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WEBCAM LIVE piazza Puerta del Sol

venerdì 20 maggio 2011

Anche a Barcellona, per la prima volta dall’inizio della protesta, piazza Cataluna si è riempita di un migliaio di dimostranti scesi in strada per protestare contro la risoluzione della Giunta elettorale.

Sito Internet : http://madrid.tomalaplaza.net/

Pagina FaceBook : http://www.facebook.com/democraciarealya?sk=notes

Daniele Adornato

15-M, il movimento irrompe nelle elezioni

Sono passati cinque giorni dalla convocazione di quella prima manifestazione nella madrilena Puerta del Sol, quel 15 maggio che nella sua sigla 15-M ha dato il nome a tutto il movimento, e la Spanish revolution non solo non dà segni di cedimento, ma anzi si consolida. Di certo resterà in piazza fino a domenica, con l’autorizzazione o senza della Junta Electoral Central che si riuniva nella serata di ieri per deliberare in maniera definitiva sulla possibilità di mantenere il sit-in quando in Spagna, a quarantott’ore dal voto, si sospende qualsiasi attività politica: domenica sarà il giorno delle amministrative.

Lo sgombero violento per mano della polizia di lunedì notte e la proibizione della manifestazione da parte della Junta Electoral Provincial di Madrid, (perché potenzialmente «può alterare il voto»), non solo non hanno dissuaso i manifestanti, ma li hanno spinti a prendersi la piazza, pacificamente, ancora più numerosi. Ora inoltre non si vedono solo giovani precari e mileuristas, ma anche pensionati, lavoratori di tutte le età, immigrati. Né tantomeno ha potuto nulla la pioggia che in questi giorni è caduta abbondante, tanto nella capitale come in altre città del paese.

Quello che sorprende è la capacità di funzionamento della República del Sol. Nella piazza si è passati dai 20 accampati della prima notte, a migliaia di persone. Si sono stesi dei teloni per proteggersi dalla pioggia e dal sole. È stata allestita una zona di divani per permettere il riposo, a turni alterni, così come a turni alterni ci si organizza per tornare a casa e non lasciare «sguarnito» il presidio, come si fosse nella piazza Tahrir del Cairo. Si creano performance di strada, mentre dei volontari si prendono cura di tutti gli aspetti della vita quotidiana, mangiare, bere, i servizi. La «commissione di alimentazione» rifiuta donazioni in danaro, ma non in pane e prosciutto. Un’azienda ha donato quattro bagni chimici. E poi si organizza l’attività politica: assemblee, riunioni, comunicati stampa per parlare con una voce sola ai media.

Li chiamano indignados. Indignati per un sistema politico che non li rappresenta, una democrazia «bloccata», coi due partiti di maggioranza che, grazie a una particolare legge elettorale, la fanno da padroni. Uno dei portavoce di Acampada Sol, Óscar Rivas, ha affermato giovedì che non esclude la posibilità che questo movimento possa costituirsi in futuro como una forza politica per presentare un’alternativa «al bipartitismo attuale». Indignati perché «in questo paese si permette l’accampamento per vedere il cantante Justin Bieber e non per difendere i tuoi diritti». Indignati e stanchi di votare e consegnare poi un assegno in bianco per quattro anni a dei partiti che riconoscono tutti ugualmente sottomessi ai grandi poteri economici. Il muro dietro il kilometro cero (la pietra da dove si misurano tutte le strade che partono da Madrid) della piazza, raccoglie i loro messaggi: «Non è la crisi, è il sistema»; «Salario minimo concordato: e perché non il salario massimo?»; «Che sopravvivano i politici con mille euro e il cibo della mamma»; «Non li votare». Ma anche inviti a mobilitarsi: «La tua tele ti guarda e si annoia»; «Leggi, pensa, agisci». Ma non ci si limita ai soli slogan: si preparano proposte molto concrete di legge, come impedire a politici con processi a carico di presentarsi alle elezioni, o proporre un referendum di tipo «islandese» per impedire che lo Stato paghi i debiti delle banche.

E i partiti, messi sotto accusa a due giorni dalle elezioni, si sono visti investiti improvvisamente da quest’onda d’urto che rischia di travolgerli, ma che non possono ignorare. Dai socialisti del Psoe si sprecano le dichiarazioni di appoggio al movimento, e non si perde occasione per riconoscerne le richieste e le motivazioni, rivendicando però il valore del voto. Zapatero ha affermato che «bisogna ascoltare ed essere sensibili» alle critiche, cercando di far avvertire il Psoe come vicino a queste problematiche, e canalizzando il malcontento verso «l’anarco-liberale» Partido popular, nella speranza che in fondo qualcuno si decida a votare. Il Pp, da parte sua, cerca di strumentalizzare la protesta contro il Governo. Così il segretario Rajoy si accredita: «Quando governava il Pp non c’erano indignados». Ma la destra del partito, capitanata dalla presidenta de la Comunidad de Madrid, Esperanza Aguirre, non gradisce un movimento paragonato, soprattutto dalla stampa estera, alle rivoluzioni che hanno scosso il mondo arabo, con la Spagna a fare la Tunisia d’Europa, «mentre qui non c’è nessun Ben Alì». Anche Izquierda Unida guarda con interesse al movimento, anche se assicura di non voler capitalizzarlo politicamente.

Nel paese intanto si infiamma il dibattitito sul futuro del 15-M e sulla sua capacità di resistenza. Durerà almeno fino alle prossime elezioni politiche della primavera 2012? Quel che è certo, è la volontà di rimanere accampati almeno fino a domenica, e di manifestare domani, alla vigilia del voto, nonostante ci sia bisogno di dieci giorni utili di avviso preventivo e sfidando il divieto della Junta Electoral Central, che proibisce ogni atto politico nei giorni precedenti a un voto. Il parere definitivo della Junta Central si era fatto necessario quando le Giunte locali in alcune città lo avevano permesso, e in altre, no. Perché se è vero che a Madrid il movimento ha il suo cuore pulsante, è altrettanto vero che le iniziative si susseguono nei quattro angoli della Spagna, da La Coruña a Barcellona, da Bilbao a Siviglia. Anzi, il movimento sembra pronto a saltare i confini nazionali: sono previste concentrazioni a Roma, Milano, Torino, Londra, Berlino, Parigi, Città del Messico...

http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/05/articolo/4660/

Messaggi

  • I book bloc italiani a Madrid

    Come per la Carovana Uniti per la libertà di studenti e precari in Tunisia e per il diario dal Cairo dei radiodervish, XL lascia la parola ai protagonisti. Ecco un filmato e un racconto da Porta del Sol di due studenti di Unicommon, come dire i book bloc italiani…

    http://videodrome-xl.blogautore.repubblica.it/2011/05/21/i-book-bloc-italiani-a-madrid/?ref=HREC1-2

    • La llaman democracìa y no lo es: sensazioni dalla Puerta del Sol

      La notte del Sol e le prospettive di una rivolta

      Diario da Madrid - UniCommon March

      24 / 5 / 2011

      Una notte immersi nell’immensa vitalita’ della piazza, nelle vie trasformate in quartier generale della rivolta, mentre per tutta la notte continuano decine di asssmblee e di assembramenti davanti alle banche e alle multinazionali, davanti ai ministeri e al palazzo della Regione. Un racconto del giorno delle elezioni e dell’assemblea che decide il proseguimento delle mobilitazioni.

      Il sabato resta sempre la giornata più intensa, e dal punto di vista politico, e da quello della movida. La quantità di persone che continuava ad affollare la piazza, il presidio permanente di Puerta del Sol, sembrava una marea umana che armata di cartelli, post-it e fischietti inneggiava ad un cambiamento possibile. L’impressione era che niente e nessuno poteva demoralizzare quella composizione determinata a costruire nella propria piazza la difesa del proprio futuro. Mescolandoci tra di loro siamo stati travolti da quell’entusiasmo contagioso e anche noi abbiamo inziato a cantare e ad urlare, saltare e muoverci nella folla, una moltitudine di diversi che finalmente cominciano a costruire un immaginario e un’esperienza comune.

      Tanti i cori e gli slogan che si dispiegano in maniera spontanea in ogni angolo della piazza: “Acì vota Madrid!”, “Éstas son las llaves de casa de mis padres!”, “La llaman democracia y no lo es!”. Spesso si sentivano anche dei cori che ci riportavano alle nostre manifestazioni passate: “Vuestra crisis no la pagamos” è un riflesso immediato della nostra Onda anomala del 2008 e “Que no nos representan” è il grido dell’affermazione della crisi della governance europea che quest’autunno ci ha fatto urlare “Non ci rappresenta nessuno”.

      In migliaia cantando “Esta es la llava de la casa de mi padre” imitavano gli egiziani che sventolavano mazzi di chiavi per invitare i governanti ad andarsene rivendicando la piazza come fosse la casa di tutti; allo stesso modo i giovani madrileni rivendicano accesso alla casa e indipendenza dalla famiglia sventolando mazzi di chiavi in aria.

      D’improvviso, da un’impalcatura altissima veniva srotolato, accompagnato da un boato di consenso e da una una selva di fumogeni e torce, uno striscione di enormi dimensioni che recitava: “Abajo el r€gimen! Viva la lucha del pueblo. Sin Miedo!” (Abbasso il regime! Viva la lotta del popolo. Senza paura!).

      Sono stati i nostri compagni e guide politiche di questi giorni: i compagni di Juventud sin futuro, delle facoltà della Universidad Complutense e della Carlos III. Sono un gruppo di studenti, ricercatori e precari che da anni lottano all’interno del mondo della formazione contro i tagli e la gestione economica scriteriata del governo e delle banche. Il loro motto compare ovunque nelle pareti e nei cartelli di Puerta del Sol: “Sin casa, sin curro, sin pension, sin miedo!” (Senza casa, senza lavoro, senza pensione, senza paura!), hanno lanciato la mobilitazione di aprile e il corteo del 15 da cui tutto questa è nato.

      La domenica mattina, il giorno delle elezioni, la città sembra completamente diversa da come l’abbiamo lasciata. Per la strada che percorriamo verso Puerta del Sol orde di turisti invadono i negozi, le chiese e i monumenti, artisti di strada si moltiplicano lungo il percorso. Arrivati in piazza sembra essersi smarrita quella potenza politica a cui abbiamo assistito la sera precedente: non c’è più quella moltitudine che riempiva ogni centimetro e un odore forte di movida è rimasto appiccicato alle pareti dei palazzi che circondano il chilometro zero della Spagna.

      Nonostante tutto ancora centinaia di tende e sacchi a pelo accolgono le migliaia di persone che hanno trasformato quella piazza nella propria casa. Ma questo svuotarsi mattutino è un fenomeno costante di questa settimana. In oltre molti sono andati anche a votare: alle 18 un buon 70% dei madrileni si è presentato alle urne. Il risultato lo sapremo a breve, ma la vittoria della destra, del PP sembra vicina. L’assemblea è comunque partecipata da centinaia di persone e questo risultato, invece, lo si poteva immaginare già da prima.

      Si discute di legge elettorale, di precarietà, di lavoro perché la disoccupazione in Spagna ha raggiunto livelli impressionanti (45 per cento sotto i 25 anni), di università, arrivano notizie da Barcellona (impressionanti le foto su facebook, decine di migliaia anche nella capitale della Catalogna che nei giorni scorsi aveva visto numeri molto più bassi).

      I post-it attaccati sulle stazioni della metro e sui palazzi raccontano i desideri e le emozioni di migliaia di persone, giovani acampados chiacchierano con anziani arrivati li per capire, per informarsi e sostenere la mobilitazione. Famiglie intere attraversano la piazza incuriosite,accolte da un cartello enorme che dice “Non guardateci, unitevi alla lotta”. Intanto è nata una sorta di falegnameria autogestita, dove vengono costruiti e montati gazebo, pali e sostegni per i tendoni che in pochi giorni hanno reso il centro di Puerta del Sol simile alla casbah di una qualunque città del nordafrica. Ed è proprio a piazza Tahir che molti cartelli si riferiscono, mentre altri parlano di rivoluzione, di rivolta contro i banchieri, ma anche di non-violenza e riforma della legge elettorale, di disoccupazione e di diritto alla casa.

      Dai punti ristoro annunciano che non hanno più spazio per le conserve che i cittadini spontaneamente hanno regalato come contributo alla acampada, in tanti fanno la fila, ordinatamente in un enorme caos, per un bicchiere d’acqua o un panino, il tutto rigorosamente gratuito.

      La piazza rimarrà fino a domenica 29 Maggio, l’acampada non si smantella, gli indignados non se ne vanno e la protesta continua. E così, quasi per magia,come se il tempo per tutte queste persone si fosse fermato, nel giro di pochi minuti le assemblee riprendono, i sacchi a peli si svuotano e le tende vengono smontate. Tutto mentre piazza di Puerta del Sol comincia di nuovo ad essere invasa dagli indignados.

      Si aspettano i risultati elettorali, ma il movimento intende andare avanti, rilanciare nei quartieri, avere la capacità di mantenere aperto uno spazio di conflitto irrappresentabile. Oltre la probabile vittoria delle destre, contro la gestione della crisi del governo Zapatero, una generazione, o meglio più generazioni, hanno cominciato a mettersi in cammino. Non è facile, ma è bello. Nulla è scontato, tutto è possibile. Con queste sensazioni ci allontaniamo dalla piazza per tornarci tra alcune ore, per continuare a vivere questa esperienza che ci insegna molto, ci emoziona, ci arricchisce.

      Alioscia Castronovo e Roberto Cipriano - UniCommon in Diario da Madrid

    • Madrid - Intervista con Ramón Espinar, Colectivo Contrapoder - Juventud sin futuro

      http://www.youtube.com/watch?v=os5bOnK9pKg&feature=player_embedded

      Madrid 21.05 - Gli slogan della Puerta del Sol

      http://www.youtube.com/watch?v=9Ed1eD59ia4&NR=1

    • Tentato sgombero della Plaza Catalunya a Barcellona

      Alcune foto e video del tentato sgombero di ieri mattina della Plaza Catalunya a Barcellona, dove il movimento del 15M è accampato per rivendicare Democracia Real Ya!

      Durante gli scontri più di 80 manifestanti sono rimasti feriti, tra cui uno in condizioni molto gravi. Ieri era stato operato d’urgenza per i danni subiti da un proiettile di gomma sparato dalla polizia. Si aspettano notizie sulle sue condizioni di salute.

      http://www.youtube.com/watch?v=s0eFzZFpoQs

      http://www.youtube.com/watch?v=Geg_6Xoy04s

      http://www.20minutos.tv/video/K9UOsjqW-un-mosso-ven-aqui-si-tienes-cojones/0/

      http://www.youtube.com/watch?v=PtaNg8c8OtU

      Ed infine dopo ore di parapiglia e caos generale, la polizia se ne va!

      http://www.youtube.com/watch?v=sux7oX3cgrY

      Altre info le trovate su http://acampadabcn.wordpress.com/ e su http://barcelona.indymedia.org/

    • La seconda rivoluzione spagnola

      scritto da Cristian Bettini - Federico Demaria

      27/05/2011
      Cronaca

      Barcellona, venerdì mattina, ore 7. La polizia interviene con mano dura in Piazza di Catalunya per sgomberarla, arrivano presto le prime notizie di feriti, gambe e teste rotte…

      La scusa ufficiale, quella presentata sui media mainstream, è di pulirla per motivi di salubritá. La classe dirigente considera le in piazza sporcizia. Vogliono mandare via tutti, ma un gruppo di alcune centinaia di persone non si muove, rimane seduto pacificamente al centro della piazza. Il cordone della polizia tutto intorno tiene lontano col manganello chi sopraggiunge e permette che il servizio di pulizia inizi la distruzione totale dell’accampamento. Tutto viene caricato alla rinfusa su una decina di camion della spazzatura: tendoni, computer, documenti, vettovaglie e strumenti di cucina, libri della biblioteca, megafoni e materiale audiovisivo, etc. Poco a poco, arrivano altre persone, molte, le forze dell’ordine vengono circondate, tutte le entrate presidiate: una presenza sempre più rumorosa sostiene chi sta al centro, incita alla calma e a non reagire. Migliaia di persone in poche ore circondano la piazza.

      Alcuni cercano di bloccare l’uscita dei camion per non permettere di portare via i sogni di quella piazza. Nonostante la resistenza pacifica con un sit-in in mezzo alla strada, la polizia inizia a caricare colpendo alla cieca per creare uno spazio utile al passaggio dei camion. I gas lacrimogeni sono illegali, la polizia non esita a sparare in quantitá proiettili di gomma sulla folla indifesa. Persa la battaglia che voleva impedire l’uscita dei camion, qualcuno inizia a rinforzare l’anello attorno alla piazza. Un cordone di polizia circonda il gruppo che sta al centro, mentre impedisce l’entrata di quelli che stanno attorno. La tensione sale cosi come la pressione da fuori sul cordone di polizia. Sempre più persone giungono in piazza.

      Finalmente, dopo sei ore di resistenza, il cordone viene rotto e i manifestanti entrano esultanti nella piazza. La polizia si ritira ma riprende a sparare sulla folla. Molti pensano che gli agenti sparino per aprirsi un varco e proteggere la ritirata, ma ci si rende subito conto che, già fuori dalla piazza, camionette arrivavano a tutta velocità sulla folla dall’esterno, aprono gli sportelli e sparano per poi ritirarsi: una signora anziana si mette a fronteggiare una camionetta, tutta la folla l’ha protegge. A ogni incursione la gente avanza senza violenza, con le mani aperte in alto. Verso l’una, sotto il sole cocente, stanchissime ma felici, migliaia di persone festeggiano al centro della piazza al grido «É ancora nostra!».

      Qualcosa di mai visto

      Se pensiamo che i manifestanti hanno ripreso la piazza senza l’uso della violenza, potremmo dire che é successo qualcosa di mai visto negli ultimi decenni di storia catalana. Per trovare un evento simile dovremmo tornare indietro fino alla Rivoluzione spagnola del 1936. La memoria storica di quegli eventi é senza dubbio viva tra gli indignados. Allora si trattava di una rivoluzione con una base ideologica nell’anarcosindacalismo, nel comunismo libertario e nel marxismo rivoluzionario. C’erano gruppi organizzati come il Poum [Partito Operario di Unificazione Marxista], la Cnt [Confederazione Nazionale del Lavoro], il Psoe [Partito Socialista Operaio Spagnolo] e la Ugt Unione Generale dei Lavoratori]. Oggi gli indignados non hanno ideologie facilmente etichettabili e non appartengono a gruppi organizzati. Addirittura si oppongono alla legittimitá di alcuni di quei gruppi storici, ormai totalmente degradati [il Psoe é al governo e la Ugt é uno dei sindacati maggioritari]. «Rivendichiamo un cambiamento profondo del sistema politico, sociale ed economico – spiegano – Vogliamo giustizia e la vogliamo adesso!».

      Chi sono e cose vogliono gli indignados?

      Sono domande complesse alle quali é difficile rispondere. Senza dubbio molti sono giovani [studenti, precari e disoccupati] insoddisfatti del presente e preoccupati per il loro futuro. Sarebbe peró un errore ridurre il tutto a questioni materiali, il lavoro o la casa. C’é molto di piú. Lo slogan «gioventu senza futuro» esprime un malessere emotivo generalizzato, che é cresciuto nelle pance seppur piene. Da un lato la quotidianitá, con le insicurezze e la paura, dall’altro le questioni sociali, con la crisi multidimensionale e l’inadeguattezza dell’ordinamento politico e la sua classe dirigente.

      Possiamo fare un parallelismo con i grillini? A differenza dei grillini, gli indignados non hanno un leader e si sono fortemente opposti a far emergere una nuovo soggetto politico. Il movimento inizió con lo slogan «Democrazia reale adesso!» e ha mantenuto la coerenza attraverso l’organizzazione assemblearia con partecipazione diretta ed orizzontale. Tuttavia gli interventi nelle assemblee di questi giorni hanno mostrato l’etereogenitá di chi partecipa. A parte le diversitá delle tematiche di interesse degli indignatos, si possono identificare due posizioni differenti. La prima é la riformista, condivisa sopratutto da chi é piú vergine di mobilizzazioni; la seconda é radicale e propone cambiamenti strutturali. Per esempio, la prima é favorevole a esigere ai politici delle riforme sui temi del lavoro, l’educazione o la sanitá, mentre la seconda rifiuta il dialogo con i politici per la loro illeggitimitá ed appoggia l’auto-organizzazione. Ad ogni modo i punti in comune sono tanti e sufficienti per mantenere compatto il movimento.

      In primo luogo, tutti sono insoddisfatti della classe politica per la sua distanza dalle persone comuni, per la corruzione e per la gestione delle crisi economica. L’indignazione viene dalla sensazione che con la scusa della crisi economica, si stia smantellando lo stato sociale tanto per le riforme sul lavoro e le pensioni, quanto per i tagli alla sanitá ed educazione. Perdipiú il sistema finanziario invece di essere giudicato per le sue resposanbilitá, é stato salvato senza condizioni con ingenti flussi di denaro pubblico e le banche hanno incrementato i loro utili proprio con la crisi. Questa volta la tradizionale terapia shock per introdurre le riforme neoliberali ha fallito nel suo tentativo di schivare la resistenza popolare. «Abbiamo perso la paura», si legge su un cartello.

      Una mobilitazione, insomma, che numericamente va molto al di lá da quelle usuali dei movimenti sociali organizzati [centri sociali, femministe, ecologisti, anarchici,...], ma che ha beneficiato di quanto quei movimenti hanno offerto. Per prima cosa il «know-how» nell’auto-organizzarsi [come moderare un’assemblea o preparare una cucina in tre giorni]. Se non ci fosse stato un bagaglio di esperienza che era stata aquisita negli anni, in piccoli gruppi, sarebbe stato impossibile farlo per migliaia di persone in cosí poco tempo. In secondo luogo la conoscenza sui vari temi é profonda grazie alle lotte degli ultimi anni che hanno permesso identificare con chiarezza le rivendicazioni.

      Mancano due giorni perché il movimento compia le due settimane. I livelli di organizzazione raggiunti fino a ieri erano incredibili. Le piante dell’orto potevano crescere rigogliose ed orgogliose. I pannelli solari avevano sostituito i generatori per la produzione di elettricitá. C’era anche un gruppo di poeti che pedalava a turno per generare l’energia che amplificava la loro voce. La commissione della cucina offriva regolarmente pasti completi e gratis ad orari prestabiliti. La commissione di infrastruttura aveva organizzato un’accampamento completo, con servizi igenici, sala studio, biblioteca, tende per proteggersi dal sole, tra le tante cose. La commissione internazionale manteneva i contatti con altri paesi traducendo nelle diverse lingue i comunicati che escono ed arrivano alla piazza. Durante un’assemblea era stato anche letto un comunicato in Urdu [lingua dei musulmani di India e Pakistan] per spiegare ai lateros, che storicamente vendono lattine di birra per strada, che cosa stava succedendo nella piazza, invitarli a rispettarla, a vendere acqua o rinfreschi. Le commissioni informazione e diffusione si erano occupate di far uscire il messaggio della piazza e costruire alleanze con altri collettivi in lotta, come i lavoratori licenziati dalle fabbriche o dai settori pubblici dell’educazione e sanitá. La commissione azioni e attivitá offriva un nutrito programma di azioni dirette e pacifiche fuori dalla piazza come varie attivitá interne [dalle conferenze ai concerti]. La commissione contenuti, forse la piú numerosa, era composta da oltre dieci gruppi tematici che lavoravano intensamente per produrre conoscenza ed elaborare proposte politiche. Infine la inter-commissioni si occupava di far fluire l’informazione e coordinare le attivitá.

      Per una mezza giornata questa normalitá auto-organizzata é stata distrutta dall’intervento della polizia. Le migliaia di persone che hanno riconquistato le piazza stanno lavorando per ricostruirla. Nessuno pensa che distruggendo una tenda o un accampamento intero, possano spegnere il fuoco che brucia dentro. Senza paura, si ricomincia da capo.

      E’ venerdì notte: in questo momento la piazza è stracolma, non è mai stata così piena finora. In poche ore si sta riorganizzando tutto, ognuno porta qualcosa, la cucina ricomincia a funzionare, dal mercato della boucheria i commercianti offrono cibo alla piazza, ci telefonano dalla Porta del sol di Madrid e il grido della loro piazza è che «Barcellona non è sola». Molti invitano i giovani e gli indignati di tutta Europa ad unirsi, a manifestare.

      Dopo Madrid e Barcellona, Atene?

      Per il terzo giorno consecutivo migliaia di persone stanno occupando le piazze di diverse cittá in Grecia. Ad Atene si sono riunite 100.000 persone, nonostante la pioggia. Non si sono viste né bandiere, né atti di violenza. Chiaramente s’é alzato un vento, forte e inarrestabile, dal Nord Africa che sta arrivando in tutta Europa attraverso i suoi porti del sud, la Spagna e la Grecia. L’Italia non puó mancare.

      L’elicottero della polizia sorvola minaccioso le nostre teste mentre la gente torna a ri-organizzarsi nelle commissioni. Hanno calpestato le piante dell’orto comunitario, «ma noi, come quelle piante – dicono alcuni ragazzi – torneremo a crescere per raccogliere i frutti dei nostri sogni. Vi invitiamo tanto a sognare come a seminare, cosi da poter arrivare assieme al raccolto. Juntas podemos! Insieme possiamo!».

      Fonte www.carta.org