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CINDY SHEEHAN: PERCHE’ MIO FIGLIO E’ MORTO?

venerdì 19 agosto 2005

di Cindy Sheehan

Non avrei mai immaginato di venire qui come relatrice al vostro convegno. Non lo avrei mai immaginato, ma la vita lo ha portato con se’. E non avevo mai sentito parlare dei Veterani per la pace, non prima del 4 maggio 2004, quando vidi un servizio sulla Cnn. Mancavano quattro giorni alla "festa della mamma" e mio figlio era morto da un mese esatto. Io vidi il servizio che trattava di Arlington West a Santa Barbara e dissi a mio marito: "C’e’un unico posto dove voglio andare per la festa della mamma, e’ li’". Cosi’ci andammo, per la prima volta, e ad Arlington West erano piantate oltre 700 croci. Oggi sono oltre 1.800.

Saro’ felice di ascoltare le parole di chiunque, perche’ qualcuno deve
fermare questi bugiardi. Qualcuno deve fermarli. Ad un’altra madre che ha
perso il figlio in Iraq e’ stato detto che il decesso era dovuto ad overdose
di stupefacenti. Tre mesi dopo hanno avuto il referto tossicologico, e non
c’era traccia di stupefacenti nel cadavere. La madre era distrutta. Le hanno
assicurato che i commilitoni di suo figlio hanno rilasciato dichiarazioni in
cui dicevano che lui si drogava. Ora il referto dice che non e’ vero. Com’e’
morto suo figlio?

Ma i criminali di guerra che stanno a Washington non perdono una notte di
sonno. C’e’ questo bugiardo matricolato, George Bush, che si prende cinque
settimane di vacanza mentre siamo in guerra.
Sapete? A causa sua, non credo che riusciro’ mai piu’ a godere di una
vacanza. La mia vacanza probabilmente sara’ in prigione, o nella tenda a
Crawford, aspettando che questo mostro esca dal ranch e mi dica perche’ mio
figlio e’ morto.

*

Ad ogni modo, ho ricevuto una e-mail ieri, vengo contattata da ogni genere
di persone, e quest’uomo mi ha scritto: "Cindy, leggo sul web tutto quello
che scrivi, e lo leggo con le lacrime agli occhi. Ma oggi sto piangendo
davvero, e gridando, perche’ il mio caro cugino di 19 anni e’ stato ucciso
in Iraq. Cindy, perche’ non l’ho salvato? Perche’ non l’ho portato via?".
E’ una cosa che pensiamo tutti. Io dissi a mio figlio di non partire. Gli
dissi: "Lo sai che e’ sbagliato. Lo sai che succede laggiu’. La tua unita’
uccidera’ gente innocente, e tu potresti morire". E lui rispose che dovevo
andare, perche’ i suoi compagni partivano e se qualcun altro avesse dovuto
sostituirlo i suoi compagni sarebbero stati in pericolo.

Quello che mi fa veramente impazzire e’ che questi mandano i nostri figli a
morire, e non sono mai stati in guerra. Non sanno cos’e’. Trenta giovani
sono gia’ morti questo mese, e siamo solo al 5 di agosto.
Vi ricordate quando in marzo abbiamo protestato, era il secondo anniversario
dell’invasione dell’Iraq, ma tutti i media parlavano di Terry Schiavo, e
5.000 di noi a Fayetteville non li hanno visti. Allora scrissi un pezzo,
"Gli straordinari ipocriti", e chiesi: perche’ lei merita la vita piu’ di
mio figlio, piu’ degli iracheni, e piu’ di tutta la gente che la guerra ha
ucciso?

Ma voi pensate che George Bush interrompa la sua vacanza per fare visita
alle famiglie dei marines che sono morti questa settimana? No, perche’ non
gliene importa nulla. Quella tragedia non e’ sufficiente a fargli smettere
di giocare al cowboy per cinque settimane a Crawford.

*

Come potete immaginare, i genitori i cui figli sono stati uccisi in guerra
non riescono a far crescere una cicatrice sulla ferita, perche’ ogni giorno
essa si riapre. Ogni giorno, e non so perche’ lo faccio, so gia’ che la
guerra e’ brutta, ma ogni giorno vado a vedere chi e’ diventato un angelo
mentre io dormivo. E questo mi lacera il cuore, perche’ so che c’e’ un’altra
madre la cui vita quel giorno sara’ rovinata per sempre. Non possiamo mai in
iziare a guarire.

Quando quel guerrafondaio di George Bush ha parlato della tragedia dei
marines in Ohio, ha detto un paio di cose che mi hanno veramente indignata.
So che non lo sembro, sono sempre calma e cosi’ via, ma e’ perche’ se
dovessi cominciare a colpire qualcosa non mi fermerei prima di aver fatto
tutto a pezzi. Percio’ neppure comincio, perche’ so quanto pericoloso
sarebbe. E George Bush ha detto che le famiglie degli uccisi dovevano essere
certe che i loro cari erano morti per una nobile causa. Ed ha anche detto,
lo dice spesso e mi fa diventare pazza, che dobbiamo restare in Iraq e
completare la missione per onorare il sacrificio di coloro che sono caduti.
Ma dico, perche’ dovrei volere che una sola altra madre passi quello che sto
passando io: perche’ mio figlio e’ morto?

Sapete, l’unico modo in cui si puo’ onorare il sacrificio di mio figlio e’
portando il resto delle truppe a casa, fare in modo che la morte di mio
figlio conti per la pace, per l’amore, non per la guerra e l’odio che Bush
difende. Non voglio che costui usi la morte di mio figlio o la sofferenza
della mia famiglia per continuare il massacro.

*

Percio’, come molti di voi hanno sentito, sto andando a Crawford. Non so
neppure dov’e’, ci arrivero’ da Dallas, non importa, ci sto andando. Ed ho
intenzione di dire a quella gente: "Portate qua fuori il maniaco: c’e’ una
madre con una medaglia d’oro, il cui sangue gli sporca le mani, che ha
qualcosa da chiedergli". E gli diro’: "Ascolta bene, George, ogni volta che
andrai da qualche parte a dire che bisogna continuare gli ammazzamenti in
Iraq per onorare gli eroi caduti aggiungerai ’ad eccezione di Casey
Sheehan’, e inoltre ’ad eccezione di tutti i membri della Gold Star Families
for Peace’ [l’associazione pacifista di famiglie che hanno ricevuto
un’onorificenza per i parenti caduti in guerra - ndt], perche’ noi pensiamo
che non una singola goccia di sangue debba essere versata in nostro nome".

E poi diro’: "Ora vorrei sapere qual e’ la nobile causa per cui mio figlio
e’ morto". E se mi rispondera’ "la liberta’ e la democrazia", io diro’:
"Stupidaggini! Dimmi la verita’. Di’ che mio figlio e’ morto per il
petrolio, per arricchire i tuoi amici. Mio figlio e’ morto per diffondere il
cancro della Pax Americana, l’imperialismo in Medio Oriente. Tu ci stai
portando via la nostra liberta’. Noi non siamo liberi. Gli iracheni non sono
liberi, stanno molto peggio di come stavano prima che tu ti impicciassi del
loro paese. Porta fuori l’America dall’Iraq...".

*

Non so che succedera’. Andro’ a Crawford con mia sorella, ma c’e’ molta
altra gente che pensa di venire ad aiutarci, a sostenerci, perche’ in questo
anno ho viaggiato per il paese, ho scritto, ho parlato, ho ascoltato, e solo
in questo piccolo anno ho visto grandi cambiamenti.

La gente non vuole solo avere informazioni, vogliono sapere cosa possono
fare. Cosa possiamo fare per togliere il potere a George Bush. E qui dico la
parola: impeachment. Tutti coloro che hanno mentito al popolo americano,
nell’esecutivo, nel congresso (e dobbiamo andare fino in fondo, perche’ non
possiamo lasciare in cima qualcuno che perdonera’ questi criminali di
guerra), devono essere condannati, per cio’ che hanno fatto a questo mondo.
Devono rispondere di quel che hanno fatto.

Ecco, andro’ a Crawford e diro’ che voglio parlargli, e se mi diranno che
lui non esce, piantero’ la mia tenda e restero’ li’ fino a che non verra’
fuori. Ho tutto il mese di agosto a disposizione, proprio come lui. Staro’
li’ sino a che verra’ a parlarmi. E se dovesse interrompere le ferie e
andarsene a Washington io smontero’ la tenda e la rimontero’ nel prato di
fronte alla Casa Bianca.

*

Un’altra cosa che sto facendo riguarda le tasse.
Mio figlio e’ morto nel 2004, percio’ non pago le tasse per il 2004. Se mi
mandano un sollecito scrivero’: "La guerra e’ illegale e vi spiego perche’,
e la guerra e’ immorale, ed ecco perche’, e voi avete ucciso mio figlio per
questo. Non vi devo nulla. Se pure dovessi diventare milionaria, non vi
daro’ un centesimo".

Spero proprio che mi contattino, perche’ voglio che questa guerra vada in
tribunale, dove potro’ dire: "Ridatemi mio figlio, ed io paghero’ le vostre
tasse".
Henry David Thoreau ando’ in prigione per non aver pagato le tasse ed
Emerson gli chiese: "Perche’ sei li’ dentro?". Thoreau gli rispose: "Perche’
non sei qui con me?". A volte la prigione e’ il solo posto per una persona
che ha una morale, in un mondo immorale.

Sta a noi, gente, spezzare leggi immorali e resistere. Se i leader di questo
paese vi mentono, allora non hanno autorita’ su di voi. Questi folli non
hanno autorita’ su di noi. Potranno mettere in prigione i nostri corpi, ma
non i nostri spiriti.

*

Dopo aver ascoltato tutte le testimonianze, stasera, mi domando: perche’
continuiamo a permettere che la guerra accada? Il nostro paese e’ molto
bravo nel demonizzare la gente. Ho parenti che dalla seconda guerra mondiale
continuano a chiamare i giapponesi "musi gialli". E abbiamo demonizzato gli
iracheni, di modo che la maggior parte di questo paese non pensa neppure che
stiamo uccidendo esseri umani innocenti. E mi dicono: "Ma Cindy, non ricordi
cos’e’ successo l’11 settembre?". "Certo, rispondo io, E qualcuna di quelle
persone stava in Iraq? E chi ha portato gli aerei al Trade Center, era
iracheno?".

Mentre crescevo, dovevamo aver paura dei comunisti. Adesso dobbiamo aver
paura dei terroristi. Cosi’, vedete, c’e’ sempre qualcuno da combattere e da
cui essere spaventati, e la macchina della guerra puo’ costruire piu’ bombe,
piu’ fucili, pallottole e quant’altro.
Ma io ho speranza. Vedo speranza in questo paese. Il 58% dell’opinione
pubblica ci sostiene. Stiamo predicando al coro, ma il coro non sta
cantando. Se tutto questo 58% cominciasse a cantare, la guerra finirebbe.

*

Un’altra e-mail che ho ricevuto l’altro giorno diceva: "Cindy, e’ meglio se
non usi tutte quelle imprecazioni e parolacce. C’e’ della gente, sai, quella
che sta ’alla finestra’, nel mezzo, che si risente".

Sapete cosa ho risposto? "Dannazione, non me lo dire! Come, come? C’e’
ancora gente che sta alla finestra in questo mondo? Se cade dalla parte pro
Bush e pro guerra che alzi il didietro e vada in Iraq, a prendere il posto
di qualcuno che vuole tornare a casa. E se cade dall’altra parte che si alzi
in piedi e cominci a parlare. Ma qualsiasi sia il lato in cui volete cadere,
smettete di stare alla finestra".

L’opposto del bene non e’ il male, e’ l’apatia. Dobbiamo scuotere questo
paese, e far cantare il coro. Dobbiamo essere noi a dire: "Le nostre truppe
tornano a casa". Non possiamo dipendere da quelli che dovrebbero decidere di
farlo, perche’ non stai pianificando di portare i soldati a casa quando
spendi i soldi della ricostruzione per stabilire basi permanenti.
Mi sarebbe piaciuto venire alla vostra cena, domani sera, ma fino a che
George Bush non parlera’ con me, faro’ del campeggio a Crawford. Grazie.

Ringraziamo Maria G. Di Rienzo ( per contatti: sheela59@libero.it ) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente discorso di
Cindy Sheehan, tenuto il 5 agosto 2005 alla convenzione dei Veterani per la
pace. Cindy Sheehan ha perso il figlio Casey in Iraq; dal 6 agosto staziona
con una tenda a Crawford, fuori dal ranch in cui George Bush sta
trascorrendo le vacanze, con l’intenzione di parlargli