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Il nuovo film di Terrence Malick sulle origini del colonialismo inglese in Nord America

mercoledì 28 dicembre 2005

Il ritorno di Pocahontas tra fiction e storia

Esce negli Usa ’The New World’. Il nuovo film di Terrence Malick sulle origini del colonialismo inglese in Nord America. In gara a Berlino. Nelle sale italiane a fine febbraio

di Cesare Balbo

Ritorna la principessa Pocahontas: la vedremo protagonista non di un remake del cartoon musicale targato Disney (1995) ma di The New World, il nuovo film di Terrence Malick, misterioso regista americano (Badlands, I giorni del cielo) nonché professore di Storia. E la sua ultima fatica è proprio un film storico da lui definito "una meditativa fiction saldamente ancorata alle radici del colonialismo e dei colonizzati degli Stati Uniti d’America".

Finora la storia della principessa della tribù Powhatan era stata raccontata da film basati più sulla leggenda che su fatti storici, come I conquistatori della Virginia (1953), talmente fantasioso che l’amore tra la nativa americana Pocahontas e il capitano inglese John Smith veniva coronato dal matrimonio. Il film di Malick riprende la presunta storia d’amore tra i due, collocandola sullo sfondo del colonialismo del XVII secolo.

The New World, attraverso il racconto degli anni intorno al 1607, stabilisce un parallelo con il presente, dove allo stesso modo i popoli si incontrano e si scontrano. Nel rapporto tra Pocahontas, figlia del capo delle tribù locali (la venticinquenne debuttante dal fascino multirazziale Q’Orianka Kilcher, tedesca ma originaria dei Quechua indiani e peruviani) e lo straniero John Smith (Colin Farrell) giunto in battello a capo di 103 uomini per conquistare e colonizzare il Nuovo Mondo, si può rintracciare l’origine dell’attuale melting pot.

Il film pur incentrandosi sulla storia d’amore vuole restituire, grazie alle scenografie di Jack Fisk, in modo corretto il mondo coloniale di Jamestown, in Virginia, dove vide la luce il primo insediamento inglese, per far comprendere come lo scontro di culture tra i coloni e i nativi Powhatan sia una tematica sempre attuale.

Malick, autore anche della sceneggiatura la cui prima stesura risale all’inizio degli anni ’80, ha girato un film senza effetti speciali, con riprese spesso a lume di candela. Scelte coerenti con un autore rimasto fuori dalle logiche di mercato, tornato a girare dopo sei anni da La sottile linea rossa (1999), altro suo ritorno dopo un silenzio ventennale. Il film della New Line Production, che ha avuto una buona accoglienza nelle proiezioni anticipate ed esordisce nelle sale statunitensi per le festività, sarà in competizione alla 56esima edizione del festival di Berlino (dal 9 al 19 febbraio). È questo il motivo per cui l’uscita italiana è stata rinviata al 24 febbraio.

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