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L’OCCUPAZIONE DELL’IRAQ? AFFARI DI FAMIGLIA

lunedì 7 giugno 2004

Di Marco Santopadre

George W. Bush va ripetendo da tempo che "uno dei nostri obiettivi fondamentali è il trasferimento della sovranità a un governo iracheno nel tempo più breve possibile". Ma chi comanda oggi in Iraq e chi lo farà dopo la fatidica data del 30 giugno? Lo abbiamo chiesto allo scrittore ed esperto di questioni internazionali Thierry Meissan, presente alla "Conferenza di solidarietà con la resistenza irachena" che si è tenuta a Parigi lo scorso 15 maggio.

D - Secondo la vulgata comune, la coalizione di Stati imperniata attorno agli USA esercita un potere di fatto in Iraq attraverso la cosiddetta Autorità Provvisoria, diretta dall’ambasciatore statunitense Paul Bremer III, e il 30 giugno prossimo tale coalizione riconsegnerà il potere ad un governo iracheno indipendente. Ma lei contesta questa versione.

R – Tutti pensano che, come indica il suo nome, l’Autorità Provvisoria della Coalizione, la CPA, sia effettivamente un organo, una emanazione della coalizione di Stati che sta gestendo l’occupazione dell’Iraq. Ma ciò non è vero, e lo dimostra il fatto che la fantomatica coalizione non si è mai ufficialmente riunita per istituire tale Autorità. Si potrebbe quindi pensare che in realtà la cosiddetta Autorità della Coalizione sia un prodotto esclusivo del Governo degli Stati Uniti. Ma le due opposte versioni sono entrambe prive di fondamento. Non è la Coalizione ad aver formato tale Autorità che d’altronde non è neanche un Dipartimento o una Agenzia del Governo degli Stati Uniti. D’altronde l’amministrazione Bush, quando ha a che fare con l’ONU, presenta la CPA come un organo della Coalizione, mentre quando ha a che fare con il Congresso statunitense la indica come un organo del governo stesso. Dal punto di vista del diritto, questa Autorità non è che una impresa privata che sfrutta l’Iraq per trarne un profitto. George W. Bush dovrà al più presto rientrare nella legalità internazionale ed effettuare formalmente quanto prima il passaggio dei poteri ad un governo fantoccio ma dal punto di vista sostanziale le cose rimarranno come prima.

D - Quindi la cosiddetta Coalizione non ha l’autorità di consegnare il potere a nessuno, non possedendolo egli stessa dal punto di vista del diritto internazionale.

R – Si, inoltre il Governo Provvisorio non ha in realtà nessun potere perché ogni sua decisione deve essere sottoposta al giudizio del Governatore Civile dell’Iraq Paul Bremer. È invece proprio quell’impresa privata che si è autonominata Autorità Provvisoria della Coalizione che ha scelto la composizione del cosiddetto governo provvisorio che non è altro che uno specchietto per le allodole, una messa in scena creata per i media e per le opinioni pubbliche mondiali. Così come la CPA non è stata designata dalla coalizione il Governo provvisorio non è affatto un vero governo.

D – Come pensa che gli Statunitensi formeranno il prossimo governo iracheno "post 30 giugno"?

R – Il nuovo governo iracheno dovrebbe essere designato dall’inviato speciale del segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, il signor Brahimi. Ma per rispettare il diritto internazionale l’assemblea delle Nazioni Unite dovrebbe autorizzare i suoi rappresentanti a comporre un nuovo governo in Iraq, cosa che non è ancora avvenuta e non sembra priva di difficoltà. Certamente il problema non è l’autorevolezza di Brahimi, ma il fatto che Brahimi non è affatto un soggetto neutrale. Se gli venisse conferito il compito di designare un nuovo governo in Iraq dovrebbe necessariamente rinunciare alle sue funzioni perché altrimenti si troverebbe al centro di in un enorme conflitto di interessi. Brahimi avrebbe il compito di scegliere i componenti del nuovo governo in un paese nel quale gli Stati Uniti spingono per il ritorno della monarchia. Guarda caso il pretendente al trono dell’Iraq, il Principe Alì, poco tempo fa si è fidanzato con la figlia del Signor Brahimi. È chiaro che in ogni caso il signor Brahimi sarebbe almeno sospettabile di voler perseguire degli scopi privati nella sua opera di inviato speciale dell’ONU.

D- Per risalire a una simile forma di governo coloniale occorre tornare indietro nel tempo di parecchio...

R – Si, bisogna risalire alla Compagnia delle Indie nel diciassettesimo e diciottesimo secolo e poi, più recentemente, a Lopoldo II del Belgio che nel 1885 fece conquistare il Congo non per farne un territorio della Corona e quindi una colonia belga, bensì per trasformarne il territorio in una proprietà personale. È questo lo stesso sistema usato da Bush in Iraq, che dopo aver usato l’esercito degli Stati Uniti per rovesciare il governo iracheno ed invadere il paese, adesso ne ha concesso lo sfruttamento ad una sorta di impresa privata. Un solo esempio tra i tanti: il Tesoro iracheno è stato requisito dalla Coalizione ed affidato alla CPA che lo ha a sua volta versato sui Fondi di Sviluppo dell’Iraq (DFI) da essa stessa creati. Però, mentre la cifra sequestrata al popolo iracheno ammontava a ben cinque miliardi di dollari, sui conti del DFI ne risulta versato solo uno!

La "piccola distrazione" non è passata inosservata neanche ai partner della cosiddetta coalizione, che hanno fatto notare l’incongruenza durante la "Conferenza per la Ricostruzione" di Madrid. Ma il signor Bremer non si è neanche degnato di fugare i dubbi degli "Alleati".