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Bambini invisibili, al cinema per aiutarli con il WFP e Unicef

venerdì 3 marzo 2006

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di Pasquale Colizzi

Bambini soldato arruolati nelle sporche guerre africane e piccoli operai schiavizzati in Cina. Adolescenti segnati alla nascita dall’Aids oppure così impauriti dal mondo da preferire il riformatorio alla libertà. Piccoli guerrieri delle periferie, che sia San Paolo o Napoli, impegnati con piglio da adulti nella lotta quotidiana per sopravvivere.

All the invisible children è il ritratto collettivo che grandi firme del cinema, da Mehdi Charef a Emir Kusturica a Spike Lee, Katia Lund, Jordan e Ridley Scott, Stefano Veneruso, John Woo, hanno dedicato all’infanzia "invisibile". Bambini di cui ci si dimentica l’età, lanciati senza salvagente nella tempesta della vita, ai quali si negano la scuola, i giochi, una famiglia, il diritto di crescere serenamente.

Il film a episodi, prodotto da MK Film Productions e Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution, è stato realizzato con il sostegno della Cooperazione Italiana allo Sviluppo del Ministero Affari Esteri e di sponsor privati. Gli incassi delle proiezioni andranno al World Food Programme (il Programma Alimentare Mondiale, agenzia delle Nazioni Unite con sede a Roma che si occupa dell’aiuto alimentare di emergenza) e all’Unicef. Lo scopo è di creare il Fondo "All the invisible children", che si occupi della promozione di progetti di aiuto all’infanzia in difficoltà. Si inizierà con un programma di lotta alla malnutrizione infantile in Niger e in altri paesi africani.

La pellicola, nei cinema dal 3 marzo, era già passata al Festival del cinema di Venezia, madrina Maria Grazia Cucinotta in veste di produttrice e attrice nell’episodio italiano. Ma per il lancio ufficiale martedì 28 febbraio è stata organizzata una serata di gala (e di raccolta fondi) all’Auditorium della conciliazione a Roma, alla presenza del Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi e della signora Franca. Grande passerella mondana (speriamo pari alla generosità delle offerte) per numerosi ministri e parlamentari, membri del corpo diplomatico e personaggi dello spettacolo. In sala anche Elisa, che per i titoli di coda del film ha scritto il brano Teach me again, intepretato insieme a Tina Turner e prodotto dalla Sugarmusic di Caterina Caselli. Anche in questo caso i proventi delle vendite andranno al World Food Programme e all’Unicef.

Bambini invisibili, si diceva, come quelli imboscati nella giungla africana e impegnati a combattere le guerre dei grandi. Li racconta nel primo episodio Mehdi Charef, con crude immagini illuminate senza pietà dal sole equatoriale. Scoppiettante, surreale, poetico come sempre lo sguardo di Emir Kusturica, che riporta la macchina da presa in un immaginario riformatorio dei Balcani, dove tra mille stranezze i ragazzini si preparano ad uscire dopo aver scontato una pena. Un’illusione: qualche volta il mondo lì fuori, per un adolescente, è più difficile che dietro le sbarre. Dall’America due ritratti stilisticamente contrapposti. Ridley Scott e il figlio Jordan raccontano di un fotografo, terrorizzato di tornare nei luoghi di guerra, che regredisce all’infanzia. Immagina di ritrovare i suoi amici e si accorge di quanto può essere forte la solidarietà tra bambini in pericolo. Spike Lee ci catapulta nella terribile realtà dell’Aids trasmessa alla nascita. Una scoperta casuale e devastante per una bambina, ignara che i genitori fossero sieropositivi e tossicodipendenti.

Confezione impeccabile, John Woo racconta della Cina delle nuove generazioni e di antichi problemi. A confronto due bambine, una povera che sogna di andare a scuola ma finisce schiava, l’altra ricchissima e infelice. Piccoli ma già adulti i bambini delle periferie di Napoli e San Paolo. Nell’episodio italiano, girato da Stefano Veneruso, Ciro vive di piccoli furti. Quello è l’esempio e la richiesta della famiglia e lui non sa come sottrarsi ad un destino che sembra già segnato. Dalle favelas brasiliane arriva forse l’episodio più bello, filmato con ritmo e incisività da Katia Lund. La telecamera segue due fratelli che vanno in giro per la megalopoli, minuscoli ma dai nervi saldi per non essere raggirati, raccogliendo materiale di riciclo. Con i soldi ricavati comprano mattoni per sistemare la baracca di famiglia, nell’immagine finale schiacciata dalla prospettiva dei grattacieli che si stagliano all’orizzonte.

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