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Candidature, nell’Unione rissa al vertice

sabato 28 gennaio 2006

Rutelli mette il veto all’uso del simbolo ulivista per Verdi e Pdci. Bertinotti non ospita gli alleati nelle sue liste e Fassino s’inviperisce. I partiti minori disertano il summit

di CARLA CASALINI

Durano lo spazio di un secondo le dichiarazioni rassicuranti di Fausto Bertinotti e di Alfonso Pecoraro Scanio sul «buon» esito della «discussione sul programma» nel summit dell’Unione, convocato ieri a piazza SS. Apostoli. Quale programma?

I presenti ricostruiscono tutt’altro scenario, dominato dal problema delle liste, dei posti, del nervosismo generale, dei dissidi interni ben oltre quelli palesi esplicitati da Mastella per l’Udeur, Di Pietro per l’Italia dei valori, Luciana Sbarbati (Repubblicani europei), che hanno disertato la riunione - senza contare gli incontri bilaterali con la Rosa nel pugno di socialisti e radicali, e la protesta delle liste di «cittadinanza attiva» di Pancho Pardi, Pasquino e altri, perché i partiti dell’Unione rifiutano loro l’«apparentamento» alle elezioni.

Raccontano dunque, i presenti, di un Piero Fassino deambulante frenetico, cellulare incollato all’orecchio, furibondo per la possibile messa in discussione di Pierluigi Bersani come capolista in Emilia, per retrocederlo a numero due dietro Prodi. Ma non così assente, il leader Ds, dall’evitare lo scontro con Rifondazione, nella richiesta a Bertinotti di includere nelle sue liste alla camera qualche nome dei «partiti minori» che possono non superare la soglia del 2% (per l’appunto le formazioni di Di Pietro, Mastella, Sbarbati che chiedono ospitalità al listone e candidature più corpose). «In fondo il Prc è quello che guadagnerà più parlamentari dalla nuova legge elettorale...», avrebbe esordito Fassino, gelato da Bertinotti: «Non se ne parla nemmeno, noi ci presentiamo da soli proprio per dare una connotazione forte alla nostra lista».

Nelle lunghe ore del vertice è stata la volta di Francesco Rutelli di aprire - spalleggiato da Fassino - l’ostilità più forte, nei confronti di Verdi e Comunisti italiani. Oggetto, la lista comune che Diliberto e Pecoraro Scanio dovrebbero presentare al senato con un richiamo nel logo al simbolo dell’Unione. Rutelli teme che quel «simbolo» in comune possa togliere voti alla Margherita, timore condiviso per sè dai Ds. Ma Verdi e Pdci fanno fuoco di sbarramento, «ci è stato promesso», ricordano, rincalzando che questo è stato un impegno sottoscritto a suo tempo «da tutti», un patto che dunque va rigorosamente rispettato, perciò possono essere disponibili «al massimo a qualche ritocco» nel logo.

Impossibile trovare una soluzione, ieri, quindi anche questo dissidio è stato delegato alla decisione di Romano Prodi. Ovviamente, questa concentrazione su nomi e liste ha derubricato qualunque rilievo della tanto decantata centralità per l’Unione del «programma». Deluso lo stesso Prc - nonostante le volenterose dichiarazioni di Bertinotti - perché le assemblee programmatiche regionali, fissate da tempo per il 4 febbraio, sono di fatto saltate, e l’appuntamento dell’11 febbraio è stato confermato giusto, pare, per non perdere del tutto la faccia, e forte è lo scetticismo, in Rifondazione e non solo, che si tratti davvero dell’annunciata «conferenza programmatica nazionale» piuttosto che di una pura «kermesse».

Ma per Romano Prodi, per cui è già prevista in Rai una doppia puntata di confronto con Silvio Berlusconi, all’inizio e alla fine della campagna elettorale, ieri le gatte da pelare sono state tutte dentro la sua coalizione, non solo nel vertice di SS. Apostoli ma anche fuori, nella difficile mediazione con i partiti minori di Udeur, Italia dei valori, Repubblicani europei, che minacciano di presentarsi da soli, furibondi per l’estromissione dall’Ulivo decisa da Margherita e Ds.

Il primo incontro mattutino è stato con Clemente Mastella, che oggi al congresso dell’Udeur teoricamente potrebbe decidere di uscire dall’Unione, per entrare eventualmente addirittura nella Casa delle libertà: in realtà, le lusinghe reiterate da Berlusconi e Casini sono prive di fondamento (Mastella dovrebbe «rinunciare» ai suoi nomi «locali»), ma resta il problema dentro l’Unione dove Fassino anche ieri ha fatto un gesto distensivo, ma ostacolato dalla Margherita dove Franco Marini ha insistito sull’attribuzione all’Udeur di quei «tre posti» definiti da Mastella «un’elemosina».

Anche Luciana Sbarbati ieri, in una conferenza stampa, ha minacciato una presentazione alle elezioni fuori dall’Unione per i Repubblicani europei. E Di Pietro, parlando dalla sede dell’Italia dei valori, in subbuglio da giorni, ha ventilato la sua sottrazione al voto. Da ultimo ieri Romano Prodi ha incontrato i dirigenti della Rosa nel pugno (Sdi e Radicali), in dissidio su molti punti del programma, a partire dai pacs, con Rutelli e Mastella, che continuano a metter loro i bastoni tra le ruote; non che sconcertati e infastiditi dalla presenza annunciata dallo stesso Prodi al convegno organizzato dal Nuovo Psi e intitolato «il garofano nel centrosinistra».

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