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Strage di Bologna, dov’è la verità?

di : Saverio Ferrari
lunedì 2 agosto 2004 - 15h43
2 commenti

di Saverio Ferrari

Ventiquattro anni fa esplodeva una bomba nella stazione ferroviaria della città. 85 morti e 200 feriti

Ogni anno, alla data del 2 agosto si accendono violente polemiche. Eppure, a guardare i fatti, la strage del 1980 alla stazione di Bologna, in assoluto la più efferata del dopoguerra (85 morti e 200 feriti), ha da tempo compiuto il suo iter giudiziario. Nel 1995 la Cassazione condannò definitivamente all’ergastolo Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Ancora recentemente, il 17 dicembre scorso, la stessa suprema corte, pur annullando la pena a 30 anni per Luigi Ciavardini, il terzo imputato per la strage, all’epoca minorenne, ha tenuto a sottolineare che nei confronti dei due esponenti dei Nar si erano raggiunti "dati certi" circa la loro colpevolezza, neanche l’ombra di un dubbio. Entrambi parteciparono all’esecuzione della strage. Un caso quasi unico nel panorama giudiziario italiano dove la regola è sempre stata l’assoluzione per insufficienza di prove nei confronti dei terroristi neri.

Tuttavia alla stazione di Bologna, nei discorsi celebrativi da parte dei familiari delle vittime si continua ad invocare verità, accusando i rappresentanti dello Stato di aver sistematicamente depistato. Gli stessi, come nulla fosse, a nome dei rispettivi governi in carica regolarmente si impegnano a rimuovere ogni possibile "segreto", riconoscendo all’azione degli apparati di sicurezza gravi omissioni e complicità. Clamoroso fu in questo senso, nel 2000, il discorso dell’allora Presidente del Consiglio Giuliano Amato che espresse «il proprio rammarico di fronte alle bugie che venivano dall’interno dello Stato». Un intervento che suscitò, non a caso, le ire scomposte di Francesco Cossiga. Così di celebrazione in celebrazione, quasi un rito, senza che nulla di sostanziale poi intervenisse a mutare le cose.

Inevitabile domandarsi quali siano le ragioni per cui una verità giudiziaria generi tali insoddisfazioni, sia percepita come non pienamente corrispondente alla realtà dei fatti, offrendo alla destra lo spazio per più tentativi di attacco alla stesse sentenze. Ci hanno provato diversi esponenti di An (Fragalà e Storace), sostenendo la necessità di una revisione del processo. Anche a sinistra, va detto, alcuni noti intellettuali si pronunciarono in tal senso. Nel 1990 l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga (sempre molto presente in tutta questa vicenda), chiese formalmente che si cancellassero dalla lapide le parole "strage fascista". Qualcuno, sempre di An, propose anche di far ripartire l’orologio della stazione fermo alle 10.25, l’ora dello scoppio della bomba. Traeva in inganno i viaggiatori. Palese il tentativo di ridurre questa strage ad uno dei tanti misteri di cui è disseminata la vita della Repubblica.

Il fatto è che in Italia, questo il cuore del problema, si è combattuta per decenni una guerra a "bassa intensità" in nome dell’"occidente" contro il "pericolo comunista", fatta di azioni coperte, terroristiche e illegali, guidate e condotte da interi scomparti dello Stato. Si è per questa via più volte giunti alle soglie di avanzati e concreti progetti eversivi. La strage di Bologna, molti lo dimenticano, fu uno di questi capitoli, a lungo preparata. Almeno due i tentativi che la precedettero: il 20 maggio a Roma, dove un’autobomba destinata fare strage ad un raduno nazionale di alpini non esplose per cause fortuite, e il 30 luglio a Milano. Qui invece 14 chilogrammi di tritolo furono fatti saltare davanti Palazzo Marino, in pieno centro, al termine di un Consiglio Comunale.

E’ una parte della storia di questo paese. Le destre temono l’emergere di loro complicità e legami. Per questo si scagliano contro alcuni brandelli di verità giudiziaria. D’altro canto, nessun democratico può accontentarsi. La storia, con tutta evidenza, ci dice del groviglio criminale ed eversivo, cresciuto dentro lo Stato, che ha certamente protetto gli esecutori. Non furono solo i Nar di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro i responsabili della strage. Anche per questo la battaglia dei familiari delle vittime per la verità continua ad essere la nostra.

http://www.liberazione.it/giornale/...



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> Strage di Bologna, dov’è la verità?
7 settembre 2005 - 18h10 - Di 4c87ca187b9bebca8d6a69b5e0140424...

Cercare la verità? Anche dopo 25 anni? SEMPRE. Anche se più il tempo passa e più è difficile avvicinarsi alla realtà dei fatti di quel tragico 2 agosto di 25 anni fa, è doveroso per Amore di giustizia, Amore di verità e soprattutto per Rispetto al dolore di quelle 85 vite spezzate.
Il problema, come 25 anni fa, è dove cercare questa verità. E’ giusto accontentarsi di una verità "comoda", politica, che accontenta un pò tutti? NO! Con la definitiva sentenza di colpevolezza dei NAR Fioravanti e Mambro si è scelta la strada più corta e accomodante per tutti, o quasi: ai parenti, amici delle vittime, a chi insegue sempre la verità e la giustizia non può bastare quella sentenza, figlia di un processo dove troppo spesso prove concrete non sono neanche state prese in considerazione e si sono dati per certi molti vaneggiamenti riferiti, poi smentiti, poi ancora ritrattati e così via, per cercare di dare un senso, palesemente forzato, a un atto d’accusa che di sensato ha ben poco. Paradossale è la richiesta di verità sul coinvolgimento dello stato, per mezzo dei servizi, accettando questa sentenza che proprio gli stessi servizi hanno contribuito a creare, nascondendo e proteggendo chi ha fatto il loro gioco in cambio di una nuova vita. Purtroppo questa sentenza va bene anche a chi la giustizia e la verità dice di amarle, ovvero la sinistra: troppo comodo fa un verdetto di colpevolezza contro due "mostri fascisti" e quindi perchè cercare la verità? Perchè indagare troppo a fondo? Forse perchè le piste più credibili e più vicine alla verità portano tutte troppo vicino a quel medio oriente così simile politicamente alla stessa sinistra, che lo vuole sempre vittima dell’occidente e mai per quello che si è troppo spesso, oggi più che mai, rivelato: stragista e guerrafondaio (vedi la jihad).
In conclusione la verità su Bologna, se davvero la si vuole trovare, va cercata negli avvenimenti internazionali di quel tragico 1980... un suggerimento? Ustica, Libia, un mig caduto in calabria, Carlos e, si certo, ancora loro: i famigerati servizi italiani.
GIUSTIZIA E LIBERTA’



> Strage di Bologna, dov’è la verità?
7 settembre 2005 - 23h11 - Di 900849c1e3cb34dcd7635fe49922dab2...

Personalmente sono del tutto convinto dell’ innocenza di Mambro, Fioravanti e Ciavardini per Bologna, anche se i primi due hanno sul groppone tanti di quegli omicidi efferati che sarebbe stato bene comunque buttare la chiave e invece sono liberi come l’ aria.

E forse pure questo e’ segno di cattiva coscienza dello stato.

Pero’ anche la storia di Carlos non sta ne’ in cielo ne’ in terra e appare proprio un altro modo di trovare colpevoli di comodo.

Erano ormai molti anni nel 1980 che Carlos - un venezuelano cresciato nell’ Urss al seguito del padre dirigente del Pci del Venezuela - con la sua sparuta banda di tedeschi aveva rotto ogni rapporto col Fplp palestinese.

E comunque tanto Carlos, i suoi compagni tedeschi e pure i palestinesi del Fplp erano atei, marxisti e non avevano nulla a che spartire con l’ islamismo jaidista, che allora - a parte i Fratelli Musulmani in Egitto - era veramente poca cosa.

Un coinvolgimento di Carlos e c. in una storia come Bologna 1980 e’ cosi’ inverosimile che persino Cossiga - che ha tirato fuori sta cosa - esclude l’ attentato ma ipotizza una esplosione fortuita durante un trasporto di esplosivo.

Decisamente poco per portare avanti un discorso minimamente credibile.

Piu’ credibile un coinvolgimento libico come ritorsione per il tentativo di uccidere Gheddafi che era all’origine sicuramente della strage di Ustica, anche se i mancati killers di Gheddafi che invece abbatterono il Dc9 dell’ Itavia non erano certo italiani, ma francesi o americani.

E Gheddafi non aveva certo bisogno di Carlos o di altre scheggie impazzite per fare questo.

Questo spiegherebbe bene - tenendo conto sia dei rapporti "storici" tra una parte dei nostri servizi e il regime libico e anche della necessita’ di "nascondere" l’ errore occidentale di Ustica - i clamorosi depistaggi degli stessi servizi italiani.

Ma non si puo’, in nome del fatto che i fascisti dei Nar erano i "mostri" di allora e furono per questo accusati di Bologna, ora fare la stessa operazione coi "mostri" di oggi, cioe’ i terroristi islamici.

E’ un’ altra faccia della stessa squallida operazione.

E poi, come dicevo, Carlos e i suoi non sono nemmeno parenti lontani del jaidismo di oggi.

Credo francamente che Cossiga, come per Giorgiana Masi, ne sappia molto di piu’ ma si guarda bene dal dirlo, limitandosi a qualche vago e distorto segnale ogni tanto.

E cosi’ i depistaggi strumentali continuano ad allontanare la verita’.

Vanni





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