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Il popolo saharawi e le contraddizioni dell’Ue

mercoledì 21 giugno 2006

di Vittorio Agnoletto

In teoria l’Ue promuove il rispetto dei diritti umani. In pratica, non proprio. L’ultimo esempio riguarda il popolo saharawi. Da una parte il Parlamento europeo ha siglato un accordo di pesca con il Marocco che definisce «acque territoriali marocchine» anche quelle appartenenti al Sahara occidentale; dall’altra ha approvato, all’interno della relazione 2005 sui diritti umani, un emendamento presentato da me e Pedro Guerreiro a nome del GUE/NGL, proprio sull’autodeterminazione e il rispetto dei diritti dei saharawi.

Quando si parla di affari, l’Ue dimentica spesso le sue prese di posizione in favore dei diritti umani. Un episodio per tutti riguarda il popolo saharawi. Martedì 16 maggio, in seduta plenaria, il Parlamento europeo (PE) ha votato l’accordo di pesca tra Unione europea e Marocco, che conferisce la possibilità di pesca ai pescatori comunitari nelle acque marocchine, in cambio di un contributo finanziario (che ammonta a 36.100.000 euro all’anno) versato dall’Ue al governo di Rabat.

Questo nuovo accordo stabilisce che la suddetta contropartita economica «dovrà essere utilizzata sia per lo sviluppo delle popolazioni costiere del Marocco e del Sahara occidentale che vivono della pesca sia per la creazione di piccole e medie imprese locali della filiera pesca».

Ma, come ho detto nel mio intervento in aula, a nome del GUE, definire come «acque territoriali marocchine» quelle in realtà appartenenti al Sahara occidentale e lasciare che sia il Regno del Marocco ad ottenere i benefici relativi alla pesca comunitaria in queste porzioni di mare significa calpestare i diritti di un popolo.

Tutti sappiamo che da molti anni il Marocco ostacola in ogni modo l’organizzazione del referendum sull’indipendenza del Sahara occidentale. Non a caso, l’ultima risoluzione del PE sui diritti umani del popolo saharawi, dell’ottobre 2005, riportava la forte preoccupazione dell’Ue a seguito delle relazioni di Amnesty international e dell’Organizzazione mondiale contro la tortura, che avevano riferito di gravi violazioni dei diritti umani da parte del Marocco a danno delle popolazioni saharawi.

Due giorni dopo questo voto, il Parlamento europeo approva la relazione di Richard Howitt su «Diritti umani nel mondo 2005 e politica dell’Ue in materia». In tale rapporto è stato inserito un emendamento, il 12°, presentato da me e Pedro Guerreiro a nome del gruppo GUE/NGL, nel quale si «sollecita la tutela delle popolazioni saharawi e il rispetto dei suoi diritti fondamentali» e si «reitera
la richiesta di una soluzione equa e duratura del conflitto del Sahara occidentale basata sul diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi». Dunque, l’Ue ha formalmente votato il rispetto dei diritti di chi vive nella zona del Sahara occidentale, in piena contraddizione con quanto approvato poche ore prima.

È chiaro a questo punto come l’Europa non possa anteporre un proprio preciso interesse economico al rispetto dei diritti, tanto più se, due giorni dopo aver siglato un importante accordo commerciale, approva la relazione annuale che mira proprio a garantire questi ultimi. Anche se il nostro ‘no’ non è bastato per non far passare il nuovo accordo, continueremo a denunciare l’incoerenza dell’Ue.

"Associazione Culturale Punto Rosso" pr@puntorosso.it

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