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LETTERA DI G.STRADA A UNITA’ SULLA PACE NON ESISTONO SFUMATURE

di : Gino Strada
lunedì 15 marzo 2004 - 13h22

Caro direttore,

«a chiunque possa interessare»... così potrebbe incominciare questo mio chiarimento sulla polemica di questi giorni, nata su due parole estratte da un mio intervento a Bologna a una iniziativa promossa dalla Fiom e isolate dall’insieme. Due parole, “delinquenti politici”, non inventate, sia chiaro. Le ho davvero pronunciate. Qualcuno le ha considerate, come Mimmo Lucà sulle colonne del vostro giornale, «un’offesa gratuita e non opportuna», «un insulto». Me ne dispiace. Succede, quando si è molto indignati - e io lo sono tuttora - di usare parole pesanti.

Che qualcuno si risenta è legittimo. Ad altrettanta legittimità può aspirare chi sta curando le vittime ed alza la voce contro decisioni che le moltiplicano. Mi piacerebbe qui entrare nel merito della questione, come del resto ho fatto anche a Bologna. E la questione è la guerra, la scelta di promuovere, di sostenere, di non contrastare la guerra e la logica di guerra, e anche la scelta di chiamarsi fuori dalla responsabilità di decidere.

«Se l’obiettivo della destra è dividerci... - scrive Mimmo Lucà - ho l’impressione che con questo modo di rilasciare interviste si faccia il loro gioco». Non mi interessa, nel definire le mie idee e i miei comportamenti, quali siano gli obiettivi dell’una e dell’altra parte. Nè sono interessato, da cittadino, a fare il gioco di nessuno, non della destra e neppure della sinistra. Anzi, sempre da cittadino mi permetto di aggiungere delle virgolette alle due parole di cui sopra: perché quello che ho visto negli ultimi anni è stato - sul tema della guerra e non solo - un progressivo assottigliamento delle differenze tra i due schieramenti, al punto da rendere le rispettive posizioni spesso irriconoscibili.

Vorrei evitare di discutere, nel sostenere questa tesi, delle scelte politiche tragicamente simili compiute dalla “destra” e dalla “sinistra” su altri temi, peraltro pilastri di una società civile, come il lavoro e l’educazione, la sanità e l’informazione. Restiamo alla questione guerra. E pace.

Ho visto il mio Paese portato in guerra, violando la Costituzione, da governi di centro- sinistra (per primi, dalla fine del secondo conflitto mondiale!) e da governi di centro-destra. Ho visto un governo di centro sinistra orgoglioso di prendere parte ai bombardamenti. Ho assistito alla indecente (oddio, spero non si offenda qualcun altro) teoria della “guerra umanitaria”, per cui si è ritenuto giusto seppellire sotto le bombe cinquemila cittadini di Belgrado e dintorni per punire i responsabili dell’assassinio di altri duemila e duecento civili massacrati in Kosovo. Ho visto il novantadue percento del Parlamento votare per la guerra contro l’Afganistan. Diecimila civili morti, e la guerra continua. E ho sentito leader politici di entrambe le parti compiacersi dell’invio «dei nostri ragazzi» in Afghanistan, armati fino ai denti a partecipare alle scorribande terroriste dei rambo di Enduring Freedom.

Lo stesso vale per l’Iraq, dove i militari italiani sono stati inviati a prendere parte a una guerra di aggressione neo coloniale, perché qualcuno poi potesse spartirsi il bottino della “ricostruzione”. Altri diecimila civili iracheni morti. «I poveri vanno alla guerra, a combattere e morire per i capricci, le ricchezze e il superfluo di altri», scriveva Plutarco molti secoli fa.

A me, semplice cittadino, piacerebbe vivere - e mi batto per questo - in un Paese che crede nella pace e che la pratica. Anche per questo mi piace la nostra Costituzione. Invece devo constatare che il novanta per cento del Parlamento italiano è d’accordo nel violarne l’articolo 11, quando deve votare in materia di guerra e pace.

In modi diversi, certo. Chi è orgoglioso di violarla e se ne vanta (e in cuor suo vorrebbe anche sopprimerla, se solo ne avesse la forza), chi preferisce astenersi, chi resta fuori dall’aula. Non è questo un attentato alla Costituzione? Non è un delitto contro i diritti di tutti - a cominciare dalle prossime vittime della guerra, del terrorismo di stato, di gruppi o di individui? Non è un delitto contro la democrazia?

Io penso di sì. Penso che sia un delitto compiuto dalla grande maggioranza dei politici (non dai politici dell’una o dell’altra parte) e penso che chi, da politico, si renda corresponsabile in ogni forma di questo delitto non debba offendersi più di tanto, quando gli viene fatto notare.

Gli offesi, quelli che avrebbero davvero il diritto di esserlo se fossero ancora vivi, sono i milioni di persone che ogni anno dittatori e presidenti, golpisti o “democraticamente eletti”, per le ragioni più varie mandano al macello: per dio e per la patria, per la libertà o per gli interessi della nazione.

Il movimento per la pace, che io non rappresento ma di cui faccio parte, questo chiedeva ai politici italiani (non all’opposizione né alla “sinistra”): di rispettare la Costituzione, il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite. E anche, se a qualcuno dovesse interessare, la coscienza civile del nostro Paese. Tutto qui, niente di eroico. Invece, il novanta percento dei parlamentari, ancora una volta, non lo ha fatto. Ciascuno per le proprie alchimie e interessi.

Anch’io, da cittadino, sono offeso. Vogliamo dialogare, confrontarci? Nessun problema. Ma senza giocare con il mazzo truccato. Con chi, per qualsiasi calcolo politico, è disposto a scegliere la guerra, cioè ad acconsentire che si ammazzino altri esseri umani, è faticoso trovare un terreno comune di discussione. Rimane solo, per quel che mi riguarda, il diritto al dissenso più profondo e la possibilità - «nel necessario e legittimo pluralismo», come scrive Mimmo Lucà - di negare il mio voto a tutti coloro che violano la Costituzione. Non si possono barattare la democrazia e i diritti, né la Costituzione, per assicurare qualche appalto “alle nostre imprese” - che poi sono le “loro” - né per “entrare nel giro” delle potenze che contano. Con amicizia.

Ps:
Mentre invio dal Sudan questi appunti, da Milano mi leggono un articolo di Antonio Padellaro. Ho trovato dei giudizi anche severi nei miei confronti, ne prendo atto ma certo non mi offendo. Ho trovato anche la convinzione da parte di Padellaro che io non sia impegnato a costruire steccati che dividono presunti “puri” da presunti “impuri” e che dunque senza dubbi e riserve io ritenga in pieno diritto e bene accetto chiunque intervenga alla manifestazione di sabato prossimo.

Confermo interamente questa interpretazione dell’opinione di Emergency e mia e mi auguro la maggiore riuscita possibile della manifestazione di Roma contro il terrorismo della guerra e la guerra del terrorismo.

da UNITA



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