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Fuori dal coro per la verità e la giustizia!

lunedì 9 gennaio 2006

di Luisa Morgantini parlamentare europea per rivista "Avvenimenti" - Gennaio 2006

Non mi unisco al coro di chi fa diventare Ariel Sharon un grande della Storia, dell’uomo che vuole la pace, nè di chi lo descrive come un mostro. Sono della generazione che pensa che la morte di ogni uomo ci diminuisce, perciò non vorrei che morisse. Aborro la vendetta e credo profondamente al pentimento, al perdono e alla riconciliazione. Anche alla giustizia e alla verità. E la memoria non si cancella.

Troppi i suoi crimini. Non si tratta solo di Sabra e Shatila, o delle colonie e della sua "passeggiata" alla spianata delle Moschee. Ne cito solo due: al comando delle unità 101 a Qybia, nel 1953 ha rinchiuso gli abitanti nelle case e poi le ha fatte saltare, nel 1955, sei giovani pastori, pascolavano al confine della Cisgiordania, ne hanno accoltellati cinque e lasciato vivo l’ultimo perché raccontasse al suo villaggio del terrore provato.

La scelta di Sharon di evacuare i coloni dalla striscia di Gaza,
salutata come coraggiosa e per la pace è parte del suo piano di restituire territori non considerati sacri della terra d’ Israele e spiazzare qualsiasi altra iniziativa di pace. Parlo dell’accordo di Ginevra che vede tra i principali promotori , il
palestinese Yasser Abed Rabbo già ministro dell’autorità palestinese e l’israeliano Yossi Beilin già ministro durante il governo di Ehud Barak, e della proposta formulata dall’ Arabia Saudita, nel 2002, che prevedeva lo Stato palestinese in cambio del riconoscimento dei paesi arabi dello Stato israeliano. Ha fatto la sua parte anche l’affermazione di Bush che, in difficoltà in Iraq, ha dichiarato per la prima volta la necessità di uno Stato Palestinese. Certo rispetto al suo credo dichiarato di "Eretz Israel", il ritiro da Gaza è stata una rottura importante.

Ha fatto i conti con la realtà e cercato di trarne vantaggio, non è una mia supposizione, lo ha dichiarato diverse volte lui stesso. Il ritiro degli ottomila coloni da Gaza e contemporaneamente aumentare la presenza dei coloni nei territori occupati della Cisgiordania è parte della sua strategia, cosi come portare a termine la costruzione del muro, con l’annessione di ulteriore territorio palestinese. Nel 2005, i coloni sono aumentati di 15.500 persone, il doppio di quanti sono usciti da Gaza. Il muro tende a definire i confini e toglie possibilità ad uno stato palestinese, divide la Cisgiordania in tre cantoni separati dal muro e dai check point ,chiude Gerusalemme Est, 21 villaggi e periferie vicine all’interno dello Stato di Israele, annettendosi ovviamente le colonie più vicine alla linea del 1967. I coloni se ne sono andati da Gaza, ma aria, terra e cielo sono ancora sotto controllo israeliano.

Le merci palestinesi non passano dal Karni crossing, pomodori, fragole, garofani marciscono. Ne sa qualcosa l?inviato nord americano, Wolfhenson. Gli accordi firmati dopo il passaggio di Condoleeza Rice, non sono rispettati da Israele e il porto e l’aeroporto a Gaza sono lontani. L’area industriale intorno al confine di Erez è chiusa e non vi sono permessi per i palestinesi di tornare a lavorare in Israele. Sharon ha compiuto le sue scelte in modo unilaterale, non ha dato nessuna possibilità al presidente Mahomoud Abbas di rendersi credibile come leadership capace di realizzare uno stato palestinese nella democrazia e senza ricorrere alla lotta armata. Eppure Abbas è riuscito a fare un accordo di tregua con Hamas che ha fermato le sue azioni militari malgrado l’esercito israeliano abbia continuato gli assasinii mirati, le incursioni militari nelle citta palestinesi e i bombardamenti nel nord di Gaza.

Certo l’autorità palestinese non è riuscita a fermare i missili rudimentali che ancora piovono nei pressi delle città israeliane vicine al confine di Gaza. La popolazione di Gaza, nella sua grande maggioranza non condivide questa azioni così come critica
l’autorità palestinese per l’insicurezza in cui vive, tra i bombardamenti israeliani, la mancanza di lavoro e la violenza di gruppi armati i cui componenti sono a volte parte delle forze di polizia stessa. Eppure l’uscita di Sharon dalla scena politica
genera una totale incertezza sul futuro sia per i palestinesi che per gli israeliani.

Ci vorrebbero veramenti uomini coraggiosi, non condottieri militari, che sapessero rompere la tradizione israeliana. Mi auguro che Amir Peretz, nuovo presidente del Labor, ebreo sefardita che crede nello stato sociale, si preoccupa della povertà nel suo paese e che,nella notte dell’anniversario dell’assassinio di Rabin, ha dichiarato che "l’occupazione militare è un onta morale per Israele", invece di sostenere, sull’onda dell’emozione per la malattia di Sharon, il ministro Olmert e il progetto di Kadima, sappia porsi come forza autonoma e rilanci il negoziato con il presidente Abbas.

Ma è un sogno perché Amir Peretz resterà imbrigliato in quella che è stata la storia dello stato d’ Israele: l’unità nazionale prima di tutto, e senza Sharon, Netanyau potrebbe fare la voce forte.
Intanto la popolazione palestinese continua a pagare i prezzi dell?occupazione militare, sempre più separati tra loro da check point e muri, con più di ottomila prigionieri politici. Ma la Palestina è terra di miracoli, spero che Abbas e le forze democratiche palestinesi sappiano mantenere fermo l’impegno per le elezioni del 25 Gennaio e cessi la vergogna delle lotte intestine del Fronte di Fatah, così come sappiano controllare al massimo possibili azioni armate o suicide contro la poplazione israeliana.

Intanto la comunità Internazionale continua ad avere il massimo delle responsabilità, che però non si assume: far valere il diritto e la legalità internazionale. Che possano davvero esserci due popoli e due stati con Gerusalemme capitale condivisa, che cessi l’occupazione militare israeliana.

Ma anche questo è sogno.


www.donneinnero.it

Messaggi

  • Sono assolutamente d’accordo con te cara Luisa

    Oltre a quanto già ricordato da te,

    Sharon

    *nel ’71 ha promosso una politica di distruzione di case nella striscia di Gaza,

    *nell’82 l’invasione del Libano ricordata come la guerra di Sharon si concluse con la morte di 15.000 libanesi e gli guadagno’ il nome di "macellaio di Beirut",

    *a Sabra e Shatilla furono massacrati 3.000 rifugiati,

    *tra il ’90 e il ’92 fu ministro nl governo israeliano e fu responsabile dell’espansione dei territori occupati illegali secondo la convenzione di Ginevra,

    *ha cominciato la costruzione del muro della vergogna e dell’apartheid di ben 750 Km rubando altra terra palestinese, anche questo muro giudicato illegale dalla Corte internazionale.

    *ha deliberatamente bombardato zone residenziali dove si svolgevano riunioni delle autorità palestinesi o con la pretesa della presenza di terroristi.

    200 testate nucleari e il continuo rifiuto di qualsiasi moratoria sono il frutto della sua politica!

    No Sharon non è stato "uomo di pace" ma "uomo di guerra" e così lo ricorderemo!

    mariangela