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Considerazioni sul dopo Cancun

di : Marco Bersani
mercoledì 24 settembre 2003 - 03h13

I diversi commenti apparsi sui giornali italiani in merito al fallimento del vertice WTO di Cancun meritano alcune considerazioni che consentano un approfondimento della discussione sugli scenari futuri.

Proverò ad esprimerle per punti.

1. Il WTO a Cancun è politicamente morto. Questo mi sembra un dato incontrovertibile per chiunque abbia seguito gli accadimenti messicani. Stordito a Seattle dall’improvvisa emersione di un movimento di contestazione globale che per oltre un decennio aveva carsicamente costruito sensibilizzazione sociale e proposte alternative; rianimato nel deserto di Doha, grazie alla mutata scena internazionale seguita agli attentati dell’11 settembre e all’avvio della strategia di ’guerra infinita’ proclamata dagli USA, l’Organizzazione Mondiale del Commercio a Cancun ha dovuto prendere atto del fallimento del modello neoliberista sia nel garantire diritti e benessere alle popolazioni del pianeta, sia nel mantenere consenso all’ideologia del ’pensiero unico’ del mercato. La crisi del Wto è ora irreversibile, aldilà delle dichiarazioni di continuità espresse dai suoi più autorevoli esponenti.

2. Il fallimento di Cancun è stato consapevolmente festeggiato non solo da "frange terzomondiste" del movimento, bensì dal movimento intero, dalla stragrande maggioranza delle ONG e dalle delegazioni dei paesi poveri che più direttamente hanno agito da protagonisti dentro il vertice. Molti commentatori insistono sul fatto che i paesi poveri tornano da Cancun a mani vuote. Al contrario, tornano con la certezza di avere in primo luogo evitato un ulteriore danno e con la consapevolezza di un ritrovato ruolo, in grado di imprimere una svolta determinante nei futuri processi internazionali.

3. Diversi commentatori adombrano il pericolo della fine del multilateralismo e di una recrudescenza delle strategie unilaterali, in particolare da parte degli Usa. C’è del vero in questa affermazione, occorre tuttavia ricordare alcune cose:

a) Il WTO era solo formalmente un organismo multilaterale; nei fatti, costituiva la faccia economico-sociale della strategia di ’guerra infinita’, attraverso la quale i Paesi ricchi e le aziende multinazionali cercavano di imporre alla maggioranza del pianeta una progressiva spogliazione dei diritti e delle risorse.

b) Gli USA hanno sempre perseguito strategie di accordi bilaterali e per aree anche durante i negoziati "multilaterali" interni al Wto : che altro rappresenta l’accordo Nafta siglato nel ’94 con Canada e Messico (e relativa rivolta zapatista)?

c) Se è vero che fino a qualche mese fa si poteva ipotizzare un certo interesse al fallimento del WTO da parte degli USA, ciò non sembra più attuale oggi, con un governo Bush impantanato nell’inferno irakeno e costretto a chiedere soccorso alla comunità internazionale. E prova ne sia la reazione a dir poco stizzita con cui il capo della delegazione statunitense Zoellick ha commentato la chiusura del vertice.

4. E’ vero invece che il ruolo esercitato (pur con le inevitabili contraddizioni interne) dai cosiddetti G22, sia rispetto ai temi specifici, sia come ipotesi di potenziale alleanza strategica, consente da una parte una maggior capacità di risposta da parte di ciascun paese ai futuri ricatti bilaterali che gli Usa potrebbero tentare di ingaggiare, sia soprattutto un embrione di costruzione di un reale multilateralismo a partire dalla priorità dei diritti dei popoli e non più dal vincolo della garanzia di profitto delle grandi multinazionali.

5. Nonostante quasi tutti i commentatori tendano a sminuirne il ruolo, è indubitabile come il movimento sia stato decisivo nel fallimento del vertice di Cancun. Non solo perchè è riuscito con le mobilitazioni all’esterno a mettere ripetutamente in evidenza l’impossibilità di continuare con l’uso della forza a restringere gli spazi e i diritti democratici. Ma anche perchè attraverso il lavoro costruito nel tempo ha contribuito a radicalizzare l’azione delle ONG, che per la prima volta hanno abbandonato il consueto lavoro di lobbing per esercitare un’incisiva azione di disturbo e di resistenza. Inoltre, la stessa capacità di resistenza da parte dei G22, così come il ritrovato orgoglio dei paesi africani, hanno potuto giovarsi della capacità del movimento di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale, come hanno pubblicamente riconosciuto le delegazioni brasiliana e venezuelana. Ed è senza significato che il Ministro Alemanno, in un "disperato" tentativo di ritrovare un ruolo d’immagine, si sia presentato a nome dell’Unione Europea presso la tenda di Via Campesina per chiedere un incontro?

6. Concordo invece con la maggior parte dei commentatori sul ruolo dell’Europa, che indubitabilmente è quella che ne esce peggio. Dopo aver tentato ripetutamente di presentarsi come elemento di mediazione tra lo ’strapotere’ degli Usa e le esigenze dei paesi poveri ("saremo la garanzia dell’eticità degli accordi" si era spinto a dichiarare un ottimista Pascal Lamy), di fatto si è presentata come punta avanzata del modello neoliberista tanto sulla questione dell’agricoltura quanto sui Gats e sugli investimenti, finendo travolta dalla disobbedienza dei paesi poveri e priva di ruolo autonomo. Ma, anche a questo proposito, occorre forse definire di quale Europa stiamo parlando o immaginiamo. Perchè la pessima Unione Europea vista a Cancun è la medesima che si appresta a varare una Carta Costituzionale monetarista e mercantile, dove i diritti saranno variabili dipendenti dagli interessi della grande finanza e lo stato sociale il nuovo business per le aziende transnazionali.

Contro questa Carta Costituzionale e per un’Europa della pace e dei diritti, il movimento scenderà in piazza il 4 ottobre a Roma in una grande manifestazione nazionale. Un movimento che dal sucesso di Cancun ricaverà ulteriore linfa per il proprio percorso e per la propria capacità d’incidere concretamente nella trasformazione della società.

Perchè si tratta di riappropriarsi del proprio mondo, sapendo che ci è dato in prestito dalle future generazioni.



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