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Il contratto dei metalmeccanici : la responsabilità degli operai

martedì 25 ottobre 2005

Lettera firmata di un operaio della FIAT trattori di Modena

"La crisi della quarta settimana " comincia ormai molto prima,ed è partita una nuova raffica di aumento dei prezzi. Con questa busta paga i salti mortali per arrivare a fine mese sono una costante! Servono almeno 951 euro in più rispetto a un anno fa per fare la spesa,esclusi gli aumenti di questi giorni.Lo rileva Intesa,che raggruppa 4 importanti associazioni di consumatori.(Corsera 19 agosto 2005). Gli operai dove prendono questa differenza per comprare le stesse cose di prima? I metalmeccanici col rinnovo del biennio contrattuale 2005/2006, chiedevano 105 euro al mese lorde e riparametrate (130 per chi non fa accordi aziendali).

I padroni ne offrono 60,qualche euro in più col ricatto di altra flessibilità. Cifre assolutamente irrisorie per l ’accresciuto carovita! Rispetto al 14 gennaio 2005,data di presentazione della piattaforma alla controparte, manca la copertura oltre 1,6%d ’inflazione programmata,dirà il sindacalista. Le solite formulette concertative che ci hanno sempre fregato!Negli ultimi anni ad ogni rinnovo contrattuale,l ’inflazione reale solo parzialmente è stata recuperata.

Gli operai sono più poveri! Se negli ultimi 12 mesi prezzi e tariffe sono aumentati di 951 euro,anche il prossimo anno serviranno gli stessi soldi in più, per fare la stessa spesa.Vi andranno inoltre sommati i rincari da oggi a tutto il 2006. Si può stimare che nel biennio il deficit del fabbisogno della spesa familiare superi 2.500 euro,più il trascinamento di quote d ’inflazione reale non recuperata negli ultimi anni. Con la cifra richiesta a gennaio 2005 siamo ben lontani dal recuperare il carovita, e tenergli il passo per il biennio che il rinnovo prevede.

Che fine ha fatto il contratto nazionale dei metalmeccanici? E ’ in alto mare.L ’offerta dei padroni si aggira attorno a 60 euro ,chiedono in cambio flessibilità sugli orari,sul sistema delle assunzioni,offrono una miseria e hanno il coraggio di chiedere in cambio più libertà di manovra di quanta già ne abbiano nei confronti degli operai che occupano.Il sindacato risponde con una calma impressionante,sono già passati otto mesi di trattative inconcludenti con fim e uilm disposte allo scambio salario-flessibilità purchè sia uno scambio presentabile e cioè con qualche euro in più,mentre la Fiom in nome dell ’unità sindacale si fa trascinare su questo terreno facendo finta di resistere, ma senza convinzione.

Nel frattempo con l ’aumento reale dei prezzi,non quello registrato dall ’istat,che non è certo indipendente,anche se sfoggia numeri e grafici ogni mese,la richiesta di aumento del contratto è diventata insignificante ed era già misera. La società intera,poi,non sa nemmeno che un milione e mezzo di operai metalmeccanici sono in lotta per il contratto nazionale e che i padroni li stanno portando a spasso da otto mesi proponendo un aumento mensile di 60 euro e cioè 40 Euro netti. Si sa gli operai è meglio che lavorino senza troppe pretese ne va della competitività del prodotto made in Italy. E gli operai in carne ed ossa? Morti. Conducono gli scioperi stancamente. Aspettano che in qualche modo la vicenda contrattuale si concluda. "Meglio quattro soldi mal presi che niente. Tanto poi con gli straordinari qualcosa si potrà recuperare ".

D ’altronde non si può dar loro torto. Sono stati troppi gli anni di compromissione sindacale.Come si può pensare che non abbiano lasciato il segno la demolizione del sistema della scala mobile,l ’allungamento del periodo di lavoro per andare in pensione,l ’introduzione di rapporti di lavoro precari;oltre ai licenziamenti collettivi,comunque mascherati,che hanno seguito la chiusura di migliaia di fabbriche.Se fossimo stati portati a questo punto dopo essere stati sconfitti sul campo avremmo almeno imparato a fare la guerra.

Invece niente,un gruppo dirigente sindacale, differenziato quanto si vuole al suo interno funzionale a questo o quel governo in carica,è riuscito a gestire questo declino della condizione operaia con il consenso. In pochi anni i padroni si sono ripresi ciò che avevano dovuto dare nel dopoguerra in cambio dell ’abbandono di ogni prospettiva rivoluzionaria da parte operaia,poiché volenti o nolenti la guerra finì con i partigiani in armi e di questi la forza principale erano gli operai.

E gli operai di oggi?

Mugugnando,resistendo qua e là in malo modo,divisi e ricattati,si sono fatti portare alla rovina.Ma lo sapete che andavamo in pensione dopo 35 anni di lavoro?Lo sapete che se i prezzi aumentavano,almeno una parte di questi aumenti li recuperavamo automaticamente? Lo sapete che nelle fabbriche si entrava solo con contratto a tempo indeterminato? Ricordiamo questo agli operai, non ad altri perché è ora di fare i conti con noi stessi.Il gruppo dirigente sindacale può accordarsi con il padrone come la nostra pelle debba essere conciata,decidere col padrone che dobbiamo tirare la cinghia,ma l ’ultima parola spetta sempre a noi che siamo i diretti interessati,tocca a noi ribaltare la situazione,ma non attraverso gli strumenti truccati dei vari referendum dove votano tutti sulla sottomissione di pochi,ma con la ribellione aperta contro questa discesa all ’inferno e senza freni della condizione sociale degli operai.

Perché questa ribellione non si è ancora manifestata? Perché in particolare,stiamo aspettando il contratto da otto mesi e stiamo ancora con le mani in mano? Perché ci siamo fatti schiaffeggiare dagli uomini di Federmeccanica che hanno avuto la boria di buttare sul tavolo pochi euro di aumento in un momento in cui tutti,tutti veramente,registrano che l ’aumento dei prezzi è incontenibile? Tentiamo le prime risposte riferendoci solo alla situazione della nostra classe.

Dicono che si è ridotta di numero,tante fabbriche hanno chiuso è indubbio,ma delle roccaforti operaie sono tuttora presenti,dalla FIAT alla PIAGGIO,alla siderurgia ed intorno a queste migliaia di medie e piccole fabbriche.La cosa grave è che i nostri avversari hanno costruito su questo processo di ristrutturazione il fatto che gli operai fossero scomparsi e noi ci abbiamo creduto.Se l ’esercito degli operai si è ridistribuito territorialmente ed ha cambiato configurazione va riunito,i diversi reparti vanno individuati e collegati,dagli operai regolari a quelli irregolari,e non attraverso il filtro degli apparati sindacali ma direttamente,la rete è uno strumento ampiamente utilizzabile.Sul salario la questione è chiara,la contrattazione collettiva è stata resa impotente dagli stessi dirigenti sindacali,le richieste operaie sono state sacrificate per i profitti dei padroni che venivano presentati come interessi generali del paese.

Come hanno reagito gli operai?

Chi ha potuto ha scelto la strada individuale,straordinari,che nel frattempo erano liberalizzati,contrattazione individuale dei superminimi.Nelle fabbriche ha preso spazio la parte più opportunista degli operai,quella più individualista.Se manca o è compressa la contrattazione collettiva è chiaro che è quella individuale a prendere il sopravvento.Nei punti in cui è la stessa produzione ad unire gli operai ad una stessa condizione salariale la risposta è maturata collettivamente,a Melfi ci sono voluti anni ma alla fine lalotta collettiva è esplosa inarrestabile.La gestione del contratto nazionale come si sta attuando non dà certo una mano agli operai che vogliono muoversi collettivamente, "tanto si guadagna molto di più lavorando qualche sabato " potrà sostenere il solito operaio opportunista. Per questa ragione la gestione del contratto nazionale va cambiata.

Che cosa aspettiamo come operai a fare come gli agricoltori pugliesi,o a fare come fecero a Melfi,intraprendere uno sciopero ad oltranza o bloccare tutto perché ad un certo punto la misura è colma? Perché dai più pericolosi avversari dello stato di cose esistente siamo diventati quelli più legalitari? Ci hanno messo anni ma sembra che siano riusciti a domarci. Prediche su prediche sulle lotte unitarie,rispettose,ed ampiamente annunciate per dare tempo all ’avversario di organizzare le contromosse necessarie.

Se non fosse per il blocco totale di Messina degli operai di Termini Imerese di due anni fa saremmo diventati dei perbenisti senza possibilità di riscatto.Una particolare responsabilità va alla gioventù operaia,il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici deve diventare un problema sociale, l ’aria dimessa degli scioperi e delle manifestazioni processioni va superata,in fin dei conti le tifoserie hanno fatto sentire il loro peso sociale con forme di protesta adeguate,gli operai che lottano per un misero aumento salariale invece non devono disturbare nessuno e silenziosamente aspettare che il contratto si concluda in un compromesso miserabile a firma dei tre dirigenti sindacali.

Una classe operaia che non sa difendere il salario è quasi impossibile che possa intraprendere un qualsiasi altro movimento,ed è tanto più vero quanto più ci rendiamo conto della fatica che fanno gli operai più combattivi per sganciarsi dall ’influenza politica della borghesia di sinistra. Negli ultimi tempi,coraggiosi militanti operai hanno nelle fabbriche attaccato apertamente i padroni,hanno resistito ai tentativi del sindacalismo collaborazionista di farli fuori,come delegati operai hanno gestito lotte significative ma in nessun modo si sono ad oggi posto il problema essenziale,la rappresentanza politica diretta,indipendente degli operai. Come facciamo a formare una nuova generazione di operai che lotti in modo conseguente contro i padroni se poi alla fine il loro referente politico è ancora uno schieramento con Prodi, Bertinotti,Rutelli ecc . ecc .

Ancora espressione di un capitalismo,meno liberista,se esistesse,meno guerrafondaio,se esistesse,ma sempre capitalismo col padrone e l ’operaio come eterne figure insopprimibili. Anche qui una sorta di opportunismo ci perseguita ed è l ’opportunismo di chi ha bisogno di un santo nel paradiso dei partiti esistenti,la famosa sponda politica,che garantirebbe l ’agibilità. Nei fatti si delegano dei borghesi a rappresentare gli operai e questi ci usano per prendere voti dalle nostre fila,e darci in cambio le stangate aperte o mascherate che i Montezemolo del momento hanno bisogno. L ’opportunismo in campo politico di tanti militanti sindacali operai sta diventando un freno sulla strada dell ’indipendenza politica degli operai come classe e va rimosso.

Lettera firmata di un operaio della FIAT trattori di Modena

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