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SHANGHAI DREAMS - Il film ambientato nella Cina di Deng Xiao Ping

martedì 27 dicembre 2005

SHANGHAI DREAMS di XIAOSHUAI WANG; con YUANYUAN GAO, ANLIAN YAN. CINA 2005.

Nella Cina di Deng Xiao Ping è controrivoluzione permanente. Gli operai comunisti decentrati da tempo nelle periferie ex strategiche, passano ormai ore all’ascolto di Voice of America, per avere, solo così, «informazioni credibili. I loro figli teenager formano gang indocili. Sono muti e ostili ai genitori che ne controllano orari, pulsioni e sentimenti. L’odissea di Quing Hong (significa «verde-rosso»), una diciannovenne che non vuole perdere l’amica, l’amore, le scarpette rosse che le ha regalato, la sua tuta blu e la terra in cui è vissuta, inizia...

Shanghai Dreams (premio della giuria a Cannes 2005) è un requiem per questa piccola lottatrice sconfitta. Le radici del film, che comincia nel 1983, affondano negli anni sessanta del XX secolo, esattamente nella città di Guyang, capitale poco glamour della lontana provincia ovest di Guizhou. Dedicato ai suoi genitori da Wang Xiaoshuai (Le biciclette di Pechino)e ai sacrifici semimilitanti spesi nell’edificazione del socialismo di mercato, oggi fiorente, ecco un bellissimo e aspro film, autobiografico e sulle poche virtù e le tante miserie dell’aristocrazia operaia. Shanghai Dreams è distribuito dalla Teodora. (r.s.)

http://www.ilmanifesto.it/rec/recefilm.html


Shanghai Dreams
Quando si pensa agli Anni Ottanta, le immagini che vengono in mente sono quelle del machismo reaganiano su celluloide, rappresentato dai possenti bicipiti di figuri come Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger, oppure quelle variopinte dei primi videoclip, dell’epoca musicale dei Duran Duran e di Alberto Camerini. Ma, spostando lo sguardo dai paesi occidentali alla Cina, ci accorgiamo che, nello stesso decennio, si svilupparono in essa nuove politiche riformiste, più aperte al resto del mondo, le quali diedero a molti operai la speranza di tornare nelle loro città d’origine.
Vent’anni prima, infatti, il governo cinese, temendo un conflitto con l’Unione Sovietica, trasferì le fabbriche più importanti dell’entroterra in modo da costruire la cosiddetta "Terza Linea di Difesa" e, di conseguenza, chi vi lavorava, soprattutto se abitante di grandi città come Shangai e Pechino, fu costretto a seguirle in regioni isolate della Cina occidentale.
Wang Xiaoshuai, quindi, in precedenza responsabile, tra l’altro, de Le biciclette di Pechino (2001), che si aggiudicò il Gran Premio della Giuria al Festival di Berlino, riutilizza gli stessi attori Li Bin e Gao Yuanyuan per raccontarci la Cina di quel periodo nella sua ultima fatica, Shangai dreams, che comprende nel cast anche l’esordiente Wang Xueyang.
Vincitore del Premio della Giuria al Festival di Cannes 2005, il lungometraggio, ambientato precisamente nel 1983, pone al centro della vicenda la diciannovenne Qing Hong, cresciuta vicino ai genitori ed al fratello nella provincia di Guizhou, dove va’ a scuola e condivide sogni, segreti e feste clandestine insieme ad un’amica del cuore, e dove ha conosciuto anche il suo primo amore: un operaio che lavora nella fabbrica del padre, possessivo, sempre preoccupato per la figlia e che desidera continuamente di tornare a Shangai.
Xiaoshuai, supportato dalla fotografia di Wu Di (Giorni d’inverno), quasi mai lascia splendere il sole nel cielo, al fine, probabilmente, di enfatizzare una grigia e triste atmosfera, diverse volte solcata dalla pioggia, che dei succitati, colorati Anni Ottanta, possiede soltanto la presenza di Rivers of Babylon dei Boney M. nella colonna sonora. Ed il prodotto finale, costruito su ritmi estremamente lenti che non potranno fare a meno di far storcere il naso a tutti gli spettatori abituati al fast-cinema di matrice occidentale, appare come un malinconico ritratto sociale dagli occhi a mandorla, senza infamia e senza lode e non privo di ironia, ma che rischia di risultare eccessivamente personale, tanto che l’autore ha dichiarato: "Il film è costituito dai miei stessi ricordi. La mia famiglia veniva da Shangai, ma fummo sradicati dalla città per seguire la fabbrica che dava lavoro a mia madre e ci trasferimmo nella provincia di Guizhou, esattamente come accade alla famiglia di Qing Hong nel film. I miei genitori erano tra le migliaia di cinesi che furono costretti a lasciare le loro città di origine per trasferirsi nell’entroterra industriale. Un film che volevo girare da tempo, dedicato ai miei genitori e a tutti quelli che hanno condiviso il loro destino".

La frase: "Domani chiedo agli altri di vederci per l’ultima volta, se non si decidono non li possiamo più aspettare".

Francesco Lomuscio

http://filmup.leonardo.it/shanghaidreams.htm


http://www.edoneo.org/