Il sito Bellaciao. Colorato, molteplice, dove - per fortuna - il meglio accompagna il peggio, misto, bizzarro, fa pensare a Picabia e ai dadaisti, esplora tutti i registri ed i regimi retorici, divertente e polemico, surrealista: incontro fra un ombrello ed una macchina da cucire su un tavolo da dissezione, testa di Lenin sulla tastiera di un pianoforte Steinway o Bosendorfer... Il Collettivo Bellaciao vi invita a festeggiare la 48.6 milionesima visita del sito Bellaciao
FR
ES
Sabina Guzzanti
a Parigi con Bellaciao
Haidi Giuliani
a Parigi con Bellaciao
Modena City Ramblers
a Parigi con Bellaciao
MANU CHAO
a Parigi con Bellaciao
Senal en Vivo

VIDEO - RADIO
SITI AMICI
con Bellaciao
Bellaciao hosted by
Ribellarsi è giusto, disobbedire è un dovere, bisogna agire !
Version Mobiles   |   Home  |   Chi siamo ?   |   Sottoscrizione  |   Links  |   Contact  |   Ricerca
Sognavamo cavalli selvaggi
giovedì 1 Febbraio
de Luca Visentini via FR
Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
Leggere il seguito - per rispondere...
Afghanistan: si riapre la discussione sulla strategia politica

di : Franco Ferrari
mercoledì 13 settembre 2006 - 02h09
1 comment
JPEG - 13 Kb

di Franco Ferrari

Le ultime notizie sull’evoluzione della situazione militare in Afghanistan hanno riaperto la discussione sulla presenza italiana in quel Paese, in vista di un nuovo possibile scontro all’interno della maggioranza di centro-sinistra quando si dovrà decidere un ulteriore rifinanziamento della missione.

Le posizioni espresse in questi giorni ricalcano quelle emerse già nelle precedenti occasioni, sull’opportunità o meno del mantenimento di truppe italiane, attualmente dispiegate a Kabul e nella provincia occidentale di Herat.

Prodi e Parisi hanno riaffermato la necessità di restare, con la motivazione che occorra mantenere gli impegni assunti dall’Italia in sede internazionale ed impedire che l’Afghanistan cada in mano ai talebani, diventando un santuario del “terrorismo internazionale”.

Contemporaneamente, Prodi ha confermato l’impegno a mantenere il compromesso raggiunto nei mesi scorsi, ovvero a non incrementare il numero dei militari italiani e a non spostare truppe nelle zone di guerra. Da rilevare, all’interno del governo, un accento diverso da parte del ministro degli esteri D’Alema, per il quale occorre aprire il confronto nelle sedi internazionali sullo stato e sulle prospettive della presenza militare in Afghanistan.

Sul versante della sinistra pacifista si riafferma la contrarietà alla presenza di soldati italiani in Afghanistan, che rischiano in tempi relativamente brevi di essere direttamente coinvolti nell’estensione del conflitto e quindi di diventare attori della guerra voluta dagli Stati Uniti nel 2001, con l’operazione “Enduring Freedom”. Viene sottolineata a questo proposito l’evidente differenza con la situazione libanese dove la presenza militare italiana, sotto la diretta responsabilità politica dell’ONU, ha contribuito a mettere fine ad una guerra in corso.

Da questo lato dello schieramento politico emerge, a fianco della richiesta del ritiro delle truppe, l’esigenza di una strategia politica più articolata sulla vicenda afgana con l’editoriale pubblicato su Liberazione dal Senatore Francesco Martone del PRC, nel quale si afferma la necessità di discutere le alternative di un possibile intervento politico, umanitario, di sostegno alla ricostruzione in Afghanistan. Credo che questa presa di posizione, come quella della Senatrice Lidia Menapace, anch’essa pubblicata su Liberazione, vada nel senso di definire quella che in un mio precedente articolo avevo indicato come “alternative strategy”, che contenga ma non si riduca alla “exit strategy”, cioè al ritiro delle truppe militari.

Non bisogna nascondersi che le ragioni politiche dell’intervento in Afghanistan, che vede la partecipazione diretta della Nato e il sostegno dell’Unione Europea, e che si propone di affermare il multilateralismo della guida politica della coalizione dei Paesi occidentali, in contrasto con l’unilateralismo praticato dall’Amministrazione Bush, renderà molto più difficile spostare l’orientamento oggi maggioritario nella coalizione di centro-sinistra. Senza perdere di vista o indebolire l’obbiettivo di fondo del ritiro delle truppe (le cui ragioni sono condivise anche da ambienti militari, come dimostrano gli interventi del gen. Mini) è necessario mettere in campo una articolazione di obbiettivi.

Fondamentale per questo è giungere ad una analisi meno occasionale della vicenda afgana e individuare le diverse questioni che essa solleva. Non si può dimenticare che la presenza di truppe è frutto di una strategia innanzitutto politica, ed è questa che va analizzata e contrastata nei suoi vari aspetti. Per questo il discorso della sinistra pacifista non può ridursi al richiamo all’art. 11 della Costituzione (di cui pure va difesa e sottolineata tutta la valenza ideale e politica).

In Afghanistan, come in Libano, Palestina ed Iraq entra in gioco una valutazione su quale debba essere il ruolo della sinistra pacifista e alternativa. Scontato il rifiuto dell’approccio ideologico che sostiene l’Amministrazione Bush, confluenza pericolosa di fanatismi “neo-con” e “teo-con” oltre che di concreti interessi materiali di grande potenza imperiale. “Guerra di civiltà”, “guerra al terrore”, “scontro con l’islamo-fascismo”, “nuovo Medio Oriente”: questa impalcatura propagandistica si è tradotta in una serie di scelte politiche che stanno devastando tutta la regione. Al centro di tutto vi è la scelta della guerra come principale strumento riordinatore degli equilibri strategici e politici.

Questa offensiva politica, ideologica e militare degli Stati Uniti registra oggi una crisi evidente, come attestano le critiche sempre più esplicite e impietose che vengono dallo stesso establishment politico militare americano. Basti leggere gli interventi sull’Iraq di uno specialista militare, tutt’altro che pacifista, come Anthony Cordesman del Centre for Strategic International Studies, o sulle questioni palestinesi e in generale sull’islamismo politico, di un ex “intellettuale della CIA” come Graham Fuller, già vice presidente del National Intelligence Council, per capire la perdita di terreno della destra fondamentalista che gestisce la politica estera degli Stati Uniti. Anche la maggiore aggressività dei Democratici nel criticare il Presidente, dopo anni di timidezza e subalternità, è indicatrice di un possibile mutamento del clima politica negli stessi Stati Uniti.

In questo quadro, la sinistra pacifista e alternativa deve darsi strumenti di analisi più solidi e elaborare una prospettiva politica più concreta che riguardi tutta l’area mediorientale e il rapporto con l’islamismo, non limitandosi ad affermazione generali giuste ma insufficienti. La difficoltà che emerge a volte ad articolare una valutazione politica precisa di quanto accade in Iraq, in Iran o in altre parti dello scacchiere, deriva non solo dalla oggettiva complessità dei processi in atto, ma anche da un dibattito politico ancora inadeguato.

La formulazione di una strategia politica della sinistra alternativa e pacifista per il Medio Oriente in generale (e per l’Afghanistan in particolare) devono distinguersi anche dalle posizioni cosiddette “antimperialiste”. Intendo quelle tesi che in pratica accettano l’analisi “neo-con” di uno scontro bipolare tra il bene (la democrazia, la libertà,ecc.) e il male (l’islamo-fascismo, il terrorismo, ecc.), da giocare principalmente sul terreno militare. La lettura “antimperialista” parte dallo stesso presupposto: l’esistenza di uno scontro tra due campi ideologicamente definiti in cui le ragioni e i torti si misurano in termini militari. Basta solo invertire le polarità di valore: da un lato l’imperialismo, il capitalismo, le multinazionali, ecc. dall’altro i popoli, la resistenza ecc. In questo modo si arriva all’esaltazione acritica di movimenti, che vanno ovviamente analizzati con attenzione e di cui vanno colte le molte differenze interne, quanto il fatto di essere a volte portatori di ragioni ed esigenze fondate dei rispettivi popoli, ma di cui non va cancellata la natura sostanzialmente reazionaria. Insomma per sconfiggere i “teo-con” (teo-conservatori) non c’è bisogno di diventare “teo-com” (teo-comunisti).

Detto in estrema sintesi, l’emergere di una prospettiva democratica, pacifica e socialmente giusta in Medio Oriente non può che passare da una reciproca sconfitta delle politiche dell’Amministrazione USA e del fondamentalismo politico islamista, per favorire la quale è indispensabile interrompere e invertire la crescente militarizzazione dello scontro politico.

Tornando all’Afghanistan ciò significa che la proposta di ritiro dei militari va inserita in una strategia più ampia, che si colleghi ad una diversa visione di dove debba andare il Medio Oriente (inteso in senso lato come area di presenza dell’attivismo islamico) e di quali politiche alternative concrete si possano mettere in campo utilizzando a tal fine tutte le leve, di movimento e di politica istituzionale, nazionali e soprattutto sopranazionali che sono a disposizione

La prospettiva di fondo in cui muoversi è di sconfiggere la strategia della “guerra preventiva e permanente” senza accettare passivamente che l’Afghanistan registri il ritorno al potere dei talebani e con loro di un nuovo blocco politico-militare fondamentalista-reazionario. La prospettiva strategica potrebbe essere indicata in modo relativamente semplice. Dal punto di vista militare e della legittimità internazionale il caso afgano rappresenta un modello intermedio tra quello irakeno (guerra di aggressione e di occupazione) e quello libanese (interposizione tra belligeranti per aprire la strada ad una soluzione politica dei problemi).

L’ISAF è legittimata da un mandato ONU ma non è una forza che risponde direttamente alle Nazioni Unite ed è formalmente uno strumento di stabilizzazione e di assistenza (di peacekeeping o mantenimento della pace) che si sta trasformando in forza di guerra a tutti gli effetti. Con l’estensione alle province meridionali dove sta riprendendo forza la resistenza talebana, e la prospettata unificazione con l’operazione americana “Enduring Freedom”, assumerebbe compiti definiti dagli strateghi militari di “contro-insurrezione” e “contro-terrorismo”. Si trasformerebbe in una presenza sempre più ostile verso una parte crescente della popolazione come avviene per la presenza americana e britannica in Iraq. Si dovrebbe invece prendere la direzione opposta, con l’effettiva chiusura di “Enduring Freedom”, il ritiro del comando NATO, e la costruzione di una forza multinazionale di pace orientata a garantire il processo di smilitarizzazione del Paese e di tutela dalle possibili incursioni aggressive dai Paesi vicini (in particolare dal Pakistan). E’ evidente che questa è una ipotesi che al momento non può che restare puramente teorica ma non è detto che non possa diventare una opzione più realistica nel medio periodo.

Oggi si scontra con due elementi che stanno alla base delle scelte politiche dei governi che hanno mandato truppe in Afghanistan. Il primo riguarda il concetto di “nation-building”, costruzione della nazione, che qualcuno definisce più precisamente come “state-building”, essendo il concetto di Stato più determinato e verificabile di quello di “nazione”. Ci si deve chiedere se e in che modo un intervento esterno, anche e soprattutto non militare, possa e debba condizionare le vicende politiche interne ad un Paese. L’esperienza storica della sinistra aveva portato ad affermare il principio della difesa dell’indipendenza nazionale come valore assoluto, che si legava al rifiuto di azioni definite come tentativi di esportazione militare del socialismo o alla “teoria della sovranità limitata” avanzata dalla direzione sovietica. Anche in un caso come quello dell’intervento vietnamita in Cambogia che portò alla fin de regime di Pol Pot, ci fu una condanna di principio, a prescindere dal fatto quell’iniziativa militare portasse ad un esito sostanzialmente positivo per il popolo interessato.

Se quelle prese di posizione rappresentavano un passo avanti, perché indicavano una rottura seppur tardiva e a volte timida, con una logica di appartenenza ad un “campo” politico, ideologico e militare, oggi la crisi dello stato-nazione, il riflesso dei processi di globalizzazione e la riformulazione dell’internazionalismo derivata dal movimento “no-global” ci ripropongono il tema in modo diverso. Nel caso specifico dell’Afghanistan si pone il problema di come sostenere politicamente e praticamente quelle forze interne che si muovono sulla lunghezza d’onda di una processo di democratizzazione, pacificazione e approccio non violento ai conflitti politici, giustizia sociale. Il che significa prima ancora riconoscerne l’esistenza e dare loro la parola.

Altro tema a cui la questione della presenza militare italiana in Afghanistan ci propone è quello del ruolo e delle prospettive della NATO. Non c’è dubbio che per l’establishment politico-militare europeo (di centro-destra o di centro-sinistra) il “successo” della missione ISAF è importante, più che per il futuro degli afgani, per quello del patto militare atlantico che aveva perso la sua ragion d’essere con il crollo del blocco sovietico. La capacità di intervenire militarmente al di fuori del teatro europeo è considerato importante per dimostrare che la NATO è ancora necessaria per far fronte alle nuove “minacce” del futuro che possono arrivare da qualsiasi parte del mondo, il “terrorismo”, e da soggetti “non statuali”.

La posizione della sinistra pacifista, del tutto fondata, è che la NATO così impregnata dalla sua condizione originaria di strumento della guerra fredda e dall’idea che i conflitti politici, sociali ed economici esistenti nel mondo possano avere una soluzione prioritariamente militare è fondamentalmente irriformabile. Il suo superamento, obbiettivo sicuramente di non ravvicinata realizzabilità, non può essere raggiunto semplicemente ripescando i vecchi slogan degli anni ’50 e ’60 poi andati in disuso, e che oggi non riescono a trovare un eco di massa, anche se possono riscaldare il cuore di qualche militante, ma formulando una strategia alternativa a quei problemi ai quali altri vogliono dare risposta rilanciando il ruolo della NATO: come si accresce la sicurezza collettiva, come si interviene in soluzioni di crisi, come si controllano soggetti militarizzati non- statuali, ecc. Avendo altresì l convinzione che non c’è risposta se non rimettendo in discussone le condizioni politiche, economiche, sociali strutturalmente ingiuste.

Anche per l’Afghanistan non si può sfuggire ad alcuni di questi nodi, non risolvibili con la pur giustificata richiesta di ritiro della nostra presenza militare. Anche per questo credo sia utile aprire la discussione e arrivare a formulare proposte su tutti i principali aspetti politici posti dall’azione della NATO e dell’Italia. Non si può accettare che sull’Afghanistan “non si discuta” come dice il Ministro Parisi. Le forze politiche della maggioranza di governo favorevoli al mantenimento delle truppe devono essere sfidate al confronto non solo sulle premesse politiche della scelta che sostengono ma anche sulla loro concreta efficacia misurata sugli obbiettivi che vengono dichiarati: pace, riduzione del pericolo terrorista, democratizzazione del Paese.

Esiste ormai una vastissima letteratura critica sugli errori commessi nella gestione dell’intervento in Afghanistan: dal forzato sradicamento delle colture d’oppio, alle pesanti e continue interferente degli Stati Uniti sulla politica afgana che ha delegittimato le nuove istituzioni, all’inefficacia di molti interventi di ricostruzione, soprattutto perché condizionati dalla subordinazione alle esigenze militari.

Anche in una parte di coloro che pure hanno sostenuto l’azione militare americana di Enduring Freedom e poi l’estensione della missione ISAF, si sta affacciando la convinzione che sia proprio la presenza militare occidentale ad alimentare la crescita della resistenza talebana, fornendo nuovi elementi di tensione e di conflitto. Per questo è necessario che il Governo italiano sia chiamato ad assumere una posizione critica su tutta la gestione dell’intervento militare, utilizzando a tal fine soprattutto la sede ONU che sarà chiamata nei prossimi mesi ad una nuova proroga del mandato autorizzativo dell’ISAF.

E’ inoltre possibile formulare una serie di opzioni alternative alla presenza militare, valorizzando la cooperazione civile, rimettendo in discussione la logica dei PRT (Provincial Reconstruction Team) concepiti dagli americani per fornire un lato “umano” e accettabile dalla popolazione, della presenza militare, facendo prevalere compiti di guida in attività civili di ricostruzione dello Stato. A questo proposito sarebbe utile un bilancio del settore che è stato affidato alla direzione degli italiani, ovvero la ricostruzione del sistema giudiziario, dato che alcune valutazioni di fonte americana sono decisamente critiche. Così come sarebbe valutare avere una valutazione indipendente dell’effettiva utilità del PRT di Herat a guida italiana, a fronte di possibili alternative di intervento interamente civili.

Non è affatto vero che l’Italia non abbia possibilità di iniziativa politica e di manovra, anche volendo confermare gli impegni assunti nelle sedi internazionali. Diversi paesi presenti in Afghanistan (Gran Bretagna, Francia, Germania) hanno posto condizioni e vincoli alla loro presenza che ha volte hanno gestito con scelte alternative a quelle degli Stati Uniti. E’ noto che il governo Zapatero nel momento in cui ha ritirato le truppe dall’Iraq, ha aumentato la presenza militare in Afghanistan. E’ meno noto che ha contestualmente interrotto ogni partecipazione anche simbolica all’Operazione Enduring Freedom, ritenendola illegittima. La partecipazione di altri Paesi, soprattutto di quelli più esposti militarmente (Canada, Olanda) potrebbe venire rimessa in discussione anche in tempi non lontani. Il parlamento canadese ha approvato l’invio di militari con solo quattro voti di scarto. In Olanda ci saranno le elezioni in autunno e, dato che il Partito Laburista è diviso e altri partiti sono contrari alla presenza militare compreso i liberali di Democrazia 66, non è detto che il governo che emergerà da voto non riveda la scelta compiuta all’inizio di quest’anno. In quasi tutti i Paesi il consenso dell’opinione pubblica all’intervento militare in Afghanistan sta scemando sensibilmente.

In conclusione vale la pena di accennare ad un ulteriore elemento di iniziativa che riguarda specificamente la sinistra pacifista e alternativa: la possibile costruzione di iniziative comuni sopranazionali. Non mi risulta che finora vi siano state prese di posizione comune dei partiti della sinistra alternativa, soprattutto di quelli in Paesi impegnati con proprie truppe, né dei suoi organismi collettivi (gruppo parlamentare europeo, Partito della Sinistra Europea). Eppure costruire una base politica comune e una iniziativa convergente in diverse sedi (comprese quelle di movimento) può essere importante anche per spostare l’orientamento di forze politiche e sociali significative, tra quelle oggi favorevoli all’intervento o incerte.

La situazione in tutta l’area che va dall’Egitto all’Afghanistan è in movimento. Ci sono segnali preoccupanti ma anche nuove possibilità che sarebbe opportuno cercare di cogliere con una iniziativa politica a tutto campo.



Rispondere a questo articolo
Stampa l'articolo


Forum del' articolo
 

> Afghanistan: si riapre la discussione sulla strategia politica
14 settembre 2006 - 01h49 - Di db5ecbe47a0dbe505836f026229bdf89...

ma qualcuno li legge i libri di storia?
le guerre sono sempre state fatte per la "pace"! le hanno sempre giustiicate così!

...questa volta è diverso? hanno detto lo stesso anche l’ultima guerra fa! è inutile dalla prim a guerra mondiale la sinistra è condannata a dividersi sempre sulla guerra. e la storia ha dato sempre ragione a chi si è opposto alla guerra.






In rete il numero di maggio del periodico cartaceo Lavoro e Salute
lunedì 21 - 12h19
di : Franco Cilenti
Primo maggio 1925, la Napoli proletaria non si piega ai fascisti.
mercoledì 2 - 21h25
di : Antonio Camuso
Desperados!
domenica 29 - 08h20
di : Antonio Camuso
IN RETE IL NUMERO DI MARZO DEL PERIODICO "LAVORO E SALUTE"
martedì 27 - 13h59
di : franco cilenti
L’Italia della Terra dei Fuochi e l’Abruzzo
giovedì 8 - 08h07
di : Alessio Di Florio (Associazione Antimafie Rita Atria)
Ma ora si diserti senza se e senza ma il branco dei benpensanti
giovedì 8 - 08h06
di : Alessio Di Florio
Nella Mia Ora di LIBERTA (video)
mercoledì 7 - 00h23
di : Fabrizio De André via FR
Citto Maselli e il suo appello al mondo della cultura – oltre 400 adesioni per P
venerdì 2 - 12h20
di : Franco Cilenti
Abbiamo aspettato troppo… Ora ci candidiamo noi!
mercoledì 28 - 19h10
di : Potere al popolo via RF
COLPO DI SCENA: POTERE AL POPOLO! E’ ANCHE UN LIBRO
mercoledì 28 - 19h05
di : Roberto Ferrario
Il documento approvato all’unanimità dalla Direzione Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista
martedì 27 - 15h04
di : Franco Cilenti
Milano, 23 Febbraio 1986, l’omicidio di Luca Rossi
venerdì 23 - 14h05
di : Roberto Ferrario
Anni di Piombo: in ‘Sia folgorante la fine’, Valerio Verbano vive
giovedì 22 - 15h39
di : Sciltian Gastaldi via FR
In rete il numero di febbraio del Notiziario nazionale Dire, Fare Rifondazione
giovedì 15 - 10h41
di : Franco Cilenti
OMERTA’
domenica 11 - 12h51
di : FanculoaTuttiVoidiHyperion
propaganda razzista che si lega con omertà e connivenze con mafie e non solo ...
venerdì 9 - 14h36
di : Alessio Di Florio (Associazione Antimafie Rita Atria)
TERRORISMO BIANCO NAZIFASCIO LEGHISTA E MANDANTI
domenica 4 - 19h05
di : Lucio Galluzzi
Sognavamo cavalli selvaggi
giovedì 1 - 14h54
di : Luca Visentini via FR
In rete il numero di gennaio del periodico cartaceo Lavoro e Salute
martedì 30 - 12h37
di : Franco Cilenti
FACEBOOK ITALIA: PERCHE’ PER ME E’ UN DOVERE POLITICO ABBANDONARE IL "SOCIAL"
domenica 14 - 12h00
di : Lucio Galluzzi
I 59 anni della Rivoluzione cubana
martedì 2 - 13h57
di : Lucio Garofalo
REPUBBLICHETTA
martedì 19 - 19h02
di : Lucio Galluzzi
Col suo marchio speciale di speciale disperazione
domenica 26 - 16h59
di : Alessio Di Florio
In rete il numero di novembre del periodico cartaceo Lavoro e Salute
martedì 21 - 10h55
di : Franco Cilenti
È online il nuovo numero del periodico nazionale "dire, fare Rifondazione"
martedì 7 - 11h13
di : Franco Cilenti
Cesare Battisti. Vedrete che finirà con la solita truffa!
venerdì 6 - 14h57
di : Paolo Persichetti
Polizia spagnola spara proiettili di gomma dura contro i manifestanti (Video)
lunedì 2 - 17h49
Catalogna dice sì a indipendenza, 840 feriti in cariche ai seggi (video)
lunedì 2 - 10h23
In rete il numero di settembre del periodico cartaceo Lavoro e Salute
martedì 26 - 08h35
di : Franco Cilenti
MOVIMENTO MARCHESE DEL GRILLO
sabato 23 - 14h39
di : Lucio Galluzzi
Honteux
martedì 19 - 23h36
di : Mario
La pace colombiana benedetta da Francesco sporca del sangue yemenita
lunedì 11 - 23h52
di : pugliantagonista
Mafie, cullarsi nella favola vecchia dell’isola felice e nel silenzio delle cosc
lunedì 11 - 11h26
di : Alessio Di Florio
MAL’ARIA NERA
giovedì 7 - 21h25
di : Lucio Galluzzi
Stupro di Rimini:la conferma, fu stupro etnico
mercoledì 6 - 16h14
di : pugliantagonista
Stupro di Rimini: i molti quesiti irrisolti
lunedì 4 - 22h07
di : pugliantagonista
LETTERA APERTA A FILIPPO FACCI: AIUTATE POVIA, MA A CASA VOSTRA!
sabato 2 - 13h26
di : Lucio Galluzzi
COSCIENZE E VARECHINA
venerdì 1 - 14h57
di : Lucio Galluzzi
Stupro di Rimini :"applicare l.internazionale, crimine contro umanità"
giovedì 31 - 14h10
di : pugliantagonista
Terremoto di Casamicciola
martedì 22 - 17h08
di : Lucio Garofalo

home | webmaster



Monitorare l'attività del sito
RSS Bellaciao IT


rss FR / rss EN / rss ES



Bellaciao hosted by DRI

A vouloir étouffer les révolutions pacifiques, on rend inévitables les révolutions violentes. John Fitzgerald Kennedy
Facebook Twitter Google+
DAZIBAO
Sognavamo cavalli selvaggi
giovedì 1 Febbraio
di : Luca Visentini via FR
Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
Leggere il seguito
"Il sogno di Fausto e Iaio" film di Daniele Biacchessi e Giulio Peranzoni alla "Maison D’Italie" a Parigi (trailer)
domenica 8 Gennaio
di : Enrico Persico MUSICA Italiana Paris
CARISSIMI TUTTI CLASSI EDIZIONI PARIGI E MUSICA ITALIANA PARIGI IN COLLABORAZINE CON LA MAISON D’ITALIE VI INVITANO ALLA PROIEZIONE IN ITALIANO DEL FILM DI DANIELE BIACHESSI _vIL SOGNO DI FAUSTO E IAIO ALLA MAISON D’ITALIE _v7 A, boulevard JOURDAN _v75014 PARIS LE VENDREDI’ 20 GENNAIO ALLE 18,30 SEGUIRA’’ DIBATTITO CON DANIELE BIACHESSI E ALESSIIA MAGLIACANE DI CLASSI EDIZIONE SERATA IN ITALIANO IL SOGNO DI FAUSTO E IAIO Un film di Daniele (...)
Leggere il seguito
Io, in quanto europea/o, rifiuto che le/i rifugiate/i siano respinte/i in mio nome
giovedì 10 Marzo
di :
©Olivier Jobard/Myop Io, in quanto europea/o, rifiuto che le/i rifugiate/i siano respinte/i in mio nome IL DIRITTO D’ASILO E’ UN DIRITTO Nell’espressione “diritto d’asilo”, ogni parola è importante. Un DIRITTO offre a qualsiasi persona perseguitata per le proprie opinioni o identità, minacciata da violenza, guerra, o miseria, la possibilità di trovare ASILO in un paese diverso dal proprio. Lo scopo di questa petizione è (...)
Leggere il seguito
L’Italia ha torturato alla Diaz. Condanna europea (video e sentenza)
martedì 7 Aprile
di : via Collettivo Bellaciao
5 commenti
"Quanto compiuto dalle forze dell’ ordine italiane nell’irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 "deve essere qualificato come tortura". Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia non solo per quanto fatto ad uno dei manifestanti, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura." Il sintetico lancio dell’agenzia Ansa contiene solo l’essenziale, ma si tratta di un fatto politicamente enorme. (...)
Leggere il seguito
Morto Francesco Di Giacomo, voce e anima del Banco (video Full Album)
sabato 22 Febbraio
di : Collettivo Bellaciao
2 commenti
A 67 anni in un incidente stradale alle porte della capitale perde la vita un grande protagonista della scena progressive italiana Un inci­dente stra­dale alle porte di Roma ha cau­sato la morte di Fran­ce­sco Di Gia­como, voce solita dei Banco del Mutuo Soc­corso, sto­rica band romana tra le più rap­pre­sen­ta­tive del rock pro­gres­sive ita­liano. Fon­dato nel 1969, il Banco del Mutuo Soc­corso, insieme alla Pre­miata For­ne­ria Mar­coni, gli Area e a Le Orme, ha por­tato in Ita­lia le (...)
Leggere il seguito
Domani 22 febbraio, ore 16, davanti la lapide che ricorda Valerio Verbano
venerdì 21 Febbraio
di : le compagne e i compagni di Valerio
1 comment
VALERIO VERBANO 22/02/1980-22/02/2011 UCCISO DAI FASCISTI. Il nome di Valerio Verbano, trentaquattro anni dopo il suo assassinio, continua a suscitare emozione. Dire che Valerio vive nelle lotte giorno dopo giorno non è retorica, è davvero così, a Roma e non solo. La storia di Valerio continua essere un’arma in più per cambiare l’esistente, per resistere alla crisi, a partire da un’idea di antifascismo fatto di pratiche sociali e culturali, progetti di autoformazione e (...)
Leggere il seguito
Ucraina. I “martiri dell’Unione Europea”? Sono neonazisti 3 live-stream
venerdì 24 Gennaio
di : Marco Santopadre
E’ davvero singolare l’ipocrisia dell’establishment dell’Unione Europea. Se le grandi famiglie europee del centrodestra e del centrosinistra proprio in queste settimane sono in prima fila nel chiedere ai cittadini del continente di non votare per forze politiche xenofobe o di estrema destra alle prossime e imminenti elezioni europee, allo stesso tempo sono proprio formazioni ultranazionaliste, razziste e a volte apertamente ispirate al fascismo e al nazismo quelle (...)
Leggere il seguito
Hugo Chavez é morto (video live)
mercoledì 6 Marzo
di : Collettivo Bellaciao
5 commenti
Il presidente compagno venezueliano Hugo Chavez é morto dopo una lunga battaglia contro un cancro.
Leggere il seguito
Palestina è FATTO! Il primo passo è stato compiuto
venerdì 30 Novembre
di : Collettivo Bellaciao
Nonostante l’ostruzione del più forte paese imperialista. Anche se esiste un percorso abissale ancora a percorrere, questo riconoscimento timido assomiglia di già a un schiaffo... non ci risparmiamo di questo "piccolo" piacere! Mabrouk (felicitazioni), per questo primo passo!
Leggere il seguito
Cassa di Resistenza per i lavoratori colpiti dal terremoto in Emilia Romagna
giovedì 31 Maggio
di : Collettivo Bellaciao
I compagni e le compagne del PRC dell’Emilia-Romagna hanno organizzato una cassa di resistenza per dare solidarietà attiva alle/ai lavoratrici/lavoratori le cui fabbriche sono state distrutte dal terremoto, nonché alle famiglie dei lavoratori rimasti uccisi dal crollo dei capannoni. Facciamo appello ai Gruppi di Acquisto Popolare ed a tutte le strutture del Partito per attivarsi da subito per raccogliere in particolar modo fondi. I versamenti potranno essere effettuati sul conto (...)
Leggere il seguito
STORIA DEL 1° MAGGIO
martedì 1 Maggio
di : Roberto Ferrario
A Parigi il Collettivo Bellaciao si ritrova come ogni anno nella manifestazione che percorre la città. di Roberto Ferrario Il 1° Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione. "Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d’ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran (...)
Leggere il seguito
25 aprile: la resistenza in Italia
mercoledì 25 Aprile
di : Collettivo Bellaciao
La sfilata della Liberazione a Milano (5 maggio 1945) guidata dal Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà. Fu l’atto simbolicamente conclusivo della Resistenza italiana al nazifascismo (in effetti la lotta armata si protrasse in numerose località, specie del Nord-Est, sino ai primi giorni del maggio 1945) e delle insurrezioni popolari che, sostenute dalle formazioni militari di partigiani e patrioti, consentirono la liberazione delle grandi città del Nord Italia prima (...)
Leggere il seguito
DAX NEL CUORE E NELLA LOTTA
venerdì 16 Marzo
di : Milano
16 marzo 2012 Via Brioschi Milano dalle 20.30 letture e interventi in ricordo di Dax e corteo per il Ticinese tutti presenti..... CHI LOTTA NON MUORE MAI......
Leggere il seguito
Parigi: solidarietà con i NoTav (video con Oreste Scalzone)
giovedì 8 Marzo
di : Collectif Bellaciao
Sabato 3 marzo un raduno di una centinaia di persone in faccia al Centro Pompidou in solidarietà con il movimento notav italiano, dopo l’assemblea organizzata in questa occasione una piccola manifestazione si è organizzata fino alla piazza del Chatelet Lunedì, 6 marzo, la sede della RAI di Parigi è stata occupata simbolicamente in protesta contro il modo in cui i grandi mezzi di comunicazione italiani, tra cui la RAI, partecipano alla criminalizzazione del movimento NoTAV, senza dare (...)
Leggere il seguito
Valerio Verbano (Roma, 25 febbraio 1961 – Roma, 22 febbraio 1980) (video)
martedì 21 Febbraio
di : Collettivo Bellaciao
1 comment
MERCOLEDI’ 22 FEBBRAIO ore 16,00 in via MONTE BIANCO 114 UN FIORE PER VALERIO, presidio alla lapide sotto casa di VALERIO. ore 17,00 partenza del corteo... MAI COME QUEST’ANNO TUTTI E TUTTE...
Leggere il seguito