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"Dire no per bloccare la distruzione dell’Europa"

sabato 4 dicembre 2004

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Colloquio con Philippe Foulquié, direttore della friche de la Belle de Mai,
a Marsiglia.


di Rosa Moussaoui

Nel 1992, Lei aveva votato "si’" al referendum sul trattato di Maastricht. Oggi,
Lei invita a votare "no" ad una costituzione "che entusiasma Sarkozy e Seillière"...

Philippe Foulquié. Allora, la sinistra era al potere. Indipendentemente da quel
che potevo pensare di quel governo di sinistra, votare "no" significava rischiare
d’indebolirlo. E c’era un’altra ragione: ho sempre creduto che l’Europa fosse
la sola possiblità di pensare il futuro. Lo penso ancora.

Quel referendum sembrava una consultazione pro o contro l’Europa. Le mie convinzioni europee, già vecchie, erano impazienti. Non ero d’accordo per molti aspetti. Ma si diceva "si aggiusterà dopo". Oggi, l’esperienza insegna. Dopo Maastricht va di male in peggio. Votero’ "no" perché é tempo di dire no a quest’evoluzione, perché occorre fermare questa distruzione dell’Europa. Ci assicurano che questa costituzione sarà modificabile. Ma quali modifiche, con una commissione tanto liberale ed una maggioranza di governi di destra?

Lei si dice "non pro-europeo" ma "totalmente europeo". Su che cosa si basa il Suo attaccamento all’Europa?

Philippe Foulquié. Durante il servizio militare, alla fine degli anni 60 in Alsazia, dei graduati ci parlavano di "quelli di fronte". Rispondevamo loro che avevamo manifestato con questi "nemici", insieme o nello stesso tempo. Contro la guerra del Vietnam, contro la miseria studentesca, contro il fascismo greco, spagnolo, portoghese, contro tutto cio’ che ci esasperava e ci mobilitava in Francia, in Italia, in Inghilterra, in Germania e nei paesi che più tardi avrebbero raggiunto l’Europa. Oggi sono sempre meno spaesato in altri paesi europei. Credo che un popolo europeo, in qualche modo, sta prendendo forma.

La Sua esperienza come direttore di uno dei luoghi più vasti riservati allo spettacolo vivente in Europa, ha influenzato questa presa di posizione sul progetto di costituzione?

Philippe Foulquié. Il liberismo europeo, quello che dice di voler rendere gli Stati più "leggeri", crea continuamente nuovi regolamenti, una mostruosa burocrazia priva di trasparenza, nella cultura come in altri campi. Che ne sarà dell’economia e della responsabilità culturale? Si sa che Rossellini non girava da quattro anni quanto d’ORTF ha prodotto, senza considerare l’aspetto economico, la Presa del potere di Luigi XIV, che resta uno dei suoi grandi film? Nel campo dello spettacolo vivente ho moltiplicato i tentativi in Europa. Solo rinunce, abbandoni, progetti impossibili da portare a termine, speranze massacrate! Il nuovo commissario europeo alla culture, Jàn Figel, é un commerciante di software. Questo da un’idea di come l’Europa considera oggi la cultura.

Secondo Lei, il movimento che scuote da due anni il mondo dello spettacolo ha cambiato qualcosa nel rapporto con il politico, con le scelte sociali strutturanti che avanzano in Europa ed a livello internazionale?

Philippe Foulquié. Si puo’ anche pensare alla bandiera "pace" inventata dagli Italiani. I popoli si sono mossi negli ultimi anni, ben oltre il mondo della cultura.

Tradotto dal francese da Karl & Rosa

http://www.humanite.presse.fr/journal/2004-12-02/2004-12-02-451161