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FRANCIA : la psichiatria francese in grande difficoltà

domenica 26 dicembre 2004


di Yves Housson

Dopo il duplice omicidio dell’ospedale di Pau, dopo lo choc subito da tutta la
società, tanto doloroso per il mondo ospedaliero, é venuto il momento delle riflessioni, delle constatazioni amare e delle rivendicazioni, più urgenti che mai. Addirittura il momento di cambiare politica? In ogni caso é quello che auspica l’insieme dei responsabili e dei sindacati del settore psichiatrico che abbiamo interrogato. Tutti rifiutano, certo, di cedere alla polemica, di trarre conclusioni affrettate sul dramma finché non ne saranno chiarite le circostanze.

E’ l’occasione per lanciare un nuovo grido d’allarme

Ma ciascuno ha colto l’occasione per lanciare un grido d’allarme. O, più esattamente, per rilanciarlo. Sembra ieri quando, un anno e mezzo fa, a Montpellier, in occasione di una manifestazione eccezionale, la prima del genere, gli stati generali della psichiatria, qualcosa come 2 000 medici ospedalieri, dicevano tutti insieme: "Siamo oltre la soglia del tollerabile. Non abbiamo più i mezzi di curare quanto lo chiedono". Oggi, le stesse parole ritornano: "settore sinistrato", in "condizioni disperate". La problematica della sicurezza negli ospedali, sottolineata dall’assassinio di un’infermiera e di un’ausiliaria, si colloca nel contesto di un settore medico che, oltre ad essere ancora spesso mal visto, stigmatizzato dalla pubblica opinione, ha, non senza ragione, l’impressione di essere abbandonato. I dati quantitativi parlano chiaro. Un milione di adulti e 500 000 bambini ed adolescenti curati ogni anno. Una domanda che esplode, in aumento del 5% ogni anno, del 60% rispetto al 1989, e che si diversifica, gli psichiatri devono occuparsi sempre di più delle conseguenze della fragilizzazione del legame sociale, della precarietà, curare i numerosi detenuti colpiti da turbe psichiche, intervenire dopo le catastrofi... "Si scarica con facilità sulla psichiatria le disfunzioni sociali mentre i mezzi di cui dispone non solo non crescono in proporzione ma sono calati globalmente in cinque anni di un miliardo di euro di finanziamenti", accusa il dottor Yvan Halimi, che presiede la Conferenza dei presidenti delle commissioni mediche dei centri ospedalieri specializzati. E questi mezzi, in psichiatria più che in ogni altra disciplina medica, sono fatti prima di tutto e soprattutto di uomini e donne, di medici e di infermieri. "Gli uomini sono il nostro supporto tecnico", dice il dottor Cozic, responsabile del Sindacato degli psichiatri francesi. "Negli ospedali sono vacanti circa 700 posti di medico. Certi servizi funzionano con un solo psichiatra, contro tre o quattro quindici anni fa. Ed in certi settori non ce ne sono più: é un medico generico che cerca d’impedire che la nave affondi". L’applicazione di un numero chiuso draconiano per l’accesso agli studi di medicina, da una ventina d’anni, da parte di governi ossessionati dalla riduzione della spesa sanitaria, é all’origine di questa drammatica penuria, che si fa sentire pesantemente anche nel settore privato dove diventa sempre più difficile ottenere un appuntamento. E il peggio deve ancora venire: dai 13 727 di oggi, il numero di psichiatri pubblici e privati diventerà di 8 816 fra vent’anni, si ridurrà cioé di circa il 40%.

L’insieme della psichiatria sotto tensione

Contemporaneamente, qualcosa come 50 000 letti d’ospedale sono stati eliminati nei due ultimi decenni. E questo non é scioccante in sé, osserva Yvan Halimi: "La vocazione di un malato non é quella di restare all’ospedale, ma di tornare a casa. Ma bisogna che all’esterno abbiate delle possibilità di accompagnamento adatte, che non si cada in un vuoto di assistenza; ora, quando si sopprimeva dei posti letto, si sopprimeva personale e non si é rimesso questo personale a disposizione dei pazienti". Il dottor Cozic rincara la dose, denunciando il modo in cui é stata strumentalizzata l’evoluzione della psichiatria moderna, che é consistita nella chiusura dei grandi manicomi e nello sviluppo di cure sul territorio, di strutture alternative al ricovero in ospedale - (ospedali di giorno, centri di cura postospedaliera, appartamenti protetti): " Chi voleva risparmiare sulla salute ha preso quel che gli interessava, l’eliminazione dei posti letto, redistribuito una parte del personale su altri settori della medicina, chirurgia etc. o eliminato dei posti di lavoro e non ha aperto il numero di strutture alternative che avrebbero dovuto essere create. Di conseguenza c’é un’insufficienza radicale di strumenti di cura. Si mantiene delle persone nei servizi di psichiatria perché non si puo’ fare altrimenti e talvolta non c’é più posto per accoglierle. Sono sempre gli psicotici, i pazienti in preda alle più grandi angosce, alle più grandi difficoltà psichiche che fanno le spese di questa politica, che si ritrovano, in certi casi, sulla strada".

Si, il dottor Halimi lo conferma, oggi, "spesso, i pazienti sono privi di cure, a carico delle famiglie che li sostengono in situazioni estremamente dolorose". O addirittura abbandonati a loro stessi, condannati, per esempio, ad errare nella metropolitana parigina, divenuta per certi aspetti il "più grande ospedale della capitale"... L’insieme della psichiatria si ritrova sotto tensione.

Il rischio di una visione sicuritaria delle cure prodigate

Gli intervalli fra gli appuntamenti si allungano: prima uno alla settimana, poi uno ogni quindici giorni, poi uno al mese... In mancanza di un’assistenza ambulatariale corretta - la frequenza, la regolarità della cura sono cruciali - l’ospedale diventa la sola porta d’accesso alle cure, spesso attraverso il pronto soccorso. E tutto il dispositivo va in "embolia". Allora, certo, conviene David Causse, incaricato del polo psichiatria alla Federazione ospedaliera di Francia (istituzione che rappresenta gli ospedali pubblici), "sarebbe scandaloso dire che se ci fosse un addetto dietro ogni paziente - ovvero uno in uniforme...-, catastrofi come quella di Pau non succederebbero". E’ vero pero’, aggiunge, che "se mettete insieme l’aumento del volume d’attività con la perdita di risorse della psichiatria pubblica", "se, in ambulatorio, non potete più accompagnare la gente, riceverla, fare prevenzione e non potete neppure tenerla per il tempo di ricovero in ospedale necessario, allora ci sono gl’ingredienti per una moltiplicazione dei rischi". La follia "puo’ portare alla violenza", nota il dottor Halimi, ma il modo migliore per prevenire questa violenza é "di avere la possibilità di rispondere in tempo". "Ogni risparmio sulle cure che sono per natura cure a lungo termine non puo’ che sfociare in terribili drammi". Ora, dopo anni di "grande degrado", il medico lo dice senza mezzi termini: "Siamo in situazione di rottura".

In queste condizioni, é chiaro, semplici misure di sicurezza - attualmente poco agevoli per stabilimenti che, per natura, sono luoghi di apertura, di ospitalità - non risolveranno una crisi tanto grave. I responsabili temono che il dramma di Pau "aumenti la stigmatizzazione dei malati", favorisca una "visione sicuritaria della maniera di curare la gente". Che distolga dallo "sforzo prioritario che deve riguardare l’accompagnamento esterno, perché la gente sia nel quartiere, viva correttamente, il meno possibile in ospedale", insiste Claude Filkelstein, presidentessa dell’Associazione dei pazienti e degli ex pazienti psichiatrici. Adesso il ministro della Sanità prepara un "piano salute mentale", ma né i sindacati, né le organizzazioni professionali dei medici e neppure le associazioni dei pazienti sono stati coinvoltii finora nella sua elaborazione. C’é da temere che questo piano provochi altrettanta delusione ed amarezza quanto il "piano vecchiaia e solidarietà" lanciato dopo un’altra catastrofe, la canicola del 2003. I responsabili dell’assistenza alle persone anziane - altro parente povero della sanità pubblica - dichiarano di essere oggi più o meno altrettanto sprovvisti di mezzi come ieri... Sola precisazione: il ministro della Sanità Douste-Blazy ha deciso di sospendere la soppressione di posti letto - la CGT salute domanda che questa sospensione venga estesa alla soppressione di posti di lavoro - e promesso di destinare 200 milioni di euro supplementari ad una psichiatria pubblica che ne ha perduto un miliardo in questi ultimi anni... La mobilitazione del personale e la pressione dell’opinione pubblica potranno spingere il governo a cambiare sistema e a prendere davvero in considerazione le grandi difficoltà della psichiatria francese?

Tradotto dal francese da Karl&Rosa di Bellaciao

http://www.humanite.presse.fr/journal/2004-12-24/2004-12-24-453548