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Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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I grandi cambiamenti di Bertinotti- e’ solo un inizio

di : Viviana Vivarelli
lunedì 17 maggio 2004 - 09h25

Di Viviana Vivarelli

Concluso il congresso fondativo della sinistra europea

E’ nato a Roma, alla Domus Pacis,il Partito della sinistra Europea. Con il Congresso fondativo ha preso il via un progetto ambizioso che risponde all’esigenza di colmare un antico ritardo e costruire un soggetto politico capace di dare risposte al bisogno di cambiamento che viene dai grandi movimenti che si sono sviluppati in Europa e nel mondo. Il percorso non è tutto in discesa.

Lo stesso Fausto Bertinotti che si è speso molto per la nascita di questo nuovo soggetto, ha incontrato nel partito di cui è segretario, Rifondazione comunista, non poche resistenze, tavolta ostilità. Così come resistenze, diffidenza, sono state incontrate in altri partiti che si richiamano al movimento comunista. Le più evidenti sono quelle relative alla simbologia: la falce e il martello, lo stesso nome comunista. Quelle che più pesano riguardano però la natura stessa di questo partito.

Il superamento del comunismo inteso come reale forma di governo, il rapporto fra il nuovo soggetto transnazionale e i movimenti, il rischio di smarrire la natura di classe, il valore del conflitto sociale sono temi che hanno accompagnato nei diversi paesi i primi vagiti del Partito della sinistra europea. Non a caso si parla di un processo sperimentale, aperto a tutti coloro, come scrive Liberazione, che hanno intenzione di arricchire prassi e teoria della sinistra alternativa che verrà al di là della stretta ortodossia o dell’obbedienza a uno specifico filone politico. E Sandro Curzi, il direttore di Liberazione, si riferisce proprio ai paesi dell’Est.” Sarà interessante capire- afferma-cosa può rappresentare questo partito per le forze politiche dell’Est che si richiamano alla sinistra, quale lavoro comune si dovrà e si potrà fare, quali obiettivi.

Oggi abbiamo pubblicato una lettera di una compagna ungherese. Dice di attendere tante cose dall’Europa e sottolinea che presto gli operai di Budapest torneranno a far parlare di loro proprio come in quel 1956. La lettera conclude: ad uguale lavoro salario europeo, è un buon segnale, non ti sembra? Questa lettera dà il segno di quanto ci sia da fare, quali lotte portare avanti, della necessità di superare vecchie separazioni storiche, di rapportarsi alle nuove realtà di sinistra nel nord Europa”. Appunto il ”colmare un ritardo” di cui parla Bertinotti che descrive un quadro allarmante dell’Europa e dell’intero pianeta “radicalmente sconvolti dalla guerra e dal terrorismo, ma anche attraversati dal grande movimento per la pace. ”Si avverte l’assenza di un partito - ha affermato il segretario di Rifondazione in un editoriale su Liberazione - l’assenza di un partito che sia uno degli attori principali della costruzione di un nuovo movimento operaio.

Un movimento operaio nel quale restino ferme le istanze di liberazione e di trasformazione della società, ma che è “nuovo perché consapevole degli errori del passato e perché sa che solo con un rinnovamento radicale della sua cultura, del suo modo di agire e di proporsi, si può aprire con forza e determinazione la questione della rivoluzione in Europa e in Occidente. ”Bertinotti imposta così la relazione introduttiva al Congresso di Roma. Offre una revisione critica della storia, della cultura, dell’impegno anche di una sinistra che in Italia e in altri paesi ha continuato a chiamarsi comunista anche quando quei regimi erano crollati. L’elemento più innovativo, che fa discutere il Congresso, è racchiuso in poche righe: “Il rinnovamento oggi passa attraverso la contaminazione e il confronto di tutte le culture critiche, di quelle di origine ecologista, femminista, pacifista e religiosa.

Il movimento dei movimenti è già luogo di contaminazione. Esso è il modo in cui una nuova generazione ha incontrato e incontra ogni giorno la politica. E’ il luogo di produzione di nuove pratiche individuali e collettive. Il suo orizzonte è il nostro orizzonte. Noi nel movimento e col movimento crediamo che un altro mondo è possibile” Il Congresso offre spunti di riflessione non solo alle venti formazioni politiche intervenute, fra fondatori e osservatori, che affollano la Domus Pacis insieme ai tanti invitati ma, in Italia in particolare, all’arcipelago che costituisce la sinistra diversamente collocata. Non è un caso che personalità del mondo della cultura, della scienza, della scuola, dell’Università, dello spettacolo, dirigenti sindacali abbiano aderito ad un appello che rappresenta anch’esso un primo momento di consenso al progetto della sinistra europea. Certo, leggendo l’elenco dei partiti che sono presenti , sono ben visibili storie di conservazione, di dogmatismi, che con qualche difficoltà crediamo possono riconoscersi nell’impostazione di Bertinotti.

Sarà interessante, a congresso concluso, durante una campagna elettorale già in corso dove ognuno porta acqua al suo mulino, vedere come si svilupperà il dibattito. Punti fermi nella impostazione della sinistra europea per il segretario di Rifondazione sono la lotta alle fallimentari politiche neoliberiste, la scelta della pace e della cooperazione, la lotta per la giustizia sociale. Si disegna un’altra Europa “possibile solo se nasce una sinistra di alternativa”. Poi un giudizio netto sulle forze che si muovono a sinistra, un giudizio che si riferisce in particolare all’Italia, pur senza nominarla: Dice Bertinotti: “Le forze riformiste anche di fronte alla crisi delle politiche praticate quando erano al potere in quasi tutta Europa, in un ciclo politico che ormai è alle nostre spalle, sono incerte e divise fra il ritorno alla vecchia politica con la riproposizione della terza via e l’esigenza di uscirne. Solo la sinistra di alternativa può proporre oggi una politica contro il liberismo e contro la guerra. Solo la sinistra di alternativa può costruire nel e col movimento un’altra Europa. Oggi cominciamo”.

Sono accenti che si avvertono anche nel dibattito aperto nei partiti del socialismo europeo, nei partiti socialdemocratici europei nei quali le correnti di sinistra, Italia in primo luogo, fanno sentire la loro voce. Avviene sulle questioni della guerra, delle lotte dei lavoratori, dei conflitto sociali, della battaglia per un diverso modello di sviluppo, contro il neoliberismo. Insomma a sinistra molto si muove. Il Congresso fondativo della sinistra europea riprende uno slogan del Maggio francese, “ce né est qu’un debut”. Tanto è noto questo slogan che non c’è bisogno di traduzione ma di un auspicio e di una speranza: che davvero sia l’inizio, pur nelle diversità di storie, culture e esperienze di un confronto aperto fra soggetti aperti al nuovo che sanno di avere un passato.

[Alessandro Cardulli]


Non sono di nessun partito ma riporto volentieri la citazione (un po’ scarsa) di Aprile (che e’ l’ala minoritaria dei Ds e non e’ di Rifondazione). Riporto la citazione solo perche’ in essa Bertinotti parla chiaramente dei Movimenti (che ormai per definizione sono quelli no global) e perche’ molti parlano con sprezzo di immobilismo partitico mentre questo immobilismo non e’ generalizzato e qualcosa, anche nei partiti, si muove.

In quanto parte dei Movimenti (no global), saluto con interesse ogni cambiamento porti qualunque partito italiano a rivedere la realta’ di oggi con canoni nuovi e occhi bene aperti, guardando alle realta’ associative o ai singoli che si sono proposti ovunque e in ogni settore per costruire un mondo nuovo. Saluto con interesse chi nei partiti lasci le ideologie vecchie, aprendosi anche a pochi ma fondamentali principi basilari, richiesti dall’intero mondo dei non potenti. Ci auguriamo che la base di Rifondazione sappia adattarsi alle nuove prospettive senza autodistruggersi nella conservazione del passato. Per quanto si possano amare i propri ideali, cristalizzarli puo’ a volte renderli inattivi.

L’evoluzione sta nel cambiamento, senza si muore. Speriamo anche che l’esempio di Bertinotti sia seguito con chiarezza e coraggio anche da altri segretari, ancora indecisi tra scelte di massima: difesa dei cittadini o difesa del potere, neoliberismo o creazione di una nuova economia, pace o guerra, lotta per i privilegi o lotta per l’uomo, appoggio agli ’alleati’ o appoggio ai valori, realpolitik o coscienza, costituzione o riformismo, difesa delle multinazionali o difesa del futuro del mondo... Questa incertezza pregiudiziale puo’ segnare anche per essi la loro rovina.

Saro’ lieta di segnalare qualunque apertura di qualunque partito, oltre a Rifondazione, intenda riconoscere le presenti esigenze del mondo e le nuove realta’ dei Movimenti. Un nuovo pensiero e’ in cammino, lo e’ a livello mondiale, deve far breccia anche nei circuiti partitici, non riconoscerlo segna il discrimine tra politica nuova e vecchie ideologie. Stiamo attendendo questi cambiamenti. Il fiume della storia e’ una forza inarrestabile e le sue gocce sono sei miliardi di persone, non piu’ le vecchie segreterie di partito o i capi militari o finanziari. O si va nel senso di questo fiume, o si rischia di uscire dalla storia.



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