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LA "SINDROME DA PANCHINA" OVVERO PSICOPATOLOGIA DELL’OPERAIO IN PENSIONE

martedì 24 luglio 2007

di Mario Cerretini, ex attrezzista meccanico di sesto livello

Oggi, per Gino Rossi operaio fresatore di terzo livello é l’ultimo giorno di lavoro : da domani la sospirata pensione.

Pacche sulle spalle, battute salaci, i soliti frizzi dei compagni di lavoro e, forse, una punta d’invidia per chi resta.

E’ l’euforia, i progetti : da domani, cari ragazzi, dormo quanto mi pare, vado dove voglio, faccio quel che mi gira di fare.

Basta con gli orari fissi, con le discussioni col capo reparto, col numero imposto dei pezzi da fare, basta con tutto : sono finalmente un uomo libero, liberoo !

Dopo qualche tempo, esaurite le visite ai parenti non più visti da tanto tempo, la gita ad x o ad y da una vita rimandate, la rumorosa e forzatamente allegra cena di commiato con i compagni di lavoro, giorno dopo giorno lentamente, ma progressivamente, le cose cambiano : il mondo di tutti i giorni, le abitudini, l’impiego del tempo.

Il tempo : i ritmi, le scansioni usuali, cio’ che prima destava interesse, entusiasmo anche, sembra rarefarsi, diluirsi, confondersi in un grigiore crescente. Il sole, i paesaggi, le serate alla Casa del Popolo non sono più come prima. Neppure le tette della Marisona la prosperosa cassiera della Coop non sono più tanto appetibili.

Cosa sta accadendo ? Per Gino Rossi si sta creando un progressivo, ancorché inconscio processo di perdita di individualità che si manifesta come un imprecisabile malessere interiore, un senso di vuoto, una specie di malattia che non é malattia.

Non é depressione : é una forma subdola, strisciante, impalpabile, una pena lieve continua che serpeggia al di sotto del livello di coscienza. Gino soffre e non sa perché.

Mentre l’intellettuale, il professionista, l’acculturato insomma, anche se in pensione continua a coltivare i vecchi interessi culturali, i rapporti col proprio mondo, gli studi, gli incontri con i colleghi eccetera, per la maggior parte degli operai questo non avviene.

Gino Rossi fresatore non é più un fresatore. Non ha più una macchina da guidare con mano maestra, con quella abilità professionale che gli consentiva di « mettere a pappe » un caposquadra presuntuoso e rompiballe, o di trasmettere la sua esperienza ad un giovane compagno di lavoro, oppure di dire semplicemente : IO SONO.

Gino Rossi fresatore non é più nessuno, avulso dal suo mondo é soltanto una comparsa nello spettacolo osceno di una società che spreme l’operaio come un limone e poi lo butta nell’immondizia.

E’ un uomo confuso, spaesato, che vaga qua e là come un’anima in pena, come un ramoscello in un rigagnolo in piena.

E questo dramma, poiché di dramma si tratta, si consuma nella più totale indifferenza della gente, del mondo che lo circonda. Un mondo ormai insensibile, rotto a tutte le atrocità che in esso si consumano e che Franco Fornari defini’ affetto da « callosità emotiva ».

E nessuno lo aiuta : non le cosiddette « istanze sociali » che si limitano ad improbabili forme assistenziali, oppure, considerando il pensionato come un bambino scemo, gli propongono ridicole attività ricreative o pseudoculturali atte più che altro ad offendere la dignità e l’intelligenza del medesimo.

Non il sindacato che per miopia e mancanza di idee si ostina a strutturarsi sul modello delle organizzazioni di fabbrica il che, per una categoria notoriamente priva di qualsiasi forza contrattuale ne impedisce necessariamente ogni possibile iniziativa concreta e lo riduce ad essere un carrozzone burocratico dedito unicamente alla raccolta delle tessere e a poche altre pratiche di ordinaria amministrazione.

Non il medico che, quando lui tenta di spiegare in qualche modo il suo malessere, si limita a misurargli la pressione o, se va bene, a prescrivergli la solita pasticca senza neanche alzare gli occhi dal ricettario.

Gino Rossi ex fresatore non « dà di matto » non si agita, non impreca : é semplicemente morto dentro e non lo sa.

Se vi capitasse di averlo come paziente non somministrategli farmaci, non servirebbero.

Chiamatelo per nome, magari domandategli come ando’ quella volta che ti chiamo’ l’ingegnere e ti disse…

Gli si accenderanno di nuovo gli occhi : per un momento l’avrete fatto rivivere.

I Gino Rossi si possono trovare su tutte le panchine esistenti nei giardini e nelle piazzette di tutte le città e di tutti i paesini d’Italia, a migliaia.

Questo scritto, che puo’ apparire patetico e anche banale, vuole essere non solo la descrizione di un disagio psicologico proprio, purtroppo, a migliaia di pensionati, ma anche una indignata protesta verso tutte le istanze sociali competenti nel nostro paese : prima di tutto verso il Sindacato dei Pensionati Italiani (S.P.I.) che, come detto sopra, crede di gestire questa categoria con gli stessi metodi delle categorie produttive sia a livello economico, sia a quello sociale e non si adopera concretamente per produrre idee nuove, proposte nuove per promuovere il reinserimento della categoria nella società, anche se certamente non a livello produttivo, tuttavia in modo tale da rendere la dignità e l’identità morale che spettano di diritto a persone che per anni, giorno dopo giorno, hanno validamente contribuito alla produzione della ricchezza del paese anche se spesso mal pagate e sempre vergognosamente sfruttate.

Verso gli Enti assistenziali che fanno capo alle Regioni e ai Comuni che non si pongono il problema di un utilizzo serio e possibile di queste persone che potrebbero ancora essere in qualche modo utili anziché pesare (come si ama dire a ogni pié sospinto) sui bilanci nazionali. Non affronto dettagliatamente (ne avrei la competenza) il discorso sui vari Governi, ma non posso non sottolineare il fatto che in ogni Legge Fianziaria via via presentata si continua pervicacemente a infierire pesantemente su questa categoria che niente puo’ fare per difendersi.

Che fare ? Non é compito mio fare proposte, ma ritengo che sarebbe quanto meno doveroso per lo Stato prendere in seria considerazione questo annoso problema.

Messaggi

  • Tra qualche anno il problema non si porrà più : ci costringeranno ad andare a lavorare fino ad 85 anni, magari sospinti in carrozzella dalla badante e con 12 protesi sulle principali articolazioni !! La razza dei pensionati è destinata ad estinguersi e ad essere sostituita da lavoranti a vita che passeranno direttamente dall’officina o dall’ufficio al pubblico cimitero con funerale di terza classe ed figli sessantenni ancora co.co.pro, incazzati perchè la famiglia ha perso l’unico componente che aveva ancora un lavoro a tempo indeterminato !!

    MaxVinella

  • PROPOSTE:
    allungare la vita lavorativa a chi ne faccia richiesta;
    utilizzare nella scuola queste figure professionali in pensione;
    organizzare crociere nei periodi di bassa stagione;

  • purtroppo l’interesse dell’italiano medio, ovvero la percentuale più alta, non pensa a protestare seriamente per la paga che non consente quasi nulla più di vivere, oppure per gli immensi sprechi della macchina Italia, non c’è interesse verso gli altri, che tra qualche anno gli altri saranno loro, pensionati con quattro soldi, forse, in tasca, l’importante è seguire con rinnovato interesse calcio, programmi quantomeno brutti, invidiare questo o quello che va in vacanza seguito ( se persona di spicco ) dal paparazzo di turno, il quasi totale disinteresse con contorno di rassegnazione, verso la politica, quella politica che dovrebbe governare al meglio il paese per creare benefici al suo popolo, sta imbarbarendo la nostra società, senza capire che soltanto esprimendo con tutti i mezzi legali la volontà di chi lavora e crea richezza in questa nazione di volere un sistema paese più attento alle esigenze di chi ci vive e l’unico sistema per migliorare le condizioni di vita.

  • l’articolo e’ interessante.ma non diamo sempre la colpa alla"societa".per me il problema deve porsi prima della pensione.il futuro pensionato deve capire che non esiste solo la fabbrica e il sindacato dovrebbecreare degli interessi per il futuro pensionato.grazie

  • Caro Cerretini fra quattro mesi andrò in pensione ,ho cinquantanove anni ,28 di edilizia e 10 di ente pubblico(sono geometra). le tue sono parole sacrosante ,i pensionati potrebbero svolgere decine di lavori utili ,ma io alla faccia dei politici miopi mi sono ricomprato una batteria favolosa e ho rifatto un gruppo ,cosi quando mi annoio Beatles , Rolling Stones ,e Rocs e alla faccia della depressione mi sfogo sul rullante e sui muti e piatti Zigler.

  • concordo in pieno,ma dimentichi una sottocategoria che sta ancora peggio,i pensionati per INVALIDITA,anzi ,grazie al buonismo imperante, i DIVERSAMENTE ABILILI,purtroppo non sono un bravo scrittore e non riesco a trasmettere tutta la frustrazione e la sofferenza di chi,non per scelta,è costretto a cercare un contatto umano in un "cervello elettronico"ma cosi è e l’unica consolazione è una frase Coranica " INSH’HALLA".
    E poi DIVERSAMENTE ABILE in che cosa?
    L’ unica abilità che mi manca veramente,è quella di non poter correre a prendere a calci nel sedere i signori dal cuore d’oro che inventano belle definizioni,per indorare buchi neri e velare con pesanti tendaggi da lupanare le cose scomode.
    Grazie per avermi ospitato.
    Alberto (un DIVERSAMENTE ABILE)
    P.S.
    Colgo l’ occasione per augurare buone vacanze (nel suo abusivo castello Sardo)al Cavaliere Silvio Berlusconi ,pregandolo di continuare con ciò che di meglio sa fare per elevare l’Italia,allietarla con le canzoni napoletane.

    IL RE è NUDO,ma potremo mai provarlo?

    • Ho avuto un collega assunto perchè disabile dall’età di 13 anni a causa di una grave forma di poliomelite infantile.
      E’ stato veramente "diversamente abile" per tutto il periodo in cui ha lavorato fino alla pensione.
      Era estremamente gioioso,; si è laureato in servizio; ha sposato una collega abbastanza carina e avuto dei figli che ama gioiosamente.
      Non è la favola del mulino bianco. Una volta "salvò" con una "veduta ampia" a causa della sua "infermità" un cognato a cui dovettero amputare una gamba ma salvò la vita. E la sua vita non è tutt’oggi ancora "leggera".
      Su tutto vorrei dirti che a tutti noi colleghi e amici che gli vogliamo bene è successa una cosa "incredibile": spesso non ci accorgiamo neanche di stare a contatto con un "disabile".
      E lui non guarda nessuno con gelosia o acredine apprezzando tutti noi a sua volta cosiddetti "normali" cercando in ognuno di noi cosa abbiamo di "diversamente abile".
      Adesso in pensione non soffre di "sindrome da panchina". Ha imparato in tutta la sua vita a distribuire bene il suo tempo.

  • se un uomo non ha interessi alternativi al lavoro (famiglia, hobby, amici, interessi culturali o sociali) anche se fa il manager o il prof universitario, una volta in pensione diventa come la persona descritta.
    Basta con la macchietta dell’operaio poverino ( con il terzo livello poi....... informiamoci prima di scrivere idiozie), non è il lavoro che dà qualità alla vita, semmai un uomo di qualità comincia operaio e quando va in pensione è diventato.......qualcosa di più, se ne ha le capacità, o nel lavoro o in qualche altro campo (vedi sopra).

    Mi chiedo: LO HAI MAI VISTO UN OPERAIO, CI HAI MAI PARLATO, NE HAI TRA I TUOI AMICI per poter confondere la storia di un poveraccio con la storia di una categoria?

  • E’ vero, succede a molti. Motivo? mille ipotesi, poche certe.

    Io sono pensionato da 4 anni (ufficio, burocrazia), ma da quando sono pensionato ho

    fatto mille cose, e altre mille ci sono da fare, in tutti i modi. Certo i soldi sono pochi, i problemi

    tanti, ma il mondo è grande. Dalle banalità quotidiane, dall’aiuto agli altri, dalla lettura ecc.

    Lo spazio non manca.

    Però, entrando in questo nuovo mondo mi sono accorto che ci si sente diversi, si è considerati

    diversi e in parte si è diversi. Quindi, per tante ragioni avevo iniziato a scrivere quello che ho

    definito "Il manifesto del pensionato" cioè una specie di testo che aiuti a tenere alta la dignità

    e lo spirito. Nulla di politico, solo considerazioni e valutazioni. Ho scritto varie pagine che ho

    modificato e corretto e in parte cancellato. Volevo concludere con una frase già scritta,

    chiedendo scusa per l’approppriazione indebita, ma secondo me ci stà giusta (ripeto, nulla di

    politico) "Pensionati di tutto il mondo unitevi". Visto che il problema si stà espandendo, spero

    di trovare che mi aiuta a completare la mia piccola opera.

    Ciao, Sig. G.

    • Andare in pensione spesso è un dramma... e adesso cosa faccio che sono a casa tutto il giorno?
      All’improvviso ho un sacco di tempo libero e non so che farmene.
      Le soluzioni ci sono. Ho visto persone ancora giovani, ma in pensione, dedicarsi agli altri, al volontariato per esempio.
      Nella città dove vivo è attiva da molti anni la Croce Rossa a cui prestano il proprio servizio volontario anche molte persone ormai pensionate.
      Altri si offrono come volontari barellieri o accompagnatori per pellegrinaggi a Lourdes.
      Conosco una signora che va tutti i giorni a prestare il proprio aiuto gratuitamente in un ospedale infantile.
      I racconti delle esperienze fatte da queste persone sono spesso toccanti nel profondo.
      Alcune persone con più di 55 anni hanno creato un blog: se volete visitarlo l’indirizzo web è:
      http://settimocielo.trovarsinrete.org/
      Ci sono tanti modi per sentirsi ancora vivi e serenamente in relazione con gli altri.

    • allora facciamo così: la pensione la prendo io che a casa starei daddio se solo percepissi un po’ di vil danaro e questi poveri pensionati continuano a faticare. Scusate ma sono uno scansafatiche io e non ho mai formato la mia identità sul lavoro che ho sempre vissuto come dannazione! Ed ora sputatemi addoso, se vi pare.

    • Okei a tutto.

      Faccio notare che è dal 28 luglio che questa home italiana non viene aggiornata.

      Sono spariti tutti? O dell’Italia non importa ormai pià niente a nessuno?

      viviana

    • Ciao Viviana,

      Non ho commenti da fare sulla gestione del sito. Dico solo che la formula di open publishing e orizzontalità completa di Bellaciao (a parte le feature) mi piace molto perché mi riporta ai bei tempi del newswire di Indymedia, che adottava la stessa soluzione tecnica.

      Al tempo stesso, proprio la misera e immeritata fine di Indymedia Italia (al di là dei tentativi attuali di rianimarlo, cui faccio i migliori auguri) mi fa essere cauto nella formulazione dei miei desideri, sapendo che potrebbero anche avverarsi.

      Il mio desiderio principale sarebbe ovviamente quello di una comunità numerosa e attiva. Eppure, al tempo stesso, capisco come questo possa essere in qualche misura in contraddizione con un altro desiderio, quello di mantenere un certo grado di uniformità nei valori di fondo, e di civiltà e rispetto che si mantengono anche nel bel mezzo di discussioni molto infuocate.

      Purtroppo fascisti e troll arrivano come mosche se un sito decolla davvero, e le discussioni infiammate che ciò implica, per le deliberate provocazioni, sono state una delle ragioni dell’affondamento di Indymedia. Non ho soluzioni alternative da proporre, e il mio dilemma è tra rimanere "pochi ma buoni" — dunque "queta non movere" — o trovare soluzioni che permettano un certo filtro degli interventi, come ad esempio un blog collettivo.

      Gianluca Bifolchi

    • Anche io rimpiango indimedia soprattutto perché, al momento, di siti attivi non ce ne sono quasi più.

      Si puo’ scrivere sui blog, ma la limitatezza del testo e il tema fisso bloccano molto quello che ci sarebbe da dire e il modo con cui lo si può dire.

      Il grosso difetto di indimedia è che non c’era alcuna forma di blocco contro la spazzatura dentro cui poi è affondata.

      I gestori pensavano che la libertà fosse lasciar libero chiunque di dire o pubblicare qualsiasi cosa: insulti, oscenità, ecc

      Non credo che la libertà debba essere questo.

      Comunque questo sito di bellaciao è in completo abbandono. La redazione non fa proprio nulla per la home. Ci sarà stato pure qualche articolo degno di essere evidenziato dal 28 luglio a ora!

      viviana