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Io che ero abituato a parlare e non ho neppure più una piazza

di : Massimo Saltamerenda
martedì 15 luglio 2008 - 22h01
2 commenti

Io che ero abituato a parlare e non ho neppure più una piazza

di Massimo Saltamerenda, Circolo di Cerveteri (Roma)

Lettera a Niki Vendola

Caro Niki,

è vero, non vedo l’ora di "guadagnare una sufficiente distanza critica dalla nostra incandescente vicenda congressuale", di uscire da questo stato di delirio febbrile, da quest’incubo, dove tu e altri dottori inadeguati, stanchi e ripiegati sui vostri polverosi testi, sulle vostre liturgie e autobiografie, più febbricitanti di noi malati e feriti, ci avete condotto.

Chiedi ancora al "tuo" partito di distillare un succo politico, una cifra progettuale, dopo che tu più degli altri hai voluto un congresso a documenti contrapposti?

Cosa deve fare ancora il "tuo" partito dopo aver messo nell’alambicco della grappa che ci ha avvelenato tutti, ben cinque documenti congessuali? Cosa dobbiamo fare di più, dopo che tutti i padiglioni dell’ospedale sono stati contagiati proprio dalla rissosità e dal livore di un ceto politico che ci sovrasta e di cui tu pure fai parte?

E’ possibile che tu abbia avuto ragione a proporre come tema di ricerca la questione dell’odio, poichè in questo esperimento sacrificale nel quale ci avete condotto io c’ho visto tanto "odio", ma piuttosto il "vostro" nei nostri confronti: verso di me, verso quella che tu più degli altri hai voluto chiamare "comunità ferita".

Allora è possibile che da questo stato di delirio febbrile, che esprimerò leggendo questa lettera pubblicamente domattina all’interno dell’assise congressuale della federazione di Civitavecchia, davanti agli occhi esterefatti dei miei cari compagni a cui invece voglio molto bene, io possa esprimere finalmente e liberamente quello che tu chiami odio e che per me è invece discussione politica.

Davvero per il solo fatto di esprimere qualche critica nei tuoi confronti, potrei essere addirittura identificato come portatore di un sordo, scomposto, assurdo odio che solo chi ha amato tanto allora potrebbe comprendere, decifrare e compatire?

E’ possibile che potrei essere identificato come uno che odia, così tanto da non poter sfuggire al giudizio severo di chi mi ascolterà e dal tuo giudizio quando forse un giorno per incidente mi leggerai?

Ma è possibile che l’implosione grammaticale di cui tu parli, ci impedisca di esprimere e di accogliere tra noi le nostre emozioni: quale fu quel Dio che fece crollare la nostra torre di Babele e che confuse il nostro linguaggio forse in modo così irrimediabile? Chi fu il prete che stracciò il libro delle nostre messe?

Non è possibile che proprio te, quando deligittimi del "tuo" congresso svolto per documenti contrapposti definendolo burocratico e autoritario, non è possibile che proprio tu, non sia quel Dio che laicamente ora vorrei bestemmiare, quel prete che vorrei denunciare?

Allora io ti domando cosa è un congresso? Che cosa è una tessera di partito? A che cosa serve un regolamento? Come si nomina un segretario di partito? Come si misura una maggioranza di consensi?

Te lo domando perchè dopo tanti anni di militanza e dentro a questa febbre che mi ottenebra il cervello, forse io non lo so più.

E mi domando cosa ci staremo a fare domattina, io e i miei cari compagni a cui invece voglio molto bene, una volta uniti nelle campagne elettorali, oggi divisi per mozioni, dentro a quella stanza?

Perchè invece di stare li a leggere questa lettera forse a registrare gli sguardi soddisfatti dei compagni della prima mozione alla quale ho sentito di aderire e quelli forse offesi e scuri degli altri che fanno parte del tuo documento, non sono al mare con mia moglie a godermi il sole, i baci e la libertà?

Perchè dovremmo essere li io e i miei cari compagni?

Forse staremo li, a domandarci a che serve andare fino a Chianciano nel regno di chi si fà con l’acqua minerale, quando con la nostra grappa avvelenata abbiamo già un segretario nazionale autocadidato, che addirittura proclama la propria vittoria dall’alto della mozione che come dici tu possiede già la maggioranza dei consensi.

A che cosa serviamo noi della Federazione di Civitavecchia, se non esiste più neppure uno straccio di burocrazia che possa omologare i risultati? Come possiamo decidere del nostro futuro con serenità dentro a quest’officina che tu chiami d’odio e che tu stesso hai voluto sperimentare?

E con quali occhi dovremmo leggere i risultati ottenuti dai cinque distillati documenti nella nostra federazione?

Potrò affermare senza essere odiato da qualcuno che il documento che ha prevalso, il "tuo" documento, seppure vince il congresso di federazione nei numeri, non lo vince politicamente?

Potrò spiegare ai miei cari compagni a cui voglio molto bene, che il documento "Vendola" non è rappresentato in tre circoli della federazione e che a stento riesce a farsi rappresentare a Tolfa e a Canale Monterano?

Riusciranno i compagni della seconda mozione a cui invece voglio moto bene, che vince a Ladispoli 47 a 2 e a Civitavecchia 120 a 39 a trattenere quello che tu chiami odio nei miei confronti?

Potrò chiedere ai miei cari compagni della seconda mozione a cui invece voglio veramente bene, una gestione unitaria del partito con una segretaria o un segretario che non abbia altri incarichi istituzionali, che non sia assessore o consigliere in qualche assise pubblica, in modo che non si possa più confondere l’innegabile bravura di chi è stato selezionato dal nostro intellettuale collettivo con le contese congressuali?

Oppure con "amore", mi verrà indicata la porta d’uscita dal paradiso che si vuole costruire in terra con la costituente di sinistra?

Io che ero ai piedi del "tuo" palco quando il 9 dicembre entrò Ingrao durante il tuo discorso, stavo come uno scemo a strillare in mezzo agli applausi che ti facessero segretario.

Io che mi credevo figlio di un parto "dove si piange ciò che muta anche per farsi migliore" dimmi come mai mi ritrovo secondo te ad essere oggi un portatore d’odio? Sono forse io figlio di un aborto?

Io che ero abituato a parlare di buona politica e che non ho neppure più una piazza seppure "confusa e piena di gazzarra" come quella di Di Pietro dove andare, se non questo percorso congresso sacrificale "autoritario e burocratico" che mi avete organizzato; dimmi io che ho amato tanto perchè oggi sto qui a scrivere queste cose?



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Io che ero abituato a parlare e non ho neppure più una piazza
16 luglio 2008 - 00h06 - Di de62aa2c2981f8e5fa2acfd6bd23906e...

Chiusi i manicomi, con la legge 180, hanno aperto i circoli di rifondazione.

Chi vedeva in Vendola il potenziale segretario nazionale del PRC, non disponeva di sufficiente equilibrio dato che avrebbe dovuto chiedersi cosa avevano in comune Vendola, Bertinotti e Ferrero con il comunismo.

Misteri.



Io che ero abituato a parlare e non ho neppure più una piazza
24 marzo 2010 - 23h16 - Di f2f8752c6445677dd38c7e2503f64e9f...

e bravo il compagno Massimo... e sì, veramente bravo.
E lo dico senza retorica e soprattutto senza coinvolgimenti politici.
Questo perché chi scrive, si è imbattuto per caso in questo sito e alle belle e accorate parole del compagno Saltamerenda, figlie della migliore sceneggiata
napoletana, è quasi caduto dalla sedia...
Questo perché il compagno, anche se io ho una visione un po’ diversa del vero compagno, sembra più un democristiano doc che da un lato si batte e si dimena
contro le ingiustizie e dall’altro fa comunella con i suoi amici...
Battiamoci contro la cementificazione del litorale laziale, contro le norme e i piani attuativi spregiudicati e bla bla bla...
Andate a dirlo ai cittadini di Cerveteri, che forse non sanno o forse sanno che il miglior amico di Saltamerenda, Ramazzotti... sembra quasi di vedere Berlusconi e D’Alema!
Loro che un po’ nell’ombra un po’ alla luce del sole sono il braccio nelle amministrazioni pubbliche, nelle istituzioni e nei tribunali, il braccio dei palazzinari, quegli stessi palazzinari che stanno demolendo quel poco che resta, da cerveteri a civitavecchia passando per santa marinella e cerenova!!!
Così ci ritroviamo centri commerciali al posto di case e parche, vie larghe 3 metri tra palazzi alti 13, case che entrano sul altre case, e ancora case case...
Così scrivevi caro compagno:"La prima repubblica s’è mangiata i beni comuni conquistati dalla Resistenza. La seconda repubblica ha sostituito i sogni con gli incubi della destra fascista. Giù le mani dalle mie mutande e dalla Costituzione. No pasaran!"
Certo che pasaran, anzi pasaran e costuiran, anzi lo stanno già facendo...
Meditate cari compagni, meditate






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