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Il Caimano che azzanna l’Italia

venerdì 24 marzo 2006

di Pasquale Colizzi

Un film raggelante, problematico, irto. Usa questi tre aggettivi il regista Tatti Sanguinetti - per lui un ruolo da critico in apertura de Il caimano - per descrivere l’ultima fatica di Nanni Moretti. Tuttavia non è solo questa l’aria che si respira durante i 112 minuti della pellicola. Un’opera-bilancio, sul potere del mezzo cinematografico, sul disfacimento dei rapporti familiari, sull’Italia, che è realisticamente pessimista, di certo dura, spiazzante eppure sempre vitale, combattiva.

Nel racconto morettiano si mescola, come spesso è accaduto nelle sue opere, il piano personale, quello professionale, quello pubblico e politico. I piani si intersecano, diventano campo di battaglia. Si può perdere - e le sconfitte, in questo film, sono crudeli - ma la vita ci riserva delle sorprese, delle maniglie di sicurezza a cui attaccarsi per reagire.

L’inizio, scoppiettanate, è affidato a una bandiera rossa maoista (da sbeffeggiare). Si finisce con la notte più nera e il Moretti più serio. La pellicola principale, il contenitore, si apre e si chiude con il finale di due film: CataRatte e Il Caimano. Spesso si ride, c’è una irresistibile vena di assurdità nascosta tra le pieghe della storia. Una storia fatta di personaggi a tutto tondo, raccontati senza reticenza. Anche i toni surreali non sono morbidi come potrebbero ma pesano, amplificano il senso delle cose. In bilico su un piano inclinato che si suggella metaforicamente con la chiusa.

E allora la crisi matrimoniale diventa una dramma vero, commovente. La disfatta personale del produttore Silvio Orlando una dichiarazione di solitudine e impotenza toccante eppure non lacrimevole, perchè filtrata da una lettura caustica, marchio registrato del regista. Il gelo cala quando vediamo ricomporsi come un riassunto la grande marcia di Berlusconi (efficace, studiatissima la recitazione del quasi sosia Elio De Capitani). Siamo dalle parti di Rosi (e lo stesso Luchetti con Il Portaborse quando preconizzava la caduta del Psi) e anche altrove, in un luogo oscuro (la coscienza?) nel quale alla domanda "da dove vengono tutti quei soldi?" Moretti risponde facendo sprofondare dal soffitto un valigione stracolmo di banconote.

Sullo sfondo, la crisi morale e civile del paese, «sempre in bilico tra orrore e folklore», come recita la battuta di un produttore straniero (il regista polacco Jerzy Stuhr). Una malattia conclamata da almeno vent’anni. Le immagini rimandano l’idea di Italietta che il Cavaliere, prima come imprenditore poi come politico, è riuscito ad imporre. Qui le argomentazioni apertamente anti-berlusconiane si caricano di un senso di disfatta che però non riscalda la polemica.

Piuttosto si diffonde una puzza di cadavere, da veglia funebre. E non ci si riferisce al Presidente del consiglio, che nell’ultima cupissima scena si allontana in auto non si sa verso dove, sotto un cielo serale plumbeo. Si guarda a cio che ha lasciato al tappeto, al danno collettivo. Dietro di se, sulle scalinate del palazzo di giustizia che ha disceso con una condanna sulle spalle, si vedono i rogi della battaglia scatenata dai suoi sostenitori. Forse - la soggettiva è in auto sulla faccia del Moretti-Caimano - quelle sono le fiamme di un falò più simbolico che reale, quello che il premier ha fatto delle regole di questa democrazia. Non aveva esitato a dire poco prima, davanti alle televisioni, che «la democrazia si è trasformata in regime e gli uomini liberi hanno il diritto di reagire in ogni modo».

Tuttavia la storia recente del paese è una quinta importante che resta di spalle rispetto alle vicissitudini personali del protagonista. Un Silvio Orlando dall’espressione di eterno fastidio, come non riuscisse a mettere toppe alle falle che velocemente stanno minando la costruzione della sua vita. Bruno è un produttore di B-movie dai titoli improbabili (Maciste contro Freud, Stivaloni porcelloni, Violenza Cosenza,CataRatte), per anni bistrattato dai critici e rovinato dai flop e adesso, sull’orlo del fallimento, come una beffa, quasi rivalutato. Una moda recente, un vezzo cinephile che Moretti fa recitare al regista Tatti Sanguineti-Peppe Savonese.

Sfilano i titoli di coda di CataRatte e il critico chiama Bruno sul palco della rassegna di cinema alui dedicata. Lo blandisce: «Macchè fascisti, voi facevate resistenza alla dittatuta del cinema d’autore» gli dice e ricorda che, meno male, tanti titoli diventati imperdibili (quando uscirono per gli stessi critici invece facevano cacare) adesso si possono recuperare in Dvd. Benedetti cofanetti (per i produttori).

Il Caimano apre con la fine di CataRatte: stacco su una bandiera maoista e matrimonio di ordinanza celebrato dal regista Paolo Virzì. La moglie di Orlando, Paola (una Margherita Buy che ormai ha calibrato alla perfezione il suo stile di recitazione) nel ruolo della supereroina Aidra sta per sposare un compagno (il regista Paolo Sorrentino). Ma improvvisamente impugna una bandiera, infilza il promesso sposo, rompe un vetro e vola verso la libertà. E ancora, un’altra scena immaginata da Bruno per far addormentare i suoi due bambini: Aidra si ricicla cuoca e procura una morte terribile (a colpi di aragoste vive e acqua bollente) ad un critico culinario troppo severo.

Nello spezzone, cameo come cameriere del regista Carlo Mazzacurati. Una storia professionale, per Bruno, che sta per chiudersi: le banche lo assillano, il collaboratore di una vita (ancora un regista, Giuliano Montalto) se ne andrà con un altro produttore per realizzare Il ritorno di Cristoforo Colombo, film che avevano pensato insieme. Bruno, in una scena suggestiva e felliniana, insegue la caravella trasportata da un tir che attraversa Roma di notte e imbocca la grande Cristoforo Colombo (appunto) per dirigersi verso il mare.

Eppure Moretti celebra l’appassionante forza salvifica del cinema. La impersona Teresa (Jasmine Trinca), giovane regista - lesbica (la compagna è Cecilia Dazzi) con una figlia concepita in Olanda - che vuole realizzare un film di denuncia. Corredato di dubbi, responsabilità che stritolano, paura di non farcela (il tormento dell’artista come nell’8 e mezzo felliniano). In lei il miracolo dell’ispirazione si scontra con le difficoltà concrete di arrivare a impressionarla sulla pellicola. Ma Teresa resta comunque l’ultima àncora di salvezza per il produttore, l’opportunità del fare contro il silenzio assordante dei suoi studi (prestati alle televendite) e contro le ruspe che hanno iniziato a buttare giù pareti.

L’uomo di cinema, il padre affettuoso (che porta sul set i figli a vedere l’unica scena che si girerà del Caimano) ha uno scatto di dignità necessario anche se tardivo. Venuto dopo la crisi di pianto con la moglie che lo vuole lasciare e le sparate plateali, decidendo di lasciarle metà della casa. Dopo l’inettitudine nel difendere un film in cui non aveva mai creduto e la perdita del finanziatore straniero.

Dopo la disdetta del protagonista, un Michele Placido efficacissimo nell’interpretare un attore che vive di una reputazione da "Volontè" del tutto fuori luogo. È di dominio comune, nel mondo del cinema, eppure nessuno ha il coraggio di smascherarlo perchè la sua faccia serve a tirare su le quotazioni del progetto. Bruno, a costo di spendere gli ultimi soldi che ha ricavato dalla casa, nonostante stia finanziando un’unica inutile scena, decide di farla girare. Quasi fosse il suo (inaspettato) testamento spirituale.

http://www.unita.it/index.asp?SEZIO...

Messaggi

  • A Padova,Forza Italia ha comprato tutti i biglietti in tutti i cinema della città durante la proiezione di Il Caimano,per non fare vedere il fim ai cittadini.
    Notizie date a Primo Piano,stasera,su Rai3.
    Patrizia

    • Cara Patrizia
      queste non sono comuni votazioni. L’impostore farà di tutto per vincere. Non può assolutamente perdere e non perderà. Finora ha tentato il tutto per tutto: corruzione della guardia di finanza, diffamazione, violazione di tutte le regole televisive, cambiamento del sistema elettorale, inflazione di immagine, sdoganamento dei groppuscoli di estrema destra.. ma la differenza resta sempre di 5 punti. Ora non gli resta che il broglio elettorale.
      Eravamo entrati in allarme quando dalla televisione locale della Liguria avevano detto che "il governo "regalava" alla regione Liguria dei computer per informatizzare il voto. Ora leggo su Diario che la meccanizzazione del voto riguarderà anche Lazio, Puglia e Sardegna, cioè 12.680 sezioni e 11 milioni di elettori. Ricordiamoci che bastano due milioni di voti per fare la differenza. Con lo scrutinio elettronico, avremo un operatore in ogni sezione che metterà i dati su computer e li manderà al Ministero dell’Interno, cioe’ a Pisanu, uomo di garanzia del regime. Il costo dell’operazione è enorme: 34 milioni di euro, essa è stata fatta con grande urgenza, ma, guarda caso, le reti nazionali e i media non ne hanno parlato, e la ciliegina sulla torta è che l’operazione sarà fatta da Accenture, EDS e Telecom Italia, e, guarda caso, a capo di Accenture c’è proprio il figlio di Pisanu e EDS è la stessa società coinvolta nei presunti brogli elettorali in Florida per l’elezione di Bush. Così B vedrebbe confermati i suoi dati di previsione come sono usciti dalla società pubblicitaria di sondaggi finti. Ma noi non siamo in Ucraina, e la gente non scenderà in piazza. La legge elettorale dà un forte premio al partito di minoranza, si avrà una condizione di non governabilità, in cui basterà una strage su commissione mafiosa o qualche altro fatto eclatante a dicretare una situazione di pericolo pubblico e a sospendere le granzie costituzionali. E il golpe sarà compiuto. Il delinearsi della strategia compare su Diario, poi ne parla Beppe Grillo e il suo blog va in tillt. Pensi che i partiti del centrosinistra si sveglieranno e faranno qualcosa? Essi corrono come un treno a binario unico verso la sconfitta con una incoscienza che somiglia alla collusione. Dire che siamo disperati è poco
      viviana

    • Con lo scrutinio elettronico, avremo un operatore in ogni sezione che metterà i dati su computer e li manderà al Ministero dell’Interno, cioe’ a Pisanu, uomo di garanzia del regime. Il costo dell’operazione è enorme: 34 milioni di euro, essa è stata fatta con grande urgenza, ma, guarda caso, le reti nazionali e i media non ne hanno parlato, e la ciliegina sulla torta è che l’operazione sarà fatta da Accenture, EDS e Telecom Italia, e, guarda caso, a capo di Accenture c’è proprio il figlio di Pisanu e EDS è la stessa società coinvolta nei presunti brogli elettorali in Florida per l’elezione di Bush.
      Cara Viviana,
      hai visto giusto.Questa società Accenture è l’inquietante ombra sulle elezioni italiane.E nessun giornale ne parla,nessuna televisione.
      Non faremo la rivoluzione,finiremo come la Bielorussia?Abbiamo visto le interferenze vergognose degli Usa nelle elezioni italiani che prospettano attentati e violenze.
      Prodi ha chiesto all’ambasciatore americano informazioni precise su questi allarmi.Nessuna risposta precisa da parte degli americani o meglio un ambiguo:il vostro governo lancia quest’allarme,
      Il ragazzino che ha gridato a Berlusconi a Genova:evviva Mangano,secondo berlusconi è un Kamikaze.E anche secondo gli americani.E’ questa la deformazione della realtà italiana da parte del governo e dei suoi alleati americani.
      Insomma,per berlusconi e Bush il ragazzino di Genova o chi contesta berlusconi sono in possesso delle famigerate armi di distruzione di massa.E quindi l’Italia è diventata l’Irak o l’Afganistan,per la propaganda del Caimano che non vuole lasciare il potere
      Certo abbiamo toccato il fondo:speriamo che delle elezioni truccate non ci facciano rimanere in questo fondo o sprofondare ancora più giù.
      Io voglio essere ottimista.
      Forse lo hai già letto,ma ti propongo l’articolo di Antonio Padellaro sulla posta in gioco di queste elezioni.

      http://www.unita.it/index.asp?topic_tipo=&topic_id=48260
      patrizia

    • Come ho gia’ detto in altro commento, cerchiamo di non essere ridicoli e smettiamola con questi piagnistei da "sconfitta annunciata" quando tutto, per fortuna, sta andando in senso opposto.

      Il precedente della Florida non c’entra nulla, li’ si votava con le schede perforate che andavano lette in controluce e non col voto elettronico.

      E pure qua, si vota sempre con la matitona e il lenzuolo di carta, l’elettronica serve a mettere insieme i dati e comunque qualsiasi contestazione porterà fatalmente al controllo cartaceo delle schede, una per una.

      L’imbroglio quindi non sta nelle macchinette ma in questa schifosa legge elettorale - cosi’ definita persino da Calderoli - che ha tutti i pochi difetti del vecchio proporzionale ( del quale rimango un convinto assertore) e tutti i ben più gravi e numerosi difetti del maggioritario e del bipolarismo, senza i quali peraltro Berluskaiser non sarebbe mai andato al potere.

      E poi se EDF è diretta dal figlio di Pisanu, Accenture invece è legatissima alla Bnl diretta dal margheritato Abete, uomo di Montezemolo e Della Valle (pure lui tra i proprietari Bnl).

      Insomma, che Berluskaiser non sta lasciando nulla di intentato per non perdere il potere mi sembra cosa evidente ed indubbia.

      Ma anche nei piagnistei e nel "complottismo" è il caso di non superare il limite del ridicolo .....

      Keoma

    • Comunque io non sottovaluterei la pericolosità della situazione.
      A parte il mero dato elettorale, per me ci sono altre considerazioni da fare.
      E’ indubitabile che il nostro paese si trascina da troppo tempo in un conflitto tra poteri, cosa che non può essere sostenuta per lungo tempo;
      C’è stato lo smantellamento di tutta la carta costituzionale, al punto tale che ormai è meno faticoso, diciamo così, lottare direttamente per il superamento della democrazia borghese, anche in rapporto alla situazione reale(Francia docet) che lottare per mantenere una costituzione di matrice borghese: di fronte ai dati di fatto reali la lotta per questo mantenimento diventa una lotta di retroguardia, di chiusura nelle case matte di vecchia memoria;
      ci sono continui allarmi sul pericolo terrorismo per le elezioni, lo ha detto Pisanu, lo hanno detto gli americani,
      ora questi allarmi sono reiterati e se non sbaglio è stato chiesto dallo stesso Cavaliere di mettere le elezioni sotto controllo internazionale, cosa che ha ottenuto e che è passata quasi inosservata;
      é sotto gli occhi di tutti che lui sta facendo una campagna elettorale per lo meno strana, pare un pugile suonato che sa dare solo colpi a mazzate e basta: io sono una che non pensa mai che il nemico è fesso, figurati lui, sarà incompetente politicamente, ma come mai lo staff gli ha consigliato una campagna del genere? guardate che l’altra sera a sentire che gli scarabocchiavano i manifesti mi sono scompisciata: mi sono detta, cavolo, ora dopo Napoleone e Gesù Cristo è diventato pure la Gioconda stravolta;-)))).Però poi ho smesso di ridere subito perché i toni mi paiono troppo sopra le righe;
      di contro c’è uno schieramento "sinistro" che fa una campagna estremamente soft, ripetendo sempre le stesse pippe, con un curato di campagna alla testa che fa le sue prediche da chiesetta di campagna, appunto;
      c’è una continua provocazione che va cercando uno sbocco eclatante: medaglia d’oro a quattrocchi, rimozione della targa di Pinelli, lasciar scorazzare i fasci a piacimento.
      E’ il clima generale che è preoccupante.
      Io mi sono fatta una mia idea personale.
      E’ evidente che la gestione economica del paese è, vogliamo dire, complicata?
      Tutti sappiamo che quale dei due schieramento vinca, saranno lacrime e sangue: se i destri hanno detto che dovevano tappare il "buco" i "sinistri" diranno che dovranno tappare il "baratro".
      La sensazione che ho io, siccome penso che non sono scemi, è che in effetti nessuno dei due poli ha la voglia né l’interesse di affrontare da solo la situazione.
      E’ tanto strano da parte mia pensare che vogliano scaricare Berlusca e la Lega per un governo di unità nazionale imbarcando Fini? Il quale sta dimostrando di essere l’unico che ha un qual carisma di statista?
      Questo per dire che non c’è nulla di ridicolo, che la situazione è pericolosa sul serio, spero, spero vivamente che si facciano queste manovre senza fare un qualche sfracello. A me pare che qui tutti si fissano tutti troppo su Berlusconi, non vedono gli interessi di altri patentati economici, di grandi manovre che si stanno facendo per tutte le privatizzazioni, non secondaria quella dell’acqua, oltre che quella delle altre materie prime, e oltre tutto si sottovaluta pure il luogo geografico in cui stiamo, si sottovaluta troppo che noi siamo una porta aperta sul mediterraneo, a due passi da medioriente e dai balcani, luoghi dove debbono passare corridoi importanti.
      Poche note per dire che non c’è nulla da ridere.
      vittoria oliva
      L’avamposto degli Incompatibili

    • E infatti, cara Vittoria, qui non si tratta di sottovalutare la situazione, anche se francamente una logica da "grosse koalition" non la vedo, almeno per qualche anno, assolutamente praticabile.

      Ma appunto, come dici giustamente anche tu, i problemi reali sono altri.

      In questo senso, mi ha colpito molto positivamente un articolo di Sergio Bologna ( uno dei pochi vecchi potoppini che sembrano non essersi bevuto del tutto il cervello) pubblicato oggi su questo sito.

      E invece in certi interventi "catastrofisti" e "complottardi" - come quello che apre questa discussione - vedo due rischi, uno immediato e uno piu’ a medio termine.

      Il primo rischio è quello di celebrare una specia di onnipotenza di Berluskaiser che francamente vedo ormai al lumicino ( chiaramente parlo di Lui e non del mefitico "berlusconismo" che ha ormai attecchito fuori dal centrodestra).

      L’altro rischio è quello di considerare queste elezioni - e bada bene, io sono uno che ha deciso di votare - come una specie di sfida decisiva ed ultimativa all’OK Corral.

      Dopo la quale, se vincesse Berluskaiser bisognerebbe addirittura emigrare e se invece vincesse Prodi gran parte dei problemi sarebbero risolti.

      Ovviamente, da un punto di vista non soltanto "di classe" ma anche genericamente "democratico", penso che le cose non stiano affatto così.

      E sento molto pericoloso, nel caso di una probabile e per me auspicabile vittoria del centrosinistra, un sentimento di massa che, per paura di un ritorno al potere del centrodestra, si atteggiasse a difensore "a prescindere" del futuro Governo Prodi.

      Sarebbe un film già visto quando eravamo piu’ "pischelli", quando il Pci non ando’ nemmeno direttamente al governo con ministri e sottosegretari ma semplicemente entrò nella maggioranza.

      E COSA AVVENNE CE LO RICORDIAMO MOLTO BENE ....

      Dario/Keoma

    • e qui, purtroppo, si va avanti a prescindere!

      comunque il film non è solo visto ma è rivisto, caro Dario.

      Infatti io sono del parere che prima che in Italia accada quello che sta succedendo in Francia ci vorrà un altro po’ di tempo.
      Perché il retroterra culturale, politico, economico, sociale è diverso. Basta pensare al fattore religione a scuola, in Francia hanno deciso: nisba; qui: mettiamo tutte le religioni.
      Questo non è solo un fatto di stato laico o no e di presenza del vaticano, perché allora non si capirebbe la Spagna!
      C’è il retaggio di quello che è stato il PCI e di come ha inciso sulla classe e sul proletariato: atteggiamento collaborativo colla borghesia durante la presa del potere del fascismo (arditi del popolo= provocatori);
      collaborazione dopo la caduta del fascismo con amnistia per i fasci, e galera ai partigiani, svolta di Salerno, per arrivare alle convergenze parallele che ci ricordiamo.
      Film visto e rivisto, e a quanto pare Rifo è questo PCI che
      ha voluto rifondare.
      Dall’altro parte cosa c’era? la DC con le sue parrocchie e la sua azione cattolica, lo Ior,l’Opus Dei, e tutto il gregge di pecore bianche che hanno creato un humus di ricerca di
      protezione, di assicurazione e di assistenza, il concetto di:se
      sto con la chiesa me la cavo di sicuro, trovo il lavoro, casa, mi assicuro la vecchiaia e il futuro dei figli", tutta questa richiesta di "protezionismo" sappiamo anche che poi ha trovato sbocco nella sudditanza alla protezione mafiosa.
      Allora io dico che questo è il retroterra che poi ha portato al Craxismo, e poi con il colpo di teatro delle "mani pulite"
      all’avvento di Berlusconi, infatti per questo non considero il Cavaliere una anomalia, del resto troppi dovrei considerare anomali da Bush a Terminetor a chi governa in Giappone a Mosca o in Bielorussia....;-))))).

      Nessuno mi pare e tra questi i girotondini;si è fermato a
      pensare che l’operazione "mani pulite" ha messo in atto non so se consapevolmente o inconsapevolmente, il PIANO GELLI della P2 ovvero una destabilizzazione totale del paese.
      Perché poi i poteri veri sono quelli della Massoneria e della Mafia, tutti quelli che vediamo sul TV sono marionette.
      vittoria oliva

    • Ma se Abete è l’unico che ha votato contro Montezemolo........

    • Veramente mi pareva che l’unico a votare contro Montezemolo fosse D’Amato, che, tra parentesi, è quello che cercò di eliminare l’articolo 18 e fece perdere un anno di tempo a Berlusconi per niente.
      Bellissimi i titoli dei giornali di destra: "Spaccata Confindustria!" e infatti 144 voti contro uno!
      Se non fossero pericolosi, sarebbero penosi!
      (Ma non si usa più mettere una firma?)
      Grazie, Max, ormai ti posto dappertutto. Sei su Grillo e anche su masadaweb.org
      Cosa farei senza di te? Persisti! Se proprio perderemo tutto, speriamo che il ben dell’intelletto sia l’ultimo!
      at salut
      viviana

    • Infatti Abete, dirigente della Margherita e responsabile della Confindustria laziale, oltre che presidente della Bnl, è un fedelissimo di Montezemolo e soprattutto di Della Valle, che della Bnl è uno dei maggiori azionisti.

      E mentre Berlusconi straparlava in quel di Vicenza, Abete era la persona seduta accanto a Della Valle che chiaramente faceva segno con un dito su una tempia per intendere che Berlusconi è impazzito.

      La Accenture, dove effettivamente lavora in incarichi non dirigenziali un figlio di Pisanu ( è funzionario nella filiale sarda) è strettamente collegata alla stessa Bnl e quindi ad ambienti decisamente non berlusconiani.

      Vanni