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L’ultimo film di Costa Gavras: ’Cacciatore di teste’. Il declino della classe medio-alta

giovedì 9 febbraio 2006

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Il lavoro ti uccide

Nelle sale da venerdì l’ultimo film di Costa Gavras: ’Cacciatore di teste’. Un dirigente arriva a uccidere per trovare lavoro. Ecco il declino della classe medio-alta

di Cesare Balbo

In un clima inquieto che risente sempre più della precarietà del lavoro, aumentano i film che raccontano sofferenze e disagi legati alla vita professionale. Storie di abusi e soprusi ai danni di operaie in miniera come "North Country" che racconta di Josie (interpretata da Charlize Theron, nomination all’Oscar 2006) che, pur temendo di perdere il posto, non rinuncia a intentare una causa legale o di nuovi disoccupati della classe dirigente disposti a tutto, anche a trasgredire le norme di non rubare e non uccidere.

Se Dick & Jane: Operazione furto di D.Parisot remake da poco uscito di un film di Ted Kotcheff del 1977 ("Fun with Dick and Jane" da noi intitolato "Non rubare...se non è strettamente necessario" con George Segal e Jane Fonda) racconta in modo scanzonato la storia dei coniugi Harper (stavolta Jim Carrey e Tea Leoni) che incominciano a rubare una volta perso il lavoro, con Cacciatore di teste, nelle sale da venerdì, c’è l’escalation drammatica dei delitti in serie.

Nel thriller diretto da Costa Gavras ("Z-L’orgia del potere" e "Missing") ed ambientato nel nord Europa si denuncia la nuova povertà, anche questa globale, dei manager licenziati dalle grandi multinazionali: l’ingegner Bruno Davert (José Garcia) è un dirigente di una fabbrica cartacea, che dopo 15 anni di dedizione assoluta al lavoro inspiegabilmente si trova senza occupazione con moglie e due figli da mantenere.

Il regista greco che da anni abita a Parigi, dove si è rifugiato dai tempi della persecuzione politica del regime dei colonnelli, nonostante gli Oscar vinti ha impiegato ben due anni prima di trovare un produttore per il suo ultimo film. Tanti quanti gli anni trascorsi dal protagonista del film dall’ultimo lavoro, un biennio in cui matura la sua propensione omicida. Così Bruno da mite padre di famiglia si trasforma in un insospettabile serial killer che uccide i potenziali concorrenti per un nuovo incarico: ben cinque delitti commessi senza odio alcuno ma con determinazione, nonostante l’incontrollabile tremolio delle mani.

Gavras che si è documentato a fondo prima di scrivere la sceneggiatura sostiene che "la trasformazione criminale di Bruno avviene a causa dell’isolamento e dell’emarginazione da cui inizialmente pensa di venir fuori per rimettersi in gioco, ma in realtà i giochi per lui sono chiusi". Un noir, non privo di humor, che pone interrogativi sul declino della classe medio-alta " quella che un tempo portava avanti l’economia.

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