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Manicomi e ripristino delle camicie di forza

sabato 4 marzo 2006

Luigi Attenasio, Psichiatria democratica, rileva «pericolosi» contenuti nella relazione conclusiva sull’applicazione della legge 180 della Commissione Sanità del Senato

La legge sulla salute mentale la numero 180/78, più nota come legge Basaglia, è "intrinsecamente incompleta, è stata parzialmente superata" e a trent’anni dalla sua approvazione ha bisogno di essere modificata per realizzare "una vera riforma dell’assistenza psichiatrica". E’ quanto si afferma nella relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva sull’applicazione della 180. Conclusioni e realazione approvata il giorno di San Valentino dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato. Un passaggio, questo, come spiega Luigi Attenasio - esponente di Psichiatria democratica, direttore Dsm Asl Roma C - da non dimenticare.

Vista la spregiudicata campagna elettorale costruita sulla pelle dei sofferenti psichici e i loro conviventi dal ministro alla Salute di An Francesco Storace.
E necessario ricordare, per dirla con Attenasio, che «l’opposizione seduta in commissione si è sfilata dalla votazione». Tanto che i senatori dell’Unione, contrari al documento, non hanno firmato la presenza e sono usciti al momento del voto. La maggioranza, pur divisa nella discussione, si è invece rivelata compatta e dunque schierata a favore del testo presentato dalla relatrice Rossana Boldi della Lega.

«Una relazione quella licenziata dalla commissione dei senatori che contiene una serie di inesattezze e mistificazioni storico politiche e scientifiche - spiega Attenasio - Lavori che oltretutto hanno tenuto conto di pareri espressi nelle audizioni da associazioni e soggetti non rappresentativi delle problematiche legate alla salute mentale». Certo è che la Commissione di Palazzo Madama chiede di rimettere mano all’attuale normativa in campo psichiatrico per «superare alcune criticità», come ha tenuto ad assicurare la relatrice Boldi.

Le inesattezze che si possono leggere nella relazione sono, «infondate e pericolose». Basta citare il paragrafo dal titolo “La complessità del problema” dove si afferma: «La definizione della salute mentale è ancora lontana dall’essere universalmente condivisa, non si può negare che la logica basagliana - per cui la malattia mentale rappresenta una una condizione sociale da accettare e non una vera e propria patologia da curare - si è rivelata intrinsecamente incompleta ed è stata parzialmente superata».

Non esiste scritto di Basaglia, fa notare Attenasio, dove si afferma che «la malattia mentale rappresenta una una condizione sociale da accettare e non una vera e propria patologia da curare». Citazioni pericolose: «attivazione estesa di strutture residenziali protette di medie dimensioni per la lungodegenza dei malati cronici»; «revisione normativa sul Tso (Trattamento sanitario obbligatorio)... nei confronti di pazienti non collaborativi»; «creazione di un registro epidemiologico della contenzione». Elementi che evocano camicie di forza e la riapertura dei manicomi.

«E’ necessario arginare questa deriva restauratrice dell’istituzione manicomiale pianificata dal centrodestra - conclude Attenasio - Il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari e di ogni altra forma di manicomialità e di contenzione meccanica e farmacologia, così come della pratica dell’elettroshock sono elementi dai quali l’Unione non può prescindere».

http://www.liberazione.it/giornale/060304/default.asp


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