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CORRISPONDENZE DAL CHIAPAS (2) : Chiapas, l’altra campagna, che avanza

mercoledì 7 settembre 2005

di Luca Martinelli, da San Cristobal de Las Casas

Questo fine settimana, nei giorni 3 e 4 di settembre, si tiene nella Selva Lacandona l’ultimo degli incontri cui l’Esercito zapatista di liberazione nazionale [Ezln] ha convocato tutta la sinistra messicana [organizzazioni politiche e sociali, popoli e organizzazioni indigene, Organizzazioni non governative, collettivi, organizzazioni artistiche e culturali, singoli cittadini], per discutere in merito alla proposta di lanciare “La otra campaña”, come descritta nel documento della Sexta declración de la Selva Lacandona, del giugno scorso.

Appare chiaro, dopo aver partecipato all’incontro tra Ezln e popoli indigeni, tenutosi il 13 e 14 agosto nella comunità zapatista di Javier Hernandez, Caracol de “La Garrucha, zona Selva tzeltal, che non si tratta, come alcuni hanno scritto o affermato, di una campagna politica il cui obiettivo ultimo è quello di ‘danneggiare’ deliberatamente la candidatura di Andrés Manuel Lopez Obrador alla carica di presidente della Repubblica messicana, nelle elezioni che si terranno nel luglio 2006, tema ricorrente di molte delle analisi che in queste settimane riempiono le colonne del quotidiano messicano La Jornada.

No. Il progetto zapatista, e degli attori sociali che, dopo il 16 settembre prossimo, come annunciato dalla Comandancia dell’Ezln, convocheranno “La otra campaña”, sulla base di un’agenda politica condivisa nel corso delle riunioni plenarie e bilaterali che si sono realizzate a partire dal 6-7 agosto, è differente. È un nuovo progetto di nazione, che va oltre il ‘gioco’ elettorale, oltre i partiti politici e - soprattutto - guarda oltre il 2006.

È un progetto politico alternativo, all’interno del quale i popoli indigeni giocano un ruolo fondamentale. Introducendo l’assembla plenaria del 13 agosto, il Subcomandante Marcos ha affermato: “Pensiamo che come popoli indigeni dobbiamo assicurarci la posizione che abbiamo conquistato e che non dobbiamo perderla assolutamente”.

Ed ha continuato: “Oggi ci uniamo a molte altre organizzazioni, compagni, se siete d’accordo. Nessuno rispetterà le nostre conquiste se non le facciamo rispettare noi stessi. Perciò, stiamo invitando in special modo le organizzazioni e i popoli indigeni a creare una squadra a parte in questa altra campagna e nell’ambito della Sesta”. Tema ripreso, poi, in molti degli interventi che si sono susseguiti dalla mattinata fino alle nove di sera, che hanno segnalato la necessità di stabilire meccanismi per avvicinare alla campagna altre organizzazioni indigene di tutto il Paese, che non abbiano potuto o voluto rispondere alla convocazione dell’Ezln, e anche quella di definire come popoli indigeni un programma minimo, “per sederci di fronte alle altre organizzazioni come indigeni”.

Secondo Onesimo Hidalgo, ricercatore del Centro di ricerche economiche e politiche di azioni comunitaria, CIEPAC A.C., la riuscita della “Otra campaña” dipenderà in larga parte dal grado di partecipazione dei popoli indigeni. Intervistato, ha affermato: “In Messico non esiste nessun settore politico capace di lanciare una convocazione diretta a tutto il Paese. I popoli indigeni sono l’unico attore morale cui si può riconoscere questa capacità. È importante, perciò, che cerchino, tutti insieme, di condurre il ‘carro’ della Otra campaña”. E ha continuato: “Credo che l’intenzione del Movimento zapatista nel lanciare la Otra campaña sia quella di re-indirizzare la lotta sociale in Messico.

Oggi, il sistema politico messicano può essere rappresentato con l’immagine di due camion che corrono l’uno contro l’altro. Da un lato - spiega Hidalgo -, il trailer neoliberista, sul quale siedono i partiti, il Governo e le imprese, che si mantiene e riproduce grazie al processo elettorale, guidato dal Presidente della Repubblica; dall’altro, quello degli sfruttati - indigeni, contadini, studenti, insegnanti, sindacalisti -. Quest’ultimo camion, però, al momento non ha una guida, e normalmente è qualcuno seduto sull’altro a volerlo condurre, in questo caso Lopez Obrador. L’Ezln, in questo momento, ha deciso di guidare il camion delle sinistre, ma lo ha fatto con astuzia, intervistandosi con tutte le realtà della sinistra extrasistema per decidere insieme quale cammino seguire.

L’obiettivo finale è quello di modificare la direzione di marcia del tir delle sinistre, in modo da non scontrarsi in modo frontale con quello neoliberista in vista delle elezioni del 2006. Sarà importante - conclude il ricercatore, già assessore della Commissione Nazionale di Intermediazione, espero di movimenti sociali e di militarizzazione nello stato del Chiapas - capire quanta gente, in questo anno prima delle elezioni, sarà disposta a scendere dal camion neoliberista. Poi, nel caso Andrés Manuel Lopez Obrador dovesse vincere le elezioni, sarà costretto a confrontarsi con un nuovo soggetto politico, portatore di un progetto di nazione alternativo, di una nuova Costituzione”. Una nuova carta fondamentale che andrebbe a sostituire la Costituzione rivoluzionaria del 1917, stravolta e affossata dalla riforme necessarie, nell’ultimo ventennio di politiche neoliberiste, alla piena apertura del mercato messicano.