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Katrina raccontata da Spike Lee e Stephen Rue - In due documentari la devastazione di New Orleans

venerdì 30 dicembre 2005

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Katrina raccontata da Spike Lee e Stephen Rue

Uragani nello schermo In due documentari la devastazione di New Orleans, le sue cause e conseguenze

Come Spike Lee anche Stephen Rue vuole portare sul grande schermo l’uragano Katrina. Il titolo del lungometraggio sarà New Orleans Story, realizzato sulla base di 135 ore di materiale girato ad agosto. «Ho il dovere - dice Rue, attore e presidente della Motion Pictures and Television Association della Louisiana - di raccontare quello che ho visto. Molti registi vengono con la troupe a New Orleans, ci stanno una settimana, filmano, e ripartono.

E pretendono in questo modo di capire una realtà inspiegabile anche a chi ci vive. Bisogna aver vissuto quello che è accaduto, bisogna parlare con le persone, tante persone, e ascoltare le loro storie». Stephen Rue ha incontrato centinaia sfollati ed è volato a Washington D.C., Houston, New York e Atlanta per intervistare persone come il reverendo Jesse Jackson (il democratico dello stato dell’Illinois che aveva paragonato il Convention Center di New Orleans dove erano ammassati migliaia di sfollati a una «stiva di una nave da schiavi»), i senatori della Louisiana David Vitter e Mary Landrieu e John M.Barry, l’autore di Rising Tide, un libro sulla devastante alluvione provocata nel 1927 dal Mississipi.

Ma a parlare più di tutti, secondo il regista che vorrebbe terminare il documentario in tempo per portarlo al prossimo festival di Cannes, «sono gli occhi di chi si è ritrovato senza niente. Penso sia importante anche per loro raccontare. Io non ho nessun argomento di tipo politico, voglio parlare di esseri umani e basta».

Ad alimentare le critiche all’inefficienza dell’amministrazione del presidente George W. Bush per il ritardo dei soccorsi, che hanno lasciato migliaia di persone, nella stragrande maggioranza nere e a basso reddito, nel caos e tra le violenze, sarà invece Spike Lee. Il regista, da sempre in prima linea nel denunciare attraverso i suoi film il razzismo della società Usa, ha fatto infatti anche lui rotta su New Orleans per realizzare un documentario su come razza e politica siano entrate in collisione subito dopo la devastazione causata dall’uragano Katrina.

Una devastazione che il regista ha visto in televisione mentre si trovava a Venezia in occasione del festival del cinema. «Mi è venuto subito in mente Chinatown, il film di Roman Polanski sulla corruzione - racconta Lee - secondo me questa tragedia mette chiaramente in evidenza un altro problema degli Stati Uniti: quello della gestione dell’acqua nel sud della California, il modo in cui essa viene distribuita senza pensare a chi ne ha davvero bisogno». Il documentario di Spike Lee dovrebbe essere pronto l’estate prossima, per l’anniversario di Katrina.

Tra le vittime di katrina c’è da annoverare anche Stevenson Palfi, uno dei più famosi registi di New Orleans, che ha perso tutto con l’uragano e, depresso, si è suicidato. Lo hanno raccontato i suoi familiari al principale dei quotidiani locali, The Times-Picayune, annunciando che il regista, 53 anni, si è ucciso con un colpo di arma da fuoco all’inizio di dicembre. Palfi era soprattutto conosciuto per Piano Players Rarely Ever Play Together un suo documentario dedicato a tre musicisti jazz di New Orleans.

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