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Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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TICKETS

di : Enrico Campofreda
martedì 29 marzo 2005 - 01h58
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di Enrico Campofreda

L’amore, l’arroganza, l’illegale solidarietà viaggiano in treno nella vita d’ogni giorno. Non se ne accorge chi è distratto o parla troppo al telefonino o non guarda il mondo col verso del cuore. Colgono invece i sentimenti tre maestri della cinepresa e scrivono tre sceneggiature autonome che si legano alla perfezione in un unico film. Capaci di narrare le esistenze che ci circondano, Olmi, Kiarostami e Loach raggiungono lo scopo d’evidenziare i tratti dell’uomo del Terzo Millennio nella becera normalità del quotidiano.

Col lavoro che dissocia dai sentimenti e anche con l’età è difficile pensare all’amore ma un anziano professore italiano esperto di farmaci (Carlo Delle Piane) si ritrova in trasferta in Germania e, per rientrare a casa, viene aiutato da una piacente e cortese segretaria (Valeria Bruni Tedeschi). I voli aerei sono annullati per ragioni di sicurezza, dovrà ricorrere al treno.

La segretaria pena non poco per recuperargli biglietto e posto a sedere, ed escogita uno stratagemma per trattenerlo al tavolo del vagone ristorante. L’uomo è tutto preso dalle traversie del ritorno e solo quand’è in stazione davanti alla bella figura femminile che l’ha accompagnato s’accorge con quali occhi la donna lo stia guardando. Occhi pieni d’ammirazione e ancora di più. Sono attimi: il treno parte e lui deve salire. Poi davanti al computer portatile il professore ricorda lo sguardo della giovane segretaria e sente un tuffo al cuore. Confessa che vorrebbe tornare indietro, capisce che nonostante l’età la ragazza lo guardava con amore, seppure platonico. Il professore vuole esprimerle riconoscenza e sentimento. E prova a scrivere una e-mail.

E’ però difficile: per l’affollamento del treno, le stranezze che circolano, le brutte facce di parà addetti alla sicurezza che coi loro musi duri non rassicurano nessuno e fanno anche cadere il biberon a una madre albanese col bambino. L’anziano professore desiste, ma scopre un sentimento chiarissimo che lo ringiovanisce se non nel fisico nel cuore. Ricordare l’amore, sentire la capacità di riattivarlo è quanto di più vitale possa riscoprire. E anche se lascia cadere l’ipotesi della risposta elettronica, si scuote dal torpore, s’interessa alla cose della vita. Il suo cuore non pensa più al lavoro e ai farmaci, la sua esistenza s’è ravvivata. Si scopre solidale con la mamma che ha perso il biberon cui porta un bicchiere di latte per il piccino.

Il treno prosegue la corsa verso Roma e in esso si materializza l’arroganza nei panni della moglie d’un generale defunto. Lei ha ereditato il vantaggio di servirsi di giovani di leva, che invece di perder tempo e salute in caserma scelgono l’obiezione di coscienza. Ne trascina al seguito uno, Filippo, un po’ per aiuto un po’ per compagnia. Il giovane fa buon viso a cattivo gioco, vede e subisce le prepotenze che la donna attua nei confronti del prossimo, chiunque sia. E’ una donna accecata dall’egoismo e dal privilegio personale che diviene sgradevole a chi ha la sfortuna d’incrociarla. Filippo è un sognatore, sul treno trova delle ragazze che ne conoscono una giovanile storia d’amore e gli rammentano i fatti. Lui resta stupito, non può ricordarle perché all’epoca loro erano bambine, ma ascoltarne i racconti gli rammenta un tratto della pur giovane vita. I suoi occhi si riempiono di dolcezza ma manifesta anche un moto d’insopportabilità per la schiavitù acquisita. Così non risponde più alla megera e sparisce. La donna è costretta a un atteggiamento più civile quando si ritrova sola coi bagagli sulla banchina.

La spensieratezza e l’esuberanza di tre ragazzi scozzesi che seguono il Celtic, loro squadra del cuore, nella trasferta romana di Champions League viaggia su un affollato vagone di seconda. Sono in treno perché uno di loro ha l’idiosincrasia per l’aereo, mascherata da una presunta opposizione all’inquinamento atmosferico. Lavorando in un supermarket si sono trascinati dietro un sacco pieno di sandwich, mentre mangiano e bevono vedono un ragazzino con la maglia di Beckham, il campione del Manchester United. È un albanese che viaggia con la famiglia. Sa parlare inglese, l’ha imparato vedendo le partite in tv. I tre, euforici, gli offrono un sandwich poi uno di loro gli mostra il portafogli col biglietto della partita.

Tornati a posto gli scozzesi vedono che la famiglia albanese divide quel sandwich per quattro. Restano turbati e vanno a offrire alle tre donne che viaggiano con “Beckham” un panino ciascuno. Le albanesi ringraziano. Passa il controllore e uno dei giovani non trova più il ticket. Dov’è? Eppure l’ha comperato, l’hanno comperato insieme tutti e tre. Il controllore minaccia di comminare la sanzione, dovranno pagare la multa altrimenti verranno consegnati alla polizia. I tifosi non hanno i soldi necessari perché quello che non viaggia in aereo li ha spesi per un paio di scarpe. Il nervosismo cresce e s’iniziano a insultare.

Ma uno ha il sospetto che a sottrargli il biglietto sia stato il ragazzino albanese. Lo interrogano poi vanno dalle tre donne che viaggiano con lui e scoprono che sì, gli albanesi hanno soltanto tre tickets, il quarto se lo sono procurati rubandolo. La sorella del piccolo ladro confessa la precarietà della loro situazione: sono immigrati clandestini che si recano a Roma per incontrare il papà che non ha mai visto il piccino che porta in braccio. Bisogna credergli o no? Fra gli scozzesi c’è un conciliabolo serratissimo: si tratta pur sempre clandestini, ladri, afferma uno dei tre tifosi che agitatissimo minaccia di passare alle vie di fatto. Ma sarà proprio lui a esser colto da crisi di solidarietà e a privarsi del biglietto al posto dell’amico cui è stato sottratto e lasciarlo nelle tasche degli albanesi.

Nonostante i tifosi cerchino di spiegare la situazione al controllore questi è fermo e inesorabile: vuole consegnarli alla polizia. Giunti a Roma-Termini li tiene fermi sul marciapiede in attesa che arrivino gli agenti. Per gli scozzesi si prospetta non solo di perdere il match tanto atteso ma di finire addirittura in prigione. È un attimo: con una mossa simultanea si liberano del controllore e volano via fra la folla. I poliziotti li inseguono e stanno per catturarli quando vengono placcati e circondati da fans romanisti presenti alla stazione. I ragazzi del Celtic sono salvi, aiutati dalla tifoseria avversaria. Opposti sul campo, non nella vita contro il ruolo degli sbirri. La solidarietà del pallone è anche questa.

Regia: Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami, Ken Loach
Soggetto e sceneggiatura: Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami, Paul Laverty
Direttore della fotografia: Fabio Olmi, Mahamoud Kalari, Chris Menges
Montaggio: Giovanni Ziberna, Babak Karimi, Jonathan Morris
Interpreti principali: Valeria Bruni Tedeschi, Carlo Delle Piane, Silvana De Santis, Filippo Troiano, Blerta Cahani, Klajdi Qorrai, Martin Compston, Gary Maitland
Musica originale: George Fenton
Costumi: Maurizio Basile
Produzione: Fandango, Sixteen Films
Origine: Italia / Uk / Iran, 2005
Durata: 115 minuti


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