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A Parigi, Le Cœur des haltes nutre e smista i senzatetto intirizziti per il freddo

venerdì 24 dicembre 2004


"Credevo di morire, era troppo duro e allora, per la prima volta, ho chiamato
il 115..."


di Robert Belleret

Cinque giorni senza lasciare le sue scarpe e cinque notti d’inferno rannicchiato sotto dei cartoni in un angolo sordido di Parigi. Malgrado sia passato dall’ospedale, ad Ali’, un Tunisino di 45 anni, fanno ancora molto male i piedi, gonfi e purulenti, e sogna solo un letto vero, al caldo.

Sono le 20.30, lunedi’ 20 dicembre, e davanti al luogo di accoglienza degli uomini dell’associazione Cœur des haltes, sul lato nord della Gare de Lyon, il bus supplementare che doveva portare una cinquantina di senzatetto verso il centro di ospitalità di Perret-Vaucluse, nell’Essonne, non arriva. Nel gelo della tramontana, mentre battono il selciato, si passano a volte una bottiglia, si accendono un’ultima sigaretta, Philippe Gobillon, il giovane direttore aggiunto dell’associazione, si agita con il suo cellulare per trovare un altro veicolo. Finalmente arriverà e ancora per stanotte tutti coloro che hanno chiesto un alloggio convergendo sul posto di sosta saranno salvati dal freddo.

Jean-Michel, un ex operaio agricolo del Médoc di 44 anni, che dorme da cinque mesi sotto il suo telo di plastica in place de la République, farà anche lui questo viaggio. Questo irriducibile ha ceduto. La discesa del termometro ha avuto ragione della sua sete d’indipendenza. "Ieri credevo di morire, era troppo duro, e allora, stasera per la prima volta, ho chiamato il 115...", dice reprimendo un singhiozzo.

Prima di formare uno di questi convogli anonimi, quasi vergognosi, che ogni sera traversano la capitale per raggiungere gli asili notturni di Pereire, Nanterre o altri, Ali’, Jean-Marie e gli altri esclusi hanno avuto diritto a uno dei 295 abbondanti pasti caldi, serviti per 75 centesimi di euro. Per i ritardatari, il personale del punto-sosta, aperto 24 ore su 24, trova ancora un pezzo di pane, un bicchiere di caffé o qualche mandarino.

In tempi "normali", si distribuiscono qui circa 200 vassoi-pasto per ogni servizio, ma il primo colpo di freddo ha provocato un’affluenza eccezionale. A cinquanta metri di distanza, nel passage Raguinot, anche il punto-sosta delle donne ha fatto il pieno. Le decine di naufraghe del Cœur de femmes, in maggioranza Africane e immigrate dell’Europa dell’Est, sovraccariche di borse e di fagotti, sono salite su un bus del RATP per andare nei centri di pernottamento di Ivry o della rue de Crimée.

I 4 200 letti di cui dispongono le diverse associazioni di solidarietà - senza contare le camere d’albergo che affittano per la notte - senza dubbio non basteranno a "sistemare" i diecimila senzatetto che frequentano le notti invernali di Parigi. E i numerosi gruppi in cerca di "clienti" del SAMU dovranno spesso battagliare per trovare un tetto per quanti saranno riusciti a convincere a lasciare la loro griglia della metropolitana, il loro rifugio di cartone o il loro portone.

IL DECANO, 94 ANNI

Nel sottosuolo dipinto di fresco della cappella Saint-Antoine i cinquanta lettini da campo, riservati ai più vecchi ed ai meno validi del quartiere, sono tutti occupati e, a l pianterreno, "Nonna Elisabeth", 75 anni, che sopravvive da vent’anni intorno alla Gare de Lyon, tenta di recuperare le forze dopo la sua dura giornata, passata a cercare paste e sandwichs scaduti.

Di questi habitués e di quelli che "passano" - dal decano, 94 anni, e la volontà di "morire nella sua stazione, sulle sue stampelle", fino ai "giovani errabondi", che a volte hanno meno di 15 anni -, Danielle Huèges, segretaria generale del Cœur des haltes, lei stessa ex "precaria dell’amministrazione penitenziaria", ha parlato davanti a Nelly Olin, ministra delegata all’integrazione, alle pari opportunità ed alla lotta contro l’esclusione, venuta all’inizio della serata. La ministra é rimasta meravigliata della pulizia delle docce e dei servizi igienici e della dedizione del personale. Ed ha promesso di tornare. Anche se il freddo diminuisce, puo’ essere sicura di ritrovare i Sisifi della solidarietà al loro posto di combattimento.

Tradotto dal francese da Karl&Rosa di Bellaciao

http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3226,36-391602,0.html