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IL PROVVEDIMENTO SUI MUTUI DI TREMONTI E’ UNA TRUFFA

martedì 27 maggio 2008

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IL PROVVEDIMENTO SUI MUTUI DI TREMONTI E’ UNA TRUFFA

Maggio 23, 2008

Così com’è congegnato, il provvedimento sui mutui licenziato oggi, da parte del governo e in partciolare dal ministro all’Economia Giulio Tremonti, è né più né meno che una trutffa.

Le banche, infatti, non ci metteranni un euro sopra.

Il precedente esecutivo aveva - su mia esplicita richiesta, in qualità di ministro alla Solidarietà sociale e capodelegazione del Prc nel governo Prodi - aveva stabilito un fondo di ben 20 milioni di euro, fondo che è stato inserito nella Finanziaria 2007 per il 2008 ma la contrattazione con i rappresentanti degli istutiti bancari prevedeva che le banche ci avrebbero messo del loro, nella ricontrattazione dei mutui, e prevedeva soprattutto il passaggio da un tasso variabile a un tasso fisso, per i mutui.

Tutto questo, invece, opera di una lunga ma importante contrattazione e discussione all’interno del governo si è ridotta a niente: oggi, agli atti, resta solo la “truffa” perpetrata ai danni dei risparmatori da parte del governo delle destre e del ministro Tremonti.

Messaggi

  • SUL MUTUO LA FINANZA SI RISCOPRE CREATIVA

    Davvero le banche si sono commosse per i debitori in difficoltà con la rata del mutuo? Non sembra. Chi aderirà alla rinegoziazione avrà un beneficio immediato, ma un maggiore onere futuro. Gli istituti di credito non fanno nessuno sconto, semplicemente consentono di rinviare il pagamento di una parte degli interessi. E su quelli dilazionati matureranno altri interessi. Più conveniente cercare di sfruttare la portabilità introdotta dal decreto Bersani. Solo dalla concorrenza tra le banche si può sperare di ottenere veri e duraturi benefici per le famiglie.

    Il ministero dell’Economia e l’Abi hanno raggiunto il 21 maggio un accordo sulla rinegoziazione dei mutui a tasso variabile, che dovrà essere perfezionato in una convenzione. L’iniziativa è stata annunciata dal governo e dall’Abi con toni molto positivi, enfatizzando il fatto che le banche sarebbero disposte a farsi carico dei problemi di chi deve ripagare il mutuo sulla casa. Così il ministro Tremonti: “Sollievo per gli intrappolati con il salario fisso: gli istituti hanno mostrato attenzione”. Così il presidente dell’Abi Corrado Faissola: “L’iniziativa viene incontro alle famiglie (…), è una conferma del nostro impegno per contribuire alla ripresa del paese”.

    QUATTRO CRITERI PER RINEGOZIARE

    Davvero le banche si sono commosse per i debitori in difficoltà? Non sembra. La bozza di accordo prevede che i mutui a tasso variabile sulla prima casa, stipulati entro il 1ºgennaio 2007, possano essere rinegoziati secondo i seguenti criteri: (1) la rata variabile viene sostituita da un rata fissa, calcolata in base al tasso d’interesse medio del 2006; (2) la differenza tra la rata prevista dal contratto originario (variabile) e quella del nuovo contratto (fissa) viene addebitata su di un nuovo conto (finanziamento accessorio), sul quale si paga un tasso pari all’interbancario + mezzo punto percentuale; (3) se in futuro i tassi d’interesse di mercato saliranno (o almeno non scenderanno), la durata del mutuo verrà allungata per consentire il rimborso del finanziamento accessorio; (4) se i tassi di mercato scenderanno, si potrà tornare all’originaria rata variabile.
    Quali saranno le conseguenze per chi aderirà alla rinegoziazione? In sintesi: un beneficio immediato a fronte di un maggiore onere futuro. Le banche infatti non fanno nessuno sconto, ma semplicemente consentono di rinviare il pagamento di una parte degli interessi; si noti inoltre che sugli interessi dilazionati matureranno altri interessi.
    Ma vediamo in dettaglio gli effetti di ciascuno criterio di rinegoziazione.
    La sostituzione della rata variabile con quella fissa ne determina una riduzione immediata : ciò consente al debitore un sollievo, mettendolo al riparo dal rialzo dei tassi d’interesse avvenuto negli ultimi due anni (per effetto dell’aumento dei tassi ufficiali Bce e delle tensioni sul mercato interbancario. L’effetto combinato della seconda e terza clausola è che l’onere complessivo degli interessi aumenta e viene spalmato nel tempo: quindi il debitore impiegherà più mesi/anni per “liberarsi” del mutuo. (1)
    L’effetto precedente potrà essere attenuato solo se i tassi di mercato evolveranno in modo favorevole, cioè scenderanno.

    CONCORRENZA VERA E PRESUNTA

    Èchiaro quindi che solo chi è in grave difficoltà nel ripagare le rate correnti può avere una convenienza ad aderire alla rinegoziazione, ottenendo un sollievo immediato (pagando in futuro, s’intende). Per gli altri dovrebbe essere più conveniente cercare di ottenere condizioni davvero più favorevoli contrattando con altre banche e sfruttando la “portabilità” introdotta dal decreto Bersani: solo dalla concorrenza tra le banche si può sperare di ottenere veri e duraturi benefici per le famiglie.
    Al contrario, l’accordo in questione sembra avere un forte impatto anti-concorrenziale. Sul metodo è perfino inutile commentare: si tratta di un accordo tra le banche, con la benedizione del governo. Nel merito, prevede condizioni uniformi da applicare sui mutui rinegoziati, limitando fortemente lo spazio per la concorrenza. Inoltre, l’allungamento della durata del mutuo può essere un veicolo per “legare” il cliente alla banca per un periodo di tempo più lungo.
    In conclusione, sembra quasi che l’accordo sia un modo per aggirare la portabilità dei mutui, la cui realizzazione è ostacolata dalle banche, come evidenziato dal recente avvio di un’istruttoria dell’Autorità antitrust. Esso offre infatti al cliente la possibilità di rinegoziare con la “sua” banca il mutuo, a condizioni apparentemente più favorevoli: si riduce così l’incentivo a cercare attivamente presso altre banche condizioni veramente migliori.

    (1) Si vedano le simulazione riportate sul Sole-24-Ore del 22-23 maggio.

    di Angelo Baglioni 27.05.2008

    Related Link: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000430.html

    • Tremonti, Faissola e il mutuo creativo

      Che i politici facciano propaganda è cosa risaputa. Che la faccia il Ministro del Tesoro appena insediato dispiace. Non è il Tesoro un ministero qualunque, assieme all’Interno e al Ministero degli Affari Esteri segnano la politica di un governo. Da chi copre quegli incarichi ci si aspetta poca, molto poca propaganda. Si tratta della questione dei mutui e dell’accordo con l’ABI - un patto siglato grazie alla “fiscal suasion” di cui il Ministero dispone. Ma cosa offre di nuovo questo patto al cittadino? Niente. Lo chiarisce in modo nitido l’articolo di Baglioni. Il patto offre a una persona che paga oggi una rata "pesante" la possibilità di alleggerirla sia oggi (che i tassi di mercato sono elevati) sia domani ma di pagarla per tanti anni in più quanti sono necessari per mantenere il valore (attuale) del mutuo inalterato. E’ uno strumento utile per coloro che non riescono a pagare agevolmente la rata del mutuo, dopo l’incremento dei tassi. Ma c’era bisogno del Ministro per fare questo? Lo dobbiamo ringraziare? No, affatto! Lo fa già il mercato, quello tanto disprezzato dal Ministro Tremonti. Chi vuole rinegoziare un mutuo a tasso e rata variabile (quelli che oggi aggravano i bilanci di alcune delle famiglie indebitate) con uno a rata fissa (e di importo inferiore) ma scadenza variabile, lo può già fare. Basta rivolgersi al mercato. Vi sono decine di banche che lo offrono, non da oggi ma da anni. Basta collegarsi al sito www.mutuionline.it e verificare. Se la propria banca non lo offre si può far leva sulla Bersani e, come si fa in un mercato che funziona, cambiare offerente. Senza bisogno dell’intermediazione del Ministro. C’è però una domanda alla quale mi piacerebbe aver una risposta: perché il presidente dell’ABI Faissola non ha subito detto al Ministro che le banche già offrono la rinegoziabilità che egli chiedeva e che si vanta di avergli strappato?

      Luigi Guiso