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giovedì 1 Febbraio
de Luca Visentini via FR
Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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La nuova Democrazia Cristiana.

di : JBN
lunedì 13 giugno 2005 - 22h42
JPEG - 23.9 Kb

di STEFANO ULLIANA

Grazie al risultato del mancato quorum per il referendum sulla legge per la procreazione assistita (in triste e desolante fotocopia di quello proposto per l’estensione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori) potremo assistere in Italia - prima che negli altri paesi dell’Europa occidentale (potendo così sempre vantare un formidabile diritto di primogenitura, per ogni forma di regressione autoritaria) - in diretta e con l’ausilio del più moderno fra i messaggi evangelici - la cosiddetta “informazione di massa” - al miracolo della resurrezione di un partito ritenuto oramai morto e sepolto: la Democrazia Cristiana. Un partito destinato a raccogliere il destino manifesto del governo sacrale del profitto capitalista italico.

Nel tempo in cui lo Stato si fa potenza capitale - il tempo della modernità, a partire dal rogo di Giordano Bruno, nel 1600, sino ad oggi - producendosi in immagine e sostanza quale arma di distruzione e di sterminio, per le masse esterne necessariamente assoggettate all’ordine capitalistico mondiale (BM, WTO) - il potere come origine del terrore - e quale governo immodificabile e indiscutibile, per quelle interne, vincolate alle politiche di controllo e di repressione interna - la legislazione e l’educazione borghese, atta a sorvegliare e punire - un evento locale si erge ad esempio universale: l’Italia, vero avamposto storico di ogni forma di esperimento retrogrado e reazionario - così come di ogni forma di ribellione - vede realizzare per prima la costituzione del nuovo strumento d’ordine e legalità per il Nuovo Millennio.

Uno strumento che verrà assurto provvidenzialmente nelle mani del più ampio governo del capitale mondiale: il costituendo Impero Cristiano Universale. Se questo Impero forgia oramai da qualche anno nei paesi che si affacciano sulle due sponde dell’Oceano Atlantico le armi medievali della fusione fra potere religioso e potere politico, nella negazione assoluta e preventiva di qualsiasi forma e materia che contraddica la sacralità del profitto e la sua capitale essenza ed importanza, per il mantenimento dell’ordine sociale e civile occidentale, l’Italia potrà avere finalmente l’onore di esaltare la propria bimillenaria funzione di centro di civiltà, costituendo in occidente il nuovo partito-Stato: il partito neo-guelfo di una democrazia cristiana, asse centrista ed inamovibile del governo dell’intero esistente. Senza più gli infingimenti e le necessarie apparenze dei vecchi partiti popolari, potrà assicurare in occidente ciò che in Cina riesce per ora a mantenere l’oramai decaduto partito comunista: costruire un regime a partito unico ed a motore capitalista.

L’avvenire della globalizzazione capitalista. Emarginando prima, criminalizzando poi sulla base dei loro stessi atti di reazione, tutte le forze e le tendenze antisistemiche - le teologie e le politiche della liberazione, ogni naturalità razionale del diritto, ogni movimento di ricerca scientifica esorbitante rispetto alle coordinate prestabilite dalla sostanzialità degli interessi di profitto capitalistici - il nuovo esperimento italico potrà godere dell’appoggio - da sinistra e da destra, dai laici e dall’ambiente curiale - della potenza necessaria ad ancorare il maschile ed il femminile tradizionali all’atto originario di subordinazione e d’obbedienza. Quella subordinazione ed obbedienza così bene ed universalmente espressi, con dovizia di manifestazioni sentimentali ed emotive per la morte di Giovanni Paolo II e per l’elezione di Benedetto XVI, oggi potrà ripresentarsi, con una accresciuta diminuzione dell’orizzonte razionale e con un moltiplicato spirito di vendetta e di reazione.

Allora la Potenza e l’Atto che impongono l’ordine tradizionale - la gerarchia del dominio e dell’accoglimento, la negazione che costituisce l’alienazione giustificando la necessaria sofferenza - troveranno il proprio capro espiatorio nel movimento per la libertà e l’eguaglianza mondiali, accrescendo volutamente e consapevolmente forme di reazione nazi-fasciste e razziste, su base populista e religiosa, già non da pochi anni operanti. Spirito borghese di rapina di tutto ciò che è corpo, tendenza curiale alla vincolazione ed alla cattivazione delle anime, potranno fondersi assieme nel terrore della Nuova Legge: l’antica e mai abbandonata legge della violenza e del potere, del controllo e della demonizzazione preventiva. L’assoluto, o la morte. Questo imporrà la Dittatura del Capitale. Questo sta già imponendo la Dittatura del Capitale.

La morte, diretta ed immediata, dei popoli che sottostanno per fame e miseria, alla predazione storica del capitalismo occidentale; la morte dilatata, infinita, per quelli che non accettano il proprio destino di “liberazione”, rifiutando di precipitare nel turbine sempre più vorticoso del peggioramento continuo e nella degradazione, materiale e morale, delle proprie condizioni di esistenza; la morte minacciata, prima civile e poi politica, poi se è ancora il caso pure fisica, per tutti quei soggetti che vogliano conservare l’autonomia della propria eguale libertà, l’universale aperto della fraternità, umana e naturale. Così gli stati degradano, materialmente e moralmente: quelli con le migliori costituzioni vedono - come l’Italia degli ultimi tempi - trasformarsi e capovolgersi i principi di libertà ed eguaglianza in fattori di crimine e reato. Il diritto, naturale e razionale, e la sua richiesta divenire fonte di pericolosa sovversione.

Così gli stati si capovolgono: ed uno stato prende il posto di un altro, senza dichiarare l’avvenuta sostituzione. E che l’economia si faccia stato, certamente non contribuirà ad altro che alla definitiva fondazione di una metafisica dell’empirico, incapace di fuoriuscire dalla gabbia del realismo pragmatico borghese: se il pensiero resta, infatti, riflesso cosciente della realtà, nessuna trasformazione, nessuna rivoluzione diviene più possibile. Solo l’apertura della libertà la rende di nuovo possibile, aprendo le ali della fraterna ed amorosa eguaglianza: questo è quell’essere-lo-stesso di essere e pensiero che punta ed allarga l’esistente, lo muove e lo rimuove, nello spirito che mai viene meno. Nello spirito che conserva la creatività, attraverso la relazione ed il confronto dialettico (uno della materia, superiore ed inferiore, direbbe Giordano Bruno).

Quale creatività, relazione e confronto dialettico saranno invece mai permessi da uno Stato che, nuovo assoluto, fonderà in sé l’aspetto per il quale la normalità della legge coinciderà con la legalità della norma, e la caratteristica della necessità si identificherà con la salvaguardia dell’ordine e della cosiddetta civiltà borghese? Come potrà il “dominare, per non essere dominati” fungere da principio - secondo coloro stessi che saranno chiamati a difendere il sistema nella giurisdizione - per l’ordine e la pace sociale? E, soprattutto: per quale ordine e pace sociale? Per quella che da ora in avanti imporrà di credere - non in Cristo, per i cristiani - ma nel Papa, per gli oligarchi curiali della società italica? Di obbedire e combattere - non certamente nella lotta amorosa mondiale, per la libertà e la fraterna eguaglianza - ma a e per un criterio di giudizio e d’azione che vuole un mondo stratificato gerarchicamente e, magari, anche razzialmente?

Stato nello Stato, luogo nella determinazione universale astratta e separata del Capitale, l’Italia potrà ergersi quale medio - quasi prettamente religioso, molto probabilmente - fra le tendenze eminentemente laiche e profane (immanentiste) del movimento teoconservatore statunitense e le forze che spingeranno invece verso concezioni ancora limitatamente aperte (trascendentiste), tese alla conservazione di quell’Identità di mediazione che ha fatto sinora salvo il precarissimo equilibrio storico di rapina dell’Europa, prima mediterranea e poi occidentale. Dell’astratto e separato del Capitale, della sua universalità limitata e finita, l’Italia ha infatti tutti quei pregi che ne sono in realtà i difetti più clamorosi e celermente nascosti: primo fra tutti la storica e tradizionale inazione ed inanità della classi dirigenti, ora in via di rapido e moltiplicato accrescimento; secondo, la sua propensione autoritaria, tanto più forte e volutamente sconvolgente, quanto più il fattore precedente tende come ora ad approfondirsi ed ampliarsi; terzo - last, but not the least - la necessità di far valere il combinato-disposto della seconda con la prima, per la propria auto-strumentalizzazione. Per la propria cupidità di servire, per il proprio desiderio profondo - quasi un retaggio medievale - di servitù.

Ma come partito che si farà stato, questa cristiana - in realtà papale - apparente democrazia, sarà anche capace di irrobustire il proprio spirito, allineando le virtù della propria intelligenza strategica e le deliberazioni della propria libera volontà di potenza ad un modo più maschio ed aggressivo di giudizio e di comportamento, come se fosse una benefica influenza protestante e puritana. Nello stesso tempo da schiava (e cortigiana) tenderà a farsi padrona (e dominatrice), egemonizzando il concetto e la prassi dell’identità, europea prima, mondiale in sottotendenza. Nascerà in questo modo un partito-Stato che non avrà nulla per cui doversi sentire inferiore rispetto alle più navigate e ricche repubbliche che animano il mondo capitalista contemporaneo. Riguadagnando finalmente i fasti lontani delle prime potenze capitaliste europee (l’invidiata Inghilterra, soprattutto), benedire portaerei sarà allora lo sport preferito dalle classi dominanti, mentre diventare guerriero esterno od interno sarà preferibile alla schiavitù delle fabbriche, dei nuovi e precarissimi servizi o dei nuovi ghetti dell’amore a pagamento.

“Libera massoneria (ovvero mafia) in libero Stato” diventerà allora il motivo più cantato e più fortunato fra le classi dirigenti: per un popolo che potrà giustamente vantarsi di avere i governanti che si merita. Cosa dire dell’opposizione, a questo punto? Che se non sarà mondiale, semplicemente non sarà! Esclusa dalla partecipazione democratica nei paesi occidentali economicamente egemoni - per la dominanza di una società dei due terzi (un terzo di dominanti, insieme ad un terzo di indifferenti e di cortigiani) - essa dovrà prima di tutto superare quella degradazione della libertà che si è realizzata pian piano attraverso quel decadimento delle virtù morali che hanno portato all’affermazione della propria piccola volontà di potenza e di potere, sotto e nonostante la soverchiante potenza e potere dell’assoluto della legge del profitto. L’affermazione più o meno suadente, o più o meno gridata, “Compagni, arricchitevi!” di certo non va, allora, in questa direzione ... e non certo per un ideologico pauperismo.

Sarà invece necessario aprire orizzonti, prima europei e poi mondiali, all’interno dei quali risuonino alti e profondi i richiami ideali e nel contempo reali - perché non distaccati dai desideri e dai bisogni di liberazione delle popolazioni mondiali, assoggettate alla schiavitù del capitale - alla libertà ed alla fraterna eguaglianza: gli antichi e sempre vivi ideali del socialismo e dell’anarchia. Ideali che sono oggi tanto più vivi, quanto più gli stessi feticci del potere tradizionale e patriarcale occidentale - il dio che è Signore della pace nell’ordine; la proprietà quale determinazione addirittura divina, nella sua intangibilità dogmatica - vengono pervertiti da quegli stessi soggetti che se ne sono dichiarati nella storia gli esclusivi interpreti e mediatori.

Il Signore dell’Antico e Nuovo Testamento è stato infatti reso idolo monolitico e monocratico dell’esaltazione e giustificazione della potenza/violenza umana, mentre la determinazione intima del reale, la proprietà naturale, è stata capovolta in un atto mortifero, grazie alla guerra preventiva ed infinita, che l’ha espropriata totalmente. Odio, morte e distruzione hanno preso il posto dell’Atto e della Potenza, originariamente disposti all’amore ed alla libera e fraterna creatività. Ma Atto e Potenza hanno creato anche, nell’impostazione ideologica predominante in Occidente - così predominante da essere persino identificata con la filosofia stessa - nel neoplatonismo aristotelizzato, il combinato-disposto di quell’autoritarismo gerarchico che ha fatto poi da fondamento per lo spirito di potenza, di dominio e di controllo, di sfruttamento e di repressione delle classi dominanti europee sull’umanità e la natura intere.

Contro questa congiunzione della Potenza all’Atto, che fa valere il linearmente e gerarchicamente deterministico, deve allora essere aperto l’orizzonte della libertà: contro la ragione della determinazione si deve stagliare l’aperto orizzonte costituito dalla ragione della libertà. Essa sola fa rivivere - risorgere - quella possibilità che apre le ali pegasee all’eguaglianza fraterna, al cuore intellettuale dell’amorosa eguaglianza. Alla Ragione e Natura che sono fratello e sorella del divino. Senza questa riforma dei cieli, teologici politici e naturali, nessun argine varrà a impedire la valanga fatale dell’Essere, la considerazione della Natura quale schiava e della Ragione quale strumento eterodiretto, della fede quale superstizione travestita e dello Spirito quale mortificazione della vita. Solo quella irradiazione, nella molteplicità infinita, potrà allora dissolvere l’ammasso plumbeo e fatale che predispone la vita nella morte, pretendendo di annullare la vita stessa, nella sua infinita libertà e nell’amore che egualmente ci mostra e ci indica. Nella sua eternità.



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