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Controllo sociale per urbanismo mercantile

sabato 7 maggio 2005

Tradotto dal francese da karl&rosa

Da sempre, l’urbanismo e l’architettura sono al servizio del potere. Oggi, sotto il regime del capitalismo mercantile, la città subisce un’evoluzione. Nel quadro delle nuove politiche della città, lo Stato attua una politica di condizionamento dello spazio pubblico, che chiama "spazio civile". Sul modello delle Shopping Malls americane, i centri, sempre più sottoposti a misure di sicurezza, si trasformano, grazie alla collaborazione pubblico/privato, in gallerie commerciali all’aperto. Intorno alle stazioni ferroviarie ed a quelle della metropolitana, ai municipi od agli uffici postali, lo spazio pubblico é riorganizzato come spazio mercantile sotto controllo poliziesco, che intrappola il cittadino/consumatore in un paesaggio pubblicitario. Proprio come la televisione, lo spazio pubblico deve creare le condizioni favorevoli alla pubblicità ed al consumo.

Ecco perché oggi, più che mai, la riappropriazione "irregolare" degli spazi pubblici, i raduni non segnalati alla questura, le mense popolari o gli spettacoli di strada sono atti militanti di resistenza al controllo urbano et alla mercificazione degli spazi pubblici.

Società nucleare, società totalitaria !

Il nucleare partecipa a questo controllo sociale. Una fonte unica e centralizzata di energia, di un’estrema pericolosità, ha bisogno di uno stato militarpoliziesco. La società che ne risulta spinge verso una schedatura sistematica delle nostre vite e dei nostri comportamenti. Per questo abbiamo voluto legare queste due tematiche in occasione del Festival delle resistenze e delle alternative di Parigi.

Quale opposizione radicale di fronte alla società nucleare?

Un esempio della difficoltà della lotta a proposito del nucleare é quello delle reazioni suscitate dalla morte di Sébastien Briat in occasione di un tentativo di blocco di un convoglio di rifiuti radioattivi. I nucleocrati hanno scientemente occultato la gestione quasi impossibile del rischio sanitario per concentrarsi su quella del rischio sociale. Il discorso ufficiale di Areva e di EDF, seguito al drammatico incidente che ha provocato la morte di Sébastien, é stato il seguente: se il nucleare uccide, é perché gli attivisti antinucleari ed i terroristi non sono abbastanza sorvegliati. Questa bugia riecheggia le lamentazioni degli ambientalisti, che denunciano la mancanza di mezzi (polizia, militari ed altri mezzi di controllo) per garantire la sicurezza dei convogli di rifiuti nucleari, parlando appena della possibilità di un blocco immediato di tutti i trasporti di materiali radioattivi. Le reazioni civili di questi "militanti" pieni di senso di responsabilità sono pericolose e ci chiudono in una gestione del rischio che potrà solo nuocerci.

Questa cogestione del rischio, che ha portato perfino degli antinucleari a partecipare all’azione umanitaria seguita alla catastrofe di Chernobyl, legittima l’operato delle autorità locali ed internazionali, che hanno lasciato che le popolazioni sopravvivano su un territorio contaminato. Cosa pensare dei cambiamenti costanti dei Verdi sulla questione nucleare, secondo le opportunità delle alleanze elettorali? Cosa pensare di quanti chiudono il dibattito sul nucleare in una visione ambientalista? Occupandosi solo delle conseguenze, rifiutano d’interrogarsi sulle ragioni politiche e sociali del nucleare. La questione del nucleare militare é discussa altrettanto poco: perché queste reticenze a vedere il problema nel suo insieme? Nel quadro della società capitalista, le soluzioni tecnologiche come le energie rinnovabili restano illusorie se non si rimette in discussione la nostra attuale bulimia energetica. Inoltre, queste soluzioni si collocano all’interno del mito della tecnoscienza onnipotente, proprio l’ideologia adulata dai nucleocrati. E’ per tutto questo che ci si deve costringere in atteggiamenti rivoluzionari al di fuori di ogni realtà e volontà d’azione?

Collettivo contro la società nucleare
Il FRAP

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