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"Persona non grata" il film di Zanussi: un amaro bilancio mascherato da giallo

lunedì 6 febbraio 2006

Quando eravamo dissidenti: un amaro bilancio mascherato da giallo

di Pasquale Colizzi

E’ affetto da "idealismo senile" il protagonista del nuovo film di Krzystof Zanussi, Persona non grata. Così almeno lo vede il regista - a Roma per presentare la pellicola coprodotta dall’Istituto Luce - che ha ambientato la sua storia negli ambienti diplomatici, un luogo poco frequentato dal cinema. Wiktor (Zbigniew Zapasiewicz), è un anziano ambasciatore polacco in Uruguay ad un punto di svolta della sua esistenza.

L’amata moglie è morta improvvisamente ma l’avvenimento diventa un pretesto per tracciare un bilancio della sua vita privata così come della sua attività pubblica. Già dissidente e sostenitore di Solidarnosc, Wiktor vede minacciate una serie di certezze che fino ad allora credeva acquisite.

Sospetta che la moglie lo abbia tradito con un diplomatico russo, suo grande amico, interpretato da un sanguigno Nikita Mikhalkov. Allo stesso tempo, su un piano diverso eppure intersecante, non può tacere il suo disgusto per come gli ideali che portarono la Polonia ad abbattere il regime comunista con una rivoluzione dal basso siano stati ormai accantonati, svenduti. «Conosco bene il mondo della diplomazia, l’ho frequenatato assiduamente negli ultimi quindici anni» ha dichiarato Zanussi, convinto del ruolo di ponte che il suo paese può ricoprire tra «un’Europa latina ed una bizantina che spesso non si capiscono».

Ma anche nel rapporto tra Viktor e l’amico diplomatico Oleg, legati culturalmente alla parte orientale del continente, si gioca il confronto tra visioni contrastanti della gestione del potere. Spiega il cineasta polacco: «L’Unione sovietica e la Polonia hanno vissuto diversamente la caduta del regime. Da loro è stata imposta dall’alto e infatti Oleg è più portato verso un pragmatismo cinico che è uno strumento diffuso nella diplomazia. Viktor invece - aggiunge - ha lottato, è stato in carcere e si porterà fino all’epilogo il suo attaccamento verso certi ideali che vede traditi dagli altri intorno a lui».

Tranquillo nel suo "computo di fine viaggio", non lo turba la frecciata che l’amico gli lancia, che suona come un giudizio storico sferzante: «Caro Viktor - gli dice Oleg - avete fatto uscire tanto vapore ma il treno non si è mosso». Qual è invece, a venticinque anni da quello storico movimento nato nei cantieri navali di Danzica, l’analisi dell’uomo e non del regista, sulla situazione polacca? «Sono un po’ deluso. Ci voleva più rigidità e solidarietà nella costruzione della nuova società, per evitare di lasciare ai margini i più deboli. Abbiamo fatto molto, siamo una società migliore ma si poteva fare meglio».

Il tradimento, che sia coniugale o politico, è il motore della vicenda che
vive nel sole di Montevideo, in mezzo a dimore di lusso e ricevimenti, un
ambiente cosmopolita (c’è anche la coppia di ambasciatori italiani, interpretati da Remo Girotti e sua moglie, l’attrice argentina Victoria Zinny) nel quale spesso i governi lavorano nell’ombra. Persona non grata quindi, come ha dichiarato di aspirare il regista, sfugge ad un genere, mostrandosi come un dramma psicologico incentrato sull’ossessione che si nutre di atmosfere da giallo internazionale.

Eppure la tensione si stempera spesso nell’ironia e nella malinconia senile di Viktor, deciso a lasciare questo mondo senza portarsi dietro rimorsi di sorta, forte della fedeltà alla causa che aveva sposato da giovane. Esperto musicologo, il protagonista conclude il suo percorso (l’indagine, l’analisi e la vita) risolvendo una partitura che lo ossessionava.

Dall’Uruguay a Catania. Il regista polacco si è lasciato sfuggire, dopo molte insistenze, che girerà il prossimo film nella città siciliana, ispirandosi
ad una piece di Rocco Familiari. C’è ancora parecchio da definire, l’unica cosa sicura è il titolo Sole nero. «Ci saranno tre personaggi principali, due dovrebbero essere interpretati da grandi attori italiani. Sarà piuttosto astratto, un film quasi mistico sulla natura del male e della giustizia, che non esiste su questa terra». Qui si è interrotto, schernendosi: «Almeno, questo dovrebbe essere nelle intenzioni. Meglio giudicare dal risultato».

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