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Mezzo milione di under 14 al lavoro in Italia

martedì 27 marzo 2007

Al 90% sono italiani (in crescita i migranti) fanno “lavoretti” in casa e in officina, sono poveri e spesso dispersi dalla scuola. Alle aziende che li usano solo una multa

di Claudio Jampaglia

Cinque morti, 83 inabilità
permanenti e 3.502 inabilità
temporanee su 8.382
infortuni.

E’ il bilancio 2005
degli “incidenti” sul lavoro di
minori. Almeno quello parziale
delle denunce e degli indennizzi.
Perché il lavoro sotto
i 18 anni, per prima cosa,
non si sa quant’è. Secondo
una stima proposta giusto ieri
nella relazione al Parlamento
europeo sulle "strategie dell’Unione
europea sui diritti
dei minori", in Italia sono stimati
460-500mila bambini tra
gli 11 e 14 anni, che svolgono
lavori precoci. Sono al 90% italiani,
anche se è in crescita anche
la fetta di giovanissimi lavoratori
migranti.

Mezzo milione
è un numero enorme,
soprattutto se si considera che
più che lavoro minorile si dovrebbe
chiamare infantile. Un
dato sconvolgente, superiore
anche alle stime più alte finora
confezionate in Italia. Nel
2002 l’Istat in una prima inda-
gine dedicata al tema parlava
di 144mila under 14 al lavoro.
Nel 2004 l’Ires-Cgil parlava di
400mila minori fino ai 17 anni
al lavoro, di cui 70 mila impiegati
in lavori continuativi
(metà nel commercio, il 20%
nell’artigianato e l’11% nell’edilizia),
mentre oltre la metà in
aiuto ai genitori in quelli che
l’Istat definisce “lavoretti”, retribuiti
con “paghette” e che la
Cgil considera invece “lavori
precoci” all’interno di un
“contesto familiare povero”.

Dalle ispezioni del ministero
del Lavoro - sempre nel 2004 -
emerge un allarme ancora
maggiore: in 4.730 aziende
sanzionate sono stati rilevati
complessivamente 4.931 minori,
di cui 1.854, in violazione
della normativa vigente. Un
dato in crescita e molto allarmante.
Sempre più giovanissimi
al lavoro, malgrado in Italia
non si potrebbe lavorare
sotto i 15 anni (dal 1967) e fino
ai 18 è consentito solo a particolari
condizioni: orario ridotto,
obbligo scolastico e
prevenzione degli effetti negativi
del lavoro sulla salute
del minore.

Ma come ogni
buona legge, le deroghe sono
in realtà più ampie ed è permessa
l’attività agricola o di
”servizi familiari” anche a 14
anni. Sono i cosiddetti “lavoretti”
in famiglia, nel campo o
in bottega.
Il governo attuale ha più volte
detto di essere intenzionato
ad alzare il divieto al lavoro a
18 anni, il dibattito è aperto,
ma prima di tutto sarebbero
da affrontare tre temi fondamentali
per arginare e monitorare
il fenomeno: sanzioni,
lavoro nero e dispersione scolastica.

Finora chi fa lavorare
un minore rischia solo una
multa, sinceramente poco per
essere un deterrente. Un registro
nazionale dell’evasione e
della dispersione scolastica
non esiste, mentre le stime
parlano di 85 abbandoni ogni
mille alunnni delle medie (73
sono nel Mezzogiorno). E’ la
prima manovalanza del lavoro
nero minorile. La prima
causa? La povertà. Secondo il
dossier europeo sui diritti negati
dell’infanzia, con quasi
due milioni di under 17 indigenti,
l’Italia è la seconda pecora
nera d’Europa.

Sono la
fascia di popolazione con l’incidenza
di povertà più alta, superando
addirittura gli anziani.
La maggior parte vive al
sud e fa parte di famiglie numerose,
mentre al centro e al
nord di famiglie monoparentali.
Per provare ad affrontare la
questione, il ministero della
Solidarietà sociale e quello del
Lavoro con l’Ilo hanno avviato
un Osservatorio nazionale
sulla dispersione scolastica e
sul lavoro minorile e un tavolo
di iniziative e provvedimenti.

http://www.liberazione.it/giornale/070323/default.asp