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Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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I PARTITI, I COMUNISTI E I MOVIMENTI

di : Roberto Ferrario
martedì 8 luglio 2008 - 13h10
2 commenti
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I PARTITI, I COMUNISTI E I MOVIMENTI

Questo "lavoro" è un primo spunto d’una analisi più approfondita, può anche essere considerato come un umile contributo che potrebbe animare il dibattito all’interno del Partito della Rifondazione Comunista anche al di là delle scadenze congressuali.

di Roberto Ferrario

Uno dei punti principali del nostro dibattito riguarda la questione dei movimenti. Che differenze ci sono tra partiti e movimenti? Che ruolo devono svolgere i comunisti nei movimenti? Su queste e altre domande si confronta la militanza. Sino agli anni sessanta la problematica riguardante i movimenti era limitata sostanzialmente al cosa fare nei sindacati, dato che non esistevano altre organizzazioni e/o movimenti di massa, a parte quelli rigidamente controllati dai partiti. Le cose sono poi cambiate con il sorgere di movimenti di massa autonomi dai partiti, nati su temi specifici o espressione di soggetti sociali diversi dalla classe operaia : movimenti femministi, omosessuali, neri, per la pace, la casa, l’ambiente, il consumo critico, ecc. Questi movimenti hanno via via accresciuto sempre piu’ la loro importanza rispetto ai partiti di sinistra, in termini sia quantitativi (la militanza di movimento e’ di gran lunga superiore in quasi tutto il mondo a quella di partito), sia di incisivita’ (dato che hanno ottenuto risultati concreti). Di fronte a questa realta’ il dibattito interno ai partiti di sinistra (specie quelli anticapitalisti) ha spesso visto schierarsi due tendenze : quella "movimentista", di sostanziale adeguamento ai modi e ai contenuti dei movimenti, quella "partitista", nel fondo distante e diffidente nei confronti di qualsiasi movimento. Con infinite variazioni intermedie. Con l’emergere del movimento antiglobal il dilemma si é ripresentato. In queste pagine si cerchera’ di analizzare la profonda differenza che esiste tra movimenti e partiti per capire, se possibile, i compiti specifici dei comunisti.

IL PIANO DELLA POLITICA E QUELLO DEI MOVIMENTI

La differenza tra partito e movimento e’ presto detta : il partito si colloca sul terreno della politica, cioe’ del potere, i movimenti invece su quello del raggiungimento di obiettivi parziali.

Ogni volta che i soggetti sociali oppressi e/o semplicemente settori di cittadinanza, si trovano ad affrontare un problema che intendono risolvere in forma collettiva, danno vita ad un movimento : sindacato, comitato, associazione, rete, coordinamento. Questi organismi possono anche offrire intere visioni del mondo, ma, nei fatti, cercano di raggiungere i loro obiettivi parziali, ne siano o meno coscienti. Il piano del politico invece ha per fine la conquista del potere politico. A seconda dell’orientamento del partito, questa conquista puo’ prendere la forma della partecipazione al governo o quella del rovesciamento del potere statale o di altre visioni strategiche piu’ o meno intermedie. I movimenti dunque sono parziali, mentre i partiti (o comunque i soggetti politici) sono, o dovrebbero essere, complessivi. L’ambizione dei partiti cioe’ e’, o dovrebbe essere, quella di riassumere anche le rivendicazioni parziali dei movimenti, o di dare delle risposte a quelle istanze sul piano del politico. Ma il viceversa non esiste : i movimenti non si collocano sul piano della conquista del potere politico, comunque la si intenda.

Naturalmente, nella storia, gli "sconfinamenti" tra un piano e l’altro sono a dir poco numerosi, ma proprio lo studio di questi ci indica come la suddivisione che abbiamo descritto non sia astratta, studiata a tavolino, ma discenda dalla realta’ storica, che si incarica, indipendentemente dalla volonta’ dei protagonisti, di ricollocare, alla fine di situazioni confuse, ognuno "al proprio posto".

Vi sono partiti monotematici che hanno cercato di portare direttamente sul piano della politica la parzialita’, cioe’ le tematiche specifiche, di un movimento. Ad esempio i Verdi. Ma ovunque in Europa la fragilita’ di queste formazioni (sparizioni, riaggregazioni, ricambi completi del proprio elettorato, paurose oscillazioni elettorali) dimostra la provvisorieta’ della loro collocazione sul piano del politico.

E’ accaduto poi alcune volte nella storia del movimento operaio che nascessero sindacati che programmaticamente si proponevano di trascendere il proprio ambito parziale, di difesa degli interessi elementari dei lavoratori, per invadere quello del politico. E’ il caso del sindacalismo anarchico e del sindacalismo rivoluzionario di inizio secolo. E’ il caso oggi di una parte del sindacalismo di base per esempio in Italia. Si tratta di soggetti sindacali che si proponevano e si propongono come soggetti politici concorrenti alla conquista del potere politico (o di spazi su quel piano). Negli anni venti abbiamo avuto il sindacalismo anarchico latinoamericano che organizzava vere e proprie insurrezioni ; oggi abbiamo raggruppamenti sindacali che si presentano alle elezioni con programmi politici molto radicali. Ma si da’ il caso che i sindacati anarchici non ci siano piu’ o sono ridotti e dipende dai paesi, mentre quelli socialdemocratici non hanno mai smesso di funzionare. Oggi del resto i sindacati di base devono proprio alla loro politicita’ il fatto che non riescono ad andare al di la’ di un assai limitato consenso. La gran parte dei lavoratori non chiede ai sindacati di essere comunisti, ma di fare il proprio lavoro, difendere cioe’ gli interessi materiali ed elementari dei lavoratori. Un sindacato che invece di fare consulenza produce grandi discorsi contro la globalizzazione, e’ destinato ad incontrare il favore solo di ristrette avanguardie. E di guadagnare saltuariamente i favori della massa solo quando appare come sindacato, cioe’ rigoroso difensore di interessi elementari, supplendo all’assenza (o rimediando al tradimento) delle organizzazioni di massa. Cio’ spiega perche’ in determinate occasioni il sindacalismo di base abbia organizzato manifestazioni e proteste di massa, ed anche perche’ questi successi non si siano tradotti in un pari aumento del numero di iscritti.

Perche’ la realta’ produce in forma naturale questa "divisione del lavoro" tra partiti e movimenti?

I movimenti perseguono obiettivi parziali, per questo le persone che vi aderiscono sono piu’ numerose di quelle che militano nei partiti. Un lavoratore puo’ essere assolutamente favorevole a difendere il proprio salario con lo sciopero ma, per quanto contraddittorio cio’ possa sembrare, puo’ allo stesso tempo votare a destra. Vi sono molte persone che solidarizzano sinceramente con le popolazioni del Terzo Mondo e dunque si spendono a favore del consumo critico e contro il FMI, ma, all’ora del voto, scelgono partiti moderati. Cio’ costituisce una contraddizione solo se si adotta il punto di vista del piano politico, cioe’ un punto di vista complessivo, che da’ una spiegazione, non necessariamente corretta, di tutte le parzialita’ riconducendole ad una sola logica. Ma non e’ cosi’ dal punto di vista del movimento, che ha una visione parziale. Il movimento cioe’ risponde ad un bisogno di massima unita’ per il raggiungimento di un obiettivo specifico. Porre problemi di prospettiva politica viene percepito dalla massa degli attivisti di movimento come un attentato a questo sforzo, come un tentativo di divisione, e per questo e’ solitamente respinto come "strumentalizzazione".

La coscienza della parzialita’, non e’ quasi mai presente pero’, nel militante medio di movimento. La tentazione di vedere il mondo attraverso la lente del movimento cui si appartiene e’ forte, e spontanea. Difficile trovare ad esempio un militante ambientalista che non sia convinto che tutto debba essere ricondotto alla lotta per il rispetto delle compatibilita’ della natura, o un attivista del consumo critico che non giuri che il cambiamento vero dipenda dall’adesione individuale ad un altro stile di vita.

Il movimento no global non e’ il "movimento dei movimenti", ma e’ uno dei diversi movimenti che sono apparsi, o riapparsi, sulla scena politica mondiale in questi ultimi anni. I noglobal godono di indubbie simpatie nel mondo del lavoro, ma questo e’ a tutt’oggi un mondo separato da quello del movimento antiglobalizzazione. Nelle assemblee dei social forum troveremo qualche dirigente sindacale, ma non la massa dei delegati sindacali. La partecipazione dei sindacati di base non significa affatto l’adesione dei lavoratori, dato che il peso di queste organizzazioni tra i lavoratori e’ assolutamente minoritario.

L’IMPORTANZA DEI MOVIMENTI

Primo i movimenti sono utili in se’ dato che essi sono la rappresentazione sociale di un fronte unico per il raggiungimento di obiettivi specifici, quegli obiettivi vengono spesso conseguiti. Purtroppo la storia si dimentica in fretta dei movimenti, trasferendo il merito di certe conquiste ai partiti o a miracolosi leader. Eppure le riforme progressiste del sistema scolastico, di quello sanitario, di quello psichiatrico, ecc. sono frutto dell’attivismo frenetico di milioni di persone che militavano in migliaia di sigle spesso locali. Cosi’ come certe conquiste sindacali degli anni settanta non sono certo merito delle burocrazie, ma della pressione costante esercitata su di loro da migliaia di comitati e consigli di fabbrica. Il raggiungimento di obiettivi parziali, che spesso prendono la "forma" di riforme, migliora le condizioni generali dei cittadini e dei soggetti sociali oppressi, fa loro vivere un’esistenza migliore, e cio’ deve essere valutato positivamente di per se’.

In secondo luogo il raggiungimento o meno di obiettivi parziali aumenta la fiducia nelle proprie forze, cioe’ l’autostima da parte dei gruppi che hanno promosso quelle lotte. Questa autostima e’ una condizione necessaria, anche se non sufficiente, perche’ vi siano molte persone che osino immaginare un altro mondo possibile. Senza successi parziali e’ piu’ difficile che si produca una fiducia di massa nelle possibilita’ di un cambiamento globale e radicale : se nemmeno si riesce a ottenere un aumento di stipendio, come si fa a pensare di fare una rivoluzione? La fiducia di massa nel "comunismo" della generazione del secondo dopoguerra era dovuto anche all’esperienza di massa della Resistenza e delle conquiste parziali successive : eventi che hanno aumentato l’autostima delle classi sociali oppresse e dunque ne hanno mantenuto la speranza di un cambiamento radicale anche nei bui anni del riflusso dei ’50.

Terzo : i movimenti costituiscono un’ottima scuola di lotta e di autoformazione per gli oppressi, e cio’ non potra’ che arrecare vantaggi. Per i soggetti sociali oppressi i movimenti possono essere una palestra di protagonismo e di democrazia. L’esistenza dei movimenti non e’ concorrenziale rispetto a quella del partito, al contrario : e’ come l’aria che gli serve per respirare. Senza movimenti un partito si rinsecchisce e si riduce ad una attivita’ propagandistica ed elettorale.

Quarto : La specificita’ dei movimenti, il fatto cioe’ che si battano per obiettivi parziali, non significa certo che i partiti, che si battono su un piano di azione (quello della politica) che e’ piu’ complessivo, non possano imparare dai movimenti, esserne contaminati, cambiati. I comunisti non inventano a tavolino i propri metodi di lotta e i contenuti del proprio agire, essi si distinguono dai movimenti per l’obiettivo che li anima : la conquista del potere da parte dei soggetti sociali oppressi, ma cio’ non li deve porre certo nella posizione di sacerdoti di una religione che dobbiamo imporre al prossimo. Non sono i comunisti che hanno insegnato ai proletari come si fa uno sciopero, un sindacato, un sit in, o un assalto a un palazzo pubblico. Lo hanno insegnato i proletari ai comunisti, nelle loro spesso confuse esperienze di lotta. I compagni non devono rifiutare di farsi contaminare, al contrario devono continuamente apprendere dall’attivita’ concreta delle masse, attivita’ concreta che, nella gran parte dei casi prende la forma dei movimenti. I compagni dovrebbero poi fare tesoro di questi insegnamenti, sintetizzarli, ordinarli e riattualizzare cosi’ continuamente la strategia per raggiungere i propri fini, che sono diversi da quelli dei movimenti, perche’ questi si battono volutamente per obiettivi piu’ parziali.

Quinto. E’ proprio militando nei movimenti che tantissime persone compiono il salto dalla parzialita’ al piano del politico. Il movimento non puo’ andare oltre un certo limite, appunto l’ottenimento di obiettivi parziali. Alcuni di questi obiettivi poi, non sono affatto minimalisti, ma, nel quadro capitalistico, irraggiungibili, come ad esempio la democratizzazione del FMI o dell’ONU. Nei movimenti dunque la presa di coscienza sulla insufficienza della militanza esclusivamente movimentista, prima o poi attraversa gran parte degli attivisti, si diffondono domande come : "ma dopo, che facciamo?", "ma se non otteniamo questo obiettivo, che strada prendiamo?", "abbiamo ottenuto questo risultato, ed ora?", "perche’ chiediamo da anni questa cosa all’apparenza cosi’ semplice, ma su questo non cedono?". Dalle risposte a queste domande dipende il passaggio di questi attivisti al piano del politico. Non si tratta, sia ben chiaro, di strappare militanti ai movimenti, al contrario : si tratta di mantenerli dove sono, integrandoli pero’ ad una visione strategica, mettendoli dunque in contatto anche con le militanze di altri movimenti. Proprio facendo l’esperienza concreta dei limiti intrinseci ai movimenti possiamo sperare che vi sia sempre piu’ gente che comprenda la necessita’ di una lotta piu’ complessiva, la lotta per il potere. Questo termine, potere, sappiamo bene che ha assunto un suono un po’ sinistro. Adottiamone un altro, basta che si comprenda di cosa stiamo parlando : della fine di un apparato sociale-statale che assicura il dominio non solo di classe, ma anche di genere, etnico, generazionale e di orientamento sessuale.

I COMUNISTI DEVONO LOTTARE PER L’EGEMONIA NEI MOVIMENTI?

E’ tipico di una certa tradizione, pensare che compito dei comunisti sarebbe quello di porsi "alla testa" dei movimenti di massa, intraprendendo al loro interno una instancabile lotta per l’egemonia. Questa lotta si produrrebbe con il metodo di spostare sempre piu’ "a sinistra" la linea e l’identita’ dei movimenti. Ma in realta’ cio’ si traduce in uno sforzo di politicizzazione che, se coronato da successo, non farebbe altro che disgregare quei movimenti.

Ad esempio non ha alcun senso far si’ che il movimento noglobal che e’ un movimento antiliberista, diventi un movimento anticapitalista. In questa maniera gli si attribuirebbe forzosamente un ruolo tutto politico che spetta piu’ propriamente ai partiti. Non si puo’ chiedere ad un movimento eterogeneo dal punto di vista politico, ma unito sul tema della solidarieta’ al Terzo mondo, di diventare come noi : il risultato non sarebbe affatto l’allargamento del partito, ma l’allontanamento dal movimento di chi non e’ coerentemente anticapitalista. Non ne vediamo alcun vantaggio, ne’ per il partito ne’ per il movimento.

Nella storia della sinistra a volte il problema dell’"egemonia" si traduce nel compito di occupare piu’ posti dirigenti (o "visibili") possibile all’interno dei movimenti. Al contrario i comunisti, considerando i movimenti un’ottima palestra per se stessi e gli altri, dovrebbero spingere le compagne e i compagni piu’ giovani, anche se senza la nostra tessera, a vivere esperienze di direzione. Non dovremmo nemmeno incombere col nostro ditino alzato per cambiare le virgole di documenti che ben pochi si leggeranno nell’intento di dar loro una coloritura il piu’ possibile "comunista". Al contrario, ci dovremmo preoccupare che i documenti dei movimenti siano chiari, comprendibili a livello di massa, anche se parziali nei contenuti. Notiamo spesso, soprattutto in gruppetti esterni al partito, un atteggiamento poco sopportabile fatto di interventi assembleari che all’interno dei movimenti servono solo a "differenziare", a staccare pezzi, sperando di calamitarne il consenso, anche a costo di dividere, pur di ritrovarsi con qualche tesserato in piu’. Vi sono poi quelli che intendono la "presenza dei comunisti nel movimento" simile a quella di un edicolante : sono sempre li’ pronti con la loro rivista che detta la linea giusta, gli opuscoli e le spillette, cercando accalappiare i malcapitati che magari s’erano mostrati un po’ curiosi. Cosa ci guadagnano? Ogni tanto qualcuno "cade nella rete" e viene subito spedito a vendere i giornali dell’organizzazione, ma l’influenza di queste pratiche nei movimenti e’ pari a uno zero assoluto. La gran parte delle persone vede con fastidio quelle che appaiono vere e proprie sette (e difatti formalmente i metodi non differiscono molto da quelli, ad esempio, dei Testimoni di Geova). In concreto la "lotta per l’egemonia" di questi gruppetti si esaurisce nel cercare di "pescare" questo o quell’altro. La gente si infastidisce non perche’ non abbia voglia di ascoltare persone con idee difformi, ma perche’ vede in questi metodi, a giusto titolo, la volonta’ non di rafforzare il movimento ma la propria organizzazione.

Al fondo dell’atteggiamento settario (verso i movimenti) vi e’ la convinzione, non sempre dichiarata, che i movimenti siano qualcosa per propria natura imperfetta, e che se a qualcosa devono servire, questo puo’ accadere solo dopo una ampia purificazione. Vi e’ cioe’ una profonda incomprensione del fatto che gli oppressi si danno e si sono sempre dati strumenti diversi per raggiungere obiettivi diversi. Per raggiungere un obiettivo parziale c’e’ bisogno di un movimento, non di un partito, e non si puo’ accusare un movimento di non essere cio’ che per natura non vuole e non potra’ mai essere.

I MOVIMENTISTI

D’altro canto abbiamo incontrato spesso compagni la cui esaltazione dei movimenti arrivava sino al punto di domandarsi : ma allora a che serve un partito comunista? Se a tutto pensano gia’ i movimenti ! E’ l’altra faccia dell’atteggiamento settario : mentre quello esprime una sostanziale sottovalutazione dei movimenti, l’atteggiamento "codista" nasconde una pesante sottovalutazione del ruolo del partito. I movimenti si muovono su obiettivi parziali, e dunque non potranno mai porsi, se non in termini confusi, grotteschi o illegittimi, sul piano della lotta politica. I "movimentisti" assegnano sostanzialmente al partito un ruolo di sponda istituzionale dei movimenti, ma in cio’ si candidano a fare del partito un carrozzone burocratico, un insieme di rappresentanze istituzionali. Rallentano la politicizzazione di settori di movimento. A questi si fa loro intendere infatti che il piano del politico non sia quello della conquista del potere con tutta la complessa strategia che ne consegue, ma sostanzialmente un posto nella lista per le prossime elezioni, per vivacchiare in un organismo istituzionale non si sa bene a far cosa. In questa maniera si diffonde l’idea della politica come qualcosa di "sporco", di opportunista, e sostanzialmente inutile. E in effetti, la politica cosi’ intesa, tale e’.

Una linea politica movimentista fa si’ che il partito perda il suo contenuto piu’ profondo e radicale : quello di essere portatore di un progetto complessivo di cambiamento e di una strategia per conseguire questo obiettivo. I militanti si abituano ad una ginnastica fatta di "appuntamenti" tra i piu’ disparati, di adesioni piu’ o meno acritiche alle mode interpretative dominanti, e alla fine non capiscono piu’ perche’ dovrebbero continuare a stare in un partito che serve solo ad accompagnare il lavoro che fanno altri.

Vi sono poi compagni che sono giunti alla conclusione che l’esperienza del comunismo novecentesco, in tutte le sue sfumature, sia esaurita, e immaginano un nuovo organismo politico che sorga dal passaggio del movimento noglobal al piano del politico. Una simile posizione e’ dannosa innanzitutto per il movimento noglobal, all’interno del quale convivono le posizioni politiche piu’ disparate. E dunque delle due l’una : o si immagina che questo passaggio avvenga tramite scissioni, e quindi dispersione, del movimento, e dunque una sua successiva purificazione, e quindi e’ una proposta e una prospettiva divisionista, e dunque, in ultima analisi, contro il movimento. Oppure e’ qualcosa di peggiore : la sussunzione al livello del politico di tutto il movimento con tutte le sue divaricanti visioni politiche, e dunque la creazione di un soggetto politico cosi’ eterogeneo che sarebbe incapace di vera azione politica, generico, privo di strategia, in perenne congresso permanente e, quel che e’ peggio, impegnato in maniera piu’ o meno esclusiva alla conquista di spazi elettorali.

I COMPITI DEI COMUNISTI NEI MOVIMENTI

I militanti comunisti, proprio perche’ dovrebbero avere una visione non parziale, hanno piu’ possibilita’ di altri, almeno teoricamente, non solo di proporre le soluzioni migliori per rafforzare un certo movimento, ma anche per comprendere quando un movimento e’ necessario e cercare di costruirlo da zero. I comunisti non dovrebbero aspettare che i movimenti piovano dal cielo. Ad esempio oggi e’ urgente la costituzione di una grande organizzazione di massa degli immigrati: i comunisti dovrebbero impegnarsi in tal senso con tutti i soggetti disponibili.

In secondo luogo i comunisti nei movimenti devono starci. Non importa che i movimenti abbiamo visioni parziali, o anche errate, non importa quale sia la loro direzione : noi dobbiamo starci in mezzo.

I comunisti poi dovrebbero distinguersi per coloro che piu’ di altri difendono il carattere basista di un movimento, si battono per la rotazione, contro il leaderismo, per la democrazia e la trasparenza., ecc. Non e’ buonismo. Dato che siamo fiduciosi che dalle persone e dalla base possano emergere le posizioni piu’ corrette, allora questa base deve essere messa nella condizione di potersi esprimere senza colli di bottiglia, e senza cetini politici che ne limitino le potenzialita’. I movimenti devono essere palestre per le masse, e non per ceti politici in formazione desiderosi di affermarsi.

Nel partito dovrebbero confrontarsi i compagni che provengono e sono militanti di diversi movimenti sociali, e in cio’ sta la ricchezza dei comunisti, o meglio li’ dovrebbe stare. Perche’ all’interno di quell’organizzazione gli attivisti un ambito parziale di movimento trova un senso complessivo, entra in un disegno piu’ ampio. Al partito aderiranno quei militanti di movimento che a un certo punto sentiranno come un pesante limite la parzialita’ del proprio impegno, sentiranno che il movimento e’ uno strumento ottimo per ottenere un obiettivo parziale, ma assolutamente insufficiente per cambiare il mondo. Solo in un partito possono trovare posto i militanti piu’ avanzati del movimento noglobal, insieme a quelli dei sindacati, insieme a quelli dei movimenti democratici, delle donne, ecc. Movimenti che sono separati, e che tali rimarranno, anche se possono, e devono, in alcune circostanze allearsi.

I comunisti devono distinguersi nei movimenti non per quelli che elargiscono prediche, ma come coloro che portano avanti sino in fondo e lealmente le istanze dei movimenti e aiutano a costruirli e a rafforzarli, in maniera assolutamente disinteressata, i comunisti lottano perche’ i movimenti siano sempre coerenti con le premesse della propria costituzione. Che cosa c’e’ al fondo di questo approccio? L’idea che la presenza dei movimenti non solo sia utile alla lotta degli oppressi, ma sia indispensabile.

Se la presenza dei movimenti e’ utile di per se’, i comunisti devono battersi con fermezza e determinazione perche’ questi assolvano sino in fondo il proprio ruolo. Non devono cercare di farli diventare altro da cio’ che sono. Ad esempio non ci battiamo nei sindacati per farli diventare "comunisti", ma perche’ questi difendano gli interessi elementari della classe lavoratrice, cioe’ siano coerenti con la loro natura. Una classe sindacalmente attiva guadagna spazio, visibilita’, fiducia in se stessa, e crea oggettivamente le migliori condizioni per la crescita dei comunisti. Del resto, la coscienza sindacale, la volonta’ cioe’ del lavoratore di difendere collettivamente posto e salario, costituisce il primo gradino necessario, ma non sufficiente, per una presa di coscienza politica : la comprensione che nella societa’ capitalista la lotta per difendere lavoro e salario non avra’ mai fine e che dunque occorre lottare per una societa’ nuova. Da una massa di lavoratori privi di coscienza sindacale non ci si puo’ aspettare in alcun modo una coscienza di carattere politico. Un lavoratore che non sa difendere neppure il proprio salario, non sara’ certo pronto alla conquista del potere politico. Dunque i comunisti non devono militare nei sindacati con fini nascosti e clandestini agli occhi dei lavoratori e dovrebbero rifiutarsi di usare le lotte di carattere sindacale o le posizioni nei sindacati per fini di tattica politica, essi lavorano semplicemente perche’ i sindacati facciano sino in fondo il proprio mestiere e devono distinguersi per coloro che con piu’ abnegazione perseguono questo fine. I comunisti dunque dovrebbero lottare in maniera instancabile perche’ i sindacati portino avanti in maniera radicale e conseguente i compiti che le masse hanno affidato loro, cioe’ la difesa degli interessi elementari, che i sindacati stessi la gran parte delle volte disattendono. E su questo piano dobbiamo condurre la nostra polemica nei confronti delle dirigenze dei sindacati di massa.

Movimenti e partiti devono essere reciprocamente autonomi, e i comunisti devono difendere questa autonomia con forza, coerenza e sincerita’, anche nei confronti del proprio stesso partito. Se non viene garantita l’autonomia accadra’ nei fatti che le basi dei movimenti saranno usate come masse di manovra da gruppi politici. In sostanza la base dei movimenti sara’ espropriata della possibilita’ di decidere da parte di strutture che non ha mai eletto ne’ legittimato. Allo stesso modo e per le stesse ragioni un partito non puo’ essere condizionato da un movimento, perche’ la base di quel partito ha diritto di decidere e di non essere espropriata in questo diritto da una dirigenza di movimento.

LA COSTRUZIONE DI UN NUOVO PARTITO COMUNISTA

In ciascuno dei nostri paesi e nell’Unione Europea, giorno dopo giorno, ci troviamo di fronte a l’incapacita di fornire un’alternativa credibile per uscire dall’impasse in cui le scelte neoliberiste ci hanno condotto

Le politiche dominanti non garantiscono ai cittadini europei il diritto di decidere del futuro del continente.

Un cambio di direzione politica è il nostro obiettivo strategico.

Le prossime elezioni europee municipali ecc. del 2008 e 2009 rappresentano un’occasione importante per introdurre questo cambiamento in Europa

Il tema dell’alternativa tra “socialismo o barbarie” è ancora una volta all’ordine del giorno. Ci troviamo di fronte al rischio di una catastrofe ambientale, del riarmo, della guerra permanente e della privatizzazione di tutti gli ambiti della vita, alla contraddizione tra capitalismo ed emancipazione umana.

Questo vuoto e l’assenza di una prospettiva di cambiamento potrebbero sfociare in una vittoria di progetti neo-populisti, basati su elementi xenofobi e razzisti, che si confondono con quelli del neo-liberismo. I promotori di tali politiche utilizzano le paure ed il senso di insicurezza come leva per un populismo reazionario di massa, le cui tendenze nazionaliste potrebbero avere conseguenze fatali per i diritti civili, per l’uguaglianza democratica, per la difesa delle conquiste sociali e per lo Stato sociale.

E’ urgente porsi degli obbiettivi di costruzione di un nuovo partito anticapitalista democratico e decisamente a sinistra per questo e per la situazione politica attuale la sola soluzione non è quella di una alenza organica con la socialdemocrazia ma piuttosto con tutte quelle forze che si pongono decisament come obbiettivo il cambiamento di questa societa, paragrafanno lo slogan altermondialista “mondo migliore è possibile” possiamo immaginare a una profonda rifondazione del differenti partiti comunisti europei e immaginare, restando legati alle idee marxiste, un’organizzazione di tipo confederativo, dunque ogni soggetto continuerà a darsi la forma organizzativa che predilige.

Siamo convinti della neccesita di una rivisita critica delle esperienze socialdemocratiche e comuniste del Novecento, storicamente mostratesi le prime subalterne, in via generale, al capitalismo, e avendo prodotto le seconde, sempre in via generale, là dove sono state esperienze di governo, forme di socialismo autoritario e, in alcuni momenti e in alcuni paesi, anche violentemente antisociale; perciò quanto ci caratterizza è anche la convinzione della necessità di una rifondazione generale dell’idea del socialismo.

Le culture politiche anticapitalistiche propongono la necessità di una ricerca che, imparando dalle lotte sociali, pacifiste e ambientali, produca gli elementi quadro di un paradigma comune, la necessità di una relazione discorsiva, egualitaria e cooperativa, tra le soggettività oppresse, le loro espressioni politiche, sociali e di movimento, le soggettività di tipo fusionale rappresentate dai movimenti ambientalisti, pacifisti e giovanili.

Si tratta quindi di pensare al socialismo come a un processo di allargamento della democrazia a ogni momento della vita sociale, perciò di consegna reale del potere al popolo, combinando le forme della democrazia rappresentativa con forme di partecipazione democratica diretta dei soggetti sociali, delle popolazioni dei territori, del popolo nella sua interezza.

Si tratta di pensare al socialismo come sviluppo dei sistemi di protezione sociale, come estensione massima dell’area dei beni comuni, come estensione massima di forme locali e generali di democrazia economica.

Si tratta di pensare al socialismo, in altre parole, come complesso di processi di liberazione reale del lavoro dipendente dallo sfruttamento capitalistico e delle donne da quello patriarcale-maschile, più in generale come complesso di processi di liberazione reale del complesso dei soggetti oppressi, attraverso una reale partecipazione alle decisioni della politica e al potere locale e statale.

Dentro a questo occorre, in specie, ridefinire ciò che deve tornare a essere bene comune, quindi proprietà pubblica e sua gestione democratica (assieme alle grandi unità della produzione, dello scambio e della finanza): e a nostro avviso si tratta del sapere e della formazione culturale in tutti i loro aspetti e momenti (ricerca scientifica e tecnologica, scuola, comunicazione e informazione, beni culturali) e di ciò che più direttamente attiene alla produzione della vita e alle sua basi naturali (acqua, energia, materie prime, ambiente, territorio, basi genetiche della vita, mezzi per la salute delle popolazioni, protezione dei bambini e degli anziani).

Si tratta, inoltre, di pensare al socialismo come etica della nonviolenza nelle relazioni e nelle stesse lotte sociali, come nuova etica ambientale, come nuova etica della responsabilità nei confronti delle future generazioni umane.

Si tratta, infine, di pensare al socialismo come modo pacificato delle relazioni internazionali e come, al tempo stesso, solidarietà e risarcimento materiale e morale da parte dei paesi sviluppati nei confronti delle popolazioni dei paesi meno sviluppati, tali a seguito, essenzialmente, di quattro secoli di colonialismo e della successiva sopraffazione imperialista.



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I PARTITI, I COMUNISTI E I MOVIMENTI
11 luglio 2008 - 16h33 - Di viviana - 7d2e227a0c514bcb52775dd73f188662...

Non è sempre vero che i movimenti sono specifici, può esserlo quello della TAV in Valsusa o della Base militare a vicenza, ma non si può dire che il movimento no global sia specifico in quanto abbraccia tutto quello che c’è, precostituendo un’analisi economica e politica che è anche un modo di pensare e uno stile di vita

viviana



I PARTITI, I COMUNISTI E I MOVIMENTI
2 dicembre 2009 - 00h13 - Di CHristian Raniolo - 5850f767fbb83593b0da815cba9dea7d...

Lo trovo il piu bell’ articolo che parla della politica e dei movimenti, Condivido quasi completamente ogni aspetto di questa analisi approfondita delle differenze tra i movimenti e il partito. L’ unica critica seria che si possa fare e che (se ho capito correttamente) nella parte finale che descrive come dovrebbe essere un partito comunista oggi viene trasformato con un colpo di spugna in un vecchio partito socialista utopistico, per il quale con le belle parole si pensa di ottenere tutte quelle belle cose scritte e che a differenza del vecchio partito socialista sono molte ma molte di piu oggi.
Anche solo guardando come e strutturato oggi il mondo e l’ Italia il solo pensare di potere cambiare le cose senza rivoluzione e quindi senza violenza e ipocrisia allo stato puro, di chi non ha uno stipendio di mille euro al mese di chi non ha moglie o marito o padre o madre morti sul lavoro o per l’ amianto. Di chi non si trova dopo tutta una vita sacrificata al lavoro costretto ad andare a mangiare alla caritas e a fare l’ elemosina alla chiesa per poter pagare l’ affitto. DI chi non e costretto a vivere in una tenda di fornte alla propria fabbrica perche sono stati tutti licenziati, etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc etc.
In parole povere sembrerebbero tanto le parole di un "comunista" che fa parte di quella classe che oggi e egemone: la media borghesia e non di chi , proletario e oggi solo e disperato.
Ma poi scusatemi allora quale sarebbe la differenza fra il partito comunista e quello socialista?????
Non dico che bisogna partire per la lotta armata ma nemmeno precluderla, anzi come comunisti dovremmo essere , e io lo sono, consapevoli, che la borghesia portera il proletariato (ed oggi e piu chiaro che mai) all’ esasperazione a tal punto che insorgera come nella rivoluzione francese, ove e nata la comune. Io mi chiedo come una persona che oggi si definisca comunista non vede come i lavoratori sono esasperati repressi e vicini all’ esplodere. E vero che non se ne parla nella stra grande maggioranza dei media, ma anche Tremonti ad Anno zero ha confessato che in Italia non ce solo il problema della crisi ma anche quello del conflitto sociale, e questo nonostante non ci sia nessun "Partito" che lo usi come potere di forza(come dovrebbe fare ogni partito comunista e sindacato si classe) , anzi.
Con questo termino e vi porgo
Distinti Saluti
Un Proletario
Christian Raniolo






In rete il numero di maggio del periodico cartaceo Lavoro e Salute
lunedì 21 - 12h19
di : Franco Cilenti
Primo maggio 1925, la Napoli proletaria non si piega ai fascisti.
mercoledì 2 - 21h25
di : Antonio Camuso
Desperados!
domenica 29 - 08h20
di : Antonio Camuso
IN RETE IL NUMERO DI MARZO DEL PERIODICO "LAVORO E SALUTE"
martedì 27 - 13h59
di : franco cilenti
L’Italia della Terra dei Fuochi e l’Abruzzo
giovedì 8 - 08h07
di : Alessio Di Florio (Associazione Antimafie Rita Atria)
Ma ora si diserti senza se e senza ma il branco dei benpensanti
giovedì 8 - 08h06
di : Alessio Di Florio
Nella Mia Ora di LIBERTA (video)
mercoledì 7 - 00h23
di : Fabrizio De André via FR
Citto Maselli e il suo appello al mondo della cultura – oltre 400 adesioni per P
venerdì 2 - 12h20
di : Franco Cilenti
Abbiamo aspettato troppo… Ora ci candidiamo noi!
mercoledì 28 - 19h10
di : Potere al popolo via RF
COLPO DI SCENA: POTERE AL POPOLO! E’ ANCHE UN LIBRO
mercoledì 28 - 19h05
di : Roberto Ferrario
Il documento approvato all’unanimità dalla Direzione Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista
martedì 27 - 15h04
di : Franco Cilenti
Milano, 23 Febbraio 1986, l’omicidio di Luca Rossi
venerdì 23 - 14h05
di : Roberto Ferrario
Anni di Piombo: in ‘Sia folgorante la fine’, Valerio Verbano vive
giovedì 22 - 15h39
di : Sciltian Gastaldi via FR
In rete il numero di febbraio del Notiziario nazionale Dire, Fare Rifondazione
giovedì 15 - 10h41
di : Franco Cilenti
OMERTA’
domenica 11 - 12h51
di : FanculoaTuttiVoidiHyperion
propaganda razzista che si lega con omertà e connivenze con mafie e non solo ...
venerdì 9 - 14h36
di : Alessio Di Florio (Associazione Antimafie Rita Atria)
TERRORISMO BIANCO NAZIFASCIO LEGHISTA E MANDANTI
domenica 4 - 19h05
di : Lucio Galluzzi
Sognavamo cavalli selvaggi
giovedì 1 - 14h54
di : Luca Visentini via FR
In rete il numero di gennaio del periodico cartaceo Lavoro e Salute
martedì 30 - 12h37
di : Franco Cilenti
FACEBOOK ITALIA: PERCHE’ PER ME E’ UN DOVERE POLITICO ABBANDONARE IL "SOCIAL"
domenica 14 - 12h00
di : Lucio Galluzzi
I 59 anni della Rivoluzione cubana
martedì 2 - 13h57
di : Lucio Garofalo
REPUBBLICHETTA
martedì 19 - 19h02
di : Lucio Galluzzi
Col suo marchio speciale di speciale disperazione
domenica 26 - 16h59
di : Alessio Di Florio
In rete il numero di novembre del periodico cartaceo Lavoro e Salute
martedì 21 - 10h55
di : Franco Cilenti
È online il nuovo numero del periodico nazionale "dire, fare Rifondazione"
martedì 7 - 11h13
di : Franco Cilenti
Cesare Battisti. Vedrete che finirà con la solita truffa!
venerdì 6 - 14h57
di : Paolo Persichetti
Polizia spagnola spara proiettili di gomma dura contro i manifestanti (Video)
lunedì 2 - 17h49
Catalogna dice sì a indipendenza, 840 feriti in cariche ai seggi (video)
lunedì 2 - 10h23
In rete il numero di settembre del periodico cartaceo Lavoro e Salute
martedì 26 - 08h35
di : Franco Cilenti
MOVIMENTO MARCHESE DEL GRILLO
sabato 23 - 14h39
di : Lucio Galluzzi
Honteux
martedì 19 - 23h36
di : Mario
La pace colombiana benedetta da Francesco sporca del sangue yemenita
lunedì 11 - 23h52
di : pugliantagonista
Mafie, cullarsi nella favola vecchia dell’isola felice e nel silenzio delle cosc
lunedì 11 - 11h26
di : Alessio Di Florio
MAL’ARIA NERA
giovedì 7 - 21h25
di : Lucio Galluzzi
Stupro di Rimini:la conferma, fu stupro etnico
mercoledì 6 - 16h14
di : pugliantagonista
Stupro di Rimini: i molti quesiti irrisolti
lunedì 4 - 22h07
di : pugliantagonista
LETTERA APERTA A FILIPPO FACCI: AIUTATE POVIA, MA A CASA VOSTRA!
sabato 2 - 13h26
di : Lucio Galluzzi
COSCIENZE E VARECHINA
venerdì 1 - 14h57
di : Lucio Galluzzi
Stupro di Rimini :"applicare l.internazionale, crimine contro umanità"
giovedì 31 - 14h10
di : pugliantagonista
Terremoto di Casamicciola
martedì 22 - 17h08
di : Lucio Garofalo

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Ne demande pas ce que ton pays peut faire pour toi, demande ce que tu peux faire pour ton pays. John Fitzgerald Kennedy
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Sognavamo cavalli selvaggi
giovedì 1 Febbraio
di : Luca Visentini via FR
Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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"Il sogno di Fausto e Iaio" film di Daniele Biacchessi e Giulio Peranzoni alla "Maison D’Italie" a Parigi (trailer)
domenica 8 Gennaio
di : Enrico Persico MUSICA Italiana Paris
CARISSIMI TUTTI CLASSI EDIZIONI PARIGI E MUSICA ITALIANA PARIGI IN COLLABORAZINE CON LA MAISON D’ITALIE VI INVITANO ALLA PROIEZIONE IN ITALIANO DEL FILM DI DANIELE BIACHESSI _vIL SOGNO DI FAUSTO E IAIO ALLA MAISON D’ITALIE _v7 A, boulevard JOURDAN _v75014 PARIS LE VENDREDI’ 20 GENNAIO ALLE 18,30 SEGUIRA’’ DIBATTITO CON DANIELE BIACHESSI E ALESSIIA MAGLIACANE DI CLASSI EDIZIONE SERATA IN ITALIANO IL SOGNO DI FAUSTO E IAIO Un film di Daniele (...)
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Io, in quanto europea/o, rifiuto che le/i rifugiate/i siano respinte/i in mio nome
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©Olivier Jobard/Myop Io, in quanto europea/o, rifiuto che le/i rifugiate/i siano respinte/i in mio nome IL DIRITTO D’ASILO E’ UN DIRITTO Nell’espressione “diritto d’asilo”, ogni parola è importante. Un DIRITTO offre a qualsiasi persona perseguitata per le proprie opinioni o identità, minacciata da violenza, guerra, o miseria, la possibilità di trovare ASILO in un paese diverso dal proprio. Lo scopo di questa petizione è (...)
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L’Italia ha torturato alla Diaz. Condanna europea (video e sentenza)
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"Quanto compiuto dalle forze dell’ ordine italiane nell’irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 "deve essere qualificato come tortura". Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia non solo per quanto fatto ad uno dei manifestanti, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura." Il sintetico lancio dell’agenzia Ansa contiene solo l’essenziale, ma si tratta di un fatto politicamente enorme. (...)
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Morto Francesco Di Giacomo, voce e anima del Banco (video Full Album)
sabato 22 Febbraio
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A 67 anni in un incidente stradale alle porte della capitale perde la vita un grande protagonista della scena progressive italiana Un inci­dente stra­dale alle porte di Roma ha cau­sato la morte di Fran­ce­sco Di Gia­como, voce solita dei Banco del Mutuo Soc­corso, sto­rica band romana tra le più rap­pre­sen­ta­tive del rock pro­gres­sive ita­liano. Fon­dato nel 1969, il Banco del Mutuo Soc­corso, insieme alla Pre­miata For­ne­ria Mar­coni, gli Area e a Le Orme, ha por­tato in Ita­lia le (...)
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Domani 22 febbraio, ore 16, davanti la lapide che ricorda Valerio Verbano
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VALERIO VERBANO 22/02/1980-22/02/2011 UCCISO DAI FASCISTI. Il nome di Valerio Verbano, trentaquattro anni dopo il suo assassinio, continua a suscitare emozione. Dire che Valerio vive nelle lotte giorno dopo giorno non è retorica, è davvero così, a Roma e non solo. La storia di Valerio continua essere un’arma in più per cambiare l’esistente, per resistere alla crisi, a partire da un’idea di antifascismo fatto di pratiche sociali e culturali, progetti di autoformazione e (...)
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Ucraina. I “martiri dell’Unione Europea”? Sono neonazisti 3 live-stream
venerdì 24 Gennaio
di : Marco Santopadre
E’ davvero singolare l’ipocrisia dell’establishment dell’Unione Europea. Se le grandi famiglie europee del centrodestra e del centrosinistra proprio in queste settimane sono in prima fila nel chiedere ai cittadini del continente di non votare per forze politiche xenofobe o di estrema destra alle prossime e imminenti elezioni europee, allo stesso tempo sono proprio formazioni ultranazionaliste, razziste e a volte apertamente ispirate al fascismo e al nazismo quelle (...)
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Hugo Chavez é morto (video live)
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Il presidente compagno venezueliano Hugo Chavez é morto dopo una lunga battaglia contro un cancro.
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Palestina è FATTO! Il primo passo è stato compiuto
venerdì 30 Novembre
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Nonostante l’ostruzione del più forte paese imperialista. Anche se esiste un percorso abissale ancora a percorrere, questo riconoscimento timido assomiglia di già a un schiaffo... non ci risparmiamo di questo "piccolo" piacere! Mabrouk (felicitazioni), per questo primo passo!
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Cassa di Resistenza per i lavoratori colpiti dal terremoto in Emilia Romagna
giovedì 31 Maggio
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I compagni e le compagne del PRC dell’Emilia-Romagna hanno organizzato una cassa di resistenza per dare solidarietà attiva alle/ai lavoratrici/lavoratori le cui fabbriche sono state distrutte dal terremoto, nonché alle famiglie dei lavoratori rimasti uccisi dal crollo dei capannoni. Facciamo appello ai Gruppi di Acquisto Popolare ed a tutte le strutture del Partito per attivarsi da subito per raccogliere in particolar modo fondi. I versamenti potranno essere effettuati sul conto (...)
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STORIA DEL 1° MAGGIO
martedì 1 Maggio
di : Roberto Ferrario
A Parigi il Collettivo Bellaciao si ritrova come ogni anno nella manifestazione che percorre la città. di Roberto Ferrario Il 1° Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione. "Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d’ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran (...)
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25 aprile: la resistenza in Italia
mercoledì 25 Aprile
di : Collettivo Bellaciao
La sfilata della Liberazione a Milano (5 maggio 1945) guidata dal Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà. Fu l’atto simbolicamente conclusivo della Resistenza italiana al nazifascismo (in effetti la lotta armata si protrasse in numerose località, specie del Nord-Est, sino ai primi giorni del maggio 1945) e delle insurrezioni popolari che, sostenute dalle formazioni militari di partigiani e patrioti, consentirono la liberazione delle grandi città del Nord Italia prima (...)
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DAX NEL CUORE E NELLA LOTTA
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Sabato 3 marzo un raduno di una centinaia di persone in faccia al Centro Pompidou in solidarietà con il movimento notav italiano, dopo l’assemblea organizzata in questa occasione una piccola manifestazione si è organizzata fino alla piazza del Chatelet Lunedì, 6 marzo, la sede della RAI di Parigi è stata occupata simbolicamente in protesta contro il modo in cui i grandi mezzi di comunicazione italiani, tra cui la RAI, partecipano alla criminalizzazione del movimento NoTAV, senza dare (...)
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Valerio Verbano (Roma, 25 febbraio 1961 – Roma, 22 febbraio 1980) (video)
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