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Noi abbiamo un sogno...

di : Ida Sconzo
sabato 21 maggio 2005 - 13h34
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di Ida Sconzo

Ricordate lo storico discorso di Martin Luther King che cominciava con: “Io ho un sogno ...”

Molti italiani hanno un sogno. È un vecchio sogno. Un sogno che non si è mai avverato.

Senza andare troppo indietro fra i nostri cari e vecchi sogni, pensiamo ai padri della nostra Costituzione. Cosa pensavano mentre studiavano i principi fondamentali da lasciare in eredità alle future generazioni?

Dopo la schifosa guerra e la lotta armata per la liberazione, dove adolescenti, intellettuali, operai, ragazzine, madri e padri di famiglia, avevano sacrificato le proprie vite in nome della libertà?

Di certo avevano un sogno: un Paese moderno e democratico, una Repubblica fondata sul lavoro dove ogni cittadino ha eguali diritti.

Una Nazione che ripudia la guerra, nella quale c’è libertà di espressione, il diritto allo studio. Loro avevano un “sogno”.

Se osserviamo lo scenario di oggi, con sguardo obiettivo, dobbiamo ammettere che stiamo ancora dormendo. Milioni di disoccupati, precari in tutti i mestieri e le professioni. Migliaia di studenti che fanno sacrifici enormi per arrivare a conseguire un diploma, una esigua minoranza che arriva alla laurea.

Un “sogno” che da sessant’anni si scontra con la realtà. Certo il “sogno” non è condiviso da tutti gli italiani. Come mai? Forse perché una minoranza può dire di “star bene”. Quelli che non hanno problemi di lavoro, quelli che hanno ereditato. Una certa parte di intellettuali “di successo” che è riuscita ad imporsi grazie all’ignoranza dei più e alla politica di “un colpo al cerchio e uno alla botte”, tanto cara al nostro paese. Non lo condividono quelli che firmano contratti milionari per correre dietro ad un pallone o per fare gli stupidi in tv. Loro possono mandare i figli all’estero, nelle più prestigiose università, non temono una vecchiaia senza pensione, spendono allegramente in abiti firmati, crociere e viaggi esotici. Non lo condividono i tanti furbi che, con l’euro, hanno raddoppiato i prezzi, “tanto siamo in Italia”.

Ebbene sì, sembra impossibile a noi, poveri e comuni mortali, ma è vero: esistono anche gli italiani che non devono fare i conti per la spesa tutti i giorni. Loro non hanno sogni, possono andare dal dentista, comprare una macchina, vestirsi bene, vivere in case comode e lussuose, andare a teatro, organizzare cene.

Il sogno degli “altri” italiani è strano: pensate sognano di poter sopravvivere, nei quartieri popolari di Napoli, Roma, Catania, Milano. Sognano di poter mangiare e vestirsi anche acquistando ai mercatini. Sognano un lavoro e uno stipendio normale, che basti per tutto il mese. Sognano di poter mantenere i propri figli decorosamente.

Questo sogno si infrange continuamente e si trasforma in un incubo perché la sua realizzazione dipende dalle scelte politiche della nostra classe dirigente. Ma che cosa succede in Italia? C’è qualcuno che finge, che sogna ad occhi aperti di aver creato milioni di posti di lavoro, mentre il suo patrimonio personale cresce ed è superiore al prodotto interno lordo di tanti piccoli Stati africani.

Il sogno della maggioranza degli italiani non interessa ad altri italiani. Dall’una e dall’altra parte, molte persone sono impegnate a mantenere strenuamente la posizione acquisita. Ognuno vuole essere leader di qualcuno, segretario o presidente di qualcosa. Ognuno ha paura che l’altro gli sfili la poltrona, ha paura di uscire un giorno e non trovare il piccolo esercito di giornalisti pronti a strappargli un’intervista.

Ognuno di questi personaggi vorrebbe dimostrare a noi, poveri e comuni mortali, quando siamo seduti davanti alla tv, che fa tutto questo nel nostro interesse. Che si candida e si sacrifica per noi. Che vuole impegnarsi per darci una casa, un lavoro, un giusto stipendio, il diritto allo studio, l’automobile, i vestiti, la vita.

E noi, poveri e comuni mortali, che abbiamo un sogno... dovremmo crederci. Dovrebbe crederci il pensionato che a Milano, la Milano da bere, va ogni giorno a raccogliere la frutta e le verdure lasciate dagli ambulanti nella spazzatura. Dovrebbe credergli il medico, chirurgo oncologo, precario da venti o più anni, che tutti i giorni in sala operatoria salva vite, povere e comuni, in cambio di un contratto temporaneo. Dovrebbe credergli lo studente fuori corso, che fa mille lavori, cambiando ogni tre mesi agenzia interinale. Dovrebbe credergli l’operaio edile che lavora in nero, in cantieri non sicuri, che dopo un incidente viene sbattuto fuori. Dovremmo credergli in tanti. Ma gli crediamo?

Ora Rutelli vuole essere il bello del reame e, questa volta - dice Ale - non si potrà dare la colpa a Fausto Bertinotti.

Prodi, dalla Cina, dice che è un suicidio, dice che il Paese ha bisogno di una svolta, di una grande frustata di energia... L’Italia è un paese senza memoria, lo diceva Montanelli, ed è vero. Il nostro motto nazionale è: .

Oggi siamo tutti amici, tutti uniti, tutti impegnati nell’interesse del paese! Siamo fratelli, abbiamo la bandiera! Andiamo a votare Rutelli! Guardiamo sua moglie da Vespa! Siamo tutti compagni! Evviva la Margherita!

Domani è un altro giorno, si vedrà...

La “Fabbrica” di Prodi è stata occupata. L’hanno ribattezzata “La fabbrica dei precari”. Signori ci vuole energia - dice Prodi.

L’energia in Italia c’è. Ma non è in questa classe politica. Non è in quelle persone. Hanno paura di non poter più andare da Vespa e a Ballarò. In Italia hanno tutti paura: hanno paura dei giovani avvocati e li bocciano all’esame di procuratore. Hanno paura dei bravi medici, altrimenti i baroni chi li tiene... Hanno paura dei veri giornalisti e non li assumono mai! Hanno paura dei giovani ricercatori e li lasciano partire. Hanno paura degli operai e li lasciano morire nei cantieri.

Hanno paura degli studenti con le arterie libere dal colesterolo...

Hanno messo il ferro dietro la porta. Si sono chiusi dentro? Ci hanno chiusi fuori?



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