Home > Centomila contro "Bliar", il bugiardo Blair
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Cielo tempestoso, pioggia, raffiche di vento. Tempo da lupi. Ma ciò non ha impedito a decine di migliaia di manifestanti di sfilare per le strade della capitale per protestare contro la guerra e l’occupazione dell’Iraq. Oltre centomila, secondo gli organizzatori, un po’ di meno secondo la polizia che aveva organizzato un’imponente schieramento operazione di sicurezza con strade transennate, pulmini parcheggiati in angoli strategici e sorvolo di elicotteri per monitorare gli eventi. Questo però non ha impedito la spettacolare sfida di due pacifisti di Greenpeace che sono riusciti a scalare Big Ben con delle corde e a far sventolare per quasi sei ore uno stendardo con la scritta: «time for truth» (è ora di dire la verità). Tutto studiato alla perfezione per alludere alle lancette del famoso orologio del palazzo del parlamento che i due sono riusciti a raggiungere nonostante l’allerta antiterrorismo che in quella zona è al massimo livello. Per evitare che fossero presi di mira dalla polizia un loro collega ha provveduto a consegnare agli agenti un biglietto con i loro nomi garantendo che non si trattava di terroristi. Harry e Simon Westaway, due fratelli che abitano a poca distanza da Londra, una volta scesi dal Big Ben hanno detto: «Abbiamo ottenuto lo scopo che ci eravamo prefissi: nonostante il vento e la pioggia ne valeva la pena. È ora che Tony Blair ci dica la verità».
Questa richiesta allude alle armi di distruzione di massa di Saddam che secondo Blair potevano essere attivate in 45 minuti, ma che non sono ancora state trovate. A ricordare la «bugia» ci ha pensato anche un gigantesco numero «45» piazzato su uno schermo, alternato a foto di Blair, Bush, Aznar e perfino Berlusconi, con tanto di colonna sonora: Frank Sinatra che cantava Strangers in the Night. Tra le altre scritte sui cartelli si leggeva: «Bliar» (Blair bugiardo) con schizzi rossi come sangue intorno al nome del premier, «Jail Bush and Blair» (mettete in galera Bush e Blair) e «Blair out» (fuori Blair). Tra gli slogan che facevano rima uno è stato scandito al ritmo di tamburi: «anti-Bush, anti-Blair, anti-war everywhere» (contro Brush, contro Blair, contro la guerra ovunque) .
Il corteo, partito da Hyde Park, ha impiegato due ore prima di arrivare a Trafalgar Square attraverso Piccadilly. Qui è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare le vittime della guerra e quelle della strage di Madrid. In segno di lutto è salito al cielo un immenso nugolo di palloncini neri subito scompigliato dal vento. Un aspetto saliente della manifestazione è stata la presenza di contingenti di ogni nazionalità e religione, inclusa quella islamica. È da più di un anno che tra gli organizzatori delle manifestzioni contro la guerra a Londra figurano gruppi come la Muslim Association of Britain (l’associazione dei musulmani del Regno Unito) e la Campaign for Palestinian Freedom (la campagna per la liberazione della Palestina). Tra gli interventi a Trafalgar Square ci sono stati quelli di sindacalisti e studenti. Hanno parlato tra gli altri Ken Livingstone, sindaco di Londra, il deputato laburista Jeremy Corbyn, che ha anche condannato il muro costruito da Israele, l’ex agente segreto inglese David Shayler e il deputato laburista estromesso dal partito per aver esortato i soldati a non combattere, George Galloway. Quest’ultimo ha lanciato un partito anti-Blair chiamato Respect che si presenterà alle elezioni europee di giugno ed ha reclutato tra gli altri il regista Ken Loach come candidato. Il parlamentare laburista Jeremy Corbyn, uno dei più feroci critici di Blair e delle sue politiche, ha reso omaggio al popolo spagnolo che, ha detto, «ha smascherato le bugie del suo primo ministro ed ha cacciato il governo».