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Repetto vuole incontrare il sindaco Pericu «È un atto dovuto, ma io sono contrario»

Publie le giovedì 18 marzo 2004 par Open-Publishing

Alessandro Repetto annuncia la volontà di incontrare il sindaco Giuseppe
Pericu per discutere il tema del centro di permanenza temporanea dei
clandestini e assumere posizioni comuni, visto che entrambi esprimono un
giudizio negativo sulla struttura e sulla sua reale utilità. «Potrei ancora
capirne l’esistenza in Puglia o in Sicilia, ma non mi risulta che sulle
spiagge di Quinto o della Foce si siano mai verificati sbarchi in massa di
clandestini dalle navi...».

Presidente Repetto, l’atto che l’amministrazione provinciale ha approvato,
il via libera da parte del Comitato presieduto dal vicepresidente Tizzoni,
è esclusivamente di natura tecnica?

«Si tratta dell’applicazione di una legge, di una normativa che funziona
sostanzialmente come la Legge Obiettivo, nelle quali l’istituzione locale
non ha potere di veto. Se ci viene chiesto se un progetto è compatibile con
il piano di bacino, possiamo fornire una risposta esclusivamente tecnica.
Sono atti dovuti, obbligatori per legge. Anzi, nel caso in cui il dirigente
del settore non avesse ottemperato, sarebbe stato passibile anche di azioni
di rivalsa di natura patrimoniale».

Quindi sotto il profilo della competenza tecnica le amministrazioni locali,
Provincia e Comune, non hanno alcune voce in capitolo?
«La veritàè che siamo disarmati, ma non per questo non prenderemo
posizione. Non ho alcuna remora a ribadire la non utilità di questa
struutura e la necessità di mettere in campo una politica di integrazione
che vada oltre la repressione: un tema sul quale la Provincia lancerà
un’iniziativa nelle prossime settimane».

Lei prevede contraccolpi politici per la sua maggioranza, come è accaduto
in Comune con Rifondazione comunista?

«Fino ad oggi non ho avuto segnali, né li prevedo. La posizione della
Provincia sull’argomento è chiara, io stesso mi sono espresso in consiglio».
Come si opporranno allora le istituzioni locali ad un’iniziativa dello
Stato che non condividono?

«Io auspico che in tutta la città si apra un dibattito sull’utilità o meno
di questa struttura. I promotori di questa iniziativa devono essere i
partiti politici, noi ci assumeremo le nostre responsabilità sotto il
profilo istituzionale: intendo parlarne con il sindaco Pericu».

Perché dice no al centro di permanenza temporaneo, che invece è fra gli
obiettivi di questore e prefetto e per il quale si è espresso
favorevolmente il vicepresidente della Regione?

«Ci lamentiamo che la sicurezza nelle nostre città sconta l’insufficienza
degli organici delle forze dell’ordine e delle risorse finanziarie, che gli
organici sono asfittici, e poi realizziamo una struttura che comporterà un
investimento notevole per essere realizzata e inoltre ulteriori spese per
la gestione, per la manutenzione e per il personale amministrativo e di
prevenzione. A mano che non si pensi ad una struttura fai-da-te...».

Il gioco non vale la candela, insomma?

«Mi domando qual è il fenomeno di presenza clandestina che giustifica un
simile intervento, che oltretutto è contradditorio rispetto a quanto si
sostiene circa i risultati positivi della legge Bossi-Fini a proposito
delle procedure di espulsione. E poi c’è un motivo di fondo».
Quale?

«Questi interventi non fanno che esasperare il divario fra civiltà, mentre
occorrono azioni tese a far convivere meglio gli uni con gli altri. Sono
contrario a ragionare solo in termini di azione di polizia: sono convinto
al contrario che anche il terrorismo si può vincere con una migliore
accoglienza e giustizia sociale».

A. Pl.

secolo xix