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Le roulottes della miseria

venerdì 23 dicembre 2005

de Frédéric Potet Tradotto dal francese da karl&rosa

Tre settimane fa, Pascal si é sistemato fra le sue nuove quattro mura. "Mura" é una parola grossa per questa piccola roulotte, sperduta in fondo a un campeggio municipale di La Ferté-Alais (Essonne). Un tramezzo cede, l’altro permette all’aria fredda di entrare da una finestra rotta. "Non oso russare la notte, perché ho paura che mi caschi tutto sulla testa!" ride "Barbe-Rousse", l’inquilino. Senza dimora da "tre o quattro anni", Pascal occupa di regola un ricovero di pescatori, subito dietro il negozio Champion. A fine novembre, dopo che l’inverno ha fatto le prime vittime, i servizi municipali gli hanno chiesto di sistemarsi nel campeggio. Grazie al piano "grande freddo" Pascal ha trasportato una parte della sua roba in questa roulotte scassata che non ha neppure l’allacciamento alla linea elettrica. L’ex manovale si fa luce con le candele. "Sarà più pratico per Natale!" E si scalda con una stufa a petrolio prestata da vicini simpatici, che gli forniscono anche il carburante.

I vicini? Qui non mancano. Una quarantina di persone vive tutto l’anno su questo terreno da campeggio, posizione ideale, dieci minuti a piedi dalla stazione della ferrovia locale. Lavoratori dipendenti a basso salario, percettori di sussidi sociali, divorziati, pensionati, famiglie in attesa di alloggio... La maggior parte di questi campeggiatori sedentarizzati lo sono diventati per difetto, in balia delle circostanze della vita o perché i loro redditi non permettevano di fare altrimenti. Il costo di una piazzola é, in media, di 300 euro al mese.

Un anno fa erano dieci di più: inquilini morosi, contro i quali il comune ha ingaggiato un procedimento dopo aver ripreso la direzione dei luoghi. Alcuni sono stati espulsi, altri rialloggiati. "Il gestore precedente era abbastanza accomodante. Chi non aveva i mezzi per pagare l’affitto faceva in cambio piccoli lavori di manutenzione, come quello di raccogliere le foglie o potare gli alberi", ricorda Joe Sacco, che vive egli stesso in un autobus con l’imperiale. Questo ex giornalista d’impresa, originario dell’isola di Malta, dirige oggi l’associazione Abitanti di alloggi effimeri o mobili (Halem). Il suo scopo é far riconoscere la residenza mobile permanente come ogni altra residenza e fornire uno statuto ai soci, che si tratti di "deboli economicamente" o di "transfughi dal cemento".

Quanti sono, esattamente, in Francia quelli che vivono in roulottes o mobil homes? Difficile saperlo. I gestori del campeggio si guardano bene dal tenere il conto, poiché teoricamente non possono alloggiare nessuno per tutto l’anno. Quanto a coloro che si sistemano su parcelle private, sfuggono nella maggior parte dei casi alle statistiche. Secondo l’urbanista France Poulain, ricercatrice del CNRS ed autrice di L’Esprit du camping (Ed. Cheminements), fra "70.000 e 120.000" persone abiterebbero in roulottes o mobil homes. Per lei non ci sono dubbi: la recrudescenza della precarietà e la crisi degli alloggi spingono ogni anno un numero maggiore di lavoratori poveri verso questo modo di vivere, ultima risorsa prima della strada.

"E’ raro che ci si sistemi deliberatamente in una roulotte, spiega. Bisogna che ci sia una rottura. Questa rottura é spesso professionale, come la perdita del posto, ma puo’ anche essere familiare: un divorzio, la morte di qualcuno... Allora la gente si ritrova senza niente, hanno perduto la casa e non hanno altra soluzione se non quella del campeggio, pensando che sarà provvisorio". Secondo lei "due tipi di percorsi residenziali" si incrociano nei campeggi: "Da un lato, i percorsi ascendenti dei senza tetto che riescono a comprare una tenda. Dall’altro percorsi discendenti di lavoratori a reddito minimo che ci arrivano perché non hanno scelta. E’ il caso, ad esempio, di giovani famiglie con bambini, sempre più numerose, che accettano un posto a centinaia di chilometri dal coniuge e non possono pagare due affitti".

L’idea di soggiornare stabilmente al campeggio si impone raramente come un’evidenza. Cio’ avviene progressivamente, via via che passano i mesi e gli anni. Gli urbanisti lo chiamano il fenomeno della "baracchizzazione". Un giorno, davanti alla roulotte si mette una veranda. Rinforzata con cartoni o tavole, puo’ raddoppiare o triplicare la superficie abitabile. Un altro, si fa una terrazza in cemento. Delimitata da tronchi d’albero o tuie, anch’essa migliorerà la vita di tutti i giorni. Una tenda all’ingresso, un rubinetto esterno, una capanna da giardino vengono sistemati più tardi... Fino a mettere i doppi vetri alle finestre, simbolo di una sedentarizzazione esibita. Una bella mattina, quella che doveva essere solo un’abitazione alternativa é diventata, senza chiasso, un domicilio definitivo. Una "casa" quasi confortevole.

Come quella di Alain e Annie, a Tourmignies (Nord), una ventina di chilometri a sud di Lilla. Come altri, anche loro pensavano di restare "qualche mese" in roulotte. Alain aveva appena divorziato. Dato che si ritrovava senza casa, la vita al campeggio é stata inevitabile. Annie lo ha raggiunto. Vent’anni dopo, sono ancora li’. "Malgrado tutte le domande, non siamo mai riusciti a trovare un alloggio, raccontano. Ogni volta che facevamo una domanda, dovevamo per forza dire che vivevamo al campeggio. Automaticamente, tutte le porte si chiudevano".

Questa coppia di cinquantenni fa parte degli ultimi residenti permanenti del sito, o almeno di quel che ne rimane. Questo parco di 18 ettari é stato acquistato un anno fa dalla Comunità dei comuni del Paese di Pévèle (CCPP) per 1,6 milioni di euro. L’idea del suo presidente, sindaco (UMP) di Templeuve, Luc Monnet, é di trasformarlo in un "complesso turistico e del tempo libero" con fattoria pedagogica, cavalli, laghetto per il bagno, giochi per i bambini, caffé all’aperto, chalets in affitto, capanne negli alberi... Il sindaco di Tourmignies, Alain Duchesne (UDF) si oppone al progetto, la cui prima fase consiste, evidentemente, nell’espulsione di quanti occupano il terreno.

La maggior parte hanno già sbaraccato, in ogni caso quelli che venivano a passare le vacanze e i fine settimana. Gente modesta, spesso originaria del Nord-Pas de Calais. Sono stati loro proposti indennizzi da 200 a 700 euro per spostare le roulottes e i mobil homes. Resta la cosa più delicata: ottenere la partenza delle quindici famiglie "residenti" che un po’ tutti avevano dimenticato...
E’ stata insediata un’unità sociale, che ha chiesto sei mesi, prima dell’arrivo dei bulldozers, per trovare un alloggio per queste persone. Alain, dipendente comunale nel villaggio vicino di Attiches e Damie, inserviente di mensa a Tourmignies, hanno accettato un appartamento di 24 mq, ma soltanto per stivarvi i loro mobili ed elettrodomestici. Di dormirci non se ne parla: "Se ci si mette un letto, non ci si puo’ mettre un tavolo. E’ troppo piccolo". Eppure, la loro roulotte non é più grande, ma grazie a una veranda sotto la quale é stato sistemato un salottino con la TV, un tavolo di formica ed una gabbia per gli uccelli, la superficie totale é fra 47 e 48 mq". Vi hanno vissuto felici con il loro figlio Cédric, oggi fornaio. Da quando il terreno é stato venduto "non é più lo stesso" si lamentano. Mucchi di detriti si accumulano qua e là, i servizi igienici sono sporchi o chiusi, il sistema di drenaggio non é più funzionante, il che provoca delle inondazioni sotto le verande. E "topi grossi come gatti" secondo Alain, vagano nei viali deserti. Perfino gli gnomi da giardino sembrano sciupati. In questi ultimi mesi si sono pure registrati molti furti a danno della coppia di gestori, che prevedono di andarsene il 31 dicembre. Anche se la CCPP ha assunto un custode e promesso di ripulire il terreno, gli ultimi occupanti hanno l’impressione di essere abbandonati al loro destino.

Dopo vent’anni di roulotte, Alain e Annie oggi sognano una "casetta" loro. Vorrebbero anche regolarizzare la loro situazione. Il 9 dicembre, Alain é andato alla gendarmeria a far timbrare il suo "libretto di circolazione", come fa ogni tre mesi. Come i nomadi ed i senza tetto da lunga data, l’uomo non possiede altri documenti d’identità. La mancanza di un indirizzo fisso lo priva anche del diritto di voto. "E di libretto degli assegni", precisa. Altrettante ragioni che lo spingono ad andarsene. A rientrare nei ranghi.

Ma non sono tutti come lui. La vita randagia ha anche i suoi lati buoni. Ed i suoi sostenitori. "Qualcuno se ne compiace. Il limite fra cio’ che si subisce e cio’ che si sceglie non é evidente, dice Joe Sacco, a La Ferté-Alais, in mezzo all’accozzaglia del suo autobus londinese. La vita nella ruolotte da un sentimento unico di libertà. Certo, ci sono degli inconvenienti, come la questione del confort. Ma tutti si abituano. Quando si ama il proprio cane, si amano anche le sue pulci". Per France Poulain, "il mito del campeggio" funziona, qualunque sia il contesto. "C’é sempre un’aria di vacanze al campeggio, sottolinea. Proponete a qualcuno che abita in una roulotte di andare a vivere in una casa popolare: state sicuri che rifiuterà. Ed é tanto più vero dopo le sommosse che hanno infiammato le banlieues".

Xavier, 36 anni, incontrato sulla sua moto nel parco di Tourmignies, é d’accordo. "Qui siamo all’aria aperta, molto meglio che in un monolocale, dove non si puo’ dormire a causa del rumore. E’ un privilegio essere in piena natura, sostiene questo ex magazziniere, attualmente in corso di riqualificazione. Al campeggio si stabilisce anche un contatto fra le persone introvabile in città, si sta insieme, ci si aiuta... Non dico che é il paradiso. In questo momento, devo fare la doccia ai servizi dall’altra parte del parco e faccio pipi’ all’aperto. Ma non c’é da compiangerci. Abbiamo l’acqua e l’elettricità, mentre tanta gente dorme sotto i ponti. "Evidentemente, l’amore del verde non é la sola ragione che porta fino al campeggio. Dopo molti anni di vita in mobil home, Xavier riconosce: "E’ veramente difficile trovare un alloggio quando il salario é miserabile. Vivere al campeggio é una scelta obbligata".

Obbligata, ma vietata. La legge non autorizza ad eleggere domicilio su terreni adibiti al "tempo libero" ed al "turismo". A meno che nessuno ci trovi da ridire. Prefetture e collettività locali preferiscono chiudere un occhio. Non hanno soluzioni per proporre un alloggio a questi residenti spesso sfortunati. Ironia della sorte, talvolta alcuni sono perfino "collocati" al campeggio dalle collettività o da certe Ddass (Direzione dipartimentale degli affari sanitari e sociali, ndt), come nota France Poulain: "Di fronte alla penuria di case popolari ed ai problemi di insalubrità delle pensioni, il campeggio puo’ sembrare una soluzione accettabile in situazioni di emergenza".

In ogni caso la mancanza di concertazione delle autorità in proposito non dispiace a tutti. Molti proprietari di campeggi sono entusiasti di avere "clienti" al di fuori del periodo estivo. Certuni non esitano a trasformare la loro offerta per renderla più "residenziale" e meno "turistica". "Si vedono dei gestori dividere in quattro il loro terreno, osserva France Poulain. Il primo quarto é riservato ai campeggiatori annuali che posseggono la loro roulotte, il secondo ai mobil homes in affitto ed il terzo a chalets anch’essi in affitto. Solo l’ultimo quarto é riservato alle parcelle libere, per i turisti".

Ritorno a Tourmignies, in fondo al campeggio dove vivono Daniel, 57 anni, ex camionista e sua moglie Marie-Paule. Un primo licenziamento, dieci anni fa, lo ha condotto qui: "Abbiamo dovuto vendere la casa". Un secondo licenziamento, nel 2002, gli ha fatto mettere radici. Soprannominato "petrolio" perché la sua roulotte é sempre ben riscaldata, l’uomo é oggi in prepensionamento ed ha una pensione d’invalidità per via di due operazioni alla schiena. La prospettiva di essere rialloggiato in un appartamento non gli sorride. In questi ultimi tempi, Daniel pensava di sistemare la sua roulotte nelle Hautes Alpes, dove vive suo figlio, idraulico, ma lui, "troppo occupato", non ha potuto venire a prenderlo. Dovrebbe spostarsi non lontano da Tourmignies, in un campeggio di un comune dei dintorni dove ha trovato un posto. Solo problema: non é aperto in inverno. E allora? "Allora si vedrà".

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