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Alan Woods a Roma. Uno spettro s’aggira per l’America latina: Ugo Chavez

martedì 17 ottobre 2006

di Alessandro Ambrosin

Alan Woods è in Italia dal 5 al 20 ottobre, e il suo tour italiano ha fatto ieri sera tappa al Circolo del Prc di Torpignattara a Roma. Una sala gremita lo attendeva con impazienza per ascoltare il suo discorso. Alan, classe 1944, nasce a Swansea nel Galles. Laureato in filologia russa nel Sussex e poi a Mosca e Sofia, milita nel partito laburista britannico dall’età di sedici anni.

Tra i tantissimi suoi scritti , è coautore assieme a Ted Grant del famoso libro "La rivolta della ragione", un saggio obbligatorio per coloro che vogliono approfondire l’ideologia marxista e lo sviluppo dei suoi principi fondamentali attraverso il materialismo dialettico.Dai tratti tipicamente anglo-sassoni, dall’aria un po’ sorniona e due occhi vispi e attenti, Alan inizia il suo intervento, in cui si fa portavoce della campagna "giù le mani dal Venezuela", in difesa della politica di Ugo Chavez.

Il Venezuela è ora sotto tiro da continue polemiche dagli stati capitalisti, in special modo dagli Stati Uniti, che lo vedono come una costante minaccia. Anche in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu vi è una discussione accesa sulla nuova composizione che vede Venezuela e Guatemala concorrere alla sostituzione del posto argentino.

Insomma Chavez oggi incute all’ oligarchia capitalista un odio permeato dalla paura, poichè la sua politica avanza tra la gente , e i fatti lo dimostrano, verso una politica socialista piu’ giusta ed equa nel popolo venezuelano. E se prima in difesa dell’ordine imperialista oligarchico veniva descritto come un dittatore, dopo la sua elezione democratica diventa un autocrate eletto. Ma gli attacchi alla sua persona non cessano. E’ una figura scomoda per i detentori del potere, minacciati dalla loro politica liberista egemonica.

Il marxismo dopo il crollo del muro di berlino e del socialismo russo diede ampio sollievo agli stati del patto atlantico, che ne decretarono la morte permanente, anche attraverso campagne propagandistiche mirate ad enfatizzare tale epilogo. E nello stesso tempo le prospettive economiche del mondo capitalista erano rosee e ottimiste. Ma l’economia di libero mercato,dice Alan Woods, ha generato episodi esattamente opposti rispetto alle previsioni.

Siamo coinvolti tutti in un economia ormai incontrollabile, dove circa un miliardo della popolazione mondiale vive sotto il livello di povertà. Se l’olocausto ha creato un mostro che uccise 6 milioni di ebrei, il capitalismo ha generato una macchina silenziosa e strisciante che uccide ogni anno 8 milioni di persone per carestie, fame, malattie. E pochi ne parlano; molti ne ignorano la drammaticità.

Un economia che ha portato guerre continue per accreditarsi territori ricchi, e zone logisticamente strategiche. Ogni anno gli Stati Uniti spendono 500 miliardi di dollari per gli armamenti. Di fronte a questi dati, perfino le spese militari di Hitler risultano insignificanti.

Una disoccupazione elevata è onnipresente e ormai da qualche anno colpisce anche le potenze economiche mondiali. Non si è mai presentata come oggi una percentuale di ricchezza così alta nei profitti e contemporaneamente così bassa nei salari. Un dislivello sociale che non ha eguali nella storia. Le previsioni di Marx si sono avverate con matematica certezza. Il capitalismo non da piu’ vie alternative d’uscita da questo impasse. L’instabilità sociale crescente regna sovrana ovunque.

Ecco perchè il Venezuela con il suo modello politico alternativo viene vista come un nemico da combattere e sopprimere.

Ma i media internazionali poco ne parlano e il più delle volte le notizie che trapelano sono fortemente condizionate dagli organi politici che le controllano. Questa arretratezza nell’informazione libera e pluralistica fa di tutto per arrestare una consapevolezza maggiore su queste tematiche, che darebbe sicuramente una maggiore coscienza alla persone. Una coscienza di classe che deve partire inevitabilmente dal basso, e sfocia, come sta accadendo in venezuela in una rivoluzione di classe. Una rivoluzione classica come descrive Trotskij nel primo volume della storia della rivoluzione russa, dove uomini e donne partecipano attivamente alla politica prendendo nelle proprie mani il loro destino.

In occidente nei paesi capitalisti, la maggior parte dei lavoratori nella loro apatia non ha ancora sviluppato una coscienza in tale senso.
Sedotti da un meccanismo mediatico convincente e coinvolti in orari di lavoro sempre maggiori, le loro vite restano sospese in un limbo di non conoscenza, e la passività ne è la conseguenza più eclatante.

Alan Woods, esprime chiaramente che i cambiamenti sono sempre in atto, ma i processi possono essere lenti per poi esplodere con immediatezza.
Riporta il caso del caracazo, (il Caracazo è la rivolta popolare dell’89 in cui Caracas insorse contro il fondo monetario e fu il primo episodio di questo genere in America Latina, n.d.r.), che ci fa comprendere come la dignità di un intera popolazione possa concretizzarsi in una ribellione per la propria sopravvivenza.

Se i cambiamenti anche latenti sono sempre in atto, Chavez oggi diventa il catalizzare di tali riforme popolari.

Arruolato nell’esercito venezuelano come ufficiale, è un divoratore di libri, ed inizia proprio in questo contesto a leggere testi fondamentali , da Gheorghij Plekhanov, Lenin, Troskij e tanti altri che hanno meglio espresso il pensiero marxista. Libri che inizialmente venivano distribuiti dallo stato maggiore del venezuela, proprio per capire l’ideologia dei ribelli e sopprimerla. Ma per Chavez l’effetto è stato esattamente opposto. Questa passione gli ha fatto maturare che un mondo migliore è possibile. Un mondo socialista, da cui ogni comunista dovrebbe trarre la propria aspirazione.

Rosa Luxemburg diceva: "Non è possibile costruire una nuova società, una società più giusta, solidale, senza libertà. Libertà di espressione, di organizzazione, di stampa, libertà senza restrizioni. Libertà di opinione, per cominciare. E non solo la libertà di quelli che la pensano come noi. No, la libertà di quelli che la pensano diversamente da noi. Questa è una condizione fondamentale per qualunque progetto di una nuova società".

Alan Woods riceve applausi fragorosi da un pubblico attento, ma prima di congedarsi ribadisce con forza che il socialismo non è morto, ma vive.
Il fatto di essere li’ ad ascoltarlo ne è una prova.


Approfondimenti
http://www.giulemanidalvenezuela.org/