrebbe essere considerato dai nostri connazionali all’estero un gesto di ingratitudine e un segno di poca considerazione nei loro confronti. Il presidente Prodi ha chiesto al coordinamento di dare indicazioni in merito, il coordinamento ha risposto indicando non tanto le preferenze per un tipo o l’altro di soluzione, o dando una rosa di nomi graditi, quanto, piuttosto, indicando una serie di iniziative e di scelte politiche che dovrebbero caratterizzare l’incarico a prescindere dalla sua forma e dalla personalità chiamata a svolgerlo. Con realismo nessuno si è nascosto il rischio che un ministero, per quanto senza portafoglio, potesse entrare nel gioco della divisione dei posti fra i vari partiti della coalizione e, quindi, essere attribuito ad un politico del tutto all’oscuro della problematica dell’emigrazione. Proprio per questo si è insistito sul programma e sulla necessità di lasciare in vita il coordinamento stesso.

* * *

Fin qui i lavori svolti in un clima di condivisione. Intorno al 16 maggio però si sono avuti i primi segnali di tensione: si è saputo che non ci sarebbe stato un Ministero, ma un viceministro degli esteri con delega e che si faceva il nome di Leoluca Orlando, eletto nella lista di IdV. Alla maggioranza del coordinamento l’ipotesi non è parsa rispondente alle esigenze, senza contare che l’IdV per la circoscrizione europea si è presentata fuori dell’Unione. Sono circolati anche i nomi di Intini e di Danieli, il tutto senza alcuna consultazione degli eletti e del coordinamento.

In una lunga riunione del Coordinamento integrato dagli eletti all’estero dell’Unione si è scritto un documento a Prodi e ai dirigenti delle forze dell’Unione in cui si chiedeva una consultazione degli eletti e del coordinamento prima di decidere. A sottolineare la nostra volontà di collaborazione abbiamo anche inviato alle agenzie stampa una nota in cui si sosteneva la scelta del viceministro e si sottolineavano le priorità programmatiche.

Però, mentre era in corso la riunione, alcune forze politiche si sono mosse autonomamente per porre al Consiglio dei ministri, riunito per decidere, veti incrociati sui nomi, per avanzare alcune proposte e fare velate allusioni al rischio di non ottenere la fiducia al Senato. Un brutto clima che ha costretto il CdM a rinviare la designazione del viceministro per gli italiani nel mondo e ad affidare a D’Alema (Ministro degli esteri) una consultazione degli eletti dell’Unione.

Sono seguite convulse comunicazioni telefoniche fra i vari membri del Coordinamento; per quel che mi riguarda ho sostenuto con tutti gli interlocutori i seguenti criteri di scelta:
 se si deve scegliere fra gli eletti all’estero dell’Unione è bene che il criterio sia quello della massima rappresentatività e quindi si scelga chi ha ottenuto più preferenze,
 se si vuole scegliere fra altri è bene che prevalga il criterio delle competenze e dell’impegno nel settore e quindi si ampli la rosa dei nominabili dentro e fuori del coordinamento,
 che il coordinamento sia consultato.

D’Alema ha deciso, inopinatamente, di consultare solo gli eletti al Senato e non tutti gli eletti dell’Unione. In questa circostanza ha avuto a maggioranza l’indicazione del nome di Danieli, che sarà quindi nominato viceministro agli esteri con delega per gli italiani nel mondo.

Una scelta che non raccoglie il consenso di tutti gli eletti e dell’intero coordinamento, soprattutto perché non si è esplicitato il criterio di scelta. Che Danieli abbia esperienze specifiche non è negato da nessuno, così come non si sarebbe recriminato su nessun altro nome del coordinamento o degli eletti. Quello che rincresce è la mancanza di chiarezza e di trasparenza con cui si è giunti alla decisione. Ora resta la necessità di ricucire i rapporti nel coordinamento e di costruire, se possibile insieme, un percorso programmatico serio in collaborazione con tutti gli eletti all’estero nelle fila dell’Unione.

Conclusioni

Si apre adesso un periodo di impegni intensi dentro e fuori il partito. Fuori, verso il governo e il viceministro, per stimolare, caratterizzare e controllare le scelte che saranno fatte.

Nel partito per programmare attività presso le comunità, per costruire una nostra politica sull’emigrazione, per sostenere e sviluppare la nostra presenza organizzata all’estero, per inserire nel programma della Sinistra europea il capitolo “Migranti” e, in prospettiva, per cominciare a pensare, da qui a un anno ad una Conferenza del partito sull’Emigrazione.

Roma 18/5/06



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> Relazione: Elezioni, italiani all’estero, prospettive.
20 maggio 2006 - 05h05 - Di 623d775a4e13cb6c01a81ae8500487de...

erano dieci anni lunghi da passare; come diceva la canzone italiana che le strutture dei partiti di sinistra si accorgessero dei tanti attvisti italiani che lottano anche e, sopratutto per l’alternativa e democrazia radicale sociale,socialista, nel proprio paese originario e sempre legati malgrado le residenze momentanee,provvisorie,precarie,(per studi ricerche ecc.) all’estero..final-mente! :""" it’ art groupe extrême jonction cahiers cyberdada(edizioni alternative italo francesi)






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