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Il Pentagono scopre la frontiera delle armi non letali.

lunedì 12 gennaio 2004

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Sulla pelle dei prigionieri di Guantanamo
La guerra del futuro: raggi laser, ultrasuoni, microonde, gas illegali
Sofisticati raggi laser, cannoni all’ultrasuono, missili a microonde,
miscele di gas al limite del venefico. La nuova frontiera della guerra
corre sul filo della "non -letalità", un concetto che, secondo gli
esperti del Pentagono, dovrebbe caratterizzare i prossimi conflitti del
nostro millennio. L’intenzione sembra nobile e pratica allo stesso
tempo: non più cruente uccisioni e inutili spargimenti di sangue ma un
raffinato dispositivo di contenimento fisico. Peccato che la ricerca
futurista, oltre ai test virtuali, comporti la sperimentazione su
persone in carne ed ossa. All’occorrenza sui prigionieri della base di
Guantanamo, il girone infernale dove l’amministrazione Bush spedisce i
nemici dell’America.

Lo rivela il sito investigativo francese réseau
voltaire, specificando che gli esperimenti sulle cavie umane hanno luogo
anche nelle basi Kanehoe Bay (Haway) e di Courtney (Okonawa), altri meno
noti centri di detenzione dei prigionieri della guerra permanente. Si
tratta di saggiare la resistenza dei soggetti a "stimoli" visivi,
olfattivi, tattili e sonori, iniezione di sostanze sedative. Un po’come
accade per i nuovi metodi d’interrogatorio dei servizi Usa, dove la
dottrina delle "costole spezzate" è stata progressivamente sostituita da
un’articolata sequenza di tortura psicologica a base di dosaggi
successivi di sostanze prostranti. La scelta è in fondo coerente, visto
che i dirigenti repubblicani non hanno mai trattato i presunti
terroristi come esseri umani dotati di diritti, in manifesto affronto a
tutte le convenzioni internazionali sui detenuti. Lo sviluppo illegale
di gas tranquillanti condotto nei laboratori della Glaxo e rivelati in
settimana dal Sunshine, (un piccolo watchdog group che si occupa di armi
non convenzionali), è in linea con questa concezione del diritto.

E’ quasi un decennio che i vertici militari statunitensi in accordo con
il Congresso sono impegnati nella realizzazione del programma armi non
letali, ma dopo gli attentati dell’11 settembre le ricerche, dirette
dall’ammiraglio Arthur K. Cebrowski, hanno subito una netta
accelerazione, aumentando il budget a 30 milioni di dollari l’anno.
Specialmente nella prevenzione degli attentati sui voli di linea al fine
di neutralizzare i "pirati dell’aria" in un eventuale dirottamento
suicida. Al vaglio vi sono soluzioni hollywoodiane come il controllo dei
veivoli da terra attraverso un sistema d’allerta in grado di
immobilizzare i passeggeri con specifiche miscele chimiche e di guidare
l’aereo dalla torre di controllo.

Oltre a violare qualsiasi principio di dignità umana, infliggendo ai
reclusi infgiustificate torture, ci sono altri aspetti che depongono a
sfavore dell’impiego di tali armamenti. Simili dispositivi, proprio in
virtù della loro supposta non letalità, possono infatti rivelarsi assai
pericolosi e sfuggire al controllo di chi ne dispone: lo sconsiderato
blitz dei reparti speciali russi che, nell’ottobre 2002, mise fine al
sequestro del teatro Dubrovka uccidendo 129 persone con un gas
inizialmente dosato per non provocare la morte, ne è stata una tragica
dimostrazione. Guarda caso il gas era lo stesso sperimentato nei
laboratori Glaxo, fornito a Mosca dagli amici americani.

da "Liberazione"