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PRC PER UN MODELLO AGRICOLO ALTERNATIVO

giovedì 25 novembre 2004


Incontro il 27 novembre a Cesena. Vertenze, movimenti ed esperienze per un’altra
agricoltura. Crisi dell’ortofrutta, privatizzazione delle terre pubbliche in
Toscana, vertenza tabacco, crisi e potenzialità del biologico...


Un’altra agricoltura per un’altra società, con l’obiettivo di recuperare la “sovranità alimentare”.
Un obiettivo da perseguire sostituendo al ciclo lungo, imperniato sulla delocalizzazione
delle produzioni in paesi a basso costo di manodopera, un ciclo corto. In pratica,
l’idea è quella di privilegiare la chiusura del cerchio tra coltivatore, agroindustria,
venditore e consumatore all’interno di uno stesso territorio.In sintesi è questo
il succo del ragionamento attorno a cui ruoteranno le riflessioni di diversi
protagonisti del mondo agricolo, chiamati a raccolta da Rifondazione comunista
in quella che è una delle capitali dell’ortofrutta: Cesena.

Nel prossimo week end, presso l’hotel Casali, si terrà la Conferenza agraria nazionale promossa dal partito.
Sarà un’occasione per confrontarsi sul futuro di un settore in crisi nera ma importantissimo per l’Italia e in particolare per il comprensorio cesenate. E si cercherà di mettere a fuoco un “progetto agricolo alternativo che valorizzi il lavoro, i saperi, i sapori, l’ambiente e la salute”.

Per sottolineare il valore dell’iniziativa arriverà in città anche Fausto Bertinotti, che domenica alle 16 concluderà i lavori. Ci saranno poi esponenti di spicco, come l’assessore regionale all’Agricoltura, Guido Pasi, il responsabile nazionale del Prc per l’Agricoltura, Ivan Nardone (che aprirà la conferenza sabato alle 9.30) e il capogruppo di Rifondazione al Parlamento europeo, Roberto Musacchio.
Ma soprattutto ci sarà chi l’agricoltura la vive e la fa davvero da vicino, dai rappresentanti delle associazioni di categoria ad alcuni dei principali imprenditori dell’agroindustria locale, dai piccoli coltivatori ai rappresentanti sindacali che tutelano i diritti dei lavoratori del settore.Ieri Ivan Nardone, Monica Donini, Piergiorgio Poeta e Massimiliano Maestri hanno fatto il punto sulla situazione.

“Questo modello di agricoltura non va - hanno spiegato - Si spostano sempre di più le produzioni in paesi dove la manodopera costa poco, chiudendo gli occhi sulla violazione dei diritti dei lavoratori e sulle scarse tutele per l’ambiente e per la salute dei consumatori. Insomma, consumiamo qui, ma produciamo altrove, con risultati spaventosi: nonostante l’aumento enorme della produzione totale delle derrate, nel mondo muoiono di fame ogni giorno 24 mila persone, mentre nei Paesi ricchi la cattiva alimentazione è la causa principale di gravi patologie”.

Per questo si punta a costruire un modello alternativo di agricoltura: “Bisogna preferire i cicli corti della produzione - ha spiegato Nardone - ossia garantire un legame tra luogo della produzione e del consumo, dando un reddito adeguato ai produttori e sicurezza ai consumatori ed evitando l’esodo dalle campagne, che fa venire meno anche preziosi presidi ambientali”.
Sotto tiro la nuova Pac, il sistema di aiuti economici concessi dalla Unione Europea ai coltivatori: “Si è compensata la fine dei sussidi alle esportazioni con la disastrosa decisione di dare contributi per i prossimi 13 anni, basati sulla media dell’ultimo triennio, anche a chi non coltiva”.

Pollice già anche nei confronti delle nuove nome sugli ogm, “che impongono comunque alle Regioni l’obbligo di individuare terreni riservati alle sementi geneticamente modificate e non affrontano adeguatamente il problema delle contaminazioni di altri terreni in seguito agli spostamenti di insetti come le api”.
Neppure il biologico, attorno a cui da anni ruota quasi ogni ragionamento sul futuro dell’agricoltura cesenate (partendo dalla tesi per cui se non si è competitivi sul piano del costo della manodopera bisogna puntare sulle produzioni di qualità) non può essere l’antidoto alla crisi: “Rimanda solo di qualche anno la morte delle aziende, più che mai adesso che il carovita ha svuotato le tasche dei compratori.
Tra l’altro, oggi il biologico non è più neppure sinonimo di ciclo corto, visto che Paesi come la Cina stanno fiutando l’affare gettandosi sul mercato anche su questo versante”.
Monica Donini ha fatto notare come le amministrazioni locali possano orientare in una certa direzione le scelte in campo agricolo: “La retromarcia ottenuta sul progetto per il Foro annonario è fondata anche sulla logica di difendere un luogo che storicamente ha consentito la valorizzazione dei prodotti del nostro territorio, dalla produzione alla distribuzione e commercializzazione”.


Cesena - Hotel Casali, Via Benedetto Croce 81

Sabato 27 novembre

Saluto del Sindaco di Cesena dott. Giordano Conti

Ore 9.45 - Le vertenze, i movimenti, le esperienze per un’altra
agricoltura

Presiede: Pier Giorgio Poeta - Segretario Federazione di Cesena

Coordina: Monica Donini - Segretaria Regionale PRC Emilia Romagna

Partecipano:

Maria Grazia Bellagamba - La crisi dell’ortofrutta Cesenate

Ivano Bechini - Il movimento contro la privatizzazione delle terre
pubbliche in Toscana

Arcangelo Milano - La vertenza tabacco: organizzare la riconversione,
garantire l’occupazione

Vito Petrella - L’altra Murgia terra fertile di pace

Lamberto Soldatini - La buona agricoltura: una grande opera per la
maremma

Cristina Grandi - Il biologico tra crisi e potenzialità

Roberto Preti - Prospettive della zootecnia intensiva: un pericolo o
un’opportunità

Giovanni Brambilla - Le lotte dei produttori di latte per la sovranità
alimentare

Mauro Tosi - Il veneto e le lotte per un’altra agricoltura

Giorgio Sciaquatrea- L’ area di libero scambio e le esperienze di lotta
dei serricoltori di Vittoria

Mario Schiavone - le terre pubbliche per una buona agricoltura al sud

Marina Dondero - Assessore all’Agricoltura Provincia di Genova

Vincenzo D’Ambrosio - Scanzano: un sud denuclearizzato e disarmato per
un’agricoltura di qualità

Conclude: Guido Pasi, Assessore Regionale Emilia Romagna

http://www.greenplanet.net/Articolo6504.html