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Modena City Ramblers : la Palestina per Giuliana

sabato 26 febbraio 2005

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di Christian Elia

“Questa è una canzone dei ribelli italiani”, dice al microfono Cisco dei Modena City Ramblers prima di suonare Bella Ciao, e dal lato destro del palco tutti i cooperanti italiani in Palestina non si tengono più e corrono sotto il palcoscenico tenendo uno striscione dal messaggio inequivocabile: libertà per le voci contro le guerre, scritto in inglese su un pezzo di stoffa rossa. Dedicato a Giuliana Sgrena e Florence Aubenas. Questo è stato sicuramente il momento più intenso del concerto che si è svolto ieri a Betlemme, all’ International Center of Bethlehem-Dar Annadwa Addawliyya.

La sala del piccolo teatro era piena, ci saranno state circa duecento persone. Questo è stato il primo di tre concerti che il gruppo musicale dei Modena City Ramblers terrà in Palestina (giovedì a Betlemme, venerdì a Ramallah e sabato a Gerusalemme) che chiudono idealmente un progetto di solidarietà chiamato ‘Acqua per la pace’, gestita in loco dall’ong italiana Ucodep e finanziata con l’aiuto della COOP, che ha visto nascere 14 cisterne per l’acqua potabile per la Palestina.

Il tour però è anche l’occasione per i cooperanti italiani presenti in Palestina, e sono tanti, di lanciare un messaggio di pace e di chiedere la liberazione di Giuliana Sgrena e Florence Aubenas. I Palestinesi presenti al concerto non sono tanti, ma molto coinvolti e divertiti. Prima dell’inizio dello spettacolo, fuori dal centro culturale, decine di ragazzi italiani che lavorano qui hanno distribuito un volantino dove si chiedeva in arabo e in italiano la liberazione delle due giornaliste rapite in Iraq e la fine della guerra in Iraq e dell’occupazione della Palestina. Tutti i Palestinesi che entravano per godersi lo spettacolo non risparmiavano un sorriso gentile quando ricevevano il volantino e un cenno di approvazione quando leggevano il testo dello stesso. Prima che le note riscaldassero il clima del teatro, un responsabile di Ucodep è salito sul palco e ha spiegato il progetto e, alla fine, ha dedicato il concerto alle due giornaliste rapite in Iraq. Anche i Modena, appena è arrivato il loro momento, non hanno perso l’occasione di mandare un messaggio a Giuliana e Florence, così lontane eppure così vicine. La musica abbraccia la platea che risponde con calore, improvvisando balli e cori. I Palestinesi sono più intimiditi e preferiscono seguire con entusiasmo, ma seduti. In serate così capita anche di vedere alcune suore dell’istituzione che ospitava il concerto, muoversi a ritmo di musica.

Qualche incomprensione con l’organizzazione rispetto alla lettura di un comunicato delle ong italiane, che comunque è stato distribuito fuori dal teatro, rischiava di rovinare la festa. Ma alla fine, il messaggio è arrivato. Era importante festeggiare un piccolo pezzo di quella solidarietà che serve come l’aria alla Palestina e lanciare contemporaneamente un messaggio di pace e di libertà. Chiedere la liberazione di Giuliana e Florence è tutt’uno con la richiesta che abbiano fine tutte le violenze e le barbarie, chiamate guerra, occupazione o chi sa cos’altro.

Le voci di chi la guerra la racconta dal punto di vista dei civili, delle vittime innocenti, devono essere liberate. Lo sanno bene i Palestinesi che lo vivono ogni giorno sulla propria pelle. E nei loro sorrisi di sostegno c’era tutta la consapevolezza di chi sa quanto siano importanti per le vittime le voci di Giuliana e Florence e di quanto sia dura la vita quando ti tolgono la libertà.

http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=1540