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La missione degli "Yes Men": beffare i big delle corporation

lunedì 3 luglio 2006

di DAN OLLMAN, CHRIS SMITH, SARAH PRICE; DOCUMENTARIO. USA 2004.

Si chiamano "Yes Men", si infiltrano nei luoghi del potere e li scardinano con meravigliose beffe. Sono attivisti che usano ogni mezzo necessario per arrivare al cuore del pubblico, dai palchi delle convention, alle riunioni del capitalismo mondiale, alla tv. Gli Yes Men nascono nel 1999 in occasione del G8 di Seattle. Finalmente un vero, divertente "film di guerriglia" contro la Wto, l’Organizzazione del commercio internazione per denunciare e opporsi ai pericolosi diktat e alle micidiali "soluzioni finali" della mondializzazione con falsi comunicati stampa rilanciati o pretese prese di posizione ufficiali del Wto, magari chiedendo l’immediata dissoluzione dell’organizzazione stessa.

Diventando sempre più credibili e provocando corto circuiti come interrogazioni parlamentari (è successo in Canada) o lanci d’agenzia o inviti a convegni e meeting in tutto il mondo(Parigi, Helsinki, Sydney) o a dibattiti "live" su stazioni tv. (r.s.)

www.ilmanifesto.it


Incursioni alla City, al Wto, alla Bbc per svelare gli effetti
perversi della globalizzazione e delle politiche neoliberiste
La missione degli "Yes Men"
beffare i big delle corporation

L’ultima impresa: proposta una tecnologia che calcola quando
morti e disastri causati dai prodotti finiscono per ridurre i profitti

di MARCO DESERIIS

ROMA - Il contesto è l’International Payments Conference, uno di quei meeting che si tengono regolarmente nei circuiti della City di Londra. Gruppi finanziari e banche come J. P. Morgan, Citigroup, Deutsche Bank discutono di metodi e standard di pagamento internazionale. Ma uno degli speaker, Erastus Hamm della Dow Chemical Corporation, non sembra esattamente "nel" contesto. Al contrario, la sua presentazione - che si tiene l’ultimo giorno della conferenza, il 28 aprile scorso - assume una china decisamente eccentrica. L’intervento di Hamm verte sui fattori di rischio nei pagamenti end-to-end, ma il metodo proposto per valutare "un rischio accettabile" è quantomeno singolare.

Il rappresentante americano dell’azienda presenta infatti una nuova tecnologia, l’Acceptable Risk Calculator, che aiuterebbe le corporation a determinare scientificamente il punto in cui morti, feriti e disastri ambientali causati dai propri prodotti finirebbero per ridurre i profitti, e a localizzare le migliori aree del pianeta in cui avviare queste imprese ad alto rischio.
Per illustrarne il funzionamento, Hamm apre una digressione storica, spiegando ai banchieri come l’Acceptable Risk Calculator avrebbe potuto essere applicato ad alcuni "scheletri nell’armadio" delle grosse aziende, dalla IBM alla stessa Dow Chemical. Durante la seconda guerra mondiale, sostiene Hamm, l’Ibm poté vendere ai nazisti una tecnologia per identificare gli ebrei.

"Un fatto negativo ma in cui il management dell’Ibm poteva valutare che i fattori di rischio erano mitigati: a) dall’incertezza sugli usi reali della tecnologia; 2) dalla distanza storica dalla quale il giudizio sarebbe arrivato, se mai fosse arrivato". Dunque la scelta dell’IBM, per Hamm, fu quella di correre un rischio accettabile, e per questo lo "scheletro nell’armadio dell’IBM è certamente uno scheletro d’oro."
Diverso il discorso per la stessa Dow, che inventando il napalm e l’Agente Arancione usati in Vietnam dall’esercito americano, e acquistando poi la Union Carbide (responsabile del disastro di Bhopal del 1984) ha nell’armadio degli scheletri la cui memoria storica è molto più recente, il che "li rende più difficilmente degli scheletri d’oro". Per rafforzare la metafora, Hamm toglie il velo, al termine della presentazione, a "Gilda, la nostra mascotte": uno scheletro d’oro a dimensione umana, "perché l’unico scheletro buono è lo scheletro d’oro."

Nonostante le tesi di Hamm siano quantomeno surreali, se non raccapriccianti, i banchieri applaudono, e alcuni si affrettano persino a prenotare una licenza dell’Acceptable Risk Calculator. Nessuno sembra sospettare che Erastus Hamm e il suo aiutante siano degli impostori. I due fanno infatti parte di un gruppo chiamato gli Yes Men, che negli ultimi anni ha messo a segno una serie di beffe di questo tipo, non solo ai danni della Dow, ma anche della World Trade Organization.

Gestendo dei siti parodia molto simili agli originali e molto ben indicizzati dai motori di ricerca, gli Yes Men vengono spesso invitati via e-mail a conferenze, e in alcuni casi anche in televisione. Lo scorso 3 dicembre, nel ventennale del disastro di Bhopal, un altro falso rappresentante della Dow, il signor Jude Finisterra, aveva annunciato in diretta sulla Bbc che la Dow Chemical accettava la "piena responsabilità" per i ventimila morti di Bhopal e che si preparava a indennizzare i familiari delle vittime. Le azioni della Dow, crollate per effetto dell’annuncio, erano risalite al termine della giornata, quando la Bbc, imbarazzata, aveva dovuto smentire la notizia.

"Il senso del nostro lavoro - spiega Andy Bilchbaum, uno dei componenti del gruppo - è di svelare gli effetti perversi della globalizzazione e delle politiche neoliberiste cercando di descriverle in modo più onesto e accurato di quanto non facciano i loro sostenitori reali. La cosa incredibile è che il pubblico accoglie quasi sempre entusiasticamente le nostre tesi, non importa quanto assurde, crudeli o offensive possano essere."
Dal 2000 gli Yes Men gestiscono un sito, gatt.org, pressoché identico nella grafica e nei contenuti al sito ufficiale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Tramite questo sito, tra il 2000 e il 2002 il gruppo ha rappresentato la Wto di fronte a platee internazionali di avvocati, ricercatori della fibra tessile, studenti universitari e fiscalisti. Anche in questo caso, le presentazioni sono rimaste sul filo della credibilità, ma giungendo a esiti paradossali ed estremi.

A Salisburgo, in Austria, Andreas Bilchbauer ha illustrato un sistema per vendere il voto al miglior offerente, onde affinare "le sinergie" tra capitalismo e democrazia. A Tampere, in Finlandia, Hank Unruh Hardy ha presentato una tuta dorata attraverso cui il manager può controllare a distanza i lavoratori degli sweatshop tramite un’appendice fallica. A Plattsburgh, nello stato di New York, Kinnithrung Sprat ha proposto il riciclaggio di hamburger MacDondald’s in feci per combattere la fame nel mondo. A Sydney, il falso rappresentante ha spiegato che la Wto aveva deciso di sciogliersi per rinascere come un’organizazione basata sulla Carta dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite. Al termine della conferenza, la Wto aveva dovuto smentire ufficialmente la notizia.

A partire dalle reazioni riscontrate in queste occasioni, gli Yes Men hanno realizzato un film dal titolo omonimo, già uscito negli Stati Uniti, e che arriverà tra poco nelle sale italiane. Ne emerge un’indagine empirica sullo stato di salute mentale dei gruppi dirigenti che ricorda alcune provocazioni di Michael Moore nei confronti di politici e manager delle corporation, ma con un taglio meno pedagogico e più ironico.

Il film verrà presentato in anteprima a Roma questa sera al centro sociale ESC di Via dei Reti, insieme alle immagini e al videoclip della recente campagna elettorale "per George W. Bush", in cui gli Yes Men si sono aggirati negli Stati Uniti con un finto autobus presidenziale. Il lavoro del gruppo ritorna anche in un altro film documentario, Infowars, che verrà presentato lunedì prossimo in anteprima nazionale al Tekfestival, al Cinema Labirinto di Roma.
www.repubblica.it

http://www.theyesmen.org/

http://www.repubblica.it/2004/l/sezioni/esteri/bhopal/bhopal/bhopal.html

http://gatt.org/


http://www.edoneo.org/